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Come si diventa insegnanti: ecco le nuove regole

Riportiamo un comunicato stampa del Ministero della Pubblica Istruzione su “come si diventa insegnanti“. Se fosse sfuggito pensiamo sia interessante farlo girare.

Cambia radicalmente la formazione iniziale degli insegnanti. Il Ministro Gelmini ha firmato il Regolamento sulla formazione iniziale dei docenti che si sviluppa, in particolare, su quattro grandi direttrici:

Il Tirocinio da svolgere direttamente a contatto con le scuole e col “mestiere” di insegnante, perché insegnare non può essere solo teoria ma anche pratica;
Il numero di nuovi docenti sarà deciso in base al fabbisogno. Fine dell’accesso illimitato alla professione che creava il precariato;
Con la fine del precariato sarà consentito ai giovani l’inserimento immediato in ruolo;
Lauree specifiche per ciascuna classe di abilitazione. Più inglese (necessaria la certificazione B2 in lingua inglese per abilitarsi) e nuove tecnologie, migliore preparazione per l’integrazione dei disabili.
“Oggi inseriamo un nuovo tassello nella riforma destinata a cambiare il nostro sistema scolastico – ha affermato il ministro Mariastella Gelmini – Un tassello fondamentale, perché riguarda la formazione iniziale dei futuri insegnanti. Prevediamo una selezione severa, doverosa per chi avrà in mano il futuro dell’Italia e sostituiamo alle vecchie SSIS un percorso di lauree magistrali specifiche e un anno di tirocinio coprogettato da scuole e università, concentrato nel passaggio dal sapere al saper insegnare”.

Il regolamento è il frutto del lavoro della Commissione presieduta dal professor Giorgio Israel, a cui è seguita un’azione di confronto con il mondo della scuola e delle associazioni per l’integrazione scolastica. L’obiettivo dei nuovi percorsi è garantire una più equilibrata preparazione disciplinare, didattica e pedagogica nel corso delle lauree magistrali e lo svolgimento di un anno di percorso, il Tirocinio formativo attivo, direttamente a contatto con le scuole.

Cambiano dunque le modalità per accedere all’insegnamento.

Con il nuovo sistema

per insegnare nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria
sarà necessaria una laurea quinquennale, a numero programmato con prova di accesso che consentirà di conseguire l’abilitazione per la scuola primaria e dell’infanzia;
sono rafforzate le competenze disciplinari e pedagogiche, è aumentata la parte di tirocinio a scuola ed è previsto un apposito percorso laboratoriale per la lingua inglese e le nuove tecnologie;
per la prima volta si è data specifica attenzione al problema degli alunni con disabilità, prevedendo che in tutti i percorsi ci siano insegnamenti in grado di consentire al docente di avere una preparazione di base sui bisogni speciali.

per insegnare nella scuola secondaria di primo e secondo grado
sarà necessaria la laurea magistrale ad hoc completata da un anno di Tirocinio formativo attivo;
è prevista una rigorosa selezione per l’ingresso alla laurea magistrale a numero programmato basato sulle necessità del sistema nazionale di istruzione, composto da scuole pubbliche e paritarie;
l’anno di Tirocinio formativo attivo contempla 475 ore di tirocinio a scuola (di cui almeno 75 dedicate alla disabilità) sotto la guida di un insegnante tutor;
rispetto al percorso SSIS (Scuola di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario), si prende il meglio di quella esperienza, evitando la ripetizione degli insegnamenti disciplinari, approfonditi già nella laurea e nella laurea magistrale, per concentrarsi sul tirocinio (incrementato), sui laboratori e sulle didattiche.
Con il vecchio sistema

per insegnare nella scuola dell’infanzia e in quella primaria bastava la laurea quadriennale a ciclo unico con test d’accesso al primo anno e la scelta, dopo un biennio comune, dell’abilitazione per la scuola primaria o per la scuola dell’infanzia;
per insegnare nella scuola secondaria di primo e secondo grado erano necessarie la laurea magistrale e 2 anni di SSIS (Scuola di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario).
Dalle SSIS al Tirocinio formativo attivo: si passa dal sapere al sapere insegnare
Chiudono le SSIS per le secondarie di primo e secondo grado e al loro posto si dà vita al Tirocinio Formativo Attivo della durata di un anno, terreno di incontro tra scuola e università. Durante il Tirocinio sarà dedicato ampio spazio all’approfondimento della didattica con esperienze sul campo che facilitino il passaggio dal sapere al sapere insegnare.

Tirocini: come e dove svolgerli. Il numero deciso in base al fabbisogno di insegnanti
In questo Regolamento è stato dato pieno riconoscimento al sistema nazionale dell’istruzione (formato dalle istituzioni scolastiche statali e paritarie), tanto nel coinvolgimento nei tirocini quanto nel calcolo dei fabbisogni del personale docente, e si inizia a prevedere la possibilità di svolgere tirocini anche nelle strutture di istruzione e formazione professionale dove è in atto la sperimentazione dell’obbligo formativo e nei Centri per l’istruzione degli adulti.

Inoltre gli Uffici scolastici regionali organizzeranno e aggiorneranno gli albi delle istituzioni scolastiche accreditate che ospiteranno i tirocini sulla base di appositi criteri stabiliti dal Ministero, evidenziandone buone prassi e specificità. Gli USR avranno anche funzione di controllo e di verifica sui Tirocini. Sino alla costituzione degli albi, le Università scelgono liberamente le scuole, di concerto con gli USR che mantengono compiti di vigilanza.

