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Non ci sono più ore per la compresenza a scuola

Il Ministro furbescamente parla sempre di tempo pieno, ma in realtà intende 40 ore senza compresenza.

A Milano sono state richieste 7.206 classi a tempo pieno e sono state autorizzate 7.059 classi a 40 ore (-147). In media per ogni classe ci saranno a disposizione 41 ore di docenza. Rispetto all’anno in corso saranno attivate 28 classi a 40 ore in meno, a fronte di un aumento di più di 200 alunni. Questi sono fatti e non “polemiche strumentali” così come dice il Ministro.

Il Ministro Gelmini, attraverso il suo ufficio stampa, ha comunicato che il prossimo anno le classi a tempo pieno saranno 37.275, cioè 782 in più rispetto all’a.s. 2009/2010 e 2.958 in più rispetto all’a.s. 2008/2009.

Secondo quanto previsto dal DPR n. 89/09 il numero di insegnanti da utilizzare per le classi a 40 ore non può superare quello degli insegnanti utilizzati nell’a.s. 2008/2009 per le classi a tempo pieno. All’epoca le classi a tempo pieno erano 34.317, quindi alle classi a 40 ore possono essere destinati al massimo 68.634 insegnanti (34.317 X 2). In media il prossimo anno per ogni classe a 40 ore ci saranno a disposizione circa 40,5 ore di docenza (68.634 X 22 : 37.275). Siamo dunque arrivati al limite.

La bolla è scoppiata. Non ci sono più ore per le compresenze, ma non ci sono più neppure ore per attivare tutte le classi a 40 ore richieste. A Milano, Torino, Padova, Bologna, Firenze, Roma e chissà in quante altre città, sono state autorizzate meno classi di quelle richieste dalle scuole.

A Milano sono state richieste 7.206 classi a tempo pieno e sono state autorizzate 7.059 classi a 40 ore (-147). In media per ogni classe ci saranno a disposizione 41 ore di docenza. Rispetto all’anno in corso saranno attivate 28 classi a 40 ore in meno, a fronte di un aumento di più di 200 alunni. Questi sono fatti e non “polemiche strumentali” così come dice il Ministro.

Milano, 17 maggio 2010

Mario Piemontese

Via: www.retescuole.net

Tempo pieno negato: nelle scuole di Roma scatta la protesta

Gli alunni delle future classi prime potranno avere addirittura dieci maestre anziché due, poiché l’orario di un insegnante è di 22 ore settimanali e le restanti 18 ore (per arrivare a 40) dovranno essere coperte dalle 2 ore residuali di compresenza di ciascun insegnante delle altre classi a tempo pieno“. Genitori e docenti hanno così deciso di far scattare l’occupazione, che in realtà è una didattica alternativa alternata a laboratori, eventi musicali, artistici e film educativi.?”Risulta evidente – continua il comitato del `Principe di Piemonte’ – che il modello educativo-didattico del tempo pieno si trasformerà così in un gran pasticcio, in cui i bambini che si trovano ad affrontare il delicato ed impegnativo passaggio dalla scuola dell’infanzia alla scuola primaria non avranno la possibilità di trovare i fondamentali punti di riferimento ma solo una situazione caotica priva di un valido progetto educativo”.?Secondo i promotori dell’occupazione il provvedimento produrrà conseguenze negative anche per le classi II, III, IV e V, le quali “vedranno lo spostamento delle loro insegnanti in altre classi che, private delle 4 ore di compresenza (2 ore per ciascuna delle 2 insegnanti), subiranno un radicale cambiamento della programmazione delle attività didattiche poiché non sarà più possibile organizzare le necessarie attività di recupero e di ampliamento dell’offerta formativa (laboratori, teatro, uscite didattiche, ecc.)”. Il fondato timore di genitori e personale è che questa situazione si riverserà in primo luogo sugli “alunni in difficoltà di apprendimento nonché gli alunni diversamente abili già fortemente penalizzati dai tagli agli insegnanti di sostegno e al personale Assistente educativo comunale”.?Tra gli istituti in fibrillazione vi è anche il 126esimo Circolo Iqbal Masih, sempre di Roma: il 12 maggio il Coordinamento genitori insegnanti ‘Non Rubateci il Futuro – anch’esso (come un’altra settantina di istituti) privata di un paio di prime a tempo pieno – è stato ricevuto dal direttore dell’Usp, il dottor Minichiello.
I rappresentanti hanno spiegato al responsabile dell’istruzione romana che ciò obbligherà ad utilizzare “le 2 ore di compresenza di tutti i docenti delle classi a tempo pieno regolare, impegnate finora nella propria classe per recupero e arricchimento dell’offerta formativa”. Oltre alla “costellazione di docenti” già citata dal 49esimo circolo didattico. “Proseguendo con il taglio di una o due classi l’anno – prosegue il comitato della Iqbal Masih – entro 3 anni in una scuola come la nostra non ci saranno più ore di compresenza disponibili e si dovrà passare a diminuire l’orario di tutte le classi, fino ad arrivare ai modelli standard delle 27, massimo 30”.

