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Accordo per il proseguimento delle sezioni primavera: rinvio a settembre?

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Accordo per il proseguimento delle sezioni primavera: rinvio a settembre?

Nulla di fatto nell’incontro di ieri sera fra Regioni e Presidente del Consiglio. Posizione unitaria delle Regioni che chiedono certezza di risorse. Il Governo prende tempo. Il nuovo incontro il 4 settembre…

Erano in molti ad aspettare l’esito dell’incontro di ieri sera, a Palazzo Chigi, fra le Regioni ed il Presidente del Consiglio.
L’incontro era stato richiesto dalle Regioni dopo l’interruzione delle relazioni fra le parti causata dal Governo con la sua continua invasione di campo su funzioni esclusivamente regionali, nonché dall’assoluta mancanza di risposte sulla reale disponibilità di risorse.
Una chiarezza che le Regioni pretendono non più a parole ma con i fatti, per decidere su progetti ed accordi importanti per il Paese sia sul piano economico che sociale, quali i fondi per le aree sottoutilizzate (FAS), i piani di attuazione regionale (PAR), le risorse il Fondo Sanitario Nazionale, ecc..
La preoccupazione delle Regioni è che non ci siano risorse vere per finanziare i progetti e per questo chiedono “un’operazione verità”, come ha sostenuto il Presidente Errani nella conferenza stampa seguita all’incontro di ieri sera.
Su tutte le questioni poste unitariamente dalle Regioni il Governo si è riservato di rispondere in un nuovo incontro fissato per il prossimo 4 settembre.


L’esito negativo dell’incontro, prodotto dalla chiusura del Presidente del Consiglio, ha un effetto immediatamente e gravemente negativo anche sulle sezioni primavera. Infatti, le sezioni primavera per essere attivate necessitano dell’Intesa in Conferenza Unificata, da cui deriva anche il finanziamento della quota statale.
In tal modo si nega il diritto dei bambini e delle bambine ad avere un’offerta educativa a loro misura e non si corrisponde alle giuste aspettative di migliaia di genitori, ma anche degli stessi gestori della scuola statale e paritaria che, dopo gli annunci del Ministro, si aspettavano certezze sulla prosecuzione e sull’ampliamento dell’offerta nonché sui tempi delle procedure per garantire l’avvio del servizio in coincidenza con l’inizio del prossimo anno scolastico.
E’ un danno grave ciò che si è prodotto con il rinvio a settembre che, di fatto, trascina all’autunno il reale avvio dell’esperienza, con il rischio di negarla.
La situazione è incomprensibile ed inaccettabile dal momento che, come risulta da più parti, l’Intesa per il 2009-2010 aveva trovato la sua definizione.

Questa situazione di incertezza e di confusione istituzionale, creata dall’atteggiamento di questo Governo, incentiva, inoltre, l’offerta di servizi privati per la fascia 24-36 mesi, che più facilmente possono sfuggire ad un controllo pubblico, non solo sulla qualità del progetto educativo ma anche sul rispetto dei criteri nazionali fissati dallo Stato e su quelli gestionali ed organizzativi stabiliti dalle Regioni.

Roma, 6 agosto 2009


Dal federalismo fiscale al federalismo scolastico

 

 

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Dal federalismo fiscale al federalismo scolastico

Nei prossimi mesi il tema sarà al centro di un grande dibattito nel Paese ed quindi indispensabile che ci sia la più ampia conoscenza degli atti e dei documenti approvati.

Con l’approvazione definitiva il 29 aprile 2009, al Senato è terminato l’iter parlamentare della legge delega d’attuazione dell’art. 19 della Costituzione.

A otto anni dalla riforma costituzionale del titolo V il Governo, con questo provvedimento, si appresta a riportare i sistemi di finanziamento e di perequazione degli enti territoriali in linea con i dettami costituzionali.

Una legge delega di 29 articoli quella del “Federalismo fiscale” che definisce una cornice istituzionale e la contestuale apertura di un cantiere legislativo che durerà almeno sette anni e che dovrebbe chiudersi nel 2016.

Un articolato che definisce principi e criteri direttivi del futuro federale del nostro paese definendo:

Le funzioni fondamentali di Regioni, Province, Comuni e Città Metropolitane
Le Risorse per finanziare le funzioni fondamentali e le spese essenziali
L’intervento della perequazione statale
In questo nuovo scenario e in un contesto politico e sociale contrassegnato dalla politica governativa di tagli delle prestazioni statali, soprattutto sul sistema di istruzione pubblica, abbiamo seguito l’accelerazione del dibattito su quello che viene definito comunemente il “federalismo scolastico”.


L’iter istituzionale della discussione si è aperto il 14 dicembre 2006 con l’approvazione, da parte della Conferenza delle Regioni e della Province autonome, del Master Plan per realizzare compiutamente il Titolo V della Costituzione nel settore dell’istruzione.
Con l’insediamento del tavolo tecnico politico sull’istruzione, avvenuto il 26 luglio 2007 presso la Conferenza Unificata, è iniziato un lavoro che doveva definire standard qualitativi e quantitativi uniformi su tutto il territorio nazionale, l’ autonomia scolastica e il ruolo centrale delle Regioni.
Il confronto tecnico sull’attuazione del titolo V e sulla ricognizione delle competenze degli enti istituzionali coinvolti nel processo attuativo è iniziato il 14 novembre 2007 presso il Ministero della Pubblica istruzione.

