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Giustizia per i docenti precari storici al Tribunale di Salerno

Pubblichiamo un comunicato pervenuto dai docenti precari di Salerno.

L’AVV.Angelo Maurilio Tuozzo ci comunica che un altro docente precario( C.M. )della provincia di Salerno è stato immesso in ruolo in virtù di un provvedimento del Giudice del Lavoro del Tribunale di Salerno.
Il contratto a Tempo Indeterminato è stato ottenuto dall’avv. Tuozzo grazie all’inserimento a pettine in graduatoria(l’inserimento in coda in tre province del 2009 è stato considerato Incostituzionale)

Tale contratto, già firmato dal docente C.M., è retrodato all’1/9/2009,con un migliore trattamento economico.

Una bella notizia per i tantissimi docenti precari storici di Salerno e d’Italia!
23 Aprile 2013

Docenti precari di Salerno

Concorsi e docenti precari di III fascia d’Istituto

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CONCORSI: per Adida anche i docenti di III fascia d’Istituto hanno diritto ad accedervi

Premessa: In passato si chiamavano con nomi pittoreschi quali “Aserejé”, “Waka Waka”, “Chiuaua” e anche se a lungo andare potevano risultare fastidiosi, in fondo portavano allegria e spensieratezza.. Come tutti gli anni anche l’estate del 2012 avrà i suoi tormentoni, ma in questo caso è necessario constatare che non solo nomi come “TFA” e “concorsi a cattedre” non hanno nulla di folcloristico e vivace, ma che di certo il solo nominarli porterà nei cuori di ogni precario della scuola un irrefrenabile senso d’angoscia e di ansia.
Eh si, perché oltre a dover superare un triplo test per accedere a percorsi universitari a pagamento e con obbligo di frequenza al fine di acquisire un titolo, l’abilitazione, che a parere di Adida tale personale già possiede, a gettare questo personale nello sconforto più assoluto non mancava altro che la pubblicazione da parte del MIUR di una serie di annunci mediante i quali comunicava di voler procedere all’allestimento di nuovi concorsi a cattedra per il reclutamento del personale scolastico, escludendo per altro dalla partecipazione agli stessi i docenti precari di III fascia che per anni, con il loro instancabile e insostituibile lavoro, avevano garantito la continuità di molte scuole.

Ma è davvero legittima l’esclusione dei docenti precari di III fascia dai concorsi a cattedra che il MIUR vorrebbe allestire, e soprattutto è legittimo richiedere a personale con anni di servizio di sottoporsi a questa ulteriore procedura con il rischio di vedersi scavalcati da personale più giovane e con meno esperienza? A parere di Adida no, e scopo di questo testo è quello di dare una risposta completa ed esauriente alla seguenti domande.

E’ LEGITTIMA L’ESCLUSIONE DEI DOCENTI PRECARI DI III FASCIA DAI CONCORSI A CATTEDRA? Al fine di fare definitiva chiarezza sull’argomento è necessario citare alcuni dei punti salienti delle seguenti fonti normative:
a. Scuola Secondaria: Decreto Interministeriale n. 460 del 24 novembre 1998:

ART. 2 Possono partecipare ai concorsi a cattedre […] coloro che alla data dell’entrata in vigore del presente decreto siano già in possesso di un titolo di laurea, ovvero di un titolo di diploma conseguito presso le Accademie di belle arti e gli Istituti superiori per le industrie artistiche, i Conservatori e gli Istituti musicali pareggiati, gli ISEF, che alla data stessa consentano l’ammissione al concorso. Possono altresì partecipare ai concorsi […] coloro che conseguano la laurea entro gli anni accademici 2001-2002, 2002-2003 e 2003-2004 se si tratta di corso di studi di durata rispettivamente quadriennale, quinquennale ed esaennale e coloro che conseguano i diplomi indicati nel comma 1 entro l’anno in cui si conclude il periodo prescritto dal relativo piano di studi a decorrere dall’anno accademico 1998-1999.

b. Scuola dell’Infanzia e Primaria: Decreto del Presidente della Repubblica 23 luglio 1998, n. 323 Art. 15 co. 7: 7.:

I titoli conseguiti nell’esame di Stato a conclusione dei corsi di studio dell’istituto magistrale iniziati entro l’anno scolastico 1997/98 conservano in via permanente l’attuale valore legale e abilitante all’insegnamento nella scuola elementare. Essi consentono di partecipare ai concorsi per titoli ed esami a posti di insegnante nella scuola materna e nella scuola elementare.

