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Il sottosegretario all’Istruzione tranquillizza la scuola: ci sono fondi, il concorsone continuerà

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Marco Rossi Doria a tutto campo: fondi, concorsone e Indicazioni nazionali. Il sottosegretario all’Istruzione tranquillizza il mondo della scuola sui pericoli, paventati da alcuni organi di informazione, su eventuali provvedimenti dell’ultimo momento che metterebbero ancora più in difficoltà insegnanti, alunni e dirigenti scolastici. E assicura che nelle ultime sette settimane del governo Monti la scuola non avrà brutte sorprese. “Siamo in una fase di transizione davvero complicata e stiamo cercando di gestirla nel migliore dei modi: con buon senso, per cercare di portare in porto almeno l’ordinaria amministrazione”.

Dopo il pagamento degli scatti stipendiali bloccati dal precedente governo, si era diffusa la paura che i fondi per il cosiddetto Miglioramento dell’offerta formativa – quasi un miliardo e 300 milioni, prima della sforbiciata per pagare gli scatti – venissero ulteriormente decurtati. Ma Rossi Doria comunica che il “decreto è ormai pronto”. E fra poche settimane le scuole dovrebbero ricevere quelle somme che consentiranno, anche se ad anno scolastico abbondantemente avviato, di programmare le attività fino a giugno. “Ci tengo a tranquillizzare sulla certezza dei finanziamenti”.

Continua a leggere l’articolo completo su La Repubblica.


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SCUOLE FERME PER IL CONCORSINO: ore di lezione in fumo per una manciata di posti messi a concorso

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Nelle scorse settimane molte scuole hanno ricevuto note dagli USR in cui si avanzavano una serie di richieste di disponibilità di laboratori e personale per lo svolgimento delle prove selettive che costituiscono, come si sa, la prima fase delle procedure concorsuali previste dal DDG n. 82 del 24 settembre 2012.
A quanto sembra le scuole contattate con queste modalità sarebbero ulteriori istituzioni scolastiche rispetto a quelle già individuate, a partire da una richiesta di disponibilità fatta pervenire all’inizio di Ottobre, sulla base di una previsione delle necessità di aule attrezzate fatta dal Ministero che, com’è noto, è stata ampiamente superata.
Si tratta quindi di scuole “riserva” inizialmente “scartate”, presumibilmente per motivi legati alla dotazione delle aule informatiche, all’ubicazione, alla carenza di personale in organico in particolare tecnico, o che non avevano risposto all’appello.
A queste scuole l’amministrazione ha chiesto di effettuare immediatamente (nella giornata stessa), l’individuazione di personale tecnico referente per la prova in aggiunta a quello che era stato chiesto a tutte le scuole ad Ottobre (un solo referente per Istituto), ossia almeno un ulteriore referente per ogni aula informatizzata.
In aggiunta ai referenti tecnici, si prevede l’individuazione, a quanto pare successiva, di almeno un componente di commissione di vigilanza per aula con compiti amministrativi.

Inoltre, gli Uffici Scolastici comunicano che le Istituzioni scolastiche sede delle prove dovranno rimanere chiuse nei due giorni dello svolgimento delle stesse, previsto in quattro turni di un’ora intervallati da pause più o meno della stessa durata per il ripristino delle postazioni e le pratiche di riconoscimento dei candidati. Infine, si comunica che le aule utilizzate per le prove non potranno essere disponibili per attività didattiche dal momento dell’installazione del software contenente i quiz, che sarà effettuato “alcuni giorni” prima delle prove, fino allo svolgimento delle prove stesse.
Alcune cose che non vengono specificate:
Come si prevede di impegnare in quei giorni il personale non direttamente coinvolto nelle attività legate al concorso?
E’ previsto, e con quali modalità, il recupero delle attività didattiche perse a causa della chiusura degli Istituti scolastici?
In questi giorni è stata aperta la procedura on line per richiedere la nomina nelle commissioni valutatrici. Se, come probabile, non si faranno avanti abbastanza colleghi per coprire il fabbisogno, come verrà reclutato il personale necessario? Il modo in cui si è provveduto all’individuazione del personale tecnico non promette granché di buono, anche se, a costo di ripetersi, nella scuola non risultano a quanto sappiamo precedenti di concorsi nei quali i componenti di commissione, anche solo di vigilanza, siano stati comandati. Le procedure concorsuali sono di esclusiva pertinenza del MIUR.
Quali che siano le risposte, è evidente che la “cannibalizzazione” della scuola per fare fronte alle sempre più frequenti emergenze create da un decisionismo che, alla prova dei fatti, si rivela miope e pressapochista, si estende ormai fino ad intaccare il suo nocciolo, ossia l’attività didattica. Anch’essa a quanto pare è ormai istituzionalmente un optional, che può essere sacrificato a qualsiasi trovata “riformista”.
Nel frattempo il mega concorso rischia di trasformarsi in una tempesta perfetta provocata dall’incontro fatale tra una scuola sempre più carente di risorse e personale e la frustrazione di centinaia di migliaia di “esclusi” storici, è il caso di dirlo, dal ruolo di docente. Esclusi, come si sa, da due decenni di “riforme”, di “doppi canali”, di graduatorie “da esaurimento”, ma prima di tutto, di tagli.
Contro le mega tempeste l’unico rimedio, come si sa, è la prevenzione. Quando la vedi arrivare, se puoi, ti scansi. Ribadiamo quindi, semmai ce ne fosse bisogno, che non sussiste alcun obbligo di partecipazione alle operazioni concorsuali per il personale attualmente in servizio.
USB Pubblico Impiego – Scuola

Ancora sul “concorsone”: proteste e denunce sui quiz dell’esercitatore predisposto dal MIUR

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All’indomani della pubblicazione dei settanta moduli per esercitarsi sui quiz del concorso a cattedra, l’impressione già avuta di “truffa” si consolida e espande.
“Scuola in chiaro” si chiama la sezione predisposta dal Ministero, ma di chiaro ci sembra soltanto che qualcosa proprio non va, a cominciare dal fatto che esercitarsi con quiz dei quali non si possono conoscere le risposte non serve a niente, visto che il sistema ti comunica unicamente di non aver passato il test, senza dirti come e perché.
Ciò che appare inaccettabile e scandaloso, però, è che qualcuno le risposte pare la sapesse con anticipo e, adesso, le “mette a diposizione” a pagamento. Non appare verosimile, infatti, che poche ore dopo la pubblicazione dei quiz fosse ci sia stato il tempo di organizzare una efficiente piattaforma informatica, con cui esercitarsi al concorso e in più con le risposte negate dal MIUR.
O si tratta di una clamorosa svista dell’Amministrazione (ormai ci siamo abituati a svarioni e scivoloni!) o aspettiamo che sia chiarito al più presto il “mistero” e la reazione del MIUR ai numerosi reclami degli utenti, gli aspiranti docenti. Come il Ministero intenda gestire questa situazione è l’attesa di tutti.
Questa, tuttavia, non è l’unica sconcertante rivelazione legata all’uscita dei quiz: aprendo i vari moduli, infatti, si rimane sconcertati che sin possa pensare di valutare i docenti attraverso una formula inadeguata come quella proposta. A parte lo squilibrio nella impostazione generale che, come già denunciato da molti, favorisce i matematici, gli informatici e gli statistici che con “giochetti” simili a quelli contenuti nei test si trastullano ogni giorno. Appare evidente, invece, che un tale sistema di valutazione mal si adatta a chi ha fatto degli studi umanistici, classici, storici, antropologici, filosofici la sua ragione di vita. Mentre la lingua italiana, infatti, è appannaggio di tutti, e tutti possono padroneggiarla adeguatamente, essendo il necessario e principale veicolo della comunicazione, gli altri ambiti nei quali sono state strutturate le domande sono, inequivocabilmente, competenze di settore. Perché non ipotizzare, per “selezionare” (parola raccapricciante tanto cara al MIUR) nuovi docenti, domande di storia contemporanea, di convivenza civile o sociologia, di diritto, di pedagogia, di filosofia, imprescindibili competenze di ogni persona e, a maggior ragione di ogni insegnante?
È evidente che al MIUR non interessa la qualità dell’insegnamento ma che questo parametro, demagogicamente tirato fuori quando si millanta di perseguire qualità e merito, è completamente ignorato. Lo dimostra l’assoluta assenza di valutazione del servizio che, in ogni professione, è un valore aggiunto, se non “il valore” con il quale garantire capacità e competenza.
Infine, troviamo veramente umilianti e degradanti i test proposti, soprattutto perché l’esigenza che li ha concepiti è ancora una volta quella di “scremare”, non di valutare, come è successo per i TFA, i cui esiti sono stati disastrosi ma dei quali il MIUR, con una sfacciataggine ed arroganza in cui non è secondo a nessuno, ha fatto “carta straccia”. Con incresciose rettifiche ha infatti rattoppato l’avvio di quelli che dovrebbero essere i percorsi formativi dei “nuovi” insegnanti dopo aver preteso di “preselezionare” i candidati con test inadeguati ed errati.
Pensiamo che la strada del ricorso, per quanto si è visto nell’Esercitatore per il Concorso a Cattedra, in questo clima da “guerra civile”, non sia un capitolo chiuso.

