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Adida: un appello ai sindacati

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa che inviatoci da e Francesca Bertolini Coordinatrice nazionale Adida.

Ricordiamo che Adida è un’associazione che conta c.a. 8.000 aderenti e non meno di 50.000 visitatori unici mensili al sito.

E’ ormai avvenuta la pubblicazione del “famoso” decreto sulla formazione iniziale dei docenti ma, già durante l’attesa di tale controverso “evento”, la questione dei precari di III fascia non solo è rimasta nell’ombra, tra le dichiarazioni pubbliche del Ministro che continua a negare strumentalmente la nostra esistenza e l’indifferenza sorda dei sindacati, forse non tutti, che se pur tiepidamente qualche mese fa hanno appoggiato le nostre richieste, ora sembrano aver dimenticato la gravità della negazione e della sconsiderata umiliazione che migliaia di insegnanti con comprovata esperienza stanno hanno subito e continuano a subire.
Le ripercussioni che i provvedimenti ministeriali hanno prodotto, infatti, sono state formidabilmente attutite dalla negazione generale dell’utilità, anzi della necessità strutturale, dei precari di III fascia nella scuola, precari il cui “utilizzo” ha permesso di far “andare avanti la baracca”, che si è retta nonostante la cronica carenza di personale di ruolo nelle scuole. Negazione che tutt’ora continua, sconosciuta ai più, mascherata, nascosta e confusa dalla questione  dei tagli operati sulla scuola, é vero a danno di studenti, famiglie e lavoratori, ma che investe la complessità della situazione i docenti di III fascia solo marginalmente. E mentre i sindacati si “danno da fare”, peraltro continuando a nascondere la testa sotto la sabbia di fronte a migliaia di docenti non abilitati e la scure dei “tagli” non si placa, con l’orgoglio e la pretesa ostentata da parte del Governo di contenere gli sprechi, di ottimizzare le risorse, senza dire, tra l’altro, come le spenderemo, e quali straordinari benefici otterremo con tutti i soldi pubblici “risparmiati”.
E per quei lavoratori precari della scuola, per quel discreto numero di non abilitati lasciati inesorabilmente al loro destino, cosa hanno fatto i sindacati in tutti questi mesi?
Se da un lato si è avuto un appoggio più o meno significativo in sede di commissione parlamentare, è purtroppo altresì noto come nessuna sigla abbia fino ad ora condotto una campagna di sensibilizzazione seria e responsabile non solo per denunciare le problematiche dei docenti non abilitati ma, tantomeno, per difendere i diritti di migliaia di lavoratori, ai quali, dal decreto “Salvapreceri” in poi, è stato negato persino lo status di “precari”. Eppure i sindacati sanno che anche questi docenti, firmano contratti stilati sulla base di quanto loro stessi hanno sottoscritto e dovrebbero sapere che dal  1999 ad oggi hanno subito gli effetti di una lunga sequela di violazioni normative perpetrate a loro danno, come il diritto negato alla formazione, ma anche l’esclusione dalle graduatorie prioritarie, la discriminazione delle graduatorie di coda che hanno letteralmente messo in ginocchio le decine di migliaia di lavoratori della graduatorie di III fascia che, non dovremmo noi ricordarlo, sono state definite sulla base di decreti ministeriali per l’assegnazione di supplenze.
Ma la domanda a questo punto è un’altra: che cosa hanno intenzione di fare?
Inoltre ci chiediamo, quale futuro è previsto per noi precari di III fascia da tutte le sigle sindacali che finora hanno potuto godere anche del consenso e del sostegno dei non abilitati?
Quale ipotesi adeguata è allo studio, quale proposta degna di questo nome sarà fatta al Governo per tutelare i loro diritti? Quale progetto al vaglio per restituire dignità al loro lavoro, a quello fatto e a quello che continuano a fare nel rispetto dell’etica professionale e del loro contratto di lavoro? Quale prospettiva per le loro esistenze?
