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Il film “Student Services” il film-denuncia sulla prostituzione studentesta sarà vietato ai minori di 18 anni in Italia

Student Services” il film-denuncia di Emmanuelle Bercot ha ottenuto dalla censura il divieto di visione ai minori di anni 18. Tratto dal romanzo autobiografico “Mes chères études” di Laura D., la pellicola affronta lo sconcertante e tristemente attuale fenomeno della prostituzione universitaria, che sta dilangando in maniera esponenziale sia in Italia e che all’estero, come testimoniano crescenti casi di cronaca. Sulla base di questi dati ci sembra assolutamente doveroso che il cinema, attraverso film come “Student Services”, diventi uno strumento di denuncia e testimonianza, senza peraltro voler condannare nè giustificare i comportamenti delle persone coinvolte, più o meno volontariamente, in comportamenti disperati ed immorali.

In Francia, infatti, il film è stato prodotto da Canal Plus ed è andato in onda in prima serata, mentre in Italia l’uscita cinematografica sarà penalizzata dal suddetto divieto.

“Student Services” uscirà oggi, venerdì 26 Agosto distribuito da Bolero Film.

Nei panni della giovanissima protagonista, l’attrice francese Déborah François che già abbiamo avuto modo di apprezzare in L’enfant dei fratelli Dardenne e La voltapagine di Denis Dercourt.In un mondo in cui la forma conta più del contenuto e l’apparire più dell’essere, “Student Services” offre una sconcertante panoramica del fenomeno sempre più diffuso di adolescenti disposte a tutto pur di permettersi un capo griffato o un cellulare di ultima generazione.

Sinossi:

Laura ha 18 anni, è una studentessa iscritta al primo anno di università, determinata a portare a termine i suoi studi ad ogni costo. Sebbene svolga un lavoro part-time, non arriva a soddisfare tutte le sue necessità e sprofonda in una situazione economica talmente grave che una sera, per disperazione e a corto di altre soluzioni, decide di rispondere ad un annuncio su Internet: “Joe, 50 anni, cerca studentessa per momenti di “tenerezza”. Cento euro l’ora”. Una sola volta e mai più, promette a se stessa. Tre giorni dopo, Laura si ritrova in una camera d’hotel assieme a Joe. E’ l’inizio di una spirale…

STUDENT SERVICES
un film di Emmanuelle Bercot
Con Déborah François, Mathieu Demy, Alain Cauchi, Benjamin Siksou, Anna Sigalevitch

LA CRUDA REALTA’ DEI FATTI

Le piaghe storiche e sociali rappresentano le dolorose tematiche contemporanee che Canal+ ha preso l’abitudine di esplorare. Da questo punto di vista, Student services è uno dei soggetti più attuali che abbiamo trattato sinora, ma anche uno dei più proibiti, nella sua violenza ovattata.
Attraverso il tema della prostituzione studentesca è l’intimità della società che si rivela, la matrice marginale e quotidiana della precarietà dei giovani, che osserviamo attraverso la storia vera di Laura D.
Il soggetto è drammatico, ma il film è privo di pathos. Ci troviamo di fronte a dei fatti crudi.
Laura D. ha bisogno di denaro per mangiare, per pagarsi una casa, per vestirsi, per studiare e per crearsi un avvenire.
Un avvenire che non sarà quello della prostituzione, ma un futuro normale. Uno dei temi fondamentali della storia di Laura D. – e del film – è che per questa giovane ragazza, come per molte altre, l’uso del proprio corpo come “servizio” sessuale a pagamento è entrato a far parte della norma.
Laura D. cerca un lavoro che le lasci il tempo di studiare, che non sia alienante come quello di una cameriera e, soprattutto, che sia più redditizio. In questo suo passaggio volontario alla prostituzione Laura D. pensa di non avere altra scelta.
L’obiettivo non è quello di rendere aneddotica la prostituzione, né tantomeno di elevare il film ai dibattiti sul corpo della donna, nei quali ci si domanda se le sia permesso di portare nel suo grembo il bambino di un’altra, oppure di ricevere del denaro in cambio di un servizio “sessuale”… Piuttosto, Student Services affronta delle questioni senza offrire alcun giudizio morale a priori e senza voler necessariamente fornire delle risposte.

La regista Emmanuelle Bercot, che da sempre si interessa a tematiche quali l’intimo e il femminile, ha scritto e diretto il film. La Bercot ha affrontato la storia di questa giovane ragazza di oggi con uno sguardo volutamente imparziale. Nel suo film, Emanuelle Bercot, ci rende partecipi dell’intimità di Laura: l’accompagniamo nelle sue sensazioni, nelle sue decisioni e nella violenza indicibile che si autoinfligge.
Per Canal+, così come per Emmanuelle Bercot e i produttori, l’attrice Deborah Francois è apparsa sin dall’inizio la scelta più adatta. Deborah incarna coraggiosamente e senza falso pudore questa giovane donna, la quale affronta la sua situazione con pragmatismo e, a volte, cinismo, ma che anche di fronte alla durezza del mondo non finisce col perdere la sua verginità.

