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Decreto sviluppo: così il governo lascia a casa 20.000 insegnanti

Segnaliamo un articolo su Repubblica sul Decreto Sviluppo e sulle sue conseguenze nella scuola pubblica.

Due giorni fa il ministro Gelmini ha stralciato dalla legge la regolarizzazione di una enormità di docenti già abilitati e “dimenticati” dal 2008. Altrettanti sono rimasti a metà strada e occorreranno nuove regole

Ecco il link all’articolo.

Scuola: il nuovo commercio delle indulgenze

Ovvero come far pagare l’illusione di diventare docenti abilitati all’insegnamento nella scuola pubblica italiana (ai circa 43.000 precari non abilitati crocefissi al palo dell’emarginazione e sepolti dall’oblio, e ai nuovi laureati aspiranti docenti).
Per espiare gli innumerevoli peccati commessi in questa vita terrena, quelli che un tempo erano i precari non abilitati iscritti nella III fascia delle graduatorie d’Istituto (forse meglio identificabili come III girone dell’inferno dantesco) debbono perseguire l’obbligo di abilitarsi quanto prima – pena la morte lavorativa – coltivando la speranza di superare quella che si prospetta come una vera e propria gara ad ostacoli. Secondo quello che detta il nuovo regolamento per la formazione iniziale dei docenti, gli aspiranti dovranno non solo oltrepassare il triplice test di sbarramento previsto per l’accesso ai TFA, ma sperare di essere fra coloro che saliranno sul Podio, guadagnandosi cioè il diritto a frequentare il Tirocinio sopraccitato
Il summenzionato Regolamento infatti disciplina i requisiti e le modalità della formazione iniziale degli insegnanti della scuola italiana, in coerenza con le presunte previsioni – cosi recita il testo – di cui al piano programmatico adottato dal Ministro dell’Istruzione. Nella fattispecie, si tratta di corsi abilitanti della durata di un anno che, permetteranno ai “fortunatissimi” vincitori della selezione di potersi abilitare all’insegnamento attraverso la frequenza di un corso il cui allestimento sarà completamente a carico dello studente, e che prevede obblighi di frequenza inderogabili ed un esame finale… Detto in altre parole, tenuto conto degli innumerevoli tagli messi in atto dal Ministro della Pubblica Istruzione e del gigantesco numero di precari abilitati (attualmente doppio rispetto alle cattedre annualmente disponibili) è logico supporre che se il numero degli ammessi a questi corsi dovrà necessariamente dipendere dalle esigenze di abilitare nuovo personale da utilizzare nelle scuole, almeno in questi primi anni esso sarà inevitabilmente ridottissimo se non praticamente pari a zero! Ancor più grave è che il regolamento in questione avrà una considerazione solo minima, per non dire irrilevante dell’esperienza -in alcuni casi anche pluridecennale- maturata dai precari non abilitati, mettendoli di fatto sullo stesso piano dei neolaureati. Ciò su cui si vorrebbe porre l’accento è che tutto ciò non solo si tradurrà in una violazione sistematica dei diritti di questi lavoratori, ma in un vero e proprio paradosso, se si considera che lo Slogan con cui il regolamento è stato presentato al grande pubblico recitava per l’appunto che “con i TFA si sarebbe passati dal semplice sapere al saper fare”, e che non si capisce pertanto come mai coloro che dopo anni di insegnamento nelle scuole, e quindi dopo aver acquisito il saper fare, siano stati messi sullo stesso piano di chi non ha esperienza alcuna. Ancora più assurdo appare sotto questo profilo la decisione di selezionare il personale che avrebbe poi avuto accesso ai TFA secondo una modalità che avrebbe prediletto il solo sapere nozionistico a discapito del saper fare!
Il famigerato regolamento sui TFA fa dunque per lo meno discutere, ma è anzitutto necessario precisare che in ogni caso esso non è ancora diventato legge dello Stato. Pur avendo già ottenuto l’approvazione e (pare) la firma del Ministro, esso risulta attualmente in fase di registrazione/stallo alla Corte dei Conti già da alcuni mesi, il che fa ragionevolmente presupporre che la stessa abbia rilevato censure e contraddizioni all’interno del decreto in questione, come d’altronde già era accaduto con il Consiglio di Stato ed il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione. Ma anche dopo l’approvazione del testo in questione, e l’eventuale conversione in legge (solo allora sarebbe norma dello stato), per poter essere concretizzato, deve poter contare su una serie di decreti attuativi che tuttora mancano.
Si può quindi ragionevolmente concludere che l’iter di approvazione e attuazione risulta ancora navigare in alto mare, in mezzo a una gran burrasca e lontano da un possibile porto sicuro. La possibilità che, qualcosa vada storto e che i TFA non vedano mai la luce si fa sempre più verosimile. Nonostante tutto ciò che vogliamo evidenziare, con insistenza dal Ministero trapela la voce indiscreta e insistente che i TFA saranno attivi e partiranno già dal prossimo febbraio 2011, ipotesi che, per quanto non completamente eliminabile, risulta quantomeno azzardata (se non tecnicamente impossibile).
