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Scrutini intermedi, pioggia di 5 in condotta

Le lingue sorpassano la matematica nelle insufficienze dei ragazzi. Più insufficienze rispetto all’anno scorso: alle superiori il 72% degli studenti ha riportato un’insufficienza. I dati diffusi dal ministero parlano chiaro. Al termine degli scrutini del primo quadrimestre ci sono poche cose positive.

 Le carenze si riscontrano in modo abbastanza uniforme tra le diverse zone del paese (Nord 70,1%, Centro 74,0%, Sud ed Isole 74,4%). Anche se le insufficienze al sud crescono. Tra le discipline, in cui si registrano più difficoltà, sono le lingue straniere superano la matematica e diventano la materia che registra il maggior numero di insufficienze, con il 63,3% (il 62,2% lo scorso anno). La matematica segue con il 61,1% (lo scorso anno era il 62,4%).

Il tipo di istruzione che riporta la situazione maggiormente negativa continua ad essere quella professionale, con l’80% dei ragazzi che ha riportato insufficienze (valore identico a quello dello scorso anno). Seguono gli istituti tecnici con il 78,1% (dato peggiore del 76,4% dello scorso anno), i licei artistici e gli istituti d’arte 77,2% (73,8%), gli ex istituti magistrali con il 70,9% (57,6%), i licei scientifici 64,5% (61,9%), i classici 60,1 (57,6%) ed infine i licei linguistici con 59,9% (67,4% lo scorso anno).

I “più bravi” sono comunque i ragazzi del Liceo Linguistico, in cui il 40,1% è arrivato agli scrutini intermedi senza insufficienze. Invece è stata una pioggia di “5 in condotta”: 34.311, 8.151 con la sola insufficienza in comportamento. I più indisciplinati agli istituti professionali, seguono i tecnici. A livello complessivo, 34.311 alunni degli scrutinati ha registrato insufficienze nel comportamento, in particolare al sud.

Nei licei classici e scientifici 3.000 alunni hanno riportato una insufficienza nel comportamento. A livello di aree geografiche i ragazzi più indisciplinati sono nel sud (15.683 studenti con insufficienza in comportamento più 4.175 con insufficienza solo in comportamento). Seguono le isole (5.677 ragazzi con insufficienza in comportamento più 1.100 con insufficienza solo in comportamento), il centro (con 5.777 studenti con insufficienza in comportamento più 1.089 con insufficienza solo nel comportamento) ed il nord (costituito da 7.174 ragazzi con insufficienza in comportamento più 1.681 con insufficienza solo nel comportamento).

Per le medie ci sono più insufficienze in matematica. I ragazzi con almeno un 5 sono stati il 46%, ma a differenza delle scuole superiori le carenze si distribuiscono in modo abbastanza omogeneo tra le principali discipline: matematica (59,7%), inglese (54%), seconda lingua comunitaria (51,4%), storia (51,1%), scienze (45,7%), geografia (42,8%), italiano (42,6%), tecnologia (38%), arte e immagine (25,7%), musica (24,7%), scienze motorie e sportive (7,4%).

Il ministero ha eseguito un campione su circa 900 scuole rappresentative e distribuite tra tutto il territorio nazionale. Dai primi dati, che non si possono certo considerare quelli definitivi per cui ci vorranno alcune settimane, risulta che il 3% abbia scelto le 24 ore, il 7% le 27 ore, il 56% le 30 ore, il 34% le 40. L’anno precedente le richieste non erano state rilevate dal ministero ma si stimano le seguenti tendenze: le 24 e le 27 sono richieste da 1 famiglia su 10; le 30 ore dunque sono la modalità più richiesta dalle famiglie (6 famiglie su 10 circa); le 40 ore sono sul livello della richiesta dell’anno scorso con un lieve aumento (3 famiglie su 10).

Ogni quadro orario prevede il maestro unico di riferimento. Il ministro Mariastella Gelmini dichiara in una nota: “Dal 2009/2010 dunque più libertà per le famiglie che hanno scelto il quadro orario più adatto per i propri figli. Voglio ricordare che tutti i modelli orari (24,27,30 ore) prevedono il maestro unico di riferimento e non solo quello a 24 ore come qualcuno sostiene in maniera imprecisa. Il maestro unico di riferimento sarà una figura indispensabile per la formazione del bambino così come accade in tutti i paesi europei. Solo in Italia erano previsti più maestri per alunno e da quando è stata introdotta questa modalità l’Italia è scesa dal terzo all’ottavo posto nelle classifiche internazionali della qualità delle elementari”.


Lettera aperta al Ministro della Pubblica Istruzione

 

Onorevole Ministro,

Gli insegnanti hanno considerato positivamente l‘attenzione che Ella ha prestato alla condotta degli studenti,  quel male della scuola d’oggi che  mina alla base ogni volontà di costruire un buon rapporto di istruzione-educazione.

Quegli stessi insegnanti non possono oggi nascondere la loro incredulità e il  loro stupore nel constatare come i provvedimenti legislativi emanati in questo delicato settore impediscano di fatto la valutazione della condotta.

La legislazione vigente prevede per la condotta una gamma di voti che di fatto va  dal 5 al 10. Teoricamente anche altre insufficienze sono possibili, ma va da sé che se  al 5 viene collegata la punizione massima per la condotta peggiore, non ha alcun senso ricorrere al 4 al 3 o a quant’altro.

Escluso il 5, esclusi i voti ad esso inferiori, per i motivi suddetti, resta a disposizione dei docenti la gamma di voti – sufficienti – dal 6 al 10. Gamma con la quale i docenti possono valutare gli allievi che usano un linguaggio volgare e pesante, quelli  che  disturbano senza tregua, quelli che  studiano (?!) altre discipline, quelli che mangiano in classe,  quelli che ritoccano la pettinatura, quelli che escono senza permesso, quelli che pasticciano il registro di classe o ne strappano le pagine e così via…

A  tutti questi può essere dato solo un voto di condotta sufficiente nelle sue varie gradazioni.

E così i lavativi e gli svogliati vedranno lievitare la loro media, sia pure in presenza di una  cattiva condotta…

Onorevole Ministro, gli insegnanti Le chiedono di voler  considerare che il lato buio della scuola non ha  solo il volto della  ‘violenza’ o del ‘bullismo’; queste non sono che le punte estreme di un fenomeno di ben più ampia portata.

E  di questo fenomeno solo gli insegnanti hanno la concreta percezione.

Ad essi dunque va affidata la valutazione della condotta, senza paletti legislativi, nell’ambito di quella autonomia professionale che risulta essere condizione ineludibile per l’espletamento di un ruolo sempre più difficile e gravoso. 

 Serafina Gnech