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Treviso: Festa della scuola il 16 febbraio: “La Scuola che vogliamo”

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La Rete Scuole Treviso è un movimento, costituito da pochi mesi a seguito della mobilitazione nata contro gli ultimi provvedimenti del Governo. La Rete Scuole è costituita da insegnanti precari e di ruolo, personale ATA dei diversi ordini di scuola di Treviso e provincia.
Obiettivo della Rete è quello di coinvolgere le varie componenti della scuola, studenti genitori ed insegnanti, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sul miglioramento dell’istruzione e sulla formazione inclusiva, per tutte e per tutti (come sancito dall’articolo 34 della nostra Costituzione). La Rete Scuole vuole inoltre far conoscere la realtà scolastica, promuovendo incontri ed attività: siamo stanchi delle approssimazioni e dell’ignoranza in materia d’istruzione da parte di chi ci governa.
Le politiche per l’istruzione, negli ultimi anni, hanno disatteso il principio della scuola come “bene comune” e luogo dove si esercita la cittadinanza democratica, spostando l’attenzione dall’aspetto formativo individuale e collettivo che in essa si esplica, al mero prodotto finale. Questo nuovo modello di istruzione, non considerando l’unicità della persona, pretende di trasferire alla scuola logiche di produttività aziendale che coinvolgono l’intero sistema: studenti trasformati in pezzi d’assemblaggio, docenti misurati in termini di produzione.
La scuola non è un’azienda, ma un’istituzione che promuove la formazione del pensiero critico, un laboratorio di convivenza civile e democratica, un presidio di cultura.
Lo scorso 18 dicembre, per riappropriarci del nostro ruolo di cittadini attivi, abbiamo indetto una prima assemblea pubblica aperta a tutta la cittadinanza. Erano presenti operatori della scuola, studenti, genitori, sindacati per iniziare a ragionare sulla “scuola che vogliamo”.
L’istruzione è per noi una priorità sociale e come tale dovrebbe rientrare tra i primi posti delle agende politiche. Per indirizzare in modo adeguato gli investimenti, e prima di operare modifiche al sistema della formazione italiana, i politici dovrebbero ascoltare le varie componenti della scuola: questo, secondo noi, è il punto di partenza per pianificare interventi proficui, attuare una società fondata sulla conoscenza e ridare ai giovani la speranza in un futuro migliore.
Gli operatori della Rete Scuole chiedono alla cittadinanza e alle forze politico-sociali una particolare attenzione ai seguenti punti:
Investimenti economici e risorse umane da spendere nella cultura: il sistema scolastico, negli ultimi anni, è stato vittima di tagli indiscriminati (8 miliardi di euro con l’ex ministro Gelmini). Altri tagli si sono aggiunti con la legge di stabilità e con la spending review, apportando una considerevole diminuzione del personale docente ed ATA ed una forte destabilizzazione del sistema: aumento degli alunni per classe, riduzione delle ore di lezione.
Sicurezza e innovazione didattica: il modo di fare scuola che preferiamo è quello partecipato, dove l’alunno è protagonista di un percorso di apprendimento aggiornato e adeguato alle esigenze del singolo. Gli studenti non sono spettatori passivi, ma costituiscono il fulcro intorno a cui la scuola ruota. I docenti devono avere l’opportunità di aggiornarsi su metodi didattici, gestione del gruppo, bisogni educativi e uso delle tecnologie. Inoltre l’attuale normativa, scaturita esclusivamente da logiche di risparmio economico, necessita di una seria revisione. E’ urgente reimpostare gli spazi scolastici e il loro utilizzo e dotarli di specifiche e sicure attrezzature. Per l’ammodernamento del lavoro scolastico serve inoltre la riconsiderazione del tempo scuola, in quanto il passaggio dalle conoscenze alle competenze non può essere attuato con orari curricolari ridotti.

Blocco dei progetti di privatizzazione: per dare spazio alle diverse componenti della scuola, in piena democrazia, si sente la necessità di organi collegiali moderni, mentre il DDL Aprea-Ghizzoni contiene presunte norme per l’autogoverno degli istituti, che mirano all’esclusione della partecipazione attiva dei genitori, degli alunni, dei docenti e del personale ATA. In questo disegno di legge, i processi decisionali, lasciati ai privati finanziatori, determinerebbero invece l’organizzazione e la gestione degli Istituti senza possibilità d’intervento per i soggetti operanti all’interno del sistema scolastico. La scuola è pubblica e statale.

Valutazione: le stesse logiche aziendalistiche, basate sulla produttività standardizzata, verrebbero utilizzate anche per la valutazione e l’autovalutazione d’istituto, tanto che l’assegnazione dei finanziamenti alle scuole dipenderebbe dai risultati dei famigerati test INVALSI e dall’agenzia INDIRE. Respingiamo questo metodo falsamente meritocratico: non si può valutare uno studente sulla base di quiz che richiedono conoscenze mnemoniche e passive; si dovrebbe invece valutare il percorso dell’apprendimento di ogni singolo alunno.