Non contento delle risposta del dirigente dell’ex Provveditorato, una delegazione del Coordinamento si è prima incatenata davanti all’Usp ed il giorno dopo ha deciso di presidiare la scuola (dalle 16,30, consentendo così il normale svolgimento le lezioni) ed avviare un’opera di sensibilizzazione, in particolare sulle conseguenze dei tagli, nei confronti degli altri istituti romani.

Le proteste non sono passate inosservate al ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, che le ha definite strumentali e figlie di ”manifestazioni politiche che abbiamo visto ripetersi più volte in questi anni. Credo – ha continuatoil responsabile del Miur – che andrebbe messo piuttosto in evidenza l’impegno forte del Governo non solo sul fronte della riforma delle scuole superiori ma anche per favorire un ritorno al rigore, alla serietà e alla centralità della scuola”.

Di diverso avvisosi è invece espressa la Flc-Cgil, secondo cui proprio da questa situazione di malessere e richieste di diritti negati “emerge sempre più chiaramente che al di là dei tagli, l’obiettivo vero è distruggere la scuola pubblica, azzerare la motivazione, denigrare la professionalità e svilire l’impegno di chi ci lavora. Soprattutto – ha concluso il sindacato – si vuole svuotare di qualità la formazione delle giovani generazioni”.

Tagli agli organici, la voce dai territori: aggiornamento dalla Campania

 

Via: www.flcgil.it

Dalla FLC Cgil della Lombardia e di Bologna la denuncia sulla drammaticità dei tagli che mettono a rischio la riapertura delle scuole a settembre.

Non si placa la protesta per le pesanti riduzioni agli organici dei docenti e del personale ATA della scuola.

Le ripercussioni sull’avvio dell’anno scolastico sono costantemente denunciate dalla FLC Cgil a livello nazionale e territoriale, come accade, ad esempio per le regioni Lombardia o la Campania e per le città di Bologna o Ravenna.

Intanto, dai dati dopo i trasferimenti il quadro dei tagli si fa sempre più chiaro: nella scuola secondaria superiore almeno 6.000 lavoratori non avranno più un contratto e uno stipendio, mentre oltre 2.400 professori di ruolo non trovano posto nelle scuole della loro provincia. Dal Ministero, inoltre, non arriva ancora nessuna risposta sulle immissioni in ruolo e sui provvedimenti di tutela per i lavoratori precari licenziati a settembre.

Nell’incontro del 10 giugno scorso era stato preannunciato un provvedimento urgente a tutela dei lavoratori che il prossimo anno non avranno più un contratto annuale, i cui contorni restano ancora fumosi. Nel decreto anticrisi non c’è l’ombra di questo provvedimento anche se “voci di palazzo” danno per certo un emendamento in sede di conversione. Siamo davvero al ridicolo: un Governo che emana un provvedimento urgente che poi emenda sé stesso per aggiungere un provvedimento annunciato da mesi non è certo un Governo serio e attento ai problemi dei lavoratori.