Il consiglio di corso di tirocinio, che prevede la presenza di scuola e università, ha compiti di coordinamento e di progettazione e rappresenta il terreno di incontro e di raccordo tra le due realtà.

Le commissioni di abilitazione prevedono un equilibrio tra scuola e università e un peso determinante del tirocinio e della prova didattica sul voto di abilitazione.

L’anno di tirocinio prevede forme di interazione e coprogettazione del percorso tra istituzioni scolastiche e atenei. E’ stato previsto uno specifico spazio di laboratori destinati ad approfondire quanto viene fatto in classe.

Formazione insegnanti di sostegno
È previsto che la formazione dei docenti per il sostegno sia posta in capo alle università, pur prevedendo la possibilità di specifici accordi con gli enti del settore, in attesa di una futura classe di concorso che qualifichi il servizio.

Percorsi di specializzazione CLIL
Sono previsti percorsi di specializzazione per il CLIL (insegnamento nella scuola secondaria di secondo grado di una materia non linguistica in lingua straniera).

Rivista la classe di abilitazione strumento musicale
Il sistema Afam concorre a pieno titolo alla formazione iniziale dei docenti nelle classi di abilitazione di propria competenza. In particolare è stato rivisto il percorso di abilitazione per lo strumento musicale.

Regime transitorio
Tutti i vecchi laureati potranno conseguire l’abilitazione per la secondaria di primo e secondo grado accedendo, dietro il superamento delle prove di accesso (test preselettivo, esami scritti e orali), all’anno di Tirocinio formativo attivo a numero programmato, che potrà essere attivato da questo anno accademico. Per l’accesso al percorso è valorizzato il servizio svolto a scuola, il dottorato di ricerca e l’attività svolta in università.

Il regolamento sulla Formazione iniziale, dunque, punta a raggiungere quattro obiettivi:

1.focalizza nella formazione iniziale non solo le materie tradizionali ma l’acquisizione di alcune competenze trasversali: seconda lingua inglese e competenze di didattica attraverso le nuove tecnologie;

2.sostituisce al sistema SSIS strutture più snelle, concentrate sull’incontro e sulla coprogettazione tra istituzioni scolastiche e università evitando autoreferenzialità, costi per il sistema e per gli studenti e abbreviando di un anno il percorso di abilitazione per la scuola secondaria;

3.prevede una programmazione dei numeri in grado di evitare la proliferazione del precariato;

4.prescrive una rigorosa selezione del futuro personale docente.
Con successivo decreto si stabiliranno le lauree magistrali relative al secondo ciclo dell’istruzione, per seguire il percorso di cambiamento del secondo ciclo e delle relative classi di concorso

Riflessioni Adida in merito al parere espresso dalla VII commessione al Senato in merito allo Schema di Regolamento sulla Formazione Iniziale Docenti in data 7 Luglio 2010

Parere favorevole con osservazioni.

La VII commissione Cultura al Senato Si è espressa in merito allo Schema di decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca recante regolamento concernente la definizione dei requisiti e delle modalità della formazione iniziale degli insegnanti.

Il direttivo e coordinamento Adida esprimono grande delusione e amarezza per il mancato riconoscimento delle richieste portate avanti non solo dall’associazione, ma da tutte le principali sigle sindacali e finanche dal Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione e dal Consiglio di Stato.

Due sono le principali motivazioni addotte dalla commissione che hanno portato alla mancata soddisfazione della richieste Adida di riconoscimento del servizio svolto dai precari non abilitati ai fini dell’ammissione diretta al TFA (Tirocinio Formativo Attivo), corsi abilitanti di durata annuale previsti dalla fase transitoria del decreto:

La necessità di ridurre il rapporto fra il numero di abilitati e i posti di lavoro effettivamente disponibili.

La necessità di garantire un elevato standard qualitativo nella preparazione del corpo docente e adducendo alla mancanza di selezione degli anni passati lo scarso livello di apprendimento degli alunni di questi anni.
Queste scuse non sono accettabili, ne tanto meno condivisibili: è la replica di Adida. L’associazione ha più volte ribadito che il conseguimento dell’abilitazione per i docenti di III fascia, non andrebbe ad alimentare ulteriormente le sacche del precariato, poiché si tratta di precariato già esistente da anni, fatto peraltro ampiamente dimostrato e dimostrabile dai numerosi contratti stipulati da questi docenti in anni e anni di insegnamento e dato oltretutto pienamente confermato dal Consiglio di Stato.

E non placa nemmeno gli animi l’affermazione del Sen. Asciutti (PDL), il quale in sede di discussione del decreto ha esortato i membri della commissione cultura a tenere a mente che nella già folta schiera del precariato, non devono essere inclusi anche i docenti delle graduatorie di istituto. Invitandoli quindi a fare chiarezza sui numeri e a dissociarsi da una concezione della scuola quale ufficio di collocamento, che non potrebbe non riflettersi negativamente sull’apprendimento dei giovani. ‘E’ lo Stato stesso che ci ha chiamato per anni a svolgere il nostro lavoro, e sempre istituzioni dello Stato hanno instituito le Graduatorie d’Istituto dalle quali siamo stati chiamati. Ci sono precari non abilitati anche con oltre un ventennio di esperienza, assunti a Settembre e licenziati a Giugno. Come si fa a non considerarli precari? Come può un membro del Governo fare un affermazione tanto offensiva ed insensata nei confronti di lavoratori che lo Stato ha sfruttato per anni per minimizzarne sul fatto che ora si voglia semplicemente gettarli via?’ L’Adida a tal proposito si appella a tutte le forze sindacali e politiche affinché chiedano chiarimenti e rettifiche da parte dal Senatore in questione per quest’affermazione ritenuta lesiva della dignità di migliaia di lavoratori e cittadini.