Fabrice de la Patellière e Dominique Jubin
(Direzione della Fiction francese)

UNO SGUARDO ASSOLUTAMENTE SINCERO

Alla base di questo progetto c’è un libro: “Mes chères études”, la testimonianza di Laura, una giovane studentessa di 19 anni, che racconta come – per seguire gli studi a cui teneva moltissimo – abbia iniziato a prostituirsi, spinta da gravi problemi economici. Senza ipocrisia e senza pudore, Laura spiega le ragioni che l’hanno fatta sprofondare in questa situazione finanziaria, e come la soluzione della prostituzione le si sia imposta – almeno secondo quanto afferma lei – come unica soluzione possibile per sopravvivere e portare a termine il suo primo anno di università.
Ma al di là di questa realtà sociale che ha voluto raccontare, è l’intimità di una giovane donna che Laura ci rivela e lo fa con una sincerità sbalorditiva.
Accettando di fare un film tratto da questo racconto non ho mai pensato di voler offrire un giudizio morale su questa storia. Non ero intenzionata a fare un film teorico su come ai giorni nostri il corpo venga presentato ovunque come una merce, o su come la percezione che i giovani hanno del loro corpo e del suo potere, possa influenzare le loro azioni e la loro concezione del mondo.
Ovviamente, non esiste al mondo nessuna fatalità che possa fare della prostituzione l’unica risposta alla precarietà studentesca; ma non spettava a me condurre un dibattito del genere.
Il mio obiettivo era riuscire a restituire nel modo più realistico possibile l’esperienza vertiginosa e dolorosa di questa studentessa, con tutto il rispetto dovuto nei confronti di una storia realmente vissuta e di mantenere in ogni istante una sincerità assoluta.
Riuscire a fare un ritratto anche intimo, inserito in una realtà sociale così precisa, è ciò che mi ha entusiasmato. Seguire in maniera quasi epidermica l’esperienza traumatizzante di una giovane donna che si ritrova a vendere il proprio corpo per riuscire a sopravvivere.
Poco importano, alla fine, le ragioni, le cause, la necessità e l’ambiguità che accompagnano questa decisione; lei lo ha fatto, lo ha vissuto, ed io a mia volta, attraverso il film, l’ho testimoniato. Ho cercato di rendere sensibile, palpabile, realistica e commovente, l’esperienza fisica ed emozionale vissuta da questa giovane donna. Specialmente attraverso il suo rapporto con Joe, il suo primo cliente, col quale il legame nel corso dei loro incontri si intensifica e diviene più complesso, offrendo al film del materiale per una vera e propria fiction.
Era importante che il percorso interiore di Laura apparisse potente e chiaro. E che attraverso l’istinto di sopravvivenza e di necessità che la animano, fossimo spinti a seguirla fin nelle sue emozioni più intime. Senza mai cercare di distanziarci dai fatti e senza metterci nella posizione di osservatori o di voyeur. Diventare tutt’uno con lei. Senza stilizzare una storia che, prima di tutto, desideravamo fosse realistica, verosimile e credibile; senza tentare di rendere “glamour” ciò che non lo è affatto, malgrado lo spettro che una storia del genere potrebbe evocare.
Piuttosto, ho cercato di evitare di conferire un’immagine squallida e miserabile a questa storia.
Tra questi due estremi, c’era una verità, ancora là, da trovare.
E’stato incontrando Laura D., scoprendo il suo vero volto, che mi sono resa conto dello shock che aveva vissuto, di ciò che è, di ciò che rappresenta, del mondo col quale si è confrontata e di tutto quello che si è inflitta.
Secondo me, l’abisso e lo shock tra questi due mondi era il cuore stesso del film.

A quel punto mi è sembrato fondamentale scegliere per questo ruolo un’attrice che fosse giovane e carina, ovviamente, ma senza esserlo ostentatamente; una ragazza che non riusciremmo mai ad immaginare di trovare dentro ad una stanza assieme ad un cliente, o a suo agio in una situazione che implichi il sesso, incapace, cioè, di essere sensualmente provocante. Una ragazza semplice, ordinaria. Una ragazza della quale non potremmo mai pensare che…