Ritorniamo dunque per un attimo sui presunti TFA e cerchiamo di capire gli intenti palesi e quelli celati del Ministero.
Come accadde in passato per le SISS (unica via percorribile per ottenere l’abilitazione) antidemocratiche e classiste, defunte nel 2007, ai fini della preparazione dei test di ammissione ai tfa, alcune case editrici, con una lungimiranza commerciale da far rabbrividire sia i poveri precari che chi si è appena laureato e intende imboccare l’ardua via dell’insegnamento, hanno offerto collane di testi. La cosa strana, o se vogliamo amena, è che non solo non è stato pubblicato il testo definitivo del regolamento, ma non esistono nemmeno programmi ufficiali per le singole classi di concorso. Che vi sia un legame fra questa operazione e le reiterate insistenze del Ministero di far partire i TFA entro Febbraio non è certo, anche se è ovvio che l’ipotesi sostenuta a gran voce dal Ministero sta di certo facendo impennare le vendite dei testi in questione, facendo la felicità dell’editore che ne ha curato la pubblicazione e messa in vendita. Giocoforza, è necessario sottolineare ed evidenziare che la questione legata ai libri da acquistare per prepararsi ad una pre-selezione prevista da un decreto che non esiste, è il male minore. La mancanza da oramai molti anni di percorsi abilitanti ordinari (in alcuni casi addirittura da oltre quindici anni!), la disperazione dei non abilitati che dopo le innumerevoli discriminazioni, (ultima delle quali è stata la loro esclusione dai benefici previsti dal decreto Salvaprecari) si sono visti letteralmente gettati per strada per via della mancanza del titolo abilitante, e le aspettative dei molti aspiranti docenti, risultano essere fertile terreno di speculazioni commerciali di ogni sorta. E così non stupisce, ma indigna comunque, il fatto che molte università, con lungimirante preveggenza, si stiano attivando, ad esempio, per l’avvio di corsi finalizzati al conseguimento del livello B2 di inglese e per l’acquisizione della patente europea del computer. Si tratta di un’altra chicca del Ministero, il quale prima vanta di voler formare i nuovi docenti sulle nuove tecnologie, sulla conoscenza linguistica e sulla formazione per facilitare l’inserimento e integrazione degli alunni con Handicap, ma poi dice che questo è a carico degli studenti e non del corso che vorrebbe organizzare! Che dietro alla facciata di un muro intonacato alla bene meglio, vi siano rovine, macerie e secondi fini celati, non pare un’ipotesi remota, e qui nel pianeta del vissuto, lontano dalle astuzie di palazzo, si fa sempre più difficile la lotta per l’esistenza che disperatamente combatte contro il tenore di vita che è sempre più alto. Sarebbe imbarazzante, e incredibile l’ipotesi, per quei tanti precari, di dover chiedere un mutuo per potersi permettere il lusso di avere tutti i requisiti imposti dal presunto “decreto fantasma”. Ma le strane coincidenze che avvalorano l’ipotesi secondo cui il Ministero avrebbe organizzato i TFA anche con l’intento di dissanguare le tasche degli aspiranti abilitati, utilizzando la scusa del merito come uno specchietto per le allodole, non si fermano qui. La questione più annosa riguarda infatti i numeri dei precari non abilitati con esperienza pluriennale ritenuti inesatti che il Ministero avrebbe fornito alle commissioni parlamentari in sede di discussione del decreto in questione. Riassumendo, al massimo si potrebbe dire che non solo alcune statistiche a campione avrebbero rilevato che tali cifre sarebbero state gonfiate addirittura del cinquecento per cento, ma che tale numero è semplicemente, da un punto di vista matematico, impossibile! Eppure è sulla base di tale cifra che le commissioni Parlamentari, spaventate dalla eccessiva consistenza di questi docenti testimoniata da tali dati, hanno stabilito di lasciare del tutto inascoltate le richieste avanzate dalle principali associazioni di categoria, (richiesta in armonia con i principi del nostro ordinamento giuridico) e addirittura dal consiglio di Stato!
A fronte di ciò che è stato detto, Adida (Associazione Docenti Invisibili da Abilitare) che da sempre si occupa della difesa dei diritti dei precari di Terza fascia scordati dal mondo, consiglia vivamente a tutti i precari non abilitati e aspiranti docenti di evitare qualsiasi spesa in termini di tempo e denaro. Sia ben chiaro, stiamo parlando di un decreto che forse non verrà mai approvato e che anche qualora lo fosse avrà tempi di applicazione che non saranno quasi certamente immediati, ci sono voluti a titolo di esempio 10 anni dall’approvazione delle SISS alla loro attuazione. Anche qualora il decreto fosse approvato si consiglia la massima prudenza ai precari nello spendere il proprio denaro. Adida vuole evitare che la disperazione di questi docenti, possa essere vilmente strumentalizzata per secondi fini.

