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Federalismo scolastico: no a scelte frettolose

Francesco Scrima (Cisl Scuola) interviene sul federalismo scolastico.

Tra le proposte di emendamento al ddl 2228 di conversione in legge della manovra finanziaria, compare quella del PD (prima firmataria la sen.Bastico) con cui si prevede l’attribuzione alle Regioni, a partire dal 1° luglio 2011, delle funzioni e del personale oggi in carico agli Uffici Scolastici Regionali. Al riguardo, il segretario generale della CISL Scuola, Francesco Scrima, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

Vista la proposta del PD di trasferire dal prossimo anno alle Regioni le competenze degli Uffici Scolastici Regionali, ci chiediamo: ma è davvero questo il momento giusto per accelerare sulla regionalizzazione del sistema scolastico? Abbiamo qualche dubbio. La scuola vive un momento di forte criticità: tagli pesanti, modifiche di ordinamento, riduzione generalizzata del tempo scuola stanno creando non pochi problemi di governo del sistema scolastico statale, che non è detto possano trovare soluzione attraverso un travaso affrettato di funzioni da affidare alle Regioni. Queste ultime, oltre tutto, rischiano di vedersi accollare qualche onere in più, mentre già devono fare i conti con le economie imposte dalla manovra finanziaria.
L’attuazione del Titolo V è un processo delicato e complesso, la cui positiva gestione richiede condizioni di forte condivisione: far coesistere decentramento e unitarietà del sistema non è facile e non ammette frettolose scorciatoie.
Per quanto ci riguarda, la priorità adesso è un’altra: recuperare le progressioni di anzianità del personale scolastico, sanando un’evidente iniquità della manovra.

Roma, 24 giugno 2010
Francesco Scrima
Segretario Generale CISL Scuola

Lombardia: a Settembre parte il Federalismo “scolastico”

Formigoni chiede di partire per primo sul federalismo e lo fa con dichiarazioni e pronunciamenti che dimenticano pericolosamente parole dense di significato sociale… come mutualità, sussidiarietà, solidarietà, concorrenza e corresponsabilità. “Noi per primi e anche se da soli”, come se quel che sta accadendo in Europa di questi tempi non sia una questione “lombarda” ma solo “italiana”.

I 12 temi del Federalismo “differenziato” citati da Formigoni nelle interviste di ieri e oggi attraverso le pagine del Corriere della Sera, vedono al nono e decimo posto la Ricerca e l’Università per le quali si chiede alla prima di mettersi al servizio di un sistema produttivo regionale e alla seconda l’istituzione di un Sistema Universitario regionale. Appunto “avanti da soli!”.
Nei 12 punti non compare la scuola per una semplice ragione perché lui ritiene di averla già chiusa questa partita e quindi non meritevole di essere citata.
Il suo uso “allegro” e “trasformista” dell’art. 116 della Costituzione, il nuovo titolo quinto, ha già prodotto proprio nella scuola atti formali di disgregazione del sistema nazionale pubblico d’istruzione e su tutto la nascita dell’Istruzione e Formazione Professionale Regionale.

Infatti, con la Nota M.I.U.R. n.1626 del 10 Maggio ’10 è stato trasmesso il documento definito ALLEGATO TECNICO e prodotto il 06 Maggio ’10 a seguito dell’Intesa tra Regione Lombardia e Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca in materia di Istruzione e Formazione Professionale siglata il 16 Marzo ’09.

L’allegato oltre che chiarire il livello delle diverse competenze tra Stato, ovvero, Ministero dell’Istruzione Regione dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Ministero dell’Economia e delle Finanze e Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, e Regione Lombardia, attraverso uno specifico atto di delibera, porta con sé anche una relazione accompagnatoria con la quale si chiariscono il contesto territoriale e il quadro normativo di riferimento.