In questi ultimi mesi sono comparse anche sulla stampa specializzata diversi testi di accordo elaborati al tavolo tecnico (bozza di accordo) e si è riacceso il dibattito tra le forze politiche e sindacali.

È facilmente prevedibile che nei prossimi mesi il federalismo scolastico sarà al centro di un grande dibattito nel Paese ed quindi indispensabile che ci sia la più ampia conoscenza degli atti e dei documenti approvati.

Contiamo di mettere a disposizione dei lettori del nostro sito anche le relazioni e i documenti delle varie attività che già sono programmate sui temi del federalismo anche per preparare adeguatamente l’iniziativa sul “federalismo scolastico” che abbiamo, insieme con la confederazione, programmato per l’inizio del prossimo anno scolastico.


Obbligo d’istruzione, istituito il repertorio nazionale di figure professionali per i percorsi d’istruzione e formazione

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Obbligo d’istruzione, istituito il repertorio nazionale di figure professionali per i percorsi d’istruzione e formazione

Pubblicato in G.U. il decreto del 29 maggio 2009 che recepisce l’Accordo Stato Regioni del 5 febbraio 2009.

È stato pubblicato in G.U. il 19 giugno scorso il decreto del 29 maggio 2009 che recepisce l’Accordo definito in sede di Conferenza Stato-Regioni e Province autonome il 5 febbraio 2009, relativo all’istituzione del primo repertorio delle figure professionali di riferimento a livello nazionale per i percorsi triennali di istruzione e formazione professionale; essi istituiscono il primo repertorio nazionale delle figure professionali di riferimento, stabilendone gli standard formativi minimi delle competenze tecnico-professionali.

Nel Repertorio sono comprese 19 figure professionali: 14, già introdotte con il precedente Accordo 5 ottobre 2006, sono state aggiornate; 5 sono di nuova istituzione. La loro spendibilità è garantita su tutto il territorio nazionale.
Le figure aggiornate sono: operatore alla promozione e accoglienza turistica,operatore della ristorazione-cuoco-cameriere, operatore del benessere, operatore amministrativo segretariale, operatore del punto vendita, operatore di magazzino merci, operatore grafico, operatore edile, operatore del legno e dell’arredamento, operatore all’autoriparazione, installatore e manutentore impianti termo-idraulici, installatore-manutentore impianti elettrici, operatore meccanico di sistemi, montatore meccanico di sistemi.

Le nuove figure sono: operatore dell’abbigliamento, operatore agroalimentare, operatore agricolo, operatore delle lavorazioni artistiche, operatore delle produzioni chimiche.


Gli standard formativi minimi relativi alle competenze di base, comuni per tutte le figure sopraelencate, sono definiti dall’Accordo 15 gennaio 2004 e dal regolamento emanato con decreto n. 139 del 22 agosto 2007 del Ministro della Pubblica Istruzione, recante norme in materia di adempimento dell’obbligo di istruzione che prevede, tra l’altro,“l’equivalenza formativa di tutti i percorsi, nel rispetto dell’identità dell’offerta formativa e degli obiettivi che caratterizzano i curricoli dei diversi ordini, tipi e indirizzi di studio”.

Si avvia, in tal modo, la definizione a livello nazionale di un sistema di figure professionali che dovranno costituire riferimento per i percorsi nei quali è possibile assolvere all’obbligo d’istruzione sia nel sistema d’istruzione che nel sistema dell’istruzione e formazione così come previsto nella legge 112 del 2008.

L’accordo, sulla base delle indicazioni previste nel DL 226/05, avvia un processo per la messa a regime di un stretto rapporto di collaborazione tra gli istituti tecnici – professionali e i percorsi di istruzione e formazione professionale.
Si realizzerebbe così un percorso d’integrazione tra il sistema nazionale d’istruzione (istituti tecnici e professionali) e il sistema regionale (della formazione professionale) di forte impatto su tutto il sistema d’istruzione e apprendimento.

La riforma dell’istruzione superiore partita nel 2005 con il D.L. 226 ha visto un percorso alquanto travagliato e sostanziali interventi correttivi. Non dobbiamo dimenticare che tutta l’istruzione tecnica e professionale veniva delegata alle regioni e solo l’intervento previsto nella Legge 40/07 del 2007 dal Governo Prodi ha riportato questo pezzo d’istruzione superiore a sistema nazionale.
Oggi sulla base delle bozze dei regolamenti sull’istruzione tecnica e professionale e l’accordo in oggetto si stanno ricreando le condizioni per un sistema d’istruzione misto nazionale e regionale. Sistema frammentato, confuso e che difficilmente potrà rispondere al mandato costituzionale di offrire pari opportunità d’istruzione e formazione su tutto il territorio italiano.

È il caso di ricordare che un processo così delicato sarebbe opportuno che fosse supportato da un confronto con le parti sociali e con chi opera nel settore.

Roma, 2 luglio 2009