Altrettanto irragionevoli appaiono le considerazioni presentate dal Sen. De Eccher (PDL) il quale, pur avendo dimostrato di aver compreso le motivazioni di Adida, ha poi dichiarato che l’ammissione diretta di tutti i precari non abilitati con almeno 360gg. di servizio produrrebbe il timore di generare eccessive aspettative inevitabilmente destinate ad essere deluse. Eppure le richieste di Adida non sono mai state quelle di garantire per questi precari la possibilità di avere un posto fisso e l’unica aspettativa manifestata dai precari non abilitati è sempre stata quella di poter essere messi nelle condizioni di competere ad armi pari nell’assegnazione delle cattedre disponibili con chi è già abilitato, diritto fra l’altro sancito dall’art. 3 e dall’art. 51 comma 1 della Costituzione.

Non meno rassicuranti e condivisibili appaiono le ragioni mostrate dal Sottosegretario della Pubblica istruzione Pizza il quale ha affermato che gli 80.000 giovani docenti, abilitati attraverso le SSIS o le facoltà di scienze della formazione primaria, non possono vedere vanificati ancora una volta i loro sacrifici ed essere sorpassati da chi in questi anni ha provato più volte l’accesso ai percorsi, senza riuscire a superare la prova. A tal proposito crediamo sia doveroso citare quanto Adida aveva ricordato in Sede di Audizione al Senato in data 22 Giugno 2010, per comprendere quanto fuorvianti e lontane dalla realtà appaiono le affermazioni del sottosegretario.

‘I docenti di III fascia non hanno potuto conseguire l’abilitazione per diverse ragioni: i più per il fatto che da tre anni manca l’oggettiva possibilità di farlo; per alcune classi di concorso poi, questa attesa sale addirittura a 10/15 anni; inoltre, anche quando le Ssis erano attive, l’esagerato costo e l’obbligo di frequenza in sedi ubicate spesso a centinaia di chilometri di distanza dalla propria residenza, ha impedito a moltissimi docenti, già alle dipendenze del Ministero con contratti a tempo determinato, di abilitarsi. Oltre a ciò, non va taciuto che nelle diverse regioni del Paese vi è stata una gestione di questi corsi anomala, creando molti squilibri. Nel Sud infatti, dove, o non vi era alcuna necessità di abilitare nuovi docenti, o ve n’era pochissima, se ne sono, di contro, abilitati un numero elevatissimo; nelle regioni del nord Italia, viceversa, la richiesta di docenti era rilevante, ma i posti banditi dalle Ssis sono stati sempre ampiamente al di sotto delle effettive necessità di quel territorio. Dall’istituzione delle Ssis, dunque, il Ministero anno dopo anno ha violato il fondamentale principio di uguaglianza, poiché la possibilità di potersi abilitare era legata a fattori contingenti e discriminanti […]. L’obbligo di frequenza, imposto a chiunque, non teneva conto del diritto alla salute del lavoratore, alla maternità e all’assistenza di parenti ammalati, poiché non era concesso alcun tipo di deroga a quest’obbligo’

La mancata abilitazione non è quindi da attribuirsi all’incapacità di questi docenti ad oltrepassare il test di ammissione ai corsi abilitanti, ma alla mancanza di percorsi formativi adeguati e alle sistematiche violazioni normative e costituzionali operate dall’istituzione delle SISS.

L’Adida non ritiene del tutto condivisibili nemmeno l’affermazione del Sen. De Eccher (PDL) secondo il quale ‘le difficoltà della Scuola Italiana testimoniate da numerose ricerche nazionali ed internazionali, nonché dall’esperienza diretta, riconducibili ai contenuti e alle modalità degli insegnamenti, nonché al livello di conoscenze e competenze degli insegnanti, sono da ricondurre al decadimento della preparazione dei docenti, che del resto hanno nel tempo dimostrato una crescente tolleranza nei confronti degli studenti, cui sono state consentite prestazioni via via più scadenti’. Se si condivide infatti l’idea che la preparazione globale raggiunta dagli studenti è il risultato di più fattori tra cui gli stimoli offerti ad essi da famiglia e società, l’importanza accordata da quest’ultimi all’istruzione e preparazione scolastica dei propri giovani e poi ancora l’organizzazione del sistema scolastico nel suo complesso, accettando quindi che la preparazione dei docenti è solo uno dei fattori che entrano in gioco, sebbene non trascurabile e riconoscendo inoltre che il rendimento dei docenti è fortemente legato alle motivazioni e gratificazioni personali, allora si potrebbe arrivare a sostenere che il docente, trascurato oggi, non controllato domani, offeso sempre, si arena e galleggia nella semplice ‘auto responsabilità’. I precari non abilitati esistono fin dai lontani anni 60’. Da sempre lo Stato ha riconosciuto loro il diritto alla formazione, sancito dall’art. 35 della Costituzione permettendo l’accesso a corsi abilitanti riservati. Se la responsabilità del decadimento dell’intero sistema scolastico fosse da attribuirsi a queste ‘sistematiche sanatorie’ concesse dallo Stato a questi docenti, allora non si spiega perché il grande il tracollo del sistema scolastico italiano menzionato dal senatore abbia avuto origine proprio negli ultimi anni, in coincidenza dell’avvio della laurea in Scienze della formazione primaria e delle SISS. La verità, è che il rispetto dei diritti, la valorizzazione dell’esperienza, non possono che portare risorse e ricchezza non solo al sistema scolastico in generale, ma all’intera società, mentre la negazione di questi principi può portare solo a demotivazione e povertà intellettuale e materiale. I precari non abilitati sono una ricchezza da sfruttare, gettare le loro competenze e professionalità non è solo illegittimo da un punto di vista giuridico, legislativo e costituzionale, ma è anche un danno che si fa all’intera società e alla scuola.