Risulta evidente che a fronte di quanto documentato la vigente normativa garantisce l’accesso ai pubblici concorsi a cattedra se non proprio alla totalità dei docenti precari di III fascia d’Istituto, se non altro ad una larghissima fetta di loro. Oltre a ciò è però ulteriormente necessario precisare che ad avviso di Adida l’esclusione di una parte dei precari di III fascia da tale opportuna risulta non solo inopportuna ma soprattutto illegittima. Per comprendere questo concetto è anzitutto necessario considerare che la ratio che portò all’approvazione del DI 460/1998 si basava su una visione ed organizzazione del sistema scolastico completamente differente da quella attuale. All’epoca le SSIS e i Corsi di Scienze della Formazione Primaria erano in fase di avvio e la normativa prevedeva inoltre che l’accesso ai Ruoli e alle corrispondenti Graduatorie Ad Esaurimento avvenisse ESCLUSIVAMENTE mediante concorsi a cattedra che dovevano essere banditi con cadenza triennale. Così come per i TFA, la definizione dei posti annualmente banditi per l’accesso ai percorsi formativi previsti dalla L. 341/1990 (SSIS/SFP) doveva essere gestita mediante una programmazione rigida e attenta dei posti annualmente disponibili e delle necessità del sistema scolastico.

Stiamo parlando quindi di intenti che se mantenuti avrebbero portato ad un sistema perfettamente equilibrato che in breve tempo avrebbe condotto “all’estinzione dei precari di III fascia” e alla creazione di un sistema in cui si premiavano il merito e le capacità individuali tutelando al contempo la continuità didattica e la sicurezza sociale dei lavoratori della scuola[1]. Essendo inoltre necessario garantire i diritti acquisiti di chi già insegnava o aveva titolo ad insegnare e di chi aveva intrapreso e/o stava per intraprendere un percorso universitario che avrebbe portato all’acquisizione di una qualifica che la legge definiva valida e idonea all’insegnamento[2], giustamente il legislatore volle mantenere tale diritto acquisito, che probabilmente sarebbe stato invece negato ai soggetti che si fossero iscritti all’università successivamente al 1999, i quali, non solo non avrebbero dovuto poter beneficiare della possibilità di inserirsi nella III fascia delle Graduatorie di Circolo e d’Istituto, ma nemmeno avrebbero potuto partecipare ai concorsi a cattedre triennali con la sola laurea diploma. Qualora essi avessero desiderato intraprendere la carriera di insegnate avrebbero invece dovuto iscriversi dopo la laurea[3] ai corsi biennali di Specializzazione all’Insegnamento previsti dalla L. 341/1990 e infine superare una selezione concorsuale.

Va però evidenziato che nei fatti nessuno degli intenti prefissati dal legislatore di allora venne mai mantenuto! Come tutti sanno l’ultimo concorso a cattedre venne bandito nel lontanissimo 1999, la programmazione dei posti per l’accesso alle SSIS avvenne in modo del tutto scriteriato, mentre appena un paio di anni più tardi, si concedeva l’accesso alle Graduatorie Permanenti ad Esaurimento ai soli Sissini (un paio di anni più tardi saranno i laureati in Scienze della Formazione Primaria a beneficiarne), escludendone i precari di III fascia che sotto un profilo giuridico avrebbero dovuto esserne equiparati.

Ciò ha portato nel corso degli anni ad un aggravamento del problema III fascia a cui il legislatore ha dovuto porre un temporaneo rimedio nel 2005, mediante l’emanazione della L. 143/2004 e dei relativi decreti attuativi, con cui si è concesso l’accesso a “percorsi riservati volti all’acquisizione dell’abilitazione/idoneità” destinati al personale docente che aveva maturato entro la data di emanazione del decreto almeno 360gg. di servizio. Tale rimedio tuttavia non risolvendo il problema alla radice e limitandosi a tamponare alla bene e meglio il problema nell’immediato non ne ha impedito il riformarsi ed il ripresentarsi in forma ancora più grave e seria del passato.

In sostanza ciò che si vorrebbe dire è che le “disparità” operate dal DI 460/1998 in materia di accesso ai concorsi a cattedre sarebbero state fondate se il legislatore avesse dato piena attuazione ai propri propositi e alla normativa vigente all’epoca. Se così infatti fosse stato, i precari di III fascia laureati dopo il 2003 probabilmente non avrebbero avuto titolo all’accesso alla III fascia d’Istituto, non sarebbero stati definiti possessori di titoli validi all’insegnamento e in ogni caso non avrebbero probabilmente avuto l’opportunità di esercitare la professione di insegnante. La situazione attuale vuole però che non vi sia alcuna differenza giuridica e sostanziale fra i precari di III fascia laureati precedentemente al 2003 e/o diplomati entro il 1998 e i colleghi che hanno acquisito successivamente la qualifica. Entrambi esercitano le stesse identiche mansioni e hanno titoli con valenza identica. Qualsiasi discriminazione nell’accesso ai concorsi per esami e titoli risulta pertanto infondata, irrazionale ed illegittima.

