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Regolamento sulla valutazione, uno strappo al principio della laicità

 

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Regolamento sulla valutazione, uno strappo al principio della laicità

Comunicato stampa di Domenico Pantaleo, Segretario generale della Federazione Lavoratori della Conoscenza Cgil.

Il regolamento sulla valutazione, pubblicato il 19 agosto ma in vigore dal 22 giugno, nonostante la sentenza del Tar, conferma la partecipazione degli insegnanti di religione agli scrutini e non prevede lo stesso criterio per quelli delle materie alternative.

Il Ministro Gelmini ritiene di potere ignorare le leggi promulgando regolamenti già in vigore da due mesi e discriminare coloro i quali non si avvalgono dell’ ora di religione.

Siamo di fronte alla violazione dei principi e dei valori costituzionali, a partire dalla laicità, e questo non può essere tollerato in un Paese democratico.

Occorre, perciò, una forte risposta morale e civile alla deriva autoritaria che calpesta i diritti fondamentali delle persone.

 

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Nella scuola italiana la cultura razzista e antimeridionale della Lega non passerà

 

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Nella scuola italiana la cultura razzista e antimeridionale della Lega non passerà

Dichiarazione di Domenico Pantaleo Segretario generale della FLC Cgil

Ogni giorno si assiste al continuo tentativo di stravolgere la nostra Costituzione che garantisce a tutti il diritto ad un apprendimento di qualità.

In realtà si punta a regionalizzare, nel nome di un falso federalismo, il sistema nazionale d’istruzione penalizzando le aree più deboli del Paese.

Lo stesso disegno di Legge Aprea si muove in quella logica, prevedendo l’ aziendalizzazione delle scuole con forme di reclutamento attraverso elenchi regionali.
Voglio ricordare che è proprio la Scuola pubblica uno dei simboli più visibili dell’unità del Paese e quindi non a caso s’intende demolirla.

In tale contesto, fatto di continui attacchi del tutto falsi alla preparazione e alle capacità degli insegnanti del sud, mortificando la loro dignità di persone prima ancora che d’insegnanti, s’inserisce l’ emendamento delirante della Lega.

Pur di discriminare gli insegnanti del sud si arriva ad affermare che contano più la conoscenza delle tradizioni e del dialetto che i titoli di studio quasi che alle bambine ed ai bambini, alle ragazze ed ai ragazzi bisognasse insegnare non la cultura, la storia e la lingua del nostro Paese ma i dialetti territoriali.

Ci sarebbe da ridere se non per il fatto che siamo di fronte a qualcosa di tremendamente pericoloso per la civiltà del nostro Paese che non merita questa deriva regressiva.

Roma, 29 luglio 2009

 

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