Lascia inoltre increduli la serenità con cui il Sottosegretario alla Pubblica Istruzione Giuseppe Pizza ha liquidato la vergognosa questione della abilitazioni a pagamento denunciata dall’associazione in sede di audizione presso la VII Commissione Cultura al Senato il 22 Giugno 2010, dichiarando semplicemente che al Ministero ne sono al corrente ormai da tempo. Ci si domanda come si possa in condizioni simili parlare di qualità e selezione, oltre che di parità e di uguaglianza, quando è chiaro e lampante che chi potrà permettersi di pagare 8.000 € potrà abilitarsi in un solo mese, con una tesi di massimo quindici pagine e nessuna preselezione.

Per chi come i docenti precari non abilitati, anche a causa delle discriminazioni operate dal Salvaprecari e dall’istituzione delle graduatorie di Coda che hanno letteralmente ridotto sul lastrico decine di migliaia di famiglie, non potrà permettersi il versamento di una simile somma non resterà che la ‘roulette dei TFA’, corsi abilitanti di durata annuale che prevedono una doppia selezione in ingresso e l’annullamento del titolo di studio nel caso non si sia in grado di oltrepassare tale test al primo tentativo. Viste le premesse, inoltre, non rassicurano nemmeno le intenzioni espresse dai membri della commissione che ritengono indispensabile un’azione a livello dell’Unione Europea volta ad armonizzare nei vari Paesi membri la formazione iniziale degli in modo da assicurare che la libera circolazione dei lavoratori del settore nell’Unione Europea garantisca omogeneità di qualità di prestazione. Le migliaia di precari che si sono già abilitati e si abiliteranno con iniqui “sistemi europei” quali quelli appena descritti, finiranno per scavalcare inevitabilmente chi ancora è privo di abilitazione ed è quindi scontato che tale intenzione non potrà cancellare le discriminazioni economiche del passato, a meno che, in armonia con quanto stabilito dall’Art. 35 della costituzione e D.lgs n. 165/2001 art 1, il Ministero non decidesse di rispettare il diritto alla formazione dei precari di III fascia concedendo libero accesso ai corsi abilitanti a tutti i docenti in possesso del requisito minimo di 360gg. di insegnamento.

L’Adida apprezza invece il buon senso mostrato dal Sen. Pittoni (Lega Nord) nel suo intervento. Egli ha sottolineato la necessità di attivare corsi abilitanti speciali per i docenti di terza fascia con 360 giorni di servizio oppure permettere loro di accedere al tirocinio formativo attivo senza la selezione iniziale. A tale proposito ha perciò ritenuto opportuno inserire nello schema di parere un riferimento alla possibilità di modifiche successive in occasione del riordino del reclutamento del personale, cogliendo al contempo l’occasione per evidenziare che l’istituzione delle graduatorie di Coda ha ridotto notevolmente le possibilità di supplenze per i docenti di terza fascia. Il Senatore ha terminato il discorso dunque auspicando che in un successivo intervento legislativo sia possibile eliminare il riferimento a detta disposizione e chiedendo inoltre l’inserimento nel D.L. 134/09 conosciuto come Salvaprecari anche anche ai docenti non abilitati che abbiano determinati requisiti di servizio.”

Altrettanto condivisibile appare l’intervento del Sen. Vita (PD) il quale ha sottolineato il carattere politico della questione, evidenziando il rischio che i precari corrono di essere estromessi dal nuovo percorso formativo, pur avendo per anni sostenuto le sorti della scuola italiana, come ben evidenziato nel corso delle audizioni svolte dall’Ufficio di Presidenza, rivolgendo quindi un accorato appello alla Commissione affinché governi tale processo, compiendo scelte ponderate, anche in termini di risorse economiche.

Apprezzamento si esprime anche per la richiesta di riconoscimento del servizio svolto dai precari non abilitati inserita nel parere contrario alternativo espresso da alcuni Senatori dell’opposizione. Si denota però tristemente a tal proposito come questo abbia contribuito ad una divisione politica tra le forze di opposizione e Lega (la quale ha invece preferito il voto di un parere favorevole) impegnatesi parimente nella difesa dei diritti dei precari non abilitati e contribuendo così all’epilogo che già conosciamo.