Déborah François, nonostante una bellezza sorprendente, possiede tutto ciò dentro di sé: questa dimensione possibile che, unita al suo impressionante talento di attrice e alla sua devozione assoluta nei confronti del personaggio di Laura, l’ha resa la scelta più adatta per questo ruolo.
Ci sono, a quanto pare, delle ragazze per le quali la prostituzione non ha nulla di ripugnante, che si sentono a proprio agio con il loro corpo e per le quali il sesso e il potere della seduzione sono un piacere, un gioco.
Laura, invece, doveva essere l’opposto di tutto ciò. Doveva tradurre nel suo corpo, nella sua presenza fisica, nel suo temperamento, un’apparente incapacità verso questo tipo di rapporti.
Doveva riuscire a far trasparire come ciò che è costretta a fare, le costi enormemente, come la ferisca nell’animo, oltre che nel corpo.
Sembra siano migliaia in Francia le ragazze che ricorrono alla prostituzione. Laura dedica il suo libro a tutte le sue “sorelle” che rimangono nell’ombra. Non spetta al film offrire una constatazione sociologica di un fenomeno che, certamente, merita di essere preso in considerazione, ma piuttosto l’obiettivo era di renderlo visibile, attraverso il ritratto di una di queste ragazze e della sua storia. In un’epoca in cui il corpo dovrebbe svegliarsi all’amore ma in cui, invece, per necessità, viene venduto in cambio di denaro.

Emmanuelle Bercot
(sceneggiatrice e regista)

I PERSONAGGI

LAURA – Déborah François
Laura ha 18 anni. Lascia la sua famiglia per andare a frequentare l’Università.
Vive in gravi ristrettezze economiche, causate dalle difficoltà materiali che la vita di una studentessa implica, fino a che non si ritrova ad affrontare una situazione economica insostenibile. Quasi per caso, prende un appuntamento con Joe, il suo primo cliente, e da quel momento in poi precipita in una spirale: quella del denaro, assurdamente definito “facile”.
Senza mai piangersi addosso, porta avanti il suo primo anno di studi, fino a quando non ne può più, fin quando le ferite fisiche e morali che deve sostenere per riuscire a cavarsela diventano insopportabili.

JOE – Alain Cauchi
Negli annunci che diffonde su internet si definisce come un giovane uomo di 50 anni. In realtà ne ha 55. E’ un professore di ginnastica sposato e padre di famiglia. Paga delle giovani ragazze per trascorrere con loro dei “momenti di tenerezza”. Nei suoi incontri sessuali è posseduto da fantasmi di dominazione ed è amante della messa in scena. La sua bonarietà, la sua aria affabile e rassicurante, la sua gentilezza, il suo vivace accento del sud, lo rendono un cliente temibile agli occhi di Laura, la quale prova un certo attaccamento nei suoi confronti.

MANU – Benjamin Siksou
E’ il primo amore di Laura, un “pigroncello” di 20 anni, che si fa mantenere dai suoi genitori; si preoccupa più di comprarsi dei vestiti e del fumo che di pagare le bollette. Fa precipitare Laura in una spirale finanziaria, obbligandola a pagare metà dell’affitto. E’ talmente taccagno che è capace di pretendere che Laura arrivi a ricomprargli un pezzo di prosciutto, preso nel frigorifero. Laura D. dice di lui: “Era preso dalla sua vita, dal suo mondo, e non si è reso conto che lei stesse per crollare”.

BENJAMIN – Mathieu Demy
E’ un trentenne superficiale. Vive al di fuori del sistema; è in tutto e per tutto un “fannullone”. E’estremamente affascinante. Con Laura ha una forte complicità e nelle sue braccia lei riesce a trovare conforto. E’ mentalmente aperto e la sua tolleranza e capacità di ascolto fanno di lui l’unico confidente e il solo sostegno di Laura. Egli darà prova del suo amore e della sua comprensione, fino a quando la gelosia, la sofferenza di dover dividere la ragazza di cui è innamorato e la perversità della situazione non lo faranno fuggire.

LA PROSTITUZIONE STUDENTESCA

Per finanziare i loro studi sempre più studentesse si rassegnano a prostituirsi part-time (si stima che la loro percentuale sia all’incirca del 10%).
In Francia, nel 2006, il Sindacato Sud ha calcolato che il loro numero è di 40.000, facendo di questa popolazione, sino ad allora rimasta anonima, il nuovo simbolo della pauperizzazione studentesca. Le autorità, invece, stimano che il loro numero è di 15.000.
Sono vittime di impasse amministrativi, educativi e sociali; agiscono quasi esclusivamente attraverso Internet, nel quadro della sfera privata; non rivendicano niente né beneficiano di alcun aiuto. In Polonia, vengono chiamate “universitute”, mentre in Francia le chiamano “prostitudenti”. Hanno un nome. Ma mai un volto.

Questo fenomeno si verifica sempre nello stesso modo. Spesso si tratta di ragazze provenienti dalla provincia, di origini modeste, senza alcun sostegno, che si ritrovano con le spalle al muro a causa del costo della vita. Sono tantissime le studentