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Marcia indietro della Gelmini sulla riforma della scuola

Lo spiraglio sarebbe contenuto nelle circolari attuattive, riguardanti il ciclo della scuola primaria, approvate venerdì dal consiglio dei ministri e alla firma questa settimana del presidente della Repubblica.

Indiscrezioni provenienti dal ministero assicurano che in queste circolari è contenuta una «marcia indietro» compiuta dal ministro per quanto riguarda l’eliminazione delle compresenze dei maestri, in particolare per quanto riguarda il tempo mensa e i tempi lunghi. Questa «marcia indietro» si sarebbe resa necessaria a fronte dei dati delle preiscrizioni che, secondo una rilevazione compiuta dalla rivista Tuttoscuola compiuta su un campione di 900 classi elementari, documenterebbe che il 56 per cento delle famiglie ha richiesto le 30 ore settimanali e il 34 per cento le 40 ore e solo il 10 per cento le 24 e le 27 ore [tempo solo mattutino]: numeri che, se confermati, manderebbero definitivamente in tilt una scuola elementare falcidiata dai tagli. Tagli che verrebbero in parte «sanati» viste le proteste che salgono dai territori e le riserve espresse dal consiglio di Stato nel suo parere ufficiale sulla legge Gelmini.

Questo nuovo provvedimento del ministro lascerebbe aperta la possibilità di organizzare il tempo scolastico prevedendo la compresenza di maestri per permettere lo svolgersi del «tempo lungo» [40 ore settimanali] e il «tempo mensa». Una conferma di questa indiscrezione si avuta ieri ad Abano terme durante un convegno sulla scuola, al quale il ministro Gelmini ha dato forfait all’ultimo momento, inviando però un comunicato che conferma le voci di «spiragli» dichiarando fra l’altro: «La questione sarà esaminata con attenzione al fine di garantire una dotazione di organico in grado di corrispondere alle attese delle famiglie».

La questione dei tagli alla scuola elementare è particolarmente sentita in Veneto dove è stata in questi anni condotta una sperimentazione – che verrebbe tagliata dall’attuale organizzazione prevista dalla legge Gelmini – che coinvolge 25mila famiglie e prevede il «tempo lungo» con presenza a scuola fino al primo pomeriggio attraverso una diversa organizzazione delle compresenze. Contro questo taglio si è assitito, in queste settimane ad una mobilitazioni di sindaci del centrodestra, in particolare di An, terrorizzati dalle conseguenze elettorali dello tsunami sociale provocato dai tagli alla scuola.

«Se confermato si tratterebbe di un buon risultato che da ragione delle nostre mobilitazioni. Comunque sia non ci fermiamo qui e apriamo la ‘fase due’ della mobilitazione – racconta Salmaso -, con la richiesta della salvaguardia in toto dell’attuale qualità formativa con il mantenimento dei laboratori, del supporto agli studenti stranieri, del sostegno ai disabili. Insomma non vogliamo che venga tolta qualità ad una scuola che, faticosamente e garzie alla dedizione di chi la vive, tenta di rispondere ai bisogni educativi dei bambini e delle famiglie».

Per l’apertura di questa «fase due» delle mobilitazioni, i comitati veneti hanno costituito, ieri sera, una rete regionale e promosso una manifestazione per il 21 marzo a Venezia. La manifestazione, indetta dai comitati e aperta alla partecipazione di chiunque avrà il carattere di una «festa di protesta» con la partecipaizone dei bambini. In quell’occasione verranno portate all’ufficio scolastico regionale le firme raccolte in queste settimane per il mantenimento dell’attuale offerta formativa: parliamo di circa 15 mila firme raccolte».