L’intesa del 16 Marzo ’09 che aveva aperto la strada per quattordici istituti lombardi, Professionali e Tecnici, per una sperimentazione sull’A.S. 09-10 dei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale, ora è riconosciuta, abbandonando quindi l’originale carattere sperimentale, dentro il processo di riordino complessivo del secondo ciclo e in particolare dell’Istruzione Professionale, ovvero assume una dimensione di sperimentazione riconosciuta in ambito legislativo nazionale.
Per l’A.S. prossimo, 10-11, si chiarisce che tali corsi ordinamentali potranno essere attivati solo dagli Istituti Professionali e, in Lombardia, a operazioni d’iscrizione terminate, sono iscritti n. 14.898 allievi pari al 17% degli iscritti totali dell’1° anno della scuola di II grado.

Il documento di cui al 06 Maggio in concreto formalizza sia l’azzeramento della possibilità degli Istituti Professionali di diplomare al III anno con i Diplomi di Qualifica statale sia l’istituzione del Diploma Regionale di Tecnico conseguibile al termine del IV anno. Diplomi di Qualifica o di Tecnico potranno quindi essere spesi dentro i soli percorsi di I. e F. P.
Ancora da chiarire cosa accadrà dopo il IV anno, ovvero per la frequenza del V anno per il proseguimento verso gli studi universitari o l’inserimento nel mondo del lavoro, ivi comprese le implicazioni legate ai percorsi dell’Istruzione e Formazione Tecnica Superiore.

Per quanto concerne la copertura economica dei costi dei nuovi corsi è dichiarato che sono a disposizione 65 Milioni di euro del bilancio regionale, 10 Milioni di euro dai finanziamenti FSE e 58 Milioni di euro a capo del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali per un totale di 133 Milioni di euro.

Insieme alle altre OO. SS. regionali abbiamo chiesto e ottenuto, per il prossimo 31 Maggio, di poter discutere di Istruzione e Formazione Professionale con la Direzione generale dell’U.S.R. Lombardia poiché non pochi e urgenti sono i problemi che si sono aperti e che abbisognano di soluzioni.
Tra questi almeno due sono dirimenti

Organico Docente e Tecnico;

L’intesa del 16 Marzo ’09 con la quale si affermava di una “quota parte della dotazione organici degli Istituti Professionali” da individuarsi a seguito di accordo tra R.L. e U.S.R., viene con la nota M.I.U.R. compiutamente definita in quanto si dice chiaramente che le “classi ad ordinamento IFP avranno una definizione qualitativa dell’organico docente e tecnico… la cui modalità di assegnazione è definita a livello territoriale in accordo tra R.L. e U.S.R. sulla base di una tabella di corrispondenza tra gli ambiti formativi e le classi di abilitazione…”

Ci pare di intendere, contrariamente a quanto fino ad ora è stato dichiarato in varie occasioni pubbliche, che la cosiddetta “quota parte” non sia aggiuntiva alla quota organico complessiva ma anzi che alla stessa debba essere tolta e “destinata”.
Ad oggi non conosciamo ne tabelle di corrispondenza e ne criteri nonostante questa sia materia di contrattazione regionale integrativa e che tali operazioni possono andare ad influire sulla mobilità docente corrente.

Contrattazione Integrativa regionale;

Sempre nell’intesa del 16 Marzo ’09 si dice che sono materie di contrattazione territoriale integrativa materie quali:
• Criteri, modalità, verifica delle attività formative per il personale docente, amministrativo, tecnico e ausiliario;
• Criteri di utilizzazione del personale;
• Criteri di premialità in rapporto ai risultati conseguiti;
• Criteri di allocazione e utilizzo di risorse attribuite alle scuole collocate in aree a rischio educativo, con forte processo migratorio e per la dispersione scolastica, per le funzioni strumentali e per gli incarichi aggiuntivi al personale ATA.

Oggi, e sempre con la stessa nota, il M.I.U.R. chiarisce termini e ambiti della contrattazione. Dichiara che… “la contrattazione integrativa deve avvenire senza maggiori oneri a carico dello Stato e nel rispetto delle norme contrattuali previste dal Contratto Collettivo Nazionale riferito al personale della scuola… e agli ambiti della contrattazione decentrata…”.

