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Uil Scuola: Congresso Nazionale, relazione del segretario

Relazione di Massimo Di Menna Segretario Generale

“Anche la scuola conosce una crisi che deve essere superata. L’istruzione deve essere
davvero universale, accessibile a tutti, ai ricchi di intelligenza e di volontà di studiare,
ma poveri dimezza L’Italia ha bisogno di avanzare in tutti i campi del sapere per reggere
il confronto con le esigenze della nuova civiltà che si profila. Gli articoli della
Carta costituzionale che si riferiscono all’insegnamento e alla promozione della cultura,
della ricerca scientifica e tecnica, non possono essere disattesi”
Sandro Pertini
Discorso al Parlamento dopo la elezione a Presidente della Repubblica 9 luglio1978
Il tema della centralità del sapere, così chiaramente sintetizzato in questa frase di Sandro
Pertini, è più che mai attuale oggi, nel ventunesimo secolo.
Conoscere è importante anche per non dimenticare.
Nel corso di questi primi anni del duemila, la UIL Scuola, insieme al suo istituto di Ricerca
IRASE, ha organizzato e promosso seminari e incontri con gli studenti per approfondire
e non dimenticare i temi della SHOA’.
Il 27 gennaio, mentre noi concluderemo il congresso, si celebra in tutta Italia la giornata
della memoria.
Anche noi, attraverso gli incontri che abbiamo organizzato in tante città d’Italia, abbiamo
contribuito a rafforzare un rigoroso studio storico e i valori di libertà inmolti giovani,
premessa anche per governare oggi complessi processi storici.
Ci è rimasta impressa la sollecitazione che ci ha fatto, in uno di questi incontri, un intellettuale
davvero poliedrico: Moni Ovadia . “Non parlate mai di olocausto ma sempre
di Shoà, l’olocausto è sacrificio, la Shoà è sterminio e i sei milioni di ebrei morti,
non volevano certo sacrificarsi, sono stati sterminati”.
Le iniziative di studio che abbiamo intrapreso con l’IRASE, le abbiamo chiamate “Per
non dimenticare” riprendendo una frase detta dal Presidente Ciampi.


Il congresso di Perugia, l’XI, si chiudeva con un nostro forte messaggio al Governo
Prodi, appena insediato, ad operare per riconoscere il valore del lavoro, in quanto “la
ricchezza del nostro Paese è il lavoro delle persone, l’impegno, la responsabilità, anche
nella scuola”.
Evitiamo di elencare ciò che da allora è accaduto e ciò che non è accaduto perché i
lavoratori della scuola conoscono bene le difficoltà, la carenza di risorse, i ritardi, in
quanto li affrontano ogni giorno.
Nei nostri Congressi provinciali sono state affrontate le questioni più attuali e le proposte
sintetizzate nelle tesi congressuali.
XII Congresso Nazionale Uil Scuola Relazione del Segretario Generale
Sia nei confronti del Governo Prodi che del Governo Berlusconi, subentrato con una
solidamaggioranza parlamentare dopo l’interruzione anticipata della legislatura, la UIL
Scuola ha cercato sempre di rappresentare il disagio, di organizzare la protesta, di proporre
le soluzioni, possibili e concrete, attraverso una elaborazione di idee frutto del
confronto con gli iscritti.
Le immagini di apertura del congresso sintetizzano efficacemente le nostre “sfide”.
Ora, a Lecce, nel nostro XII Congresso proponiamo con lo stile tutto UIL, senza ricorrere
a confusi giri di parole, l’unico modo per vincere la “sfida” della modernità: valorizzare
il lavoro.
Non siamo tentati dalla conservazione, nonostante gli esiti non certo positivi delle riforme
presunte o mancate, ma “Il cambiamento” come diceva J. Kennedy “è la legge
della vita. E quelli che guardano solo al passato sono certi di perdere il futuro!”
Con questo spirito il nostro sindacato, forte, autorevole, in costante crescita di consensi,
ha elaborato le sue proposte.
Non siamo presuntuosi, ma pensiamo di avere idee e titolo per lanciare noi le “sfide”
della modernità.
Nelle tante assemblee congressuali che abbiamo svolto, migliaia di lavoratori della
scuola ne hanno rappresentato i contenuti.
L’istruzione è stata individuata dall’ONU come uno dei tre indicatori per classificare il
benessere di una popolazione. Il Costarica, che ha spostato le spese militari verso
l’istruzione, ha rilanciato l’industria e le esportazioni in relazione alla nuove tecnologie,
ha programmato un piano di studio delle lingue, ha salvaguardato l’ambiente, risulta
al primo posto.
L’Italia al trentesimo.
L’Europa procede lentamente verso gli obiettivi di Lisbona, obiettivi fondamentali per
fare del vecchio continente il più avanzato in innovazione.
Pensiamo che per passare dalle aspettative ai risultati occorra un piano di investimenti,
con una decisione, a livello europeo, che ponga tali investimenti fuori dai parametri
di Maastricht.
Serve una dimensione europea non solo per il rigore finanziario, ma per le politiche
dell’istruzione che permettano il raggiungimento degli obiettivi di Lisbona.
Su questo c’è un grande dibattito in Europa, fra pochi giorni si insedierà il nuovo esecutivo.
La UIL Scuola ha partecipato amolte occasioni di confronto tra paesi, tra sindacati, perché
siamo convinti che anche nell’azione del sindacato occorre sviluppare un‘azione
a livello europeo .
XII Congresso Nazionale Uil Scuola Relazione del Segretario Generale
In Italia la prima emergenza del nostro sistema di istruzione è il contrasto, davvero stridente,
tra impegno, competenza, responsabilità di chi vi lavora e la retribuzione.
Non ci stanchiamo di ripeterlo: bassi stipendi e troppe tasse sul lavoro rendono le nostre
retribuzioni inaccettabili.
La nostra “sfida” per la qualità e per la modernità passa per il riconoscimento del lavoro.
Non intendiamo sottrarci alle nostre responsabilità e quindi la prima “sfida” è verso noi
stessi, verso il sindacato.
Il sindacato del duemila non può restare fermo a gloriarsi del proprio passato, i lavoratori
chiedono a noi oggi, subito, tutele e risposte.
Voglio essere chiaro e sincero, i sindacati molte volte sono bravi a ricordare il passato
o a prospettare soluzioni future: la UIL Scuola ha radici, valori e storia, ha idee e progetti,
è anche il sindacato dell’oggi, pragmatico e concreto.
Il come farlo è questione che pratichiamo giornalmente.
Il riferimento continuo della nostra azione sono i lavoratori che a noi si rivolgono. La
pubblicazione sui dati organizzativi fotografa la forte crescita in termini di voti, di iscritti,
di quanti si rivolgono a noi e consultano il nostro sito; dobbiamo, comunque, continuamente
qualificare e aggiornare i nostri servizi ed essere pronti alle continue innovazioni.
In un momento difficile come quello del terremoto che ha colpito L’Aquila i rappresentanti
del nostro sindacato di quella provincia sono stati apprezzati per come hanno
sostenuto il personale della scuola, e noi stessi siamo stati presenti per portare la solidarietà
e la vicinanza a nome di tutti gli iscritti della UIL Scuola.
La disponibilità, la competenza, la professionalità delle persone che rappresentano la
UIL Scuola sono il valore aggiunto dell’azione UIL.
Non abbiamo pregiudizi ideologici e siamo sempre pronti a confrontarci con i fatti e
con le opinioni altrui.
L’unità d’azione è una questione sindacale di rilevante attualità; non dobbiamo essere
ipocriti: c’è oggi il problema del rapporto con la CGIL.
Con la CISL e con lo SNALS il confronto è, seppur nelle diversità, continuo e costruttivo.
Noi siamo convinti che l’unità d’azione è necessaria, non ricerchiamo, né enfatizziamo,
la divisione perché pensiamo che l’interesse dei lavoratori debba prevalere, ma non
possiamo condannare il Sindacato all’immobilismo; nei confronti del Governo, “siamo
liberi da encomio e da oltraggio”. Ci sentiamo liberi di valutare e obbligati a confrontarci
per ricercare risultati utili per i lavoratori, per non lasciarli privi di tutela proprio nei
momenti di maggiore difficoltà.
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Pensiamo che avremmo danneggiato i lavoratori della scuola se avessimo seguito la
CGIL a non firmare l’ultimo contratto o a non insistere per gli interventi regionali di sostegno
a lavoratori precari che si sono trovati senza lavoro e senza stipendio a seguito
dei tagli agli organici, e se avessimo continuato nella proclamazione di scioperi dopo
quello del 30 ottobre, straordinario perché unitario, fortemente voluto dalla UIL Scuola.
Non abbiamo da rimproverarci alcunché. La questione è semplice: occorre che la
CGIL si convinca che in Italia ci sono i sindacati, al plurale, e che deve esercitarsi un
po’ di più nella pratica del pluralismo.
La UIL Scuola rilancia le proposte di regole per la proclamazione di scioperi e per la
sottoscrizione di accordi..