Francesca Bertolini (Coord. Nazionale Adida)

Propongo una riflessione e alcune domande al Ministro Gelmini

Riceviamo e pubblichiamo questo intervento dalla Dottoressa Luisa Tucciarelli, ex insegnante, precaria, terza fascia.Laureata in Lingue ed attualmente iscritta al secondo anno della facoltà di Scienze della Formazione Primaria.
Mi verrebbe da chiedere alla Signora Gelmini: secondo Lei, come mai,
essendo in possesso già di una laurea e lavorando in altri settori, la
sottoscritta sta tentando di entrare nella scuola. probabilmente sono
attratta dal trattamento economico… Suppongo questa sia la risposta
sbagliata. ma al di là delle vicissitudini personali, avrei un paio di
brevi considerazioni…
Credo che le manifestazioni le proteste servono, ma servono a poco.
Vedo scuole chiuse, non penso sia un buon esempio ed un buon metodo per
far capire a tutti chi sono gli insegnanti. Le questioni di categoria
non devono andare a discapito delle ore di lezione. Indubbiamente ci
sono alcuni punti che devono essere chiariti, mi piacerebbe chiedere
alla Signora Gelmini di fornire pubblicamente i dati di tutti i posti
vacanti. Si, avete capito bene, in Italia, nell’Italia della grande
crisi, ci sono centinaia di posti vacanti. Nell’Italia della crisi, in
cui tutti devono fare sacrifici, i sacrifici li fanno solo gli
insegnanti della scuola pubblica. Sfido a trovare un altra categoria
che è tartassata ogni anno da tagli. Ma torniamo all’argomento
principale: mi piacerebbe sapere dalla Signora Gelmini come mai non
vengono assunti docenti nei posti vacanti. Ci sono molte sedi, sia al
nord che al sud in cui non c’è il titolare di cattedra e si preferisce
impiegare docenti precari piuttosto che assegnare i posti vuoti; perchè
assumere costa troppo e perchè in quei posti vacanti, sedi a volte
disagiate, nessuno vuole andarci. Non vi sembra assurdo? Posso farvi
alcuni esempi di sedi che non hanno insegnanti, i dati risalgono allo
scorso anno scolastico: sede di Acri (Provincia di CS) posto vacante
nelle scuola primarie primo grado, sede di Orsomarso (provincia di cs)
posto vacante scuole primarie di secondo grado; sede di Santa Maria del
Cedro (posto vacante scuole primarie di secondo grado). Si tratta di
sedi al sud, vi sembrerà incredibile, invece è vero… Facciamo qualche
esempio al nord: sede di Selvino (provincia di BG) vi sfido a
controllare quanti posti vacanti ci sono attualmente, fino a due anni
fa c’erano 4 posti vacanti, due nelle primarie e due nelle primarie di
secondo grado.
Credo che innanzitutto lo Stato dovrebbe assumere gli insegnanti per
ricoprire tutte le sedi vacanti e poi davvero fare un operazione
rivoluzionaria: VALUTARE LA PREPARAZIONE DEGLI INSEGNANTI NON PRECARI
Perchè nelle scuole c’è anche tanta gente che non ha proprio voglia di
insegnare, che va a scuola per lo stipendio. Siamo onesti, ne
conosciamo tanti… Questa gente sarebbe da buttare fuori. Ma lo Stato
non ha il coraggio di mettersi a fare delle operazioni del genere,
costa troppo, troppe energie, troppo tempo per pensare ad una vera
riforma ed allora si sceglie la strada più semplice: TAGLI DELLE SEDI,
ACCORPAMENTI DI SEDI, RIDUZIONI DEGLI ORARI ecc ecc Attenzione a dove
vanno a finire questi fondi… Non vi sembra strano che sono aumentati
i fondi per le scuole private e diminuiti i fondi per le scuole
pubbliche? Che strana coincidenza. Davvero strana… Mi piacerebbe
chiedere al “Ministro” il perchè di tale inspiegabile coincidenza.
Se la Signora Gelmini, non ha le capacità per fare il suo lavoro,
chieda aiuto a chi è competente a chi di scuola ne capisce più di
lei.
La Scuola non è un pozzo dal quale prendere soldi, la scuola è la
magnificaa fabbrica che aiuta le menti a sviluppare il loro potenziale.
Ma i Governi si arrogano il diritto di cancellare il futuro dei
giovani. Peccato, eravamo un grande popolo… In questo modo non lo
saremo più.

Luisa Tucciarelli

Scuola, Costituzione e libertà

Scuola e lavoro sono i bersagli dell’attacco senza precedenti al dettato costituzionale.

I docenti precari della scuola incontrano i genitori per discutere insieme le nuove forme di mobilitazione.

Vogliamo, come diceva Gramsci, “essere partigiani” per la difesa della libertà, per il diritto allo studio e contro tutte le nuove forme di fascismo.

Venerdì 1ottobre ore 17

presso la sede ANPI Napoli, sita in Porticato Galleria Principe di Napoli, num. 9,

(di fronte al Museo nazionale – adiacenze piazza Cavour), tel.081/5640740

Collegamenti: Metro Linea 1, fermata Museo; bus ANM: 201, M4N, M5;

Programma interventi:

Arianna Ussi – CPS;

Geppino Aragno – ricercatore storico Università Federico II;

Bianca Braccitorsi – partigiana, Consiglio nazionale ANPI;

Introduce e modera: Daniele Maffione – Segretario regionale ANPI;

aderiscono: LINK, COLLETTIVI STUDENTESCHI F.U.C.K.

I precari della scuoladi Salerno incontrano il Pres. G.Napolitano

In occasione dell’inaugurazione di un asilo nido a Salerno, il Capo dello Stato Giorgio Napolitano si è fermato a parlare si ferma a parlare con dei docenti precari della scuola pubblica. Il Presidente della Repubblica ha ascoltato con attenzione i manifestanti che chiedevano attenzione alle loro problematiche (molti di loro rimarranno senza lavoro a seguito dei tagli della riforma) e ha promesso che sensibilizzerà le istituzioni.

Risposta alle dichiarazioni del Ministro Gelmini su settimanale “Chi”

L’ Unione degli Studenti ha diramato questo comunicato stampa come risposta alle dichiarazioni che il Ministro Gelmini ha rilasciato al settimanale “Chi”.

All’inizio dell’anno scolastico con i docenti precari che si stanno mobilitando contro il più grande licenziamento di massa della storia della repubblica italiana, il Ministro Gelmini sulle pagine patinate di “Chi” descrive il possibile primo giorno di scuola della piccola figlia Emma e lo fa prefigurando quello che potrebbe essere la scuola del futuro, la scuola targata Gelmini: “Immagino che avrà una lavagna interrattiva multimediale, il grembiule, l’e-book, un maestro unico preparatissimo. Una scuola meritocratica, con grande attenzione per l’inglese e la musica”.

Alla lettura dell’articolo su “Chi” l’Unione degli Studenti rivolge due semplici domande al Ministro:

– “Signor Ministro, in questo momento il sistema scolastico si ritrova ad affrontare il più grande licenziamento di massa del corpo docente della storia della repubblica italiana, i dirigenti scolastici non conoscono ancora le modalità con cui formare le classi e organizzare il bilancio e l’offerta formativa, con quali strumenti didattici possibile “maestro unico preparatissimo”? darà lezioni a sua figlia questo possibile “maestro unico preparatissimo”?

– “Signor Ministro, ritiene che Emma possa un giorno avere una scuola in grado di costruirle un futuro non precario?”

A quest’ultima domanda la risposta non può che essere affermativa da parte del Ministro, poichè Emma sicuramente godrà della “borsetta di mammà”, una borsetta pesante di benefit, pensioni d’oro e mobilità agevolata. Tutto il contrario di chi vive la scuola e si ritrova oggi senza un posto di lavoro pur avendo studiato tutta la vita facendo sacrifici, senza la possibilità di potersi permettere di mandare il proprio figlio a scuola. Tutto il contrario di chi a 15 anni si ritroverà ad assolvere l’obbligo scolastico all’interno di un capannone montando bulloni per un carrozziere, sentendosi chiamare “studente apprendista”

Questa è la meritocrazia di cui la destra si vanta tanto di esserne fautrice: da una parte la casta che si può anche permettere il vezzo di cianciare di uguaglianza come Brunetta, Marcegaglia, Marchionne e company, dall’altra genitori, studenti, insegnanti, lavoratori del mondo artistico-musicale, operai, precari che solo con le lotte possono esprimere la volontà reale e concreta di cambiamento della scuola e della società.

Per questo ci mobiliteremo tutte e tutti anche quest’anno con azioni in ogni città assieme ai coordinamenti dei docenti precari bloccando se è necessario le scuole sin dai primi giorni di scuola a settembre e ottobre.

Come il ministro Gelmini sa bene la piccola Emma avrà sicuramente una lavagna multimediale e un maestro unico preparatissimo ma non in una scuola moderna e pubblica, bensì in uno dei migliori “diplomifici” del Paese, pagando profumatamente. E avrà anche probabilmente un grembiule. Rigorosamente firmato Gucci.

Ma ci dispiace per la Gelmini, noi faremo di tutto per rovesciare questa piramide di privilegi che è stata edificata passo passo in questi anni.

Unione degli Studenti