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Presidi siciliani: sit-in a oltranza davanti al Miur

Sede del Miur, in viale Trastevere: continua il sit-in dei 426 dirigenti scolastici vincitori del corso-concorso ordinario del 2004, anche e soprattutto visti gli ultimi risvolti che sembrano auspicare una veloce risoluzione della vicenda. «La mobilitazione proseguirà – spiegano i membri del Coordinamento regionale – a fianco degli organi ministeriali e della deputazione parlamentare, con un presidio operante una volta la settimana e comunque ogni qualvolta si renderà necessario per evitare che l’iter avviato possa arenarsi».
In particolare, nei prossimi giorni, una delegazione del Coordinamento sarà presente in Parlamento per seguirne i lavori, mentre un gruppo proseguirà il presidio «a conferma dell’impegno serio e responsabile di Dirigenti dello Stato – continuano – che pur garantendo la piena funzionalità delle strutture loro assegnate, perseguono nei modi e nelle sedi opportune il soddisfacimento dei loro diritti. Ciò è necessario per restituire serenità alle scuole siciliane e ai presidi che le guidano, che hanno finora gestito con grande professionalità gli istituti loro assegnati, prodigandosi con azioni reali e concrete che, di fatto, stanno facendo “rinascere” le realtà scolastiche regionali, come dimostrano tutti i risultati ampiamente conseguiti».

I FATTI – Le commissioni esaminatrici del corso-concorso ordinario del 2004, hanno operato allo stesso modo, sulla base degli stessi criteri e seguendo la stessa procedura su tutto il territorio nazionale (in conformità con il DPCM n. 341/2001, con il bando di concorso e con successive direttive ministeriali ), ma solo il concorso che si è svolto in Sicilia è stato travolto dalle decisioni del CGA, per un vizio (violazione del principio del collegio perfetto) che non è stato ritenuto tale nel resto del paese con sentenze ormai definitive, ultime delle quali rese in data 16 ottobre – 15 dicembre 2009 (n. 7964 e n. 7965) dalla Sesta Sezione del massimo consesso amministrativo, il Consiglio di Stato. «Il paradosso, quindi, è che in Sicilia non viene ritenuto valido dal CGA ciò che viene ritenuto tale dal Consiglio di Stato per il resto d’Italia!», concludono i rappresentanti del Coordinamento.

Presidi siciliani: lunedì corteo a Roma

Lunedì 14 giugno i presidi vincitori del corso-concorso del 2004 in corteo a Roma

L’APPELLO: «RISPOSTE CHIARE DAGLI ORGANI NAZIONALI DI GOVERNO»

Tre le tappe della manifestazione: Quirinale, consiglio di Stato e ministero dell’Istruzione

«Lunedì 14 giugno ci recheremo a Roma davanti le sedi della presidenza della Repubblica, del consiglio di Stato e del ministero dell’Istruzione, per sollecitare i maggiori Organi dello Stato a cercare una soluzione verso un’equilibrata applicazione della decisione del Consiglio di Giustizia Amministrativa (Cga) della Regione Siciliana, che tenga conto degli interessi delle diverse parti coinvolte nella vicenda, senza danneggiare la scuola siciliana e coloro che hanno affrontato e superato un concorso, esercitando l’incarico di dirigente scolastico da tre anni». I rappresentanti del Coordinamento Regionale dei presidi siciliani vincitori e idonei del Concorso del 2004 annunciano un ulteriore atto di mobilità per sciogliere la complessa vicenda che li vede protagonisti, a seguito dell’abrogazione dell’emendamento contenuto nel decreto “salva precari” del dicembre 2009 – relativo alla tutela dei presidi attualmente in servizio nelle nove province dell’Isola e di coloro che sono stati riconosciuti idonei – e della decisione dell’Ufficio scolastico regionale, con avviso indetto il 4 giugno 2010, di rinnovare le procedura concorsuale.

La manifestazione nella capitale – che si svolgerà lunedì 14 giugno in piazza del Quirinale presso la Presidenza della Repubblica (dalle 10 alle 12), in piazza Capo di Ferro davanti Palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato (dalle 12 alle 14), e in viale Trastevere davanti gli uffici del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (dalle 14 alle 18) e a cui prenderà parte una cospicua delegazione dei presidi siciliani – rappresenta dunque un accorato appello alle istituzioni politiche a interessarsi concretamente del procedimento giudiziario di cui «siamo vittime incolpevoli», affermano i rappresentanti del Coordinamento.

Tre le richieste che saranno avanzate: « La non partecipazione a qualunque procedimento di rinnovazione – spiegano i rappresentanti del Coordinamento – almeno fin quando la magistratura non avrà stabilito la nostra assoluta estraneità alla vicenda giudiziaria di cui subiamo gli effetti senza esservi stati parte; la richiesta legittima – nell’eventualità di essere costretti a rinnovare – di farlo con una procedura riservata che tenga conto delle maggiori competenze acquisite in anni di servizio (anche a tutela della par condicio degli altri candidati non ancora dirigenti in servizio) e della contemporanea necessità di assicurare il normale funzionamento delle scuole siciliane; la garanzia di poter aspettare senza ulteriori schizofrenie giuridiche una soluzione normativa più confacente alla tutela di tutti (e non solo di uno) gli interessi pubblici e privati in contrasto in questa intricatissima vicenda».

«Simili vicende giudiziarie – continuano i presidi – evidenziano un’inequivocabile volontà coercitiva nei confronti dei dirigenti siciliani vincitori del concorso ad asserita tutela di candidati reiteratamente bocciati. In Italia il Consiglio di Stato conferma la piena regolarità delle procedure concorsuali per il reclutamento dei dirigenti scolastici che da circa tre anni reggono larga parte delle scuole della Repubblica. In Sicilia invece il Cga, sezione dello stesso Consiglio di Stato, continua a ritenere irregolari le medesime procedure. Siamo di fronte a un accanimento giudiziario: nonostante il direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale (Usr) abbia già calendarizzato ad ottobre le prove scritte del rinnovando concorso, il Giudice non solo impone inspiegabilmente – con ordinanza confermativa del decreto del 10 giugno – di provvedere all’immediata fissazione del calendario, ma nomina, senza alcuna richiesta delle parti, un commissario ad acta per provvedere nell’ipotesi di ulteriore inadempimento dell’Usr».

«Confidiamo fiduciosi nella risposta dei maggiori Organi nazionali – concludono i rappresentanti – primo fra tutti la Presidenza della Repubblica, garante della Costituzione e del rispetto dei fondamentali Diritti di tutti i cittadini. La serena coscienza di aver fatto solo il nostro dovere ci fa sperare in una positiva soluzione per tutti i soggetti coinvolti».