ADIDA (Associazione Docenti Invisibili da Abilitare)
Sito web: www.associazioneadida.it

Docenti non abilitati: basta con le discriminazioni!

Un urlo di disperazione si ode da centinaia di lavoratori italiani che si vogliono discriminare e ignorare.

Sono lavoratori al pari di altri, le cui tasse sono state sottratte dal sistema al pari di tutti; eppure si vuole ignorarli, cancellarli, dopo averli sfruttati a proprio comodo.

Docenti a tutti gli effetti, sebbene privi di abilitazione, assunti su cattedra, anche annuale, con i medesimi incarichi e mansioni dei loro colleghi abilitati e di ruolo, con identici obblighi, responsabilità e oneri: hanno avuto titolo per “insegnare”,‘bocciare’, ‘promuovere’, firmare documenti, coprire la funzione di commissario agli esami di stato et similia. Docenti, non assunti a discrezione dei Dirigenti scolastici, ma nominati da una graduatoria di merito (quella di III fascia) redatta in conformità ai criteri stabiliti dal Ministero dell’Istruzione. Tale precariato è frutto di una necessità reale di moltissime scuole che, senza i precari di III fascia, non avrebbero potuto garantire il regolare servizio.

Docenti discriminati, esclusi dal decreto n. 134/09, conosciuto come “salva precari”; penalizzati dal DM 42/09 che ha introdotto, le graduatorie di coda, le quali hanno dato la possibilità, ai soli docenti abilitati, di presentare domanda di inserimento nelle graduatorie di quattro province, lasciando, invece, ai precari non abilitati la possibilità di far domanda in una sola provincia e in solo 20 scuole. Discriminati anche in caso di malattia, poiché qualora il supplente dovesse assentarsi in caso di ricovero ospedaliero, sarebbe retribuito al 50% ! pur pagando i contributi all’INPS, al 100%!