Non pensiamo che l’azione sindacale possa ridursi a semplice amplificazione delle
cose che non vanno, rischieremmo la nostra inutilità e sicuramente priveremmo i lavoratori
di tutele proprio quando ne hanno più necessità.
Il confronto con il Governo per il contratto, sul precariato, sulla ricaduta dei processi riformatori,
potrebbe rappresentare l’occasione per dare ai lavoratori un solido ed unitario
punto di riferimento.
La UIL Scuola vuole dialogare; domani ascolteremo con attenzione gli amici della CISL,
dello SNALS, della CGIL.
Auspico che ci sia uno sforzo per costruire insieme proposte innovative che consentano
al sindacato di vincere insieme la “sfida” della modernità.
Il contrasto politico non aiuta la scuola.
Il nostro bipolarismo politico è ancora fortemente caratterizzato da una sorta di conflitto
continuo. Le legittime aspettative dei lavoratori della scuola trovano consenso
nelle forze politiche, purtroppo, quando sono all’opposizione; ciò denota la esigenza
di una evoluzione nella cultura di Governo. La modernizzazione della scuola e soprattutto
le riforme, per avere successo, devono derivare da una intesa politica tra
maggioranza e opposizione; la UIL Scuola continua a sollecitarla. Ogni tanto sembra
che ci si riesca come, ad esempio, accaduto nel comitato ristretto della Commissione
cultura della Camera.
A fronte di una rappresentazione mediatica di forte contrasto tra gli schieramenti politici,
il nostro ufficio studi diretto da Lello Macro, attento ricercatore, ha evidenziato
come in realtà, stando alle scelte di Governo fatte dai due schieramenti, si possa parlare
nel quadriennio quasi di una certa continuità, sia per la mancanza di risorse, sia
per alcuni aspetti delle riforme.
I dati dimostrano, infatti, che i provvedimenti economici che hanno previsto consistenti
tagli al bilancio dell’istruzione, predisposti nel 2009 dal Governo, che la UIL
Scuola ha fortemente contrastato, hanno accelerato una riduzione di spesa, già prevista
in modo più graduale dal governo precedente, rendendola insopportabile.
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Gli indicatori internazionali ci richiamano ai ritardi italiani che derivano dal considerare
la scuola sede per contenere la spesa pubblica anziché settore strategico da sostenere
e qualificare. L’Italia spende per l’istruzione il 4,7%del PIL a fronte del 5,1 dellamedia
europea, ed è collocata al 18° posto su 27.
Per l’istruzione in Italia si spende il 9,7% della spesa pubblica rispetto all’11% della
media europea, siamo al 24° posto su 27.
Se passiamo alle retribuzioni in rapporto alla ricchezza nazionale, una sorta di indicatore
di considerazione sociale, l’Italia è a 0,99 a fronte di una media europea di 1,14;
siamo collocati anche qui nella parte bassa della classifica.
Il Ministro dell’Istruzione, con frequenti dichiarazioni, tende a rappresentare come
aspetto negativo l’eccessiva spesa per stipendi, rispetto a quella per gli investimenti:
tali dichiarazioni sono doppiamente stonate, perché investire nella professionalità del
personale, garantire adeguata retribuzione, rappresentano un investimento sulla qualità,
non una spesa improduttiva, né assistenziale. Qualsiasi azienda, per i propri successi,
punta sul capitale umano; la seconda ragione è del tutto evidente: permigliorare
la voce investimenti, per dotare la scuola di servizi, supporti didattici, biblioteche, laboratori,
palestre, laboratori linguistici, lavagne luminose, banda larga e internet, aule
informatiche, almeno carta per le fotocopie, aggiornamento del personale, anno sabbatico,
c’è solo un modo, metter mano al portafoglio. Il malessere e il disagio crescente
nei lavoratori della scuola deve suonare come un preoccupante campanello
d’allarme; deve trovare quindi urgentemente una sede in cui si definiscano le concrete
risposte. Invitiamo il Ministro, che ha responsabilità diretta sul governo del sistema
scolastico, ad assumere una iniziativa anche rivolta all’interno del Governo.
Pur nella crisi altri Paesi puntano, con investimenti, a migliorare la qualità dell’istruzione,
tra questi, ad esempio, gli Stati Uniti hanno previsto un piano finanziario di 250
milioni di dollari per sostenere l’insegnamento della matematica.
Tali dati dimostrano la necessità di un nuovo approccio politico condiviso da tutti, per
sostenere la scuola e per riforme in grado di durare.
Nella lotta agli sprechi non solo non ci sottraiamo, anzi la sollecitiamo, ma il metodo
dei tagli lineari e dei tetti regionali, fuori dalla effettive esigenze della realtà, non può
funzionare.
