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Cronaca del NO B DAY 2 – di Marcella Raiola

Il Coordinamento Precari Scuola di Napoli al No B. Day 2, voce indignata tra le voci viola di un degrado inusitato…
di Marcella Raiola
Da un po’ di mesi l’Italia onesta ha l’impressione di essere sprofondata in un tetro carcere di sofferenza e di orrore senza fine: io mi sento come una delle donne delle tragedie euripidee, una aichmalotìs, una schiava di guerra in attesa di essere assegnata a uno dei vincitori, una ex principessa ridotta a rifiuto umano che non sa quale colpo parare per primo, che innalza il suo lamento giorno e notte, percuotendosi il petto vuoto di parole e speranze.
Solo poche ore fa tenevo in mano la torcia che idealmente “riaccendeva” la vita di Teresa Buonocore, vittima di una Nemesi privata, di un “occhio-per-occhio” che in questo paese è più forte della Giustizia dello Stato e che si abbatte su chi parla, su chi denuncia, puntuale ed efficiente; ora sono davanti allo specchio, alle 6 del mattino, esausta, depressa, e forzo i miei occhi gonfi a tollerare l’oltraggio delle lentine a contatto.
Si va. Tra mezz’ora si parte per Roma, per partecipare al secondo “NO B. DAY” organizzato dal popolo Viola, da quell’Italia onesta, cioè, che vuole uscire dal carcere tetro annodando gli striscioni, per evadere, per tornare a rivedere il sole. Qualche scetticismo, stavolta, qualche critica: …”Organizzare una manifestazione contro un personaggio è puerile e non risolutivo” … “E’ il berlusconismo il vero cancro e non Berlusconi” …
Noi precari, ormai, non abbiamo più la lucidità per accogliere sfumature; non ci chiediamo più se sia o meno giusto protestare. Non che protestiamo per inerzia o esibizionismo ideologico, beninteso… Al No B. Day aderiamo perché pensiamo che in qualche modo la figura dell’indegno attuale premier compendi nelle sue vergogne tutto quanto il malcostume invalso e sdoganato in questo paese regredito alla caverna, perché pensiamo che le forze mature e consapevoli debbano supportarsi vicendevolmente nelle rispettive iniziative e, infine, perché pensiamo che il marcio cammina sulle gambe di qualcuno, non è un ente metafisico, e che, perciò, bisogna avere il coraggio di additare i responsabili del suo propagarsi e radicarsi. Del resto, non abbiamo iniziato certo noi a “soggetivizzare” la politica e a sostanziarla di attacchi indecenti alle persone non allineate!
… Adoro gli Autogrill. Lo so che dietro c’è Benetton che lucra e specula, che guadagna sulla nostra pelle senza esser vincolato a fare manuntenzione alle autostrade etc. etc., ma li adoro lo stesso. C’è il bagno con l’aria calda che asciuga le mani, i tobleroni e il cioccolato esposto a piramide, le confezioni giganti di smarties (ne compro una) ed è lì che ha luogo la bella gara tra amici, davanti alla cassa, a chi tira fuori per primo il portafogli…
Mi faccio prendere anche un cornetto, stavolta, perché mi sento proprio giù di corda. Il Coordinamento Precari Scuola Napoli, di cui mi pregio essere membro, mi ha insegnato, tra le altre cose, anche una difficilissima pratica: accettare e mostrare di aver bisogno degli altri. A tutti piace essere in posizione di forza, essere il puntello, la sorgente, il baluardo.
Quasi nessuno capisce che, perché tutti possano sentirsi così, c’è bisogno che qualcun altro chieda sostegno, accetti aiuto, si appoggi al baluardo… E’ una cosa difficilissima, anche perché viene confusa con l’umiliazione, con la debolezza, laddove, invece, è un atto di suprema generosità, di supremo rispetto e di supremo altruismo. L’anno scorso, un mio superbo allievo, intelligente ma svogliato, mi disse che non avrebbe mai chiesto aiuto a uno più bravo di lui perché “non aveva bisogno di nessuno”, e io lo redarguii, gli dissi che era un male, che anche gli altri avevano il diritto di sentirsi “forti” e capaci di “dare” come lui credeva e sentiva d’essere, e che l’Umanista vero impara a far sentire gli altri dotati, risolutivi, importanti… A me stessa, però, il precetto, scrupolosamente e diligentemente trasmesso, non l’avevo ancora applicato!