A tal proposito l’Adida vuole comunicare che non intende alimentare sterili polemiche dando alito a recriminazioni di sorta. I precari non abilitati ringraziano vivamente chi ci ha sostenuto fino ad ora, ma nel farlo vorrebbero sottolineare l’esigenza di instaurare un dialogo che porti ad una collaborazione politica fra le parti da parte di chi davvero vorrebbe aiutarci.

Nonostante il duro colpo subito l’Adida non si arrende. Sappiamo di avere il sostegno della maggior parte delle forze politiche e che sarebbe sufficiente una maggior armonizzazione fra di loro al fine di ottenere il conseguimento di tutti gli obiettivi che l’ente si è preposto. Nei prossimi mesi l’associazione si attiverà per vedere l’approvazione di un emendamento apposito che soddisfi la richiesta di accesso diretto ai TFA per tutti i precari non abilitati con almeno 360gg. di servizio e preannuncia inoltre la volontà di voler ricorrere qualora le richieste avanzate non verranno accolte.

L’Adida si appella inoltre alle forze sindacali, affinché ai precari di III fascia non venga a mancare il sostegno di cui ora più che mai hanno bisogno e agli stessi precari non abilitati.

Abbiamo tutti competenze disciplinari certificate dalle Università italiane e sul campo in anni di servizio (e non in un anno di tirocinio) eppure continuiamo ad essere ignorati, fraintesi, scanzonati, dimenticando che le scuole si sono serviti di noi, considerati idonei all’insegnamento e autorizzati dallo stesso Ministero. Vogliono sottoporci a prove selettive in ingresso, come se questo potesse garantire la qualità dell’insegnamento! Tacendo che qualunque competenza si potrebbe verificare durante il percorso del tirocinio e soprattutto nell’esame finale di stato. La verità è che dietro al termine selezione si nasconde la volontà politica di volerci sistematicamente eliminare perché scomodi.

In un Paese colmo di incertezze dove il principio regnante sembra essere la legge del più forte e non un ideale diffuso di democrazia e uguaglianza, sembra scontato che se questi docenti vorranno far valere i loro diritti dovranno unirsi e diventare più forti. Oggi il governo potrà anche buttarci per strada impedendoci di acquisire il titolo necessario al completamento della propria formazione, ma non potrà di certo dimenticare che siamo elettori il cui numero influirà di certo nelle future scelte politiche di questo Paese, ormai divenuto, o forse lo è sempre stato, dei balocchi!

L’Adida fa inoltre sapere che è suo diritto ed intenzione prendere parte in futuro ai lavori della Commissione Europea qualora si stabilisse la creazione di una piattaforma comune per il riconoscimento dei titoli e competenze necessari allo svolgimento della professione docente ed invita anche i precari non abilitati privi di servizio a prendere parte alle attività dell’associazione, essendo che tra le violazioni rilevate, molte riguardano la loro questione e non solo i lavoratori con esperienza.

Adida (Associazione Docenti Invisibili da Abilitare)

Formazione iniziale degli insegnanti

Parere favorevole della VII commissione del Senato con osservazioni sulla Formazione iniziale degli insegnanti.

Anche la VII commissione del Senato della Repubblica, dopo quella della Camera, ha espresso, il 7 luglio 2010, parere favorevole sullo schema di regolamento sulla formazione iniziale degli insegnanti con numerose osservazioni.

Vengono solo in parte accolte le osservazioni che avevamo presentato nel corso dell’audizione del 23 giugno scorso, in particolare quelle relative alla necessità di un maggiore protagonismo delle scuole e all’esigenza di prevedere meccanismi certi e rigorosi per la selezione dei Tutor.

Non è stato invece approvato il parere alternativo dell’opposizione.

Nel parere si sottolinea l’esigenza di indicare con chiarezza l’anno accademico di attivazione dei vari percorsi, in modo da rendere più chiaro il quadro normativo.

Viene anche chiesto di garantire la spendibilità delle attuali lauree specialistiche/magistrali al fine di accedere al Tirocinio Formativo Attivo.

Per quanto riguarda l’ammissione del personale precario al Tirocinio Attivo Formativo e/o alle lauree magistrali, la Commissione non si esprime nel merito, adducendo la “totale assenza di dati in qualche misura definiti e certi”, anche se sottolinea l’esigenza di “ridurre per via selettiva il numero degli abilitati realizzando un rapporto più giusto e compatibile con i posti di lavoro effettivamente disponibili”.

Ribadiamo che, per un completo assorbimento del personale precario privo di abilitazione, che in questi anni ha garantito il funzionamento delle scuole, andrebbe previsto un piano pluriennale degli accessi e quindi un allungamento, definito nel tempo, della fase transitoria, in modo da dare risposta a tutte le legittime aspettative delle lavoratrici e dei lavoratori precari.

Formazione insegnanti

Formazione iniziale degli insegnati: audizione alla VII commissione della Camera 20-05-2010 | Scuola Si è tenuta oggi la prevista audizione presso la VII commissione della Camera dei Deputati relativa allo schema di regolamento sulla formazione iniziale degli insegnanti schema di regolamento sulla formazione iniziale degli insegnanti predisposto dal Miur.

Dopo i pareri del CNAM, del CUN, del CNPI e del Consiglio di Stato, ora è il Parlamento che deve esprimersi su questo provvedimento.

