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COMUNICATO STAMPA DELLA CONF. COBAS DI TERNI SULLE 37 DENUNCE PER MANIFESTAZIONE NON AUTORIZZATA A PERUGIA

La confederazione Cobas della provincia di Terni ritiene gravissimo il comportamento della Questura di Perugia che ha denunciato 37 tra studenti, ricercatori precari e docenti (tra cui una militante dei Cobas) per aver partecipato alla manifestazione “non autorizzata” del 30 novembre 2010 contro l’approvazione della legge Gelmini. Se a Terni la Questura si è di fatto schierata con i fascisti, denunciando -dopo un’inchiesta su 35 persone durata un anno – quattro antifascisti per la manifestazione pacifica e di massa contro Casapound del 31 gennaio 2009, a Perugia viene attaccato e limitato pesantemente il diritto a manifestare.
Sembra che la polizia in Umbria si appresti ad affrontare la crisi valorizzando il suo ruolo di cane da guardia del potere: a Perugia si denunciano decine di persone per cercare di bloccare le lotte, a Terni denunce e avvisi orali (misure di intimidazione usate contro la criminalità organizzata) contro chi fa attività sociale ed antifascismo, a Spoleto siamo alla farsa nella persecuzione degli antagonisti, su teoremi costruiti dai ROS di Ganzer ed avallati dalla magistratura locale.

In questo contesto di forti tagli ai diritti, ai salari, alle pensioni, ai servizi fondamentali ed alla scuola pubblica ( con 8 miliardi di € di tagli alla scuola, 150.000 “licenziamenti” di precari tra docenti ed ATA e lo smantellamento dell’Università) la polizia di Stato esprime al peggio le proprie pratiche repressive tentando di intimidire chi manifesta la propria opposizione allo stato della crisi e dei banchieri. Farebbe quasi ridere -se la cosa non coinvolgesse decine di persone con un chiaro tentativo di intimidazione- denunciare decine di persone per aver manifestato -pacificamente tra l’altro- la propria opposizione alla distruzione dell’Università.
In occasione dell’uscita del film DIAZ che ci rammenta le pesanti responsabilità repressive della Polizia e “la più grave limitazione di massa dei diritti civili avvenuta in Europa dopo la fine della seconda guerra mondiale” (Amnesty International), nei giorni in cui viene messa in dubbio la perizia medica su Aldo Bianzino ricordiamo alle “forze dell’ordine” ed alla magistratura che dovrebbero essere garanti della costituzione democratica ed antifascista e chiediamo ai cittadini, alle associazioni e alle istituzioni se sia pensabile una gestione così politica e contro le libertà fondamentali perpetrata dalle questure umbre in contrasto con la storia democratica e partecipativa della nostra regione. L’Umbria rifiuta la lettura repressiva e poliziesca dei movimenti sociali.
CONFEDERAZIONE COBAS – TERNI

Uova e Democrazia

A seguito del polverone mediatico intorno ad una scritta murale e due uova ritrovate davanti alle sedi di CISL e UIL l’esecutivo provinciale della Confederazione Cobas invia questo comunicato stampa di riflessione ed analisi con richiesta di pubblicazione.

Per l’esecutivo provinciale Cobas Terni
Franco Coppoli

UOVA E SCRITTE SUI MURI: IL SENSO DELLA MISURA E LA FRITATTA DELLA DEMOCRAZIA…
La Confederazione Cobas di Terni stigmatizza il baraccone mediatico imbastito su un paio di uova e pone alla città ed ai mezzi di informazione alcuni quesiti, essendo calato il polverone mediatico sulle scritte notturne alle sedi provinciali di CISL e UIL, sindacati che a livello nazionale stanno smantellando i diritti acquisiti dai lavoratori con la firma di deroghe ai CCNL.
Una scritta è una scritta, ma oggi sembra che per poter dare risalto alla protesta, o aver accesso all’informazione l’unica via sia quella della scritta murale o del lancio di uova che, sottolineiamo, non sono altro che quello che sono: azioni di comunicazione o protesta per chi non ha spazio nell’informazione ufficiale. Facciamo un esempio: oggi c’è lo sciopero nazionale della scuola indetto dai Cobas contro i tagli alla pubblica istruzione imposti dal duo Gelmini_Tremonti. Questa lotta di migliaia di docenti ed ATA ha avuto nella stampa un’eco minore di una scritta su un muro.