Roma, 22 luglio 2009


FLC Cgil – CISL Scuola – SNALS – GILDA degli insegnanti
Bologna
Organici 2009/2010: a rischio la riapertura delle scuole a settembre
Si è finalmente delineata la situazione del personale docente e ATA di cui potranno disporre le scuole bolognesi per il prossimo anno e la novità assoluta rispetto agli scorsi anni – e alle tante battaglie estive per adeguare gli organici alla popolazione scolastica in continua crescita e alla domanda delle famiglie – è che… l’organico di fatto non c’è più!
Nessun margine di manovra per i docenti, nonostante le rassicurazioni date a suo tempo dall’Amministrazione per far digerire il taglio di 243 insegnanti in organico di diritto con circa 3.000 studenti in più e le 57 sezioni a tempo pieno non concesse. I posti derivanti dalla somma dei cosiddetti “spezzoni” di cattedra (515, assolutamente necessari e comunque pagati dal Tesoro) fanno “spalare” gli obiettivi di taglio degli organici (complessivi 391 insegnanti a Bologna, tra organico di diritto e di fatto) di 9 unità, da tagliare ulteriormente e restituire quanto prima al Ministero. Un organico di fatto in negativo dunque: le sorprese che ci riserva il Ministro non finiscono mai!
Altro che il tempo scuola richiesto dalle famiglie, le classi a tempo pieno non date, le 19 sezioni di scuola dell’infanzia (interessate più di 500 famiglie) che non apriranno, le promesse di sdoppiamento di classi dai numeri e complessità ingestibili: semplicemente non potranno aprire le scuole. Secondo i nostri calcoli, mancano infatti all’appello almeno 150 insegnanti soltanto per garantire gli insegnamenti curricolari (l’inglese totalmente scoperto alle elementari e le varie discipline previste dagli ordinamenti tra medie e superiori) e il rispetto delle norme di sicurezza.

A questo aggiungiamo la mazzata che si è ormai precisamente quantificata per il personale ausiliario, tecnico e amministrativo delle scuole: – 117 collaboratori scolastici, – 32 assistenti amministrativi, – 11 assistenti tecnici, totale – 160 unità. In crisi assoluta soprattutto la scuola di base in provincia con molti plessi: – 3 bidelli a Gaggio Montano con 11 sedi da far funzionare (- 11 nel triennio) e – 2 a Molinella con 1.540 studenti e 10 sedi (- 8 nel triennio), per portare qualche esempio.
Sono previste deroghe per queste situazioni di particolare difficoltà, ma previa compensazione, ovvero togliendo di più da altre scuole che già hanno raschiato il barile.
Già quest’anno si prospetta una drastica riduzione del servizio delle scuole, orari insostenibili di lavoro e lo scarico sui Comuni di funzioni gestite finora in convenzione (la mensa, pre e post scuola), ma la proiezione nel triennio dei tagli porta alla chiusura delle scuole pura e semplice.

Per finire, ricordiamo l’enorme ritardo e l’assoluta indeterminatezza dei tempi per tutte le operazioni di inizio anno, che tengono in fibrillazione tutto il personale della scuola – in particolare quello precario – e che rischiano di pregiudicare il funzionamento delle scuole a settembre.

Non possiamo rassegnarci al gravissimo danno inferto alla nostra buona scuola, alle legittime attese di migliaia di famiglie senza alcuna risposta, ma ora siamo al punto di non garantire neppure il funzionamento minimale del sistema scolastico bolognese che non può reggere – anche ad ordinamenti “riformati” delle elementari, delle medie e del personale ATA – un taglio complessivo di 579 unità di personale con 3.000 studenti in più, in un territorio che ormai ha tagliato ogni possibile “spreco” da anni.

Inevitabile quindi, da parte di queste organizzazioni sindacali, l’indizione dello stato di agitazione della categoria e ogni forma di mobilitazione dei lavoratori per settembre, ma anche la denuncia all’autorità giudiziaria di tutte le situazioni in cui non sia garantito il rispetto di quanto la legge prevede, in materia di sicurezza e di diritto allo studio.

Bologna, 16 luglio 2009

_________________
FLC Cgil Ravenna
Come avevamo annunciato nella giornata di ieri, sono pervenuti i dati che confermano la drastica riduzione degli organici del personale ausiliario tecnico, amministrativo nella scuola.

Abbiamo ripetutamente denunciato con preoccupazione – afferma Monica Ottaviani segretaria provinciale della FLC CGIL di Ravenna – lo stato di asfissia a cui andava incontro il sistema scolastico pubblico, se i tagli previsti dalla Legge 133/2008 fossero stati confermati nella sua totalità.

Abbiamo altresì contrastato con decisione i provvedimenti del governo e del Ministro Gelmini che perseguivano l’obiettivo di limitare il ruolo del sistema pubblico d’istruzione, così come previsto dalla Costituzione, dequalificando e mortificando la scuola pubblica ed il personale che in essa vi opera.

Abbiamo anche denunciato, in un momento di così grave crisi economica del nostro paese, come quei provvedimenti avrebbero provocato il licenziamento di migliaia di precari lasciandoli senza lavoro e senza stipendio e senza ammortizzatori sociali a cui fare affidamento.