Nel nostro intervento abbiamo ribadito le osservazioni della segretaria nazionale della FLC CGIL contenute nella memoria consegnata alla commissione.

In particolare abbiamo sottolineato la mancanza di un confronto con il Ministero che si è limitato ad un solo incontro nel lontano aprile 2009.

In premessa abbiamo ribadito l’anomalia di una proposta sulla formazione iniziale che non si rapporta con le procedure di reclutamento e non affronta in alcun modo l’attuale situazione del personale incluso nelle graduatorie ad esaurimento né di quello abilitato/abilitando che non ha potuto chiedere tale inclusione.
Attivare un nuovo sistema di formazione iniziale e di reclutamento, che sia in grado di garantire trasparenza ed equità oltre che di evitare il formarsi di nuovo precariato, implica, a nostro parere, la necessità di risolvere tutte le situazioni in essere, attraverso la previsione di procedure transitorie specifiche.

Sull’impianto previsto dalla bozza di regolamento abbiamo sottolineato le nostre perplessità sulla eccessiva durata, sulla differenziazione dei percorsi tra infanzia/primaria e scuola secondaria e lo scarto quantitativo e qualitativo, tra gli aspetti disciplinari – predominanti – e quelli relazionali, pedagogici e didattici, che riteniamo essenziali per imparare ad insegnare.
Inoltre risulta troppo rigida la separazione tra scuola secondaria di I e II grado, anche in presenza di insegnamenti omogenei, in particolare se si tiene conto dell’elevazione dell’obbligo a 16 anni. Abbiamo anche rilevato la totale assenza dei temi legati all’istruzione degli adulti e all’insegnamento dell’italiano agli stranieri.

Abbiamo anche evidenziato come il ruolo delle scuole nella gestione della formazione iniziale dei docenti appaia troppo marginale e privo di protagonismo. Per quanto riguarda i tutor dei tirocinanti, è necessario definire criteri omogenei per la selezione degli stessi e va chiarito anche l’aspetto finanziario rispetto ad una attività che comporta un notevole impegno organizzativo e professionale dei docenti.

Per quanto riguarda la fase transitoria e la programmazione degli accessi abbiamo chiesto una ulteriore riflessione rispetto alla prova di accesso per il personale ammesso in sovrannumero come anche sottolineato dal Consiglio di Stato e abbiamo proposto un prolungamento, definito nella sua scadenza, della durata della fase transitoria, in modo da risolvere positivamente e con tempi più distesi, tutte le situazioni pendenti.
In particolare riteniamo indispensabile che la futura programmazione degli accessi vada definita per ogni singolo insegnamento, per evitare le distorsioni degli scorsi anni e che, nella definizione del fabbisogno, si tenga anche conto del personale a tempo determinato già occupato su posti liberi/vacanti.

Come si diventa insegnanti: ecco le nuove regole

 

Comunicato del Ministero della Pubblica Istruzione: www.pubblica.istruzione.it

 

Come si diventa insegnanti: ecco le nuove regole per i nuovi docenti

Un anno di tirocinio per legare teoria a pratica
Assunzioni solo in base alla necessità per evitare il precariato
Più inglese e competenze tecnologiche
Gelmini: “Si passa dal semplice sapere al sapere insegnare. Con il nuovo tirocinio ci si forma anche sul campo”

Roma, 28 agosto 2009
Cambia radicalmente la formazione iniziale degli insegnanti.
Il Ministro Gelmini ha presentato oggi le novità per chi vuole accedere all’insegnamento che si sviluppano, in particolare, su quattro grandi linee:

il Tirocinio da svolgere direttamente a contatto con le scuole e col “mestiere” di insegnante, perché insegnare non può essere solo teoria ma anche pratica.

Il numero di nuovi docenti sarà deciso in base al fabbisogno. Fine dell’accesso illimitato alla professione che creava il precariato.

Con la fine del precariato sarà consentito ai giovani l’ inserimento immediato in ruolo.

Più inglese e nuove tecnologie.
Il regolamento è il frutto del lavoro della Commissione presieduta dal professor Giorgio Israel, a cui è seguita una azione di primo confronto col mondo della scuola e delle associazioni per l’integrazione scolastica. L’obiettivo dei nuovi percorsi è di garantire una più equilibrata preparazione disciplinare, didattica e pedagogica nel corso delle lauree magistrali e lo svolgimento di un anno di percorso, il Tirocinio Formativo Attivo, direttamente a contatto con le scuole.
Cambiano dunque le modalità per accedere all’insegnamento.

Con il nuovo sistema
per insegnare nella scuola dell’infanzia e nella scuola primaria sarà necessaria la laurea quinquennale, a numero programmato con prova di accesso che consentirà di conseguire l’abilitazione per la scuola primaria e dell’infanzia. Sono rafforzate le competenze disciplinari e pedagogiche ed è previsto un apposito percorso laboratoriale per la lingua inglese e le nuove tecnologie. Per la prima volta si è data specifica attenzione al problema degli alunni con disabilità, prevedendo che in tutti i percorsi ci siano insegnamenti in grado di consentire al docente di avere una preparazione di base sui bisogni speciali.

Per insegnare nella scuola secondaria di primo e secondo grado
sarà necessaria la laurea magistrale + 1 anno di Tirocinio Formativo Attivo;

E’ prevista una prova di ingresso alla laurea magistrale a numero programmato basato sulle necessità del sistema nazionale di istruzione, composto da scuole pubbliche e paritarie;

L’anno di tirocinio formativo attivo contempla 475 ore di tirocinio a scuola sotto la guida di un insegnante tutor;

Rispetto al percorso SSIS (Scuola di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario), si prende il meglio di quella esperienza, evitando la ripetizione degli insegnamenti disciplinari, approfonditi già nella laurea e nella laurea magistrale, per concentrarsi sul tirocinio, sui laboratori e le didattiche.


Con il vecchio sistema
per insegnare nella scuola dell’infanzia e in quella primaria bastava la laurea quadriennale a ciclo unico con test d’accesso al primo anno e scelta, dopo un biennio comune, dell’abilitazione in primaria o in scuola dell’infanzia;

per insegnare nella scuola secondaria di primo e secondo grado era necessaria la laurea magistrale e 2 anni di SSIS (Scuola di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario).
Dalle SSIS al Tirocinio Formativo: si passa dal sapere al sapere insegnare
Chiudono le Siss per le secondarie di primo e secondo grado e al loro posto si dà vita al Tirocinio Formativo Attivo della durata di 1 anno, terreno di incontro tra scuola e università. Durante il Tirocinio sarà dedicato ampio spazio all’approfondimento della didattica con esperienze sul campo. L’idea di fondo è passare dal sapere al sapere insegnare.

Tirocini: come e dove svolgerli. Il numero deciso in base al fabbisogno di insegnanti, fine del precariato
In questo Regolamento è stato dato pieno riconoscimento al sistema nazionale dell’istruzione (formato dalle istituzioni scolastiche statali e paritarie), tanto nel coinvolgimento nei tirocini quanto nel calcolo dei fabbisogni di personale docente, e si inizia a prevedere la possibilità di svolgere tirocini anche nelle strutture di istruzione e formazione professionale dove c’è la sperimentazione dell’obbligo formativo.

Inoltre gli Uffici scolastici regionali organizzeranno e aggiorneranno gli albi delle istituzioni scolastiche accreditate che ospiteranno i tirocini sulla base di appositi criteri stabiliti dal ministero, evidenziandone buone prassi e specificità. Gli USR avranno anche funzione di controllo e di verifica sui Tirocini. Sino alla costituzione degli albi, le Università scelgono liberamente le scuole, di concerto con gli USR che mantengono compiti di vigilanza.

Il consiglio di corso di tirocinio, che prevede la presenza di scuola e università, ha compiti di coordinamento e di progettazione e rappresenta il terreno di incontro e di raccordo tra le due realtà.

Le commissioni di abilitazione prevedono un equilibrio tra scuola e università e un peso determinante del tirocinio e della prova didattica sul voto di abilitazione.

I dottori di ricerca e i “precari della ricerca”, se in possesso dei requisiti curriculari, entrano in soprannumero, dopo un esame orale, nell’anno di tirocinio, vedendo valorizzato il loro percorso.

L’anno di tirocinio prevede forme di interazione e coprogettazione del percorso tra istituzioni scolastiche e atenei ed è stato previsto uno specifico spazio di laboratori destinati ad approfondire quanto viene fatto in classe.

Formazione insegnanti di sostegno
E’ previsto che la formazione dei docenti per il sostegno sia posta in capo alle università, pur prevedendo la possibilità di specifici accordi con gli enti del settore.

Percorsi di specializzazione CLIL
Sono previsti percorsi di specializzazione per il CLIL (insegnamento nella scuola secondaria di secondo grado di una materia non linguistica in inglese).

Rivista la classe di abilitazione strumento musicale
Il sistema Afam concorre a pieno titolo alla formazione iniziale dei docenti nelle classi di abilitazione di propria competenza. In particolare, è stata rivista la classe di abilitazione per lo strumento musicale.

Regime transitorio
Sino all’entrata a regime delle nuove lauree magistrali, la programmazione del numero di abilitati e il test è previsto, per la secondaria di primo e secondo grado, prima di accedere all’anno di Tirocinio formativo attivo.

Per i precari non abilitati
Per quanto riguarda i precari non abilitati e gli ex diplomati negli istituti magistrali sono stati previsti percorsi che, dietro il superamento di prove d’accesso in grado di verificare la preparazione disciplinare, consentano di conseguire l’abilitazione.

Il regolamento sulla Formazione iniziale, dunque, punta a raggiungere tre obiettivi:

1) Focalizza nella formazione iniziale non solo le materie tradizionali, ma l’acquisizione di alcune competenze trasversali: seconda lingua inglese e competenze di didattica attraverso le nuove tecnologie;

2) Sostituisce al sistema SSIS strutture più snelle, concentrate sull’incontro e sulla coprogettazione tra istituzioni scolastiche e università evitando autoreferenzialità, costi per il sistema e per gli studenti e abbreviando di un anno il percorso di abilitazione per la scuola secondaria;

3) Prevede una programmazione dei numeri in grado di evitare la proliferazione del precariato.

Con successivo decreto si stabiliranno le lauree magistrali relative al secondo ciclo dell’istruzione, per seguire il percorso di cambiamento del secondo ciclo e delle classi di abilitazione.

“Oggi iniziamo a progettare un nuovo tassello per il cambiamento del nostro sistema scolastico – ha affermato il ministro Mariastella Gelmini – un tassello fondamentale, perché riguarda la formazione iniziale dei futuri insegnanti. Prevediamo una selezione severa, doverosa per chi avrà in mano il futuro dell’Italia e sostituiamo alle vecchie SSIS un percorso più snello, di un anno, coprogettato da scuole e università, concentrato nel passaggio dal semplice sapere al saper insegnare”.

Scuola
RIEPILOGO NOVITA’ INTRODOTTE NELL’ANNO SCOLASTICO 2009/2010

Scuola Primaria

Maestro unico prevalente alle elementari
Da quest’anno nelle classi prime della scuola primaria si passerà al modello educativo del maestro unico prevalente, un’unica figura di riferimento per i bambini. Successivamente questo modello coinvolgerà le altre classi in modo graduale. Abolite, dunque, le compresenze e confermato il tempo pieno. Ogni quadro orario, da 24, 27, 30 o 40 ore, prevederà il maestro unico di riferimento.

Confermato il tempo pieno
Con l’introduzione del maestro unico, l’eliminazione delle compresenze ed alcuni risparmi dovuti alla razionalizzazione degli organici si libereranno più maestri per aumentare il tempo pieno.

Questo aumento sarà possibile grazie a una serie di azioni messe in atto dal Ministero:

Il dimensionamento della rete scolastica: circa 350 scuole sono state accorpate grazie anche all’impegno delle Regioni;

la soppressione delle compresenze.

Scuola secondaria di I grado

Riformulazione dell’orario delle lezioni
Più qualità e meno quantità. Da quest’anno l’orario scolastico della scuola media sarà di 30 ore settimanali, consentendo una distribuzione razionale delle lezioni, eliminando insegnamenti facoltativi e opzionali che avevano allungato l’orario senza però garantire alle famiglie il rispetto delle scelte formative presentate.

Anche il tempo prolungato sarà ricondotto ad orario normale di 30 ore, dopo anni di sprechi di risorse e in mancanza di una reale richiesta delle famiglie di questo modello orario. Sarà autorizzato solo in presenza di requisiti strutturali e di servizio che rispondano alle aspettative delle famiglie e potrà essere di 36 ore elevabili, se richiesto dalla maggioranza delle famiglie, a 40 ore.

Esami di terza media
Da questo anno scolastico il voto finale dell’esame di terza media sarà calcolato facendo una media aritmetica delle prove orali, di quelle scritte (inclusa la prova nazionale Invalsi) e del voto di ammissione.

Scuola secondaria di II grado

Ammissione alla Maturità solo con 6 in tutte le materie
A partire dall’anno scolastico 2009/10 saranno ammessi all’esame di Stato tutti gli studenti che conseguiranno la sufficienza in tutte le materie e in condotta.

Scuola digitale

Pagelle on line
Dall’anno scolastico 2009/2010 in molti casi sarà possibile consultare on line sul sito delle scuole le pagelle degli studenti.

Sms per segnalare assenze ai genitori
Dall’anno scolastico 2009/2010 tutte le scuole potranno organizzare sistemi per avvisare via sms i genitori quando i ragazzi sono assenti, come avviene già in molte scuole del Paese.

Ingresso di giovani precari nella scuola

Per l’anno scolastico 2009/10, sono stati immessi in ruolo 8.000 docenti ed assunti 8.000 unità di personale ATA e 647 dirigenti scolastici.

Materna, in classe a 2 anni e mezzo

A settembre potranno iscriversi alla scuola dell0infanzia anche i bambini di due anni e mezzo.

Contenimento spesa libri di testo
introduzione dei tetti di spesa per le scelte dei libri da parte degli insegnanti

Gli insegnanti devono scegliere libri di testo che abbiano un prezzo inferiore ai tetti di spesa fissati dal Ministero. In questo modo è possibile tenere maggiormente sotto controllo il prezzo dei testi e andare incontro alle richieste delle famiglie;

Stesso libro per 5 anni: i testi scelti non potranno essere cambiati per almeno 5 anni nella primaria e 6 nella secondaria.


Formazione iniziale docenti. Il parere del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione sullo schema di decreto

Via: www.flcgil.it

Roma, 24 giugno 2009
Il CNPI esprime un articolato parere e sollecita alcuni chiarimenti per i titoli AFAM.

Il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione nella seduta del 22 giugno 2009 ha espresso un articolato parere sullo schema di decreto sulla formazione iniziale degli insegnanti proposta dal Miur.
Lo schema, che ricalca in larga misura quanto illustrato alle organizzazioni sindacali nell’incontro del 6 aprile scorso, è oggetto anche del parere delle Commissioni parlamentari, del CUN, del CNAM, del CSNU, del Consiglio di Stato, prima di diventare definitivo.

Nella stessa seduta il CNPI ha anche approvato un ordine del giorno sui titoli AFAM necessari per l’ accesso al tirocinio nella fase transitoria.

Roma, 24 giugno 2009
Comunicazione CGLI

Link utili:

ALLEGATI:

Ordine del giorno CNPI su titoli AFAM per accesso al tirocinio del 22 giugno 2009 (92,28 kB)

Parere CNPI su schema di decreto sulla formazione iniziale degli insegnanti – 22 giugno 2009 (174,56 kB)