A queste questioni va poi aggiunto quanto appurato da Adida in ambito normativo che ben ha messo in luce tutta una serie di diritti costantemente disconosciuti e negati, come: il diritto di priorità nelle assunzioni sia a tempo determinato che a tempo indeterminato che si applica ai lavoratori che hanno svolto almeno 180gg. di servizio negli ultimi 12 mesi, il riconoscimento del diploma di Scuola Magistrale come titolo abilitante valido all’insegnamento nelle scuole primarie e dell’infanzia, il riconoscimento previsto dalla Direttiva Europea 36/2005 e il relativo decreto attuativo 206/07 che assimila un esperienza lavorativa di tre anni ad un titolo formativo abilitante, l’illegittima esclusione dei precari non abilitati dagli incarichi a tempo indeterminato, l’illegittima discriminazione fra personale abilitato e no.
Adida ha documentato non solo come i precari non abilitati siano comunque da considerarsi a tutti gli effetti come idonei all’insegnamento, ma soprattutto come il mancato rispetto del diritto alla formazione, l’illegittima organizzazione delle SISS, nonché la cronica mancanza di concorsi che perdura ormai da oltre dieci anni porti all’inevitabile conclusione che non è possibile distinguere tra personale abilitato e no, in quanto l’abilitazione non è stata conseguita in condizioni di uguaglianza e che pertanto i provvedimenti fino ad ora adottati sono da considerarsi contrari all’art. 51 comma 1 della Costituzione che sancisce l’accesso ai pubblici uffici in condizioni di uguaglianza.
Cosa vogliono fare i sindacati per rispondere a ciascuno dei problemi sollevati in questa sede?
Intendono o no dare finalmente visibilità alla terza fascia e alle loro ragioni? Hanno o no intenzione di denunciare l’inappropriata scelta del Governo di negare gli anni di lavoro e della loro prestazione professionale di cui si configura lo sfruttamento soprattutto  in ragione dell’evidente volontà di escluderli definitivamente dall’accesso agli incarichi disponibili.
Hanno mai i sindacati appurato il livello raggiunto dagli iscritti nella III fascia di istituto, il cui punteggio definito sulla base dei titoli culturali e di servizio è calcolato esattamente come per i docenti abilitati e, per le posizioni più alte, raggiunge e supera il punteggio acquisito dai colleghi abilitati, denunciando come il presunto metodo meritocratico sostenuto dall’attuale Governo contrasti con i provvedimenti e le scelte adottate?
Quale idea è allo studio dei sindacati per difendere il servizio prestato da questi lavoratori, quale strumento di valorizzazione dello stesso è ipotizzato per garantire loro il pieno diritto alla formazione, come prevede il nostro sistema normativo?
La questione dei tagli, come si può troppo facilmente dedurre, è ininfluente, secondaria e marginale, visto che il danno subito dall’istituzione delle graduatorie di coda, dalle graduatorie prioritarie, ecc.
Eppure nessuno ha mai più parlato di III fascia al di là delle deboli pressioni operate in funzione delle audizioni parlamentari. Un terzo dei precari è costituito dai non abilitati, che hanno subito le ripercussioni delle scelte del Governo, ma mai un sindacato, nei discorsi pubblici o nelle trattative, ha parlato dei problemi della III fascia.
Il 2011 è iniziato da poco e con esso anche il periodico rinnovo delle tessere da parte di tutte le sigle con il quale si reitera il patto stretto fra sindacati e lavoratori. Soldi e tessere in cambio di tutela e rappresentanza.
Adida, stanca di promesse e di tiepidi propositi, chiede ufficialmente  spiegazioni in merito a tutti questi delicati quesiti, la cui considerazione non può più essere rimandata. In considerazione delle ventilate novità in termini di formazione , in ragione della ancora sconosciuta modalità di reclutamento prevista per gli anni a venire, soprattutto per quanti sono esclusi dalle Graduatorie oggi esistenti, Adida chiede un urgente tavolo di confronto con tutte le sigle sindacali, al fine di individuare in modo condiviso, proposte valide alla soluzione definitiva alla questione dei docenti di III  fascia.
 