Un altro esempio: questa estate la nostra sede sindacale, situata presso il centro sociale “Germinal Cimarelli”, ha subito un attentato notturno con l’esplosione di una bomba carta riconducibile ai neofascisti. Ebbene la differenza tra una scritta su un muro ed una bomba carta è ben evidente a tutti, eppure sembra che nel baraccone dell’informazione-spettacolo la scritta sia un atto di terrorismo mentre una bomba che sveglia un intero quartiere è stata fatta passare dalla stampa e dai carabinieri come una ragazzata.
Perché i giornali e la stampa -che difficilmente riportano notizie sulle lotte dei lavoratori- in questo momento aprono con titoli a cinque colonne su una scritta che definisce “CISL e UIL servi”, dei padroni presumibilmente? C’è un aspetto che riguarda la forma ed un altro il contenuto. Oggi la funzione di questi sindacati “gialli” non è più quella di difendere i diritti dei lavoratori, ma appoggiare la peggiore ristrutturazione padronale degli ultimi trent’anni, che attacca direttamente i salari (i più bassi in Europa grazie gli accordi firmati dalla triplice), i diritti (in primis quello di sciopero e quello alla malattia) e la sicurezza nei posti di lavoro (ricordiamo i morti di lavoro: ogni anno oltre 1000 ed un milione di incidenti, molto più delle guerre che stiamo combattendo in violazione dell’art. 11 della nostra Costituzione). Sul contenuto della scritta siamo d’accordo: per noi, come per molti lavoratori CISL e UIL sono servi dei padroni. Ma quando i sindacati diventano i cani da guardia del padronato allora diventano intoccabili e ogni critica si trasforma in atto eversivo, anche un uovo o una scritta murale: ecco la spiegazione di tanto ipocrita ed opportunista clamore mediatico.
In questa situazione di pesante crisi economica corriamo il rischio che vengano zittite le voci critiche, per dare parola agli imbonitori che continuano a permettere a banche, finanziarie e padroni di fare profitti sulla pelle dei lavoratori. Siccome le critiche e il conflitto sono il sale della democrazia guardiamo cosa succede all’estero: in Irlanda e due volte a Londra solo un paio di settimane fa all’ex premier inglese Tony Blair è stato impedito, con lancio di uova e scarpe, di presentare un libro di memorie sulla guerra in Iraq da lui promossa insieme a Bush mentendo all’ONU sulle inesistenti armi di distruzioni di massa dell’Iraq; nessuno in questo caso ha parlato di terrorismo o assalto alla democrazia, neanche il più conservatore tra gli esponenti politici inglesi. Un altro esempio nella dialettica sindacale in Italia: all’inizio degli anni ’90 quando CGIL, CISL e UIL si sono svenduti le pensioni e i delegati di questi sindacati concertativi furono costretti a parlare nelle piazza dietro schermi di plexiglass per le bullonate che i lavoratori lanciavano contro quel’accordo nefasto: nessuno allora parlò di terrorismo, ma di dialettica sindacale dura.
La verità è che lanciare un uovo o fare una scritta sono in fondo forme di democrazia e sintomi di libertà di espressione,ma che nel nostro paese gli spazi di libertà di espressione si stanno chiudendo sempre di più..
Infine un chiarimento per scribacchini in cerca di “colpevoli” o di capri espiatori: non stiamo rivendicando quell’azione, ma ne condividiamo i contenuti: chi oggi attacca i diritti dei lavoratori è sicuramente un servo del padrone. E ne difendiamo la forma: lanciare un uovo o fare una scritta possono essere comportamenti discutibili ma non certamente atti di terrorismo o intimidazione. A meno che chi oggi fa la vittima dopo aver massacrato i diritti dei lavoratori non abbia la coda di paglia: è ora che chi firma accordi con i padroni per smantellare diritti sopra le teste dei lavoratori -che dovrebbe rappresentare- si prenda le sue responsabilità: invitiamo i lavoratori al dissenso dialettico e a restituire le tessere a chi sta scavando loro la fossa.
Auspichiamo infine che chi in questi giorni straparla tanto di democrazia sindacale e assemblee sui posti di lavoro -come la CGIL per bocca di Epifani- si comporti di conseguenza e non agisca come ha fatto la FLC-CGIL in provincia di Terni per limitare il diritto di assemblea ai lavoratori, bloccando quelle dei Cobas della scuola con un indegno pretesto formale: o si è realmente per la democrazia sindacale oppure si fa solo una sporca retorica di facciata.

L’esecutivo provinciale della Confederazione Cobas – Terni