I ritardi della politica sono evidenti; citiamo ad esempio:
– l’Anagrafe degli edifici scolastici, strumento fondamentale per la sicurezza delle
scuole, pre-condizione degli interventi, prevista da una legge del 1996 che
ancora non è stata realizzata;
– la scuola della autonomia, nel 2010, è regolata da una legge sugli organi collegiali
del 1974;
– la scuola secondaria di secondo grado è regolata da leggi degli anni 20.
Se qualche curioso extraterrestre domandasse come abbiamo fatto a garantire una
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scuola adeguata ai tempi, la risposta sarebbe: con il lavoro e la capacità di quei tanti
che con passione, impegno e sacrificio, mentre la politica e gli esperti di turno discutevano
o litigavano, si sono rimboccati le maniche ed hanno rappresentato lo Stato,
assicurando istruzione, formazione ed educazione mentre società e famiglie, spesso
disattente, scaricavano sulla scuola la gestione di complessi cambiamenti.
Oggi, con orgoglio, diciamo che chi lavora nella scuola con impegno e professionalità
merita rispetto, considerazione, ringraziamento, è una parte d’Italia che con serietà,
onestà, laboriosità sostiene il nostro Paese.
Non possiamo però fermarci a registrare il passato, ora occorre ridefinire l’agenda delle
priorità.
Noi confermiamo le nostre proposte che abbiamo consegnato alla Commissione cultura,
al Governo, al Ministro dell’istruzione.
Diamo atto al presidente della Commissione, onorevole Aprea, di aver tenuto conto
di alcune delle nostre proposte.
Il ritardo nella definizione dei regolamenti per il secondo ciclo d’istruzione sta determinando
ulteriori preoccupazioni oltre a quelle derivanti dai tagli di organico.
Esprimiamo apprensione per una gestione attenta solo al risparmio e rigidamente burocratica.
Se si vuole evitare che la riforma determini un anno di tensione, occorre assicurare
organico funzionale e permanenza della titolarità,mantenimento delle attività
di laboratorio e possibilità di garantire percorsi formativi differenziati, anche potenziando
i percorsi IFTS e post – secondario.
Occorrono sostegno al personale e una cabina di regia con la incisiva presenza del sindacato
per rappresentare le istanze del personale e affrontare le tante criticità connesse
al processo riformatore.
Il parere espresso dalle commissioni parlamentari può essere un’utile indicazione per
i cambiamenti che è necessario apportare al testo del Decreto Legislativo.
Continuiamo a sostenere l’esigenza di rimodulare i tagli previsti e di assicurare stabilità
e coinvolgimento del personale, ma soprattutto occorre rimettere al centro egli investimenti,
per il futuro, la scuola, che deve diventare priorità per il Paese.
Per il primo ciclo d’istruzione abbiamo sollecitato il Ministero ad unmonitoraggio della
situazione delle scuole in relazione agli effetti dei tagli degli organici e alle opportunità
indicate, con riferimento all’Atto d’indirizzo sugli aspettimetodologici e didattici connessi
all’autonomia scolastica. Ciò al fine di apportare correttivi per quelle situazioni che evidenziano
forti criticità.
In merito alla situazione finanziaria delle scuole abbiamo denunciato le difficoltà per
la carenza di fondi e abbiamo avviato un confronto col Ministero per rendere trasparente
la modalità di gestione, in particolare confermando la finalità contrattuale del
fondo d’istituto e consentendo flessibilità nell’utilizzo del restante budget assegnato;
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abbiamo denunciato la situazione presente inmolte scuole di sostanziale interruzione
di attività didattiche in caso di assenze del personale docente. Recenti circolari del
MIUR hanno confermato che le scuole devono garantire la copertura con supplenze;
il Ministero deve garantire la copertura finanziaria.
Nei prossimi mesi verificheremo se il Governo manterrà gli impegni assunti per il rinnovo
del Contratto relativo al triennio 2010/12.
Il Governo si è impegnato ad aprire le trattative, e a garantire le risorse finanziarie previste
dalla intesa confederale, e quelle aggiuntive per la scuola.
Auspichiamo di arrivare rapidamente ad una intesa, ma siamo pronti, se necessario,
ad una forte mobilitazione anche in coincidenza del termine dell’anno scolastico.