Associazione adida

Avviati nuovi ricorsi contro il “Concorsone”

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Siamo vicino alla scadenza per iscriversi al “concorsone” che, secondo il bando, dovrebbe immettere in ruolo circa 12.000 insegnanti. Non ritorniamo sulle ormai note posizione che Adida ha argomentato a riguardo ma ribadiamo che l’associazione ha un atteggiamento fortemente critico su questa procedura di reclutamento che non tiene minimamente conto che lo status di precario comporta una serie di diritti e di doveri che, in base a norme europee e nazionali, il datore di lavoro ha nei confronti dei suoi dipendenti. Come abbiamo detto in altre sedi, il bando contiene non pochi motivi di ricorso, basti pensare che il MIUR ha preso l’incomprensibile decisione di esclude dal bando una serie di classi di concorso e di titoli che pur danno accesso alla professione di docente nelle scuole del Paese.

Non commentiamo, poi, le recenti dichiarazioni del Ministro che, relativamente al concorso, sostiene che chi non lo supera non potrà più insegnare, dimenticando che egli stesso ha affermato in più occasioni che le graduatorie attuali non perderanno la loro validità e che almeno la metà delle assunzioni saranno fatte a partire dalle graduatorie esistenti.


Diciamo che, stando alle dichiarazioni contraddittorie ed alle ipotesi di nuovi tagli, in parte smentiti, il “senso” di questo concorso rimane ai nostri occhi oscuro ma il danno che ne ricavano migliaia di insegnanti di ogni categoria è enorme, se solo si pensa che sarà affidata ai test la prima scrematura, procedura che sappiamo non è di comprovata attendibilità ed efficacia.

L’associazione Adida, come già anticipato, ha intenzione di proporre un ricorso contro il concorso e nell’invitare chiunque sia interessato a partecipare a questa importante iniziativa legale a prendere visione della nota informativa, ricorda che ricorsi specifici saranno avviati anche nelle province autonome di Aosta, Trento e Bolzano dove sono stati banditi concorsi analoghi al Concorsone nazionale.

NUOVI CONCORSI, SOLITA CONFUSIONE

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Riceviamo e pubblichiamo questo interessante intervento del Gruppo Facebook “Difendiamo il piano triennale di immissioni in ruolo”

Non vi è dubbio che in merito ai futuri concorsi inneggiati dal Ministro Profumo sia stato già scritto tantissimo, a riprova del fatto che sull’argomento aleggi una certa confusione, dovuta a una serie ormai incalcolabile di “indiscrezioni” fuorvianti e poco credibili, anche ad opera del Ministro stesso. In questo documento tentiamo di analizzare alcuni dei paradossi più evidenti riguardo alla questione, offrendo al Ministero, alle Organizzazioni Sindacali e alla stampa un punto di vista diverso, quello dei lavoratori della scuola, coloro che dovrebbero sostenere questi concorsi e che si aspetterebbero quindi un modo di operare meno propagandistico e più rispettoso della loro professionalità. Perché solo agendo nel rispetto dei cittadini uno Stato può definirsi davvero democratico. Esponiamo di seguito i nostri rilievi, nella speranza che il Ministero ne prenda atto; noi che la scuola la conosciamo da molto tempo non possiamo infatti concepire che le nostre argomentazioni, così evidenti, non balzino all’occhio di chi dovrebbe amministrarci.

1. La questione del numero dei posti disponibili per le assunzioni 2013: i conti non tornano.
Riguardo a questo aspetto, dopo una serie di dichiarazioni anche contraddittorie tra loro, il Ministro rilascia un’intervista al quotidiano “La Repubblica”, pubblicata il 1° settembre scorso. Dal testo dell’intervista si evince chiaramente che il Ministro programma per l’anno prossimo 24000 nuove assunzioni nella scuola, da suddividere a metà tra Graduatorie a Esaurimento (12000 posti) e Graduatorie di Merito del nuovo concorso (12000 posti). Pur non essendo dei matematici, i conti son presto fatti: quest’anno, come da prospetto pubblicato dal Miur assieme al contingente di ripartizione delle immissioni in ruolo, le cattedre disponibili per noi docenti erano 33468 con 8454 esuberi, quindi le cattedre disponibili per le assunzioni erano di fatto 25014. Di queste 25014, 20964 cattedre sono state date a ruolo (abbiamo sottratto le cattedre del personale educativo, che sembrerebbe essere escluso dai futuri concorsi); effettuando un’altra semplice sottrazione, al netto delle assunzioni 2012 rimarranno disponibili per il prossimo anno 4050 cattedre al 31 agosto (gli 8454 esuberi resteranno una “zavorra” anche l’anno prossimo, quindi li detraiamo in partenza). A questo punto per far quadrare i conti (24000) ci dovrebbero essere circa 20000 pensionamenti al 1° settembre 2013, un numero a nostro avviso nemmeno lontanamente verosimile. Da una parte infatti, la riforma Fornero (art. 24 Legge n. 204/2011) impedirà a tantissimi docenti di andare in pensione e quindi il numero dei collocati a riposo subirà un calo vertiginoso, dall’altra l’art. 19 della Legge Sviluppo 2011 (Legge 111/2011) impedisce al Ministero di incrementare l’organico di diritto, che non può superare quello dell’a.s. 2011/2012 (i posti in teoria ci sarebbero anche, ma il Ministero non può per legge inserire in organico di diritto le circa 50000 cattedre in organico di fatto – secondo stime effettuate dalla Flc-Cgil – coperte ogni anno con contratti al 30 giugno). Se poi consideriamo che il Ministro, come leggiamo nel testo dell’intervista, intende coprire nei prossimi anni il turnover (idea tra l’altro di cui il Ministro non dovrebbe assumersi il merito, visto che questa è la filosofia sottesa al Decreto Interministeriale del 3 agosto 2011, il piano triennale varato dall’ex-Ministro Gelmini), sembrerebbe addirittura che ci dovremmo aspettare ben 24000 pensionamenti per il prossimo anno scolastico, un numero ancora meno credibile; aggiungiamo infine che, se anche i docenti appartenenti alla tristemente nota “Quota 96” (cfr. ddl n. 3361 Ghizzoni – Bastico) dovessero riuscire ad andare in pensione (o grazie ai ricorsi, o grazie a una magnanima concessione da parte del Governo), si parlerebbe di massimo 3500 posti liberati (e quindi i pensionamenti al 1° settembre 2013 dovrebbero essere comunque almeno 20000). Il ministro, inoltre, parla di ulteriori 10.000 assunzioni previste in primavera (2014? L’articolo non è chiaro, immissioni ad anno scolastico in corso?), metà da graduatoria a esaurimento e metà da un nuovo bando, per cui ci si dovrebbe aspettare ulteriori 10000 pensionamenti al 1° settembre 2014? I conti davvero sembrano non quadrare. Concludiamo questo primo punto sottolineando un aspetto che il Ministro sembra aver dimenticato e cioè che il numero annuale delle immissioni in ruolo è peraltro vincolato al parere del MEF (Legge 449/97) e che quindi nessuno può stabilire con addirittura un anno (o addirittura due) di anticipo quanti posti saranno effettivamente approvati per le assunzioni future. A quanto pare, i “numeri” del Ministro sembrano essere non proprio realistici, al contrario della montagna di ore di studio che dovremo dedicare alla preparazione del concorso (quelle sì che sono realistiche), un impegno ancora più gravoso se consideriamo che molti dei candidati saranno anche insegnanti a tempo pieno e che quindi dovranno cercare di conciliare studio e vita professionale. Se il Ministero non chiarirà questa posizione, moltissimi docenti, spinti da dichiarazioni superficiali e inverosimili, rischieranno di studiare invano.


2. Il concorso, definito come uno strumento “modernissimo”, non risolverà affatto il problema del precariato; tutt’altro, lo aggraverà ancor di più.
Sempre nell’intervista rilasciata a “La Repubblica”, il Ministro elogia lo strumento concorsuale, tanto da sperare che questo ritorni ad essere una consuetudine nel nostro Paese per il reclutamento docenti. A suo parere infatti, coi concorsi verrebbe risolto il problema del precariato, che da sempre stigmatizza la categoria dei docenti. Il Ministro demonizza invece il reclutamento da graduatorie, considerandolo frustrante e precarizzante. A questo riguardo facciamo notare che coi concorsi nulla cambierà, se non in peggio, per i futuri docenti. La vera origine del precariato non è da individuare tanto nello strumento utilizzato, le graduatorie, bensì nelle assurde politiche finora perpetrate che hanno portato a delle vere e proprie abilitazioni “selvagge”. Il precariato ha origine infatti dalla discrepanza tra posti disponibili (sempre pochi) e numero di candidati abilitati (sempre troppi). E questa filosofia precarizzante non ha subito alcuna inversione di tendenza col Ministero Profumo, visto che abbiamo appena assistito all’attivazione di percorsi abilitanti anche per insegnamenti in evidente sofferenza a causa dei tagli operati dalla riforma Gelmini (se poi pensiamo all’intenzione del Ministro di attivare TFA “speciali”, senza selezione in ingresso, per quei docenti non abilitati, ma che da anni lavorano nella scuola pubblica, il numero di abilitati, e di potenziali precari, al termine del primo ciclo TFA sarà davvero preoccupante). I nuovi precari cambieranno solamente “parcheggio”, dalle graduatorie a esaurimento alla II fascia delle graduatorie d’istituto, da dove tenteranno con ogni mezzo di mettere le mani su un contratto a tempo determinato, anche per poche ore. I posti disponibili in organico di diritto, e quindi anche i posti eventualmente messi a bando per gli eventuali concorsi, saranno sempre pochissimi, a differenza dei posti in organico di fatto (in vertiginoso aumento), su cui lavoreranno docenti a tempo determinato dalla II fascia delle graduatorie d’istituto. E questi docenti non saranno forse precari? A nostro avviso lo saranno ancora di più: il numero degli abilitati crescerà di anno in anno visto che il Ministero non è intenzionato ad attivare i TFA sulla base dell’effettivo fabbisogno; e questi nuovi docenti, che dopo anni di servizio avranno acquisito qualifiche e competenze, potrebbero ripetere per anni e anni il concorso a causa del limitato numero di posti banditi, pur superando brillantemente le prove. E noi tutti ci chiediamo a questo punto: questa condizione non sarà forse ancora più frustrante di quella dei precari storici inseriti in graduatoria a esaurimento? La risposta per noi tutti è scontata, così come la creazione di un nuovo esercito di precari.

3. Chi potrà partecipare al nuovo concorso?
La questione è già stata affrontata in un intervento di Orizzontescuola del 25 agosto scorso; come giustamente sottolinea il sito specializzato, la normativa di riferimento è costituita dalla Legge 341/90 e dal Decreto Interministeriale 460/98. In pratica l’abilitazione risulta essere il requisito fondamentale per accedere alle procedure concorsuali, ma per legge potrebbero essere ammessi al concorso anche candidati sprovvisti di abilitazione nel caso in cui non ci fosse un numero di candidati pari a tre volte i posti messi a bando. L’ammissione di candidati non abilitati potrebbe essere verosimile infatti per alcune classi di concorso con graduatorie esaurite o quasi in molte zone d’Italia (A033, A059, A445, A020, A039, A446), per cui molti docenti iscritti al Sud (dove queste graduatorie non sono di certo esaurite, ma consentono comunque ai docenti iscritti di lavorare ogni anno) potrebbero tranquillamente decidere di non partecipare al concorso, soprattutto per motivi logistici e a causa del vincolo quinquennale imposto dalla Lega lo scorso anno, permettendo quindi l’ammissione dei soli laureati alle procedure concorsuali. Noi tutti ci chiediamo come un concorso permeato da una presunta idea di “merito” (che noi docenti sappiamo benissimo, proprio per la peculiarità della nostra professione, non essere più riconducibile come in passato a un mero bagaglio di conoscenze disciplinari) possa generare vincitori che non abbiano seguito un rigoroso percorso di formazione. E aggiungiamo che questi candidati potrebbero tranquillamente piazzarsi alle prime posizioni, visto che il concorso misura le conoscenze, non le reali competenze che un insegnante acquisisce solo con anni di esperienza.

4. La questione della suddivisione dei posti a ruolo tra GaE e GM: le GaE avranno davvero il 50%?
Apprezziamo senz’altro le parole di chiarimento del Ministro, che ha rassicurato noi tutti sul fatto che le graduatorie a esaurimento non verranno cancellate e che continueranno ad essere utilizzate per le assunzioni. In questo caso sicuramente c’è stato un errore di interpretazione da parte dei giornalisti e dei tecnici della scuola, anche se forse è proprio questo errore che dovrebbe far riflettere il Ministero: viviamo ormai da troppo tempo in balia del Ministro “di turno”, che appena s’insedia stravolge tutte le carte in tavola, caricando i lavoratori della scuola di paure e di ansie. Ed è per questo (è una questione di rispetto) che si dovrebbe essere molto cauti quando si decide di rilasciare o di divulgare dichiarazioni; noi docenti siamo ormai esasperati, sempre sul “chi va là”, reattivi ad ogni minima avvisaglia di pericolo (un atteggiamento più che comprensibile, considerando i trascorsi).
Nonostante le rassicurazioni, noi docenti inseriti nelle GaE abbiamo tuttavia motivo di essere preoccupati, visto che la normativa di riferimento che regolamenta la suddivisione dei contingenti di immissione in ruolo tra GaE e GM, Il Decreto Legislativo 16 aprile 1994, n. 297 (Testo Unico), prevede all’art. 399, commi 1 e 2:

1. L’accesso ai ruoli del personale docente della scuola materna, elementare e secondaria, ivi compresi i licei artistici e gli istituti d’arte, ha luogo, per il 50 per cento dei posti a tal fine annualmente assegnabili, mediante concorsi per titoli ed esami e, per il restante 50 per cento, attingendo alle graduatorie permanenti di cui all’art. 401. ……………………………………………………………………………………………………………….

2. Nel caso in cui la graduatoria di un concorso per titoli ed esami sia esaurita e rimangano posti ad esso assegnati, questi vanno ad aggiungersi a quelli assegnati alla corrispondente graduatoria permanente. Detti posti vanno reintegrati in occasione della procedura concorsuale successiva.

Considerando che un nuovo bando probabilmente coinvolgerebbe molti insegnamenti per cui risultano esaurite le GM dei precedenti concorsi, noi docenti ci chiediamo come debba essere interpretato l’art. 2: alle GaE sarebbe comunque riservata la metà dei posti assegnati a ruolo oppure verrebbero attivati meccanismi di compensazione per cui tutti i posti in più assegnati in questi anni alle GaE in seguito all’esaurimento della relativa GM verrebbero recuperati a favore dell’eventuale nuova GM? Ad oggi non siamo a conoscenza di alcuna interpretazione autentica della norma in questione e i precari inseriti in GaE si stanno da giorni ponendo il problema, visto che la loro iscrizione in graduatoria potrebbe non avere alcun valore per le immissioni in ruolo.

5. Le quote giovani: gli insegnanti “bravi” sono quelli senza esperienza?
Ci concentriamo qui su un altro paradosso, che ha lasciato noi tutti esterrefatti. Sempre in un articolo pubblicato da “La Repubblica” il 28 agosto leggiamo: “La procedura concorsuale – scrive il ministero – avverrà secondo modalità innovative per favorire l’ingresso nella scuola di insegnanti giovani, capaci e meritevoli”. Scorrendo l’articolo, leggiamo anche: “Durante le scorse settimane, tuttavia, lo stesso Profumo ha ventilato l’ipotesi di riservare una quota (il 10/15 per cento) dei posti disponibili per la prossima tornata di concorsi secondo la vecchia procedura”.
A prescindere dal fatto che la normativa sui concorsi pubblici non prevede alcuna quota riservata (e forse c’è anche una ragione, visto che le parole “concorso” e “favorire” mal si conciliano), per cui i ricorsi qui sarebbero a dir poco scontati, noi tutti ci stiamo chiedendo il perché di tanta parzialità a favore dei giovani under 30 e soprattutto come sia possibile parlare di “merito” e contestualmente di canali preferenziali riservati a una precisa fetta di candidati.
Andiamo però ad analizzare l’idea di fondo che soggiace a questa proposta delle quote giovani: è plausibile pensare che i “docenti” under 30, senza aver mai messo piede in aula, siano davvero più competenti e meritevoli di tanti precari over 30, che da anni ormai prestano servizio nella scuola pubblica? Noi non lo riteniamo possibile. E non ci vuole nemmeno molto a dimostrarlo: chiunque stia leggendo questo intervento e che abbia alle spalle un’esperienza lavorativa ormai pluriennale può porsi la seguente domanda: “Ero più bravo durante il mio primo anno di lavoro o sono più bravo ora dopo anni di esperienza sul campo?”. Anche in questo caso la risposta sembra scontata. D’altronde in un momento di crisi come quello che stiamo attraversando, chi è stato messo a capo dei vari ministeri del governo tecnico per risollevare le sorti del nostro Paese? Giovani under 30, oppure persone di una certa età, con una grande esperienza sul campo e qualificate? Perché la scuola dovrebbe costituire un’eccezione, per cui chi ha meno esperienza dovrebbe essere per assurdo più competente? A ben guardare, forse sarebbe il caso di istituire una “quota anziani”.

6. Il paradosso della spesa: se siamo in crisi, non sarebbe meglio investire le scarse finanze pubbliche disponibili per stabilizzare qualche precario in più?
Questa è un altro dei misteri che più ci lasciano perplessi. Dalla fine dello scorso anno sentiamo parlare di crisi, risparmio, sacrifici, rigore, austerity. Eppure il Ministero non si fa scrupoli a richiedere al MEF la copertura finanziaria per un bando di concorso su scala nazionale, che di certo comporterà aggravi di spesa a carico dello Stato (cioè a carico di noi contribuenti). Ci chiediamo tutti: le varie commissioni d’esame chiamate a valutare le prove non dovranno essere pagate? E tutto il materiale di cancelleria necessario per l’espletamento delle prove non avrà un costo? Non ci stupisce a questo proposito che, a meno di tre settimane dalla presunta pubblicazione del bando, il MEF tentenni ad approvare la copertura finanziaria. A ben guardare, le stime pubblicate da diversi quotidiani indicano una spesa colossale, pari a 150 milioni di euro (un po’ eccessiva in tempo di crisi). La stessa cifra potrebbe essere tranquillamente utilizzata per stabilizzare un numero maggiore di precari, magari sbloccando l’organico di diritto.

Sulla base delle considerazioni qui esposte, noi docenti precari abbiamo motivo di pensare che non solo il nuovo concorso non risolverà affatto il problema del precariato (anzi, lo aggraverà ancora di più), ma che vi siano anche molti aspetti “oscuri” da chiarire, incertezze da cui potrebbero scaturire conseguenze anche molto pesanti per la nostra vita privata e professionale, per non parlare dei ricorsi che il Miur dovrebbe fronteggiare, visto che questi spuntano ogni qual volta vi sia un “cono d’ombra” legislativo.

Noi docenti precari

CHIEDIAMO

quindi al Ministero di non bandire alcun concorso; considerati infatti i presupposti e la superficialità dimostrata nell’affrontare la questione, questo bando porterà solo guai (sfidiamo tutti a confutare le argomentazioni qui esposte).
Il Ministro sostiene che i suoi concorsi “saranno puliti e porteranno i vincitori a una cattedra” e, rispondendo alle polemiche generate dal recente concorso per Dirigenti Scolastici e dai test preselettivi TFA, che “la prossima prova sarà inattaccabile”. Noi la scuola la conosciamo da un pezzo: visti i presupposti, sappiamo che così non sarà. E in mezzo a dichiarazioni contraddittorie e demagogiche, quote giovani, posti a bando che sembrano frutto di magia, abilitazioni selvagge, tagli, continui ricorsi, molti di noi stanno già pensando a come fare per “restare a galla” dopo l’ennesima “burrasca”.

Gruppo Facebook “Difendiamo il piano triennale di immissioni in ruolo”
http://www.facebook.com/groups/367366913318615/

Concorso per gli insegnanti: proviamo a fare un po’ di chiarezza su numeri, materie e procedure

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UIL SCUOLA ha provato a riassumere numeri e dati sul concorso per gli insegnanti.
In questa questa scheda vengono  sintetizzati  numeri, materie  procedure, al momento attuale.

11.891 numero dei posti messi a bando
3 Numero degli anni di validità del concorso e delle sue graduatorie ai fini delle assunzioni.
100 numero minimo di posti disponibili nel triennio che danno luogo alla messa a bando del numero dei posti
3 numero delle prove previste, una preselettiva, una scritta ed una orale
24 settembre 2012 data di pubblicazione del bando quadro, sulla cui cornice, i direttori regionali predisporranno i bandi sulle classi di concorso ed i posti disponibili su base regionale o interregionale
160.000 possibili candidati
4 numero delle tranche in cui i candidati saranno suddivisi per lo svolgimento della prova preselettiva


Destinatari
Per la scuola secondaria di primo e secondo grado i candidati devono essere in possesso della prevista abilitazione.
Per la scuola primaria e dell’infanzia sono ammessi anche coloro che hanno acquisito il diploma entro l’anno scolastico 2002.

Tipologie di posto
Il concorso sarà attivato per il 50% dei posti complessivamente disponibili:
nella scuola dell’infanzia
nella scuola primaria
Nella scuola secondaria di primo grado, per le seguenti classi di concorso:
A028 Educazione artistica
A030 Educazione fisica
A033 Educazione tecnologica
A043 Italiano storia e geografia scuola media
A 059 Scienze matematiche scuola media
A245 Francese
A345 Inglese

Bando di concorso per docenti
Prima informativa su procedura concorsuale
Nella scuola secondaria di secondo grado per le classi:
A 025 Disegno e storia dell’arte
A029 Educazione fisica
A050 materie letterarie
A051 materie letterarie e latino nei licei
A052 materie letterarie latino e greco nel liceo classico
A246 Francese
346 Inglese
A017 Discipline economico – aziendali
A019 Discipline giuridico – economiche
A020 Discipline meccaniche e tecnologia
A034 Elettronica
A 036 filosofia, psicologia e scienze dell’educazione
A037 Filosofia e Storia
A 038 Fisica
A047 Matematica
A049 Matematica e fisica
A060 Scienze naturali, chimica, geografia e microbiologia
C 430 Laboratorio di edilizia e di topografia
I concorsi non saranno attivati per nessuna delle classi di concorso con esubero a livello nazionale e per nessuna di quelle che non ritrovano collocazione nel nuovo ordinamento: A075, A 076 e tutte le classi comprese nella Tabella D.


Le prove
Una prima prova preselettiva non disciplinare, da svolgersi in aula informatizzata di una scuola o di una università, con un numero di item ancora indefinito per accertare abilità logiche, comprensione del testo, e conoscenza di una delle lingue straniere di maggiore diffusione comunitaria. Le competenze informatiche potranno essere accertate nel corso della prova orale, ma la questione è ancora ambigua.
Prova scritta a carattere disciplinare, con metodi diversi tra cui quesiti a risposta aperta.
Prova orale strutturata con una lezione per verificare le capacità didattiche.
Norme di riferimento
341/1990
Testo unico 297/1994
Legge 124/1999
D.M 460/1998
Norme generali sui concorsi nella pubblica amministrazione.
Tempi
Bando in fase avanzata di elaborazione.
La bozza, la settimana prossima, sarà inviata alle organizzazioni sindacali.

UIL SCUOLA