Non hanno scavalcato nessuno, né avuto privilegi; ciò che i docenti interessati, chiedono, è il riconoscimento del servizio che per anni è stato prestato nella scuola italiana. Si ricorda che non sono stati istituiti, corsi o tirocini abilitanti, da tre anni ad oggi, e che le richieste avanzate dai docenti precari con servizio, ma privi di abilitazione, sono legittime, così come lo sono state per chi in passato, trovandosi nella stessa condizione, ha usufruito dei corsi speciali abilitanti senza alcun tipo di sbarramento; rispetto a chi si è abilitato con concorso, perché il numero chiuso riguardava l’immissione in ruolo e non l’abilitazione; rispetto a chi si è abilitato con la SISS, potendo la stessa essere ripetuta negli anni successivi.

Il Ministero dell’Istruzione chiede la qualità dell’insegnamento, ma è bene far notare che la qualità si ottiene non con una selezione preventiva di risorse umane dotate, già, di professionalità, ma con una seria formazione che può avvenire anche senza prove d’ingresso selettive, perché le famigerate competenze disciplinari, non solo sono state, già, certificate dalle nostre, illustri Università, ma anche consolidate e potenziate in anni di esperienza diretta sul campo. Inoltre, riguardo alla sussistenza delle necessarie conoscenze disciplinari in capo ai futuri docenti abilitati, non sembra che l’acquisizione di una solida base, del tipo di quella configurata dal Ministero, possa o debba, esclusivamente, essere dimostrata dalla prova di accesso al tirocinio abilitante, potendo tale bagaglio di conoscenza essere ugualmente verificato anche in sede di valutazione finale del tirocinio svolto. I docenti in questione, non vogliono sottrarsi alla formazione, bensì all’eliminazione discriminatoria che avverrebbe con i test preselettivi!

È stato detto che dietro questa scelta, vi è l’intento di eliminare le sacche del precariato, ma cari signori questa è pura demagogia! Ciò non riguarda i docenti interessati, giacché la formazione del precariato è derivata dall’utilizzazione degli abilitati in posti d’insegnamento non di ruolo. Ora, poiché, ormai, l’assunzione può avvenire solo attraverso le graduatorie a esaurimento, ad oggi, definitivamente chiuse, e quindi non suscettibili di ulteriori immissioni, il conseguimento dell’abilitazione da parte di soggetti non inclusi in predette graduatorie, consentirebbe solo la partecipazione ai concorsi ordinari, non mutando, per il resto, la posizione giuridica (aspettativa di fatto) attualmente rivestita dal personale interessato.

È stato dichiarato apertamente che si vogliono operare dei tagli, come ha stabilito la finanziaria; ma come mai si è deciso di “tagliare” il personale docente, il cui stipendio percepito è di circa 1.260,00 euro al mese, e non le lavagne interattive multimediali, il cui costo è il doppio dello stipendio percepito da un supplente? Non sarebbe più opinabile tagliare dalla spesa pubblica, questo tipo di lavagne, anziché preziose risorse umane? Qui non si vuole entrare in merito alla questione dei tagli, bensì, solo, cercare di capirne la logica, atteso che ci sia!

I docenti interessati chiedono semplicemente di completare il proprio percorso, attraverso l’acquisizione del titolo abilitante, il cui costo avrebbe un peso solo nelle tasche dei corsisti e non in quelle del governo. Non si possono buttare per strada centinaia di lavoratori che fino ad oggi hanno contribuito a nutrire l’economia del Paese e che di certo, contribuiranno ad arrestarla qualora i sindacati, il governo e tutte le istituzioni italiane, continuino a volerli ignorare, a privare del minimo salariale che costoro fino ad oggi hanno percepito. Si chiede, ai sindacati di dimostrare la loro ragione di esistere, di difendere e tutelare tutte le categorie di lavoratori, dalle ingiustizie e dai soprusi dei diritti del cittadino italiano.

Si chiede alle Istituzioni competenti, di provvedere alle esigenze del personale lavorativo, fino ad oggi utilizzato, e che per scelte non a essi imputabili, finiranno disoccupati, divenendo un peso sociale cui, comunque, provvedere!

A.D.I.D.A. (Associazione Docenti Invisibili Da Abilitare)
Associazione di categoria legalmente riconosciuta
www.associazioneadida.it  – italian.mida@gmail.com