Il cosiddetto decreto Brunetta modifica aspetti rilevanti della legislazione che regola il
rapporto di lavoro, riduce il numero dei comparti e prevede decreti specifici per la
scuola; tale novità non deve determinare ritardi nel rinnovo del contratto, e la tempistica
individuata deve essere rispettata. Sicuramente per la scuola bisogna tener conto
della specificità del settore e prevedere una revisione dell’attuale decreto per renderlo
coerente con il nuovo modello contrattuale, che prevede un ruolo importante della
contrattazione. In particolare la UIL Scuola ritiene necessario il rafforzamento del ruolo
contrattuale nel posto di lavoro, con la valorizzazione delle RSU d’istituto per il cui rinnovo
siamo fin da ora impegnati, avendo finalmente chiarito, anche con la CGIL, il calendario
delle suppletive e quello per il rinnovo generalizzato a novembre sulla base
dei nuovi comparti.
Per quanto attiene ai nuovi comparti, due per le Amministrazioni dello stato, sarà necessario
prevedere anche all’interno della UIL modalità organizzative in grado di salvaguardare
e assicurare la specificità dei diversi settori, evitando però la
frammentazione in sede di negoziato per il CCNL.
Abbiamo garantito, con la nostra azione, il permanere di tutte le prerogative delle RSU
nelle singole scuole.
Il tempo ci ha dato ragione, e si sarebbero potuti evitare confusione e proclami inutili
che hanno disorientato scuole e lavoratori.
Uno dei mali endemici del nostro sistema scolastico è rappresentato dal precariato.
Al personale e alle scuole vanno assicurate stabilità e continuità.
Le nostre proposte sono ancora valide.
Con la nostra iniziativa sul precariato del 26 marzo in tutte le regioni, con il coinvolgimento
confederale, e con la partecipazione di presidenti e assessori regionali, mobilitandoci
e insistendo sulle Regioni, siamo riusciti a far destinare risorse per il sostegno
al reddito e al lavoro. Molte Regioni, con giunte sia di centrodestra che di centrosinistra,
hanno dato un contributo positivo e gliene diamo volentieri atto. Altre, invece,
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hanno evidenziato miopia politica, disattenzione e ritardi.
In alcuni casi la gestione sta determinando confusione e rinvii ingiustificati, ma, nel
complesso l’intervento è stato positivo; siamo consapevoli che questa non è la via per
risolvere il problema del precariato, ma una via che può accompagnare il personale
verso la stabilizzazione dando una risposta all’immediato problema di chi si troverebbe
comunque senza stipendio e senza lavoro a seguito dei tagli agli organici.
Tale intervento, inoltre, congiuntamente alle intese con l’INPS e al riconoscimento giuridico
del servizio, può assicurare alle istituzioni scolastiche risorse professionali di docenti
e personale ATA utili al miglioramento dell’organizzazione scolastica e alla
qualificazione dell’offerta formativa.
La via maestra rimane la stabilità attraverso il piano di immissioni in ruolo per coprire
i posti vacanti, e l’attivazione rapida dei concorsi dove le graduatorie sono esaurite.
In merito al reclutamento non mettiamo in discussione che ci siano concorsi regionali;
sarebbe, però, inaccettabile negare la possibilità di accesso ai cittadini italiani interessati,
da qualsiasi regione essi provengano.
La questione è invece semplice: vanno assicurati alle scuole, agli alunni, agli stessi insegnanti,
ai dirigenti, al personale ATA, continuità e stabilità evitando continui spostamenti.
Le competenze delle Regioni sono delineate dalla nuova norma costituzionale che tra
l’altro enfatizza il ruolo della autonomia scolastica.
Ci troviamo in un quadro di cambiamenti e di decentramento delle competenze.
Si sta definendo un testo per precisare le diverse funzioni tra Stato centrale, Regioni
e Scuola, attraverso un confronto tra Governo e rappresentanza delle Regioni. Il lavoro
è quasi terminato e domani parteciperà al nostro Congresso la prof.ssa Poggi, che coordina
i lavori della commissione mista Stato-Regioni che sta elaborando il testo.
Per quanto ci riguarda siamo sempre più convinti che il Paese richiede una scuola nazionale,
laica, pubblica e di qualità; questa è la nostra scelta da sempre.
Vanno precisate le competenze delle Regioni sulla programmazione dell’offerta formativa
e sulla gestione degli organici, e soprattutto, vanno definiti cambiamenti per rafforzare
e qualificare l’autonomia scolastica.
A tal proposito, in uno specifico convegno e con approfondimenti seminariali abbiamo
proposto i cambiamenti necessari a dieci anni dalla legge istitutiva dell’autonomia
stessa.
Nei congressi provinciali abbiamo discusso la nostra proposta di reti di scuole.