Così come è stata definita è, infatti, una contrattazione dove diritti e risorse per il personale interessato tengono banco e dove, altrettanto, occorrerà discutere circa i processi di verifica della qualità del prodotto finale.

La FLC CGIL Lombardia che da tempo ha espresso tutta la sua contrarietà verso sistemi di formazione di segno federalista e chiesto che il tema abbia a risolversi con un confronto in sede di Conferenza delle Regioni, pur mantenendo ferme tali condizioni chiede che s’istituiscano in fretta i tavoli di confronto tra OO. SS. Confederali e di Categoria, U.S.R. e R.L. .
Ve ne è assoluta urgenza perché di mezzo ci sono i diritti delle famiglie e degli utenti, quelli dei lavoratori e dirigenti della scuola, nonché la qualità del sistema scolastico pubblico.

Dal federalismo fiscale al federalismo scolastico

 

 

Via: www.flcgil.it

 

Dal federalismo fiscale al federalismo scolastico

Nei prossimi mesi il tema sarà al centro di un grande dibattito nel Paese ed quindi indispensabile che ci sia la più ampia conoscenza degli atti e dei documenti approvati.

Con l’approvazione definitiva il 29 aprile 2009, al Senato è terminato l’iter parlamentare della legge delega d’attuazione dell’art. 19 della Costituzione.

A otto anni dalla riforma costituzionale del titolo V il Governo, con questo provvedimento, si appresta a riportare i sistemi di finanziamento e di perequazione degli enti territoriali in linea con i dettami costituzionali.

Una legge delega di 29 articoli quella del “Federalismo fiscale” che definisce una cornice istituzionale e la contestuale apertura di un cantiere legislativo che durerà almeno sette anni e che dovrebbe chiudersi nel 2016.

Un articolato che definisce principi e criteri direttivi del futuro federale del nostro paese definendo:

Le funzioni fondamentali di Regioni, Province, Comuni e Città Metropolitane
Le Risorse per finanziare le funzioni fondamentali e le spese essenziali
L’intervento della perequazione statale
In questo nuovo scenario e in un contesto politico e sociale contrassegnato dalla politica governativa di tagli delle prestazioni statali, soprattutto sul sistema di istruzione pubblica, abbiamo seguito l’accelerazione del dibattito su quello che viene definito comunemente il “federalismo scolastico”.


L’iter istituzionale della discussione si è aperto il 14 dicembre 2006 con l’approvazione, da parte della Conferenza delle Regioni e della Province autonome, del Master Plan per realizzare compiutamente il Titolo V della Costituzione nel settore dell’istruzione.
Con l’insediamento del tavolo tecnico politico sull’istruzione, avvenuto il 26 luglio 2007 presso la Conferenza Unificata, è iniziato un lavoro che doveva definire standard qualitativi e quantitativi uniformi su tutto il territorio nazionale, l’ autonomia scolastica e il ruolo centrale delle Regioni.
Il confronto tecnico sull’attuazione del titolo V e sulla ricognizione delle competenze degli enti istituzionali coinvolti nel processo attuativo è iniziato il 14 novembre 2007 presso il Ministero della Pubblica istruzione.

In questi ultimi mesi sono comparse anche sulla stampa specializzata diversi testi di accordo elaborati al tavolo tecnico (bozza di accordo) e si è riacceso il dibattito tra le forze politiche e sindacali.

È facilmente prevedibile che nei prossimi mesi il federalismo scolastico sarà al centro di un grande dibattito nel Paese ed quindi indispensabile che ci sia la più ampia conoscenza degli atti e dei documenti approvati.

Contiamo di mettere a disposizione dei lettori del nostro sito anche le relazioni e i documenti delle varie attività che già sono programmate sui temi del federalismo anche per preparare adeguatamente l’iniziativa sul “federalismo scolastico” che abbiamo, insieme con la confederazione, programmato per l’inizio del prossimo anno scolastico.