Grazie al CPS ho imparato a non sentirmi “in debito” quando mi offrono un caffé, a procurare e a godermi il piacere che provano gli altri nell’elargire, nell’essere “baluardo”. E’ una bella sensazione. Come la topica “caduta” all’indietro cui ci si abbandoni nella certezza che qualcuno ci afferri e non ci faccia cadere…

Roma di mattina ha un’aria meno autoritaria, meno pomposa. E’ più popolana, più dimessa. Piazza della Repubblica si riempie piano…
C’è più gente, meno gente dell’altra volta; più fantasia, meno fantasia; più associazioni, meno associazioni; contrasti interni, perfetta unità d’intenti… Se ne dicono e se ne sentono. Una bambina, con una corona turrita in testa e un tutù bianco, rosso e verde, l’Italia, coi polsi legati, attraversa la piazza trascinata da un uomo vestito da malandrino, in stile “banda Bassotti”. Il quadretto mi intristisce per la sua veridicità. Incontro colleghi con cui sono in contatto telematico: ci sovrapponiamo, nel parlare; abbiamo tanto sdegno da buttar fuori, tante oscenità da comunicare, da deprecare… Li lascio con la promessa di fare di più, sempre di più, da domani, da oggi, da ora…
Raggiungo i miei. Giuseppe si è fatto truccare da Joker (quello di Batman). Gli altri sono pronti e scherzano, facendosi fotografare in pose ridicole ed esorcizzanti.
La piazza è piena. Ci mettiamo in circolo e iniziamo a scandire i nostri slogan sulla scuola, a cantare le canzoni napoletane “rivisitate” in chiave antigovernativa… La gente impazzisce, letteralmente. Ci chiedono il bis, ci domandano cosa significhi “cummuoglio ‘e copp’ ‘o cesso”. Finalmente riesco a sorridere, a gasarmi. Si parte. Continuiamo a intonare i nostri cori, con gran gusto di tutti; tutti ci vengono dietro e mi rendo conto di quanto la napoletanità sia duttile, di quanto sia liberatoria e liberalizzante.
C’è un tizio molto basso di statura col volto coperto dalla maschera di un Berlusconi che ride in modo irritante e che è completamente nascosto, per il resto, da una tutina rosa di ciniglia, con orecchie pendenti da coniglio. Credo si tratti di un riferimento alla lussuria del personaggio, alla sua volgare leggerezza e alla sciocca favola del “va tutto bene se la vita è rosa-porcello” con cui Berlusconi inganna da anni un popolo rincitrullito e incanaglito.
Molti lo colpiscono in testa o gli dànno simulatamente calci nel sedere; il “capro espiatorio” si presta a tutto questo con gioia, saltellando qua e là. Tutt’a un tratto mi sento terribilmente rammaricata per l’assenza dei miei ex studenti del triennio e, nel contempo, do a me stessa l’ordine perentorio di memorizzare la scena cui sto assistendo, ad uso didattico: LA COMMEDIA GRECA! Il No B. DAY si rivela una naturale, spontanea e completa illustrazione delle fasi e componenti della commedia greca e dei suoi toni aggressivi, politicamente graffianti, “satirici”, insomma. Il prologo si è avuto in piazza; gli slogan iniziali configurano un agone, un battibecco di quelli previsti tra corifeo e attori, mentre il corteo, con il lazzo volgare rivolto al singolo individuo o allo spettatore affacciato alle finestre, è la paràbasi! La maschera del politico da attaccare è equiparabile a quella del guerrafondaio Cleone, che il grande commediografo Aristofane bersagliò e attaccò con tutte le forze, mentre il nostro spezzone di corteo, con la sua licenziosità simpatica e travolgente, è l’esemplificazione ideale della parrhesia, la libertà assoluta di parola senza la quale un popolo non può dirsi né riconoscersi in democrazia.
Giuseppe, a un tratto, stimolato dal successone riscosso dalla sua maschera da Joker, dalle interviste, dal clamore confortante (si smuovesse qualcosa!!) suscitato dal suo travestimento, si rivolge a noi illuminato: “Venitemi appresso!” e intona “Oh… NO B DAY”, sulle note di “OH HAPPY DAY”… Gli facciamo il coro entusiasti. Personalmente l’ho trovata la trovata più geniale di tutta la giornata, tanto più che è stata estemporanea. “Vattenne ‘a casa!” canta Giuseppe, e aggiunge, alla fine del motivo, epiteti reprobativi ed esilaranti come “piezze ‘e mappin” o “piezze ‘e munnezza”, che suscitano risate corpose e qualche domanda ingenua da parte dei non-napoletani (CHE COS’E’ LA “MAPPINA”?).