Abbiamo anche posto l’accento sulla sicurezza degli edifici e sul fatto che aumentando il numero degli alunni per classe vi sarebbe stato non solo una lesione del diritto allo studio ma anche locali meno salubri e meno sicuri a contenere numeri elevati di alunni (ricordiamo che la norma prevede che le classi possano essere composte da oltre 30 alunni).

Abbiamo ribadito che la scelta di ridurre il tempo scuola degli studenti, non derivasse da ragioni squisitamente didattiche o pedagogiche ma che si trattasse di una scelta indotta dalla necessità di fare cassa.

Abbiamo annunciato che le scelte della famiglie non potevano essere accolte e questo avrebbe comportato ricadute sociali molto pesanti; che molte sezioni di scuola dell’infanzia non potevano essere attivate generando così lunghe liste di attesa.

Di tutto questo abbiamo anche parlato con le Istituzioni locali e con il Prefetto, inviando comunicazioni, dati ed avviato incontri.
Delle ripercussioni sul personale docente abbiamo già dato comunicazione nei mesi scorsi ma per buona memoria riportiamo in sintesi i dati: -25 infanzia; -50 primaria; -66 media; -37 superiori.

Quanto descritto oggi, trova concretezza nei numeri diramati dall’Ufficio Scolastico Regionale riferiti al personale ausiliario, tecnico, amministrativo della scuola.
Infatti, oltre al taglio degli organici rappresentato dalla modifica delle tabelle ministeriali (per la nostra provincia -34 posti rispetto all’anno scolastico 2008/2009), se ne aggiunge uno ulteriore che riduce complessivamente di oltre settecento posti gli organici del personale ATA a livello regionale.
Per Ravenna il calo devastante è il seguente: collaboratori scolastici (bidelli) -42; assistenti amministrativi –5; assistenti tecnici –9; per un totale di –56 posti. A tutto ciò va aggiunto l’aumento complessivo degli studenti pari a + 1264 (oltre 10.000 in tutta la regione).

La realtà supera quindi ogni più triste previsione annunciata, al punto da pregiudicare seriamente l’avvio del prossimo anno scolastico.
Rivolgo – conclude Monica Ottaviani – un appello a tutti coloro che hanno a cuore le sorti della scuola pubblica e della nostra scuola ravennate partendo da un elemento di fondo: occorre superare, ed in fretta, ogni barriera ideologica che impedisce di fatto un’analisi serena dei problemi, nella consapevolezza che di questo passo la scuola pubblica non sarà più in grado di dare risposte e favorire opportunità alle piccole cittadine e cittadini della nostra comunità.

La verità è che il prossimo anno scolastico nella nostra provincia le famiglie ravennati non potranno più lasciare a scuola, in condizioni di sicurezza, i propri figli e a non potrà essere garantita una scuola di qualità e aperta alle esigenze del territorio.

Questo è inaccettabile ed è necessario il contributo di tutte le forze politiche, di governo e di opposizione, per sostenere le ragioni della nostra scuola.

La scuola, una buona scuola, non può prescindere dagli investimenti umani ed economici che si mettono in campo.

Ravenna, 14 luglio 2009

 

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Tagli agli organici, la voce dai territori

 

 

Via: www.flcgil.it

 

Tagli agli organici, la voce dai territori

Dalla FLC Cgil della Lombardia e di Bologna la denuncia sulla drammaticità dei tagli che mettono a rischio la riapertura delle scuole a settembre.

Non si placa la protesta per le pesanti riduzioni agli organici dei docenti e del personale ATA della scuola.

Le ripercussioni sull’avvio dell’anno scolastico sono costantemente denunciate dalla FLC Cgil a livello nazionale e territoriale, come accade, ad esempio per la regione Lombardia e per città di Bologna.

Intanto dai dati dopo i trasferimenti il quadro dei tagli si fa sempre più chiaro: nella scuola secondaria superiore almeno 6.000 lavoratori non avranno più un contratto e uno stipendio. Dal Ministero, inoltre, non arriva ancora nessuna risposta sulle immissioni in ruolo e sui provvedimenti di tutela per i lavoratori precari licenziati a settembre.

Nell’incontro del 10 giugno scorso era stato preannunciato un provvedimento urgente a tutela dei lavoratori che il prossimo anno non avranno più un contratto annuale, i cui contorni restano ancora fumosi. Nel decreto anticrisi non c’è l’ombra di questo provvedimento anche se “voci di palazzo” danno per certo un emendamento in sede di conversione. Siamo davvero al ridicolo: un Governo che emana un provvedimento urgente che poi emenda sé stesso per aggiungere un provvedimento annunciato da mesi non è certo un Governo serio e attento ai problemi dei lavoratori.

Roma, 17 luglio 2009

 


 
FLC Cgil – CISL Scuola – SNALS – GILDA degli insegnanti
Bologna
Organici 2009/2010: a rischio la riapertura delle scuole a settembre
Si è finalmente delineata la situazione del personale docente e ATA di cui potranno disporre le scuole bolognesi per il prossimo anno e la novità assoluta rispetto agli scorsi anni – e alle tante battaglie estive per adeguare gli organici alla popolazione scolastica in continua crescita e alla domanda delle famiglie – è che… l’organico di fatto non c’è più!
Nessun margine di manovra per i docenti, nonostante le rassicurazioni date a suo tempo dall’Amministrazione per far digerire il taglio di 243 insegnanti in organico di diritto con circa 3.000 studenti in più e le 57 sezioni a tempo pieno non concesse. I posti derivanti dalla somma dei cosiddetti “spezzoni” di cattedra (515, assolutamente necessari e comunque pagati dal Tesoro) fanno “spalare” gli obiettivi di taglio degli organici (complessivi 391 insegnanti a Bologna, tra organico di diritto e di fatto) di 9 unità, da tagliare ulteriormente e restituire quanto prima al Ministero. Un organico di fatto in negativo dunque: le sorprese che ci riserva il Ministro non finiscono mai!
Altro che il tempo scuola richiesto dalle famiglie, le classi a tempo pieno non date, le 19 sezioni di scuola dell’infanzia (interessate più di 500 famiglie) che non apriranno, le promesse di sdoppiamento di classi dai numeri e complessità ingestibili: semplicemente non potranno aprire le scuole. Secondo i nostri calcoli, mancano infatti all’appello almeno 150 insegnanti soltanto per garantire gli insegnamenti curricolari (l’inglese totalmente scoperto alle elementari e le varie discipline previste dagli ordinamenti tra medie e superiori) e il rispetto delle norme di sicurezza.

A questo aggiungiamo la mazzata che si è ormai precisamente quantificata per il personale ausiliario, tecnico e amministrativo delle scuole: – 117 collaboratori scolastici, – 32 assistenti amministrativi, – 11 assistenti tecnici, totale – 160 unità. In crisi assoluta soprattutto la scuola di base in provincia con molti plessi: – 3 bidelli a Gaggio Montano con 11 sedi da far funzionare (- 11 nel triennio) e – 2 a Molinella con 1.540 studenti e 10 sedi (- 8 nel triennio), per portare qualche esempio.
Sono previste deroghe per queste situazioni di particolare difficoltà, ma previa compensazione, ovvero togliendo di più da altre scuole che già hanno raschiato il barile.
Già quest’anno si prospetta una drastica riduzione del servizio delle scuole, orari insostenibili di lavoro e lo scarico sui Comuni di funzioni gestite finora in convenzione (la mensa, pre e post scuola), ma la proiezione nel triennio dei tagli porta alla chiusura delle scuole pura e semplice.

Per finire, ricordiamo l’enorme ritardo e l’assoluta indeterminatezza dei tempi per tutte le operazioni di inizio anno, che tengono in fibrillazione tutto il personale della scuola – in particolare quello precario – e che rischiano di pregiudicare il funzionamento delle scuole a settembre.

Non possiamo rassegnarci al gravissimo danno inferto alla nostra buona scuola, alle legittime attese di migliaia di famiglie senza alcuna risposta, ma ora siamo al punto di non garantire neppure il funzionamento minimale del sistema scolastico bolognese che non può reggere – anche ad ordinamenti “riformati” delle elementari, delle medie e del personale ATA – un taglio complessivo di 579 unità di personale con 3.000 studenti in più, in un territorio che ormai ha tagliato ogni possibile “spreco” da anni.

Inevitabile quindi, da parte di queste organizzazioni sindacali, l’indizione dello stato di agitazione della categoria e ogni forma di mobilitazione dei lavoratori per settembre, ma anche la denuncia all’autorità giudiziaria di tutte le situazioni in cui non sia garantito il rispetto di quanto la legge prevede, in materia di sicurezza e di diritto allo studio.

Bologna, 16 luglio 2009

 

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