Le Reti non devono essere più frutto della volontarietà, talvolta della estemporaneità,
ma definite giuridicamente, rappresentando così la vera autonomia, con organici pluriennali,
servizi amministrativi efficienti (la proposta UIL di unità amministrativa territo-
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riale di molti anni fa viene rivisitata come unità di rete) con una migliore divisione dei
compiti e valorizzazione, oltre che utilizzo delle competenze del personale ATA. L’unità
dei servizi, con le funzioni amministrative e tecniche di coordinamento, con rinnovati
ruoli dei collaboratori scolastici, con la creazione di un’area tecnica in ogni istituzione
scolastica, con la piena responsabilità nella gestione amministrativa, rimane anche in
tale contesto obiettivo del nostro sindacato.
La Rete è la sede naturale per la ricerca didattica, la qualificazione della offerta formativa,
la formazione in servizio, la organizzazione per dipartimenti, la interlocuzione
con le istituzioni e con il territorio.
Per la UIL Scuola l’articolazione della funzione docente deve avere un punto ineliminabile:
la centralità rimane la attività di insegnamento in classe con gli studenti. Possono
essere previste funzioni di coordinamento di dipartimento, organizzative o
gestionali, di studio e ricerca, di connessione con il sistema di valutazione nazionale,
ma sempre mantenendo parte dell’orario di insegnamento.
Il sistema di valutazione non deve avere carattere sanzionatorio, ma di supporto alle
scuole e al personale. Deve articolarsi a livello di Rete, avere carattere nazionale, evitando
la creazione di una nuova burocrazia e puntando sugli insegnanti. Il sistema di
valutazione deve seguire i processi, dai livelli in entrata agli esiti, e non limitarsi a certificare
le competenze in uscita, come sappiamo è questione complessa che deve essere
definita; per parte UIL rivendichiamo un nostro ruolo negoziale e propositivo.
Nella Rete trova una propria collocazione la funzione dirigenziale. Restiamo del parere
che debba essere rafforzata la specificità della dirigenza scolastica in ragione della specificità
del settore, non omologabile ai settori amministrativi. Le criticità in cui spesso
versa la funzione dirigenziale derivano dalle tante responsabilità che si sono concentrate
su tale funzione in un contesto normativo che non ha visto l’autonomia pienamente
attuata. Anche per i dirigenti un efficace sistema di valutazione e una definizione
giuridica della Rete può contribuire a ridisegnare proficuamente funzioni e responsabilità.
La UIL Scuola, anche con lo specifico dipartimento, denuncia il mancato rinnovo del
contratto 2006/2009, lamancata perequazione, il permanere di una retribuzione differenziata,
la carenza di risorse per garantire copertura alla contrattazione regionale.
La UIL Scuola, avendo raggiunto la rappresentatività, parteciperà a pieno titolo alla trattativa
per il biennio economico 2008-2009.
La proposta delle Reti va anche nella direzione di rafforzare la scuola statale, con forte
connotazione pluralista e laica.
La scuola laica è parte integrante della laicità dello Stato.
La scuola è laica principalmente perché è sede del sapere, quindi del pluralismo, della
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libertà; è la qualità dell’istruzione che garantisce la laicità. L’acquisizione di conoscenze,
di competenze, di spirito critico, del valore della ricerca scientifica, il riconoscere nel dubbio
la base per una etica della responsabilità e per sempre nuovi saperi sono l’essenza
della laicità.
Nella pratica didattica è il lavoro quotidiano degli insegnanti che colloca valori, culture,
la stessa identità ed interiorità religiosa, nel contesto di un’etica del rispetto reciproco.
C’è da considerare inoltre che lamulticulturalità, che sempre più caratterizzerà la scuola
italiana, affida alla scuola stessa, e quindi al personale che vi lavora, una vitale funzione
di integrazione. Non ci deve essere posto per la separatezza delle religioni e delle civiltà,
premessa per la non conoscenza, la paura ed infine l’odio.
La questione è per noi rilevante per i principi e perché riguarda il lavoro quotidiano,
che avviene con scarsi supporti e riconoscimenti, anche se con la gratificazione dei risultati.
Alla politica si chiede di riconoscere tale impegno, di non improvvisare ingerenze, di
garantire la laicità.
Nella scuola l’integrazione deve basarsi su due solide basi: l’acquisizione della lingua
italiana che deve essere conosciuta e padroneggiata, e la conoscenza ed il rispetto della
nostra Costituzione, che è frutto e sintesi della cultura, della storia e dei valori irrinunciabili
del nostro Paese. Su queste due basi la scuola, se supportata, può determinare
una solida integrazione, propria di uno stato laico.
Con le tesi congressuali abbiamo definito i contenuti delle nostre proposte, tutte ruotano
intorno al tema centrale: riconoscere il lavoro.
La nostra “sfida” mira al riconoscimento delle professionalità e a rilanciare il valore
della cultura e dell’ istruzione, ad affermare ilmerito come opportunità di promozione
sociale.
Cerchiamo di trasmettere ai giovani, agli studenti, l’importanza di una scuola accogliente
e rigorosa, insistiamo sul valore sociale dello studio come opportunità di crescita
individuale e dell’intera comunità.
La nostra, in una società che fatica a riconoscere ilmerito, é un’azione in salita che vogliamo
rafforzare.
Purtroppo, i cosiddetti posti che contano, spesso, sono occupati da tanti, scarsi di
meriti e ricchi di bisogni.
Non corrisponde alla realtà la rappresentazione di una scuola pubblica allo sfascio; ci
sono difficoltà e problemi, ma abbiamo un sistema scolastico che ha dato al Paese
buoni risultati, grazie a competenza ed impegno di tanti, per i quali dal nostro Congresso
sollecitiamo riconoscimento; chiediamo di smetterla con la denigrazione della
scuola pubblica; i lavoratori della scuola sono orgogliosi di un lavoro importante e dif-
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ficile; tale orgoglio è ampiamente giustificato.
Le nostre scuole all’estero rappresentano unmodello, sono scuole di qualità, non solo
per gli italiani residenti, ma per i cittadini di quei paesi.
La lingua italiana, tra le più utilizzate nella comunicazione sociale nel mondo, la nostra
cultura, tra le più apprezzate e considerate nel mondo, rappresentano anche per
il nostro sistema d’istruzione un valore aggiunto.
Anche in questi casi impegno e professionalità del personale suppliscono alla mancanza
di risorse e spesso alla disorganizzazione e ad una burocrazia soffocante.
La UIL Scuola, in un recente convegno svoltosi a Madrid, ha fatto proposte concrete
di modifiche legislative per migliorare ulteriormente la loro organizzazione.
L’Italia, tra i paesi europei, è tra quelli che spendono meno per gli Istituti di Cultura.
La riorganizzazione del settore della formazione professionale, vitale per lo sviluppo del
Paese e per l’occupazione, sta determinando forti tensioni tra gli operatori: il caos nell’accreditamento
delle strutture, l’accavallarsi di normative, la diminuzione dei finanziamenti,
la mancanza di una autorevole cabina di regia nazionale, rendono sempre
più problematica la gestione del comparto. Siamo convinti che l’ esperienza, la competenza
e la flessibilità presenti nell’ambito della formazione professionale, siano preziosi
per garantire, in un rapporto sinergico Regioni-Scuola-Aziende, percorsi formativi
sempre più importanti per i giovani e per la riconversione professionale dei lavoratori.
La UIL, anche a livello territoriale, è impegnata a sostenere le rivendicazioni dei lavoratori
del settore e ad acquisire quei risultati che diano riconoscimento e tranquillità
nel rapporto di lavoro.
In Italia il sistema della scuola privata spesso non riconosce ai lavoratori del settore
quelle tutele necessarie, non solo per garantire diritti, ma per poter svolgere in piena
autonomia la propria funzione professionale.
Siamo convinti che a questi lavoratori vada assicurata una efficace rappresentanza sindacale
che garantisca retribuzione, inquadramento contrattuale e tutele normative.
La via che indichiamo è quella della bilateralità con le associazioni rappresentanti dei
datori di lavoro in grado di contrastare tutte quelle situazioni di illegalità e di sfruttamento
che spesso fioriscono in questo settore.
E’ del tutto evidente che il sindacato è chiamato a svolgere una funzione strategica.
Il sindacato, come scriveva Walter Tobagi, è risorsa per la democrazia.
Siamo portatori di interessi e di valori: la ricchezza che deriva al Paese da chi ogni
giorno tra difficoltà svolge il proprio lavoro è un valore.
La crisi, che auspichiamo possa vedere la sua conclusione, sta pesando su molti cittadini,
sul reddito, sull’occupazione.
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Occorrono interventi di sostegno per chi perde il lavoro, favorendo la permanenza nel
lavoro, più che l’assistenza, ma anche una politica di rilancio che può accelerare la ripresa
anche sul versante dei consumi interni.
La nostra ricetta, la ricetta che la nostra Confederazione indica continuamente è: ridurre
la tassazione sul lavoro.
Il carico fiscale è troppo alto, c’è una fascia di evasione che deve essere recuperata. Il
sistema fiscale va semplificato e modernizzato.
Dobbiamo continuare a premere nei confronti del Governo perché siano spostate da
subito risorse per favorire detrazioni per il lavoro e per i figli a carico.
Gli interessi dei lavoratori e dei pensionati, che noi rappresentiamo, coincidono con
gli interessi di sviluppo e di produzione di ricchezza che dobbiamo realizzare per dare
prospettive positive ai giovani.
Il nostro è un Paese che sembra aver paura del futuro e quindi rischia di rimanere
fermo.
Noi pensiamo, invece, che vada rilanciata la”sfida” della modernità: si può prospettare
un futuro migliore se pensiamo ai benefici che possono venire dalle nuove tecnologie,
dalla ricerca genetica, dalla tutela ambientale.
Noi intendiamo partecipare a questa “sfida”, con le esperienze, le idee di ciascuno di
noi, e attraverso una grande forza organizzata come la UIL, attraverso un sindacato rinnovato
e partecipato.
La nostra azione sindacale, voce libera della scuola, ci porta ad ascoltare, elaborare, proporre,
cercare intese.
Lo facciamo forti delle nostre solide radici che richiamano i valori di autonomia, di libertà
e di solidarietà.
Anche in un moderno sistema di relazioni non possiamo non prevedere forme di
mobilitazione per dar forza, con il coinvolgimento delle persone, alle nostre proposte
e rivendicazioni.
Pensiamo che il sindacato debba porsi il problema di come renderle più efficaci.
Siamo un sindacato in forte crescita.
Nel nostro Congresso è giusto sottolineare i risultati positivi conseguiti in questi quattro
anni considerando che a fronte della riduzione di organico e dei pensionamenti il
numero dei nostri iscritti è sempre aumentato. Ciò vuol dire che nel territorio siamo
credibili e che ci viene riconosciuta serietà e professionalità.
Ringrazio tutti voi che col vostro lavoro serio e professionale avete consentito la crescita
della UIL Scuola. Ringrazio in particolare i segretari provinciali e i loro collaboratori
che hanno lavorato con impegno e spesso anche con fatica.
Ringrazio le nostre RSU che con la loro qualificata presenza sul posto di lavoro danno
voce, nella azione contrattuale, alla UIL.
XII Congresso Nazionale Uil Scuola Relazione del Segretario Generale
Rileviamo con soddisfazione la consistente presenza femminile tra i nostri iscritti e tra
la RSU.
Le tesi congressuali discusse nei congressi provinciali sono state elaborate dalla Direzione
Nazionale che in questi quattro anni ha lavorato inmodo efficace. Ringrazio tutti
i componenti per il loro costante impegno.
Ringrazio i componenti del Comitato Centrale sempre attenti nel momento delle importanti
decisioni politiche.
Ringrazio i Revisori dei conti per il rigore con cui hanno svolto la loro funzione.
L’IRASE, il nostro istituto di ricerca, ha ampliato la sua funzione di formazione rivolta ai
dirigenti scolastici, ai docenti e al personale ATA, sia a livello di struttura nazionale che
di strutture provinciali. Tale attività è stata preziosa e di riconosciuta qualità per i nostri
iscritti e per i lavoratori della scuola. Ringrazio tutti coloro che con impegno e professionalità
vi hanno operato sia a livello nazionale che territoriale.
Ringrazio Ettore Vitale per il valore aggiunto che dà al nostro Congresso con la sua innovativa
comunicazione grafica.
Ringrazio i concertisti che hanno aperto il nostro congresso, Luigi Nardo per come
ha contributo in questi anni ad innalzare la qualità delle nostre azioni.
Ringrazio la UIL Scuola di Lecce.
Ringrazio i responsabili di settore e tutto il gruppo di via Marino Laziale per la collaborazione
e la disponibilità. Un particolare apprezzamento per come sono stati curati,
con particolare dedizione e con tantissimo impegno, gli aspetti organizzativi, logistici
e di comunicazione del Congresso.
Ringrazio Piero Bottale il nostro “oculato“ tesoriere, i segretari nazionali Lello Macro,
Noemi Ranieri, Franco Sansotta per le loro diversificate e preziose competenze e il segretario
organizzativo, Pino Turi, per l’equilibrio e la passione con cui ha svolto la delicata
ed importante funzione di responsabile organizzativo. Tutti insieme, al di là delle
specifiche responsabilità, abbiamo lavorato in grande sinergia e raggiunto, insieme a
tutti voi, risultati davvero positivi per il nostro sindacato.
GRAZIE!
Carissime amiche, carissimi amici, vi ringrazio per la vostra presenza, per il lavoro
che avete svolto, per la vostra vicinanza ai bisogni dei lavoratori della scuola, per
come vi siete impegnati per la qualità della scuola pubblica.
Sono certo che tutti insieme renderemo ancora più forte la UIL Scuola