Tiro fuori gli Smarties; il tubo gigante gira e i confettini colorati scrocchiano. Perdo, senza accorgermene, il palloncino viola scuro che avevo gonfiato e legato al polso con una malsicura molla. Mi volto e vedo che lo ha recuperato una ragazzina, che lo agita, felice di avere un contrassegno, qualcosa di viola da sventolare. Sono contenta. Mi resta e mi basta il cartellone “double face”, riciclato dal 27/02, sulle cui facciate c’è scritto “FACCIAMO UN REPULISTI DI TUTTI I PIDUISTI” e “BASTA GRIDAR: VERGOGNA!: USCIAMO DALLA FOGNA!!”…
Una signora piccina, coi capelli rossi, mi avvicina e mi dice: “C’è bisogno di fare uno slogan per la Bindi… è stata di nuovo offesa”… Mi prendo qualche minuto; poi, mi avvicino ai compagni che reggono lo striscione e scandisco: “NON E’ A DISPOSIZIONE / IL POPOLO ITALIANO! E’ COME ROSY BINDI: BELLISSIMO E SOVRANO!!”… Tutti approvano l’intento “ribaltante” dell’espressione ritmata. La ripetiamo attirando sguardi e consensi. Ci ridordiamo, poi, del mostruoso “progetto balilla” partito nel milanese, dei soldati ammessi ad entrare in classe, dei corsi di soravvivenza e tiro con carabina al posto di quelli di educazione sentimentale, sessuale, civica… Urliamo in coro: “FUORI I SOLDATI DALLA SCUOLA; CULTURA E PACE SONO UNA COSA SOLA!!!”…
Mi dà un grande piacere il constatare che la scuola ha monopolizzato o quasi i sensi e le significazioni di una grossa parte del corteo, come riassunto di tutti i mali inferti al paese, nel presente e per il futuro.
Piazza S. Giovanni è gremita. Sollevo in alto la bandiera, sollevando la compagna dall’onere di sostenerla oltre. Quel gran signore dell’intelligenza che è Stefano Rodotà spiega che le “scuse” di Bossi ai romani per l’ultimo oltraggio (SPQR=Sono pòrci questi romani!) sono ridicole, perché la grossolanità analfabeta cui si ispira la sua propaganda esiziale e mefitica è tutta tramata di insulti, di sputi, di rutti e di bestialità che hanno fatto uscire i topi dalle fogne, che hanno dato blasone e scudo ideologico a concetti e rivendicazioni senza senso, senza giustificazione logica o storica, senza alcun’altra ratio che un egoismo ottuso e balordo. La cultura, la cultura è ciò che manca al Governo, ciò che questo governo detesta: senso della misura, discrezione, capacità di astrazione, concetto del “bene comune”, fantasia per immaginare rapporti nuovi, relazioni di vita basate sull’ascolto, sul rispetto… Anche qui mi rammarico per l’assenza dei miei alunni, ma vedo tanti giovani e giovanissimi e mi consolo: è essenziale che comprendano come la cultura sia saldata alla civiltà e al buongoverno, la parola che persuade alla politica e alla politica “buona”…
Di politica “cattiva”, invece, parla Salvatore Borsellino, un oratore che Marco Antonio avrebbe temuto e invidiato (anche quello di Shakespeare!). Parla a lungo, ma nessuno se ne accorge; dosa anacoluti e reticenze, allusioni pregne di orrore e spie lessicali che paiono segugi a caccia di verità mai dette e da tutti risapute… Il TUONO del suo “RESISTENZAAAA!!!!” fa correre brividi di emozione e freddo sulle nostre braccia; riempie gli occhi di lacrime dispettose e indispettite, esasperate.
E poi ancora i comici, i menestrelli, quelli chiusi nella bolla della commedia, del carnevale, la bolla che protegge la parrhesia, la libertà di parola, da ogni recriminazione, da ogni denuncia. Qualcuno è stanco, molto stanco. La strada del ritorno è lunga. Ammainiamo la bandiera e ci allontaniamo. La gente balla per strada, così, per riprendersi la strada, per sottrarla al suo ruolo di nastro trasportatore di cellule produttive e restituirle la faccia di tappeto d’asfalto che accompagna passi, di luogo di incontri e chiacchiera amichevole. Anche a questo servono le manifestazioni.
Filiamo a casa. Abbiamo con noi anche una “piccina” di 25 anni dagli occhi risplendenti, puliti, commoventi. Si addormenta in auto soddisfatta e appagata, con la sua giacchetta e le sue scarpe viola. Formuliamo l’auspicio che la sua buona coscienza la preservi, che il futuro si renda presto degno dei suoi sogni…
Nell’ultimo Autogrill compro un Chupa-Chups gigante per i miei nipoti, a 9 euro e 90 e penso a quanto peso abbia, nell’immaginario del compratore, la dimensione di una merce… Minuscolo o gigante, quel che è fuori dimensione attira di più, pur avendo la stessa sostanza di ciò che è ordinariamente esperito, “normale”, insomma… Sorrido: è esattamente il principio seguito dalle 500.000 persone che hanno deciso di aggregarsi per amplificare il loro “NO!” a un finora mai esperito degrado.

Marcella Raiola