Adida – www.associazioneadida.it  – italian.mida@gmail.com

Considerazioni ADIDA sulla posizione dei sindacati rispetto al problema dell’abilitazione dei precari di III fascia

In merito alla proposta di decreto sulla formazione iniziale docenti, sul quale si è da pochi giorni espressa la VII Commissione Cultura della Camera dei Deputati, l’ ADIDA (Associazione Docenti Invisibili da Abilitare) ha potuto apprezzare che, durante le audizioni, tutte le organizzazioni sindacali si sono trovate d’accordo nell’individuare una soluzione che consenta agli insegnati precari di III fascia, con diversi anni d’insegnamento, l’ammissione diretta all’anno di tirocinio formativo attivo abilitante.

La posizione espressa di singoli sindacati, però, non è uniforme e alcune proposte si distinguono per incisività e convinzione mentre altre si limitano ad un appoggio poco più che formale. È intento di ADIDA, quindi, mettere in evidenza queste differenze, per fornire ai nostri aderenti o, semplicemente, a tutti gli interessati, una sintesi che possa permettere di valutare velocemente chi, finora, si è dimostrato a sostegno della nostra causa.

Alcuni sindacati, infatti, si mantengono molto distaccati mentre altri, come GILDA, SNALS e CISL, fanno delle proposte concrete di cui è opportuno sottolineare alcuni passaggi.

È significativo, ad esempio, quando SNALS sottolinea come i precari di III fascia abbiano, con il loro servizio, “con il loro lavoro ed il loro impegno, garantito il funzionamento del sistema pubblico di istruzione”, cosa per cui ritiene non accettabile “la previsione di un test selettivo di accesso per coloro che hanno già svolto una […] consistente attività di docenza”. Tale posizione, inoltre, è rafforzata dal dubbio sull’opportunità di sottoporre docenti con esperienza ad un test selettivo: SNALS, infatti, ritiene sufficiente che “la verifica di eventuali carenze è più logico demandarla all’anno del TFA e non legarla alla “fortuna” e/o occasionalità del superamento di una prova a quiz con risposta multipla. Peraltro, alla fine del TFA, è prevista una prova di esame e solo dopo il superamento di questa viene attribuita l’abilitazione”.

Anche GILDA, molto chiaramente, sottolinea come la questione dei precari non abilitati non sia un problema “del passato”, come si vorrebbe far credere, e dichiara come sia “necessario ammettere “in soprannumero al tirocinio” nella fase transitoria i docenti non abilitati che già stanno insegnando nelle scuole pubbliche a seguito di regolare assunzione con contratto a tempo determinato; in conformità con il parere del CNPI e del Consiglio di Stato si propone che l’ammissione operi di diritto con la presenza di un periodo di insegnamento di almeno 360 giorni effettuati”.

In ultimo non in ordine di importanza, il parere della CISL che rileva come sia “grave l’aver posto un limite temporale trascorso il quale la possibilità di abilitarsi verrebbe a mancare del tutto, se non ipotizzando che l’interessato riprenda un nuovo percorso di formazione, con tempi insostenibili e inaccettabili”. È evidente il riferimento alle cosiddette “lauree a scadenza” ovvero quelle che fino ad oggi hanno consentito di “insegnare”. Alla fine della fase transitoria, infatti, i titoli “tradizionali” perderanno, secondo l’attuale bozza di legge, valore ai fini dell’insegnamento, motivo ulteriore per prevedere un accesso diretto per quanti, in un futuro non lontano, vedranno sfumare qualsiasi possibilità di progredire nella formazione e nel lavoro.

Appare evidente, da queste semplici citazioni che questi sindacati si siano espressi in sintonia con le richieste e i rilievi posti da ADIDA anche nel corso della sua audizione, atteggiamento che di cui non possiamo che essere grati, poiché aumenta la forza delle nostre istanze.

Adida (Associazione Docenti Invisibili da Abilitare)

www.associazioneadida.it