Reclutamento e precariato: prima di effettuare ulteriori concorsi per il nuovo reclutamento, è necessario attuare un piano di assunzioni per stabilizzare, prima, il personale che abbia avuto il contratto reiterato per 3 anni, come da indicazioni della normativa europea. Attraverso l’organico funzionale, da assegnare alle scuole a seconda dei bisogni, si potrebbe ridurre il precariato, garantendo così agli studenti una maggiore e migliore offerta formativa (migliaia di cattedre vuote vengono ogni anno coperte da docenti sempre diversi e gli studenti non hanno diritto alla continuità didattica, cambiando continuamente insegnanti e metodi di studio). Un serio programma di reclutamento eviterebbe anche l’indiscriminato aumento dei carichi di lavoro degli insegnanti.

Età pensionabile: nei tre ordini di scuola italiana, l’età media del personale in servizio oscilla, oggi, dai 49,3 ai 52,1 anni. Questa media è destinata ad aumentare e ciò comporta una distanza generazionale tra studenti e docenti troppo elevata. Per rispondere alle rinnovate esigenze degli studenti, nativi digitali, c’è bisogno di diminuire l’età media dei docenti in servizio. Quindi è opportuno rivedere la legge Fornero, che non tiene conto dell’usura psico-fisica, della specificità e della particolarità del lavoro docente.
Produttività: l’ultima bozza di contratto firmata dai principali sindacati della scuola, tranne la CGIL, prevede l’introduzione del concetto di produttività nel lavoro dell’insegnante. Ci chiediamo come si possa ridurre ad un mero calcolo quantitativo il lavoro del docente e la sua ricaduta sugli studenti, senza invece porre alcuna attenzione alla qualità della didattica. L’evidente obiettivo di questa idea è la possibilità di aumentare i carichi di lavoro, al fine di ridurre al massimo il numero degli insegnanti.

Noi della Rete Scuole di Treviso ribadiamo che gli alunni non sono dei numeri e che le riforme finora apportate hanno solo tolto energia ed economie alla già compromessa situazione della scuola italiana. Manifestiamo, quindi, con forza la nostra indignazione nei confronti di quelli che dovrebbero sostenere le nostre battaglie, nei confronti di quei soggetti politici che devono imparare ad interloquire con chi la scuola la conosce e la vive quotidianamente
Noi della Rete Scuole di Treviso, in condivisione con la CGIL Treviso e la Rete degli Studenti di Treviso, con questo appello, ci rivolgiamo agli interlocutori politici, istituzionali, ai genitori e a tutta la cittadinanza. Per promuovere la scuola che vogliamo abbiamo bisogno di collaborazione, condivisione ed ascolto.

I° FESTA DELLA SCUOLA “LA SCUOLA CHE VOGLIAMO”
Sabato 16 febbraio 15.30-18.30
Troviamoci in piazza dei Signori a Treviso

Rete scuole Treviso

Le Festa della Conoscenza dall’11 al 18 settembre nelle città italiane, scuola e molto altro!

Una festa dedicata alla Scuola questa della Cgil? Non solo! A tutto il comparto della conoscenza, la famosa sigla FLC della Cgil. Riportiamo volentieri notizia di questa iniziativa e invitiamo tutti i lettori di Scuola Magazine a informarsi su date e sedi per partecipare e dare la propria adesione. In questo momento è davvero importante dare un segnale di compattezza sui temi della scuola e della cultura in generale.

Sotto riportiamo il comuinicato della Cgil:

Feste della conoscenza: 11-18 settembre 2010 nelle città italiane

Li abbiamo chiamati “feste della conoscenza” gli incontri in piazza, dall’11 al 18 settembre nelle città italiane, con la gente a parlare di scuola, università e ricerca. La festa è un momento di allegria, anche se c’è poco da stare allegri, ma l’allegria dà speranza e la speranza rende più combattivi.

La scuola, l’ università, la ricerca, l’alta formazione appartengono ai cittadini, alle persone, a chi lavora al loro interno e a chi ne fruisce, non vogliamo né dobbiamo permettere che vengano smantellati con tagli di risorse, umane e finanziarie, e con finte riforme che servono solo a mascherare quei tagli.

Noi che lavoriamo nella conoscenza, docenti, ricercatori, dirigenti, impiegati, tecnici, vogliamo parlare ai cittadini del nostro lavoro e delle condizioni difficili in cui il governo ci costringe a svolgerlo, esponendoci spesso alla riprovazione generale. Ma come facciamo a fare una buona scuola e una buona università se ci levano i soldi anche per comprare la cancelleria, se le aule sono sovraffollate, se gli edifici sono insicuri, se non possiamo comprare i computer per attrezzare i laboratori…? Come può crescere l’Italia se non ci mettono in condizione di fare ricerca, perché i finanziamenti sono tra i più bassi d’Europa? Spesso lavoriamo anche senza essere pagati, senza la prospettiva di andare avanti allargando le nostre conoscenze. Anche l’aggiornamento professionale è tutto a nostro carico.

I cittadini lo devono sapere. La conoscenza è un bene comune e deve appartenere a tutti; la formazione deve essere di qualità e il diritto allo studio garantito, come dice la Costituzione, fino ai gradi più elevati. Invece questo diritto si restringe sempre di più. Non sono i capaci e meritevoli che vanno avanti, magari anche sostenuti dalla collettività, ma solo chi se lo può permettere economicamente. Di queste diseguaglianze i cittadini devono essere informati.

Dalle “feste delle conoscenza” vogliamo che parta un segnale forte alla politica: la scuola, l’università, la ricerca, l’alta formazione appartengono alla comunità, hanno bisogno di riforme vere che li mettano al passo coi tempi e con i bisogni dei giovani, dei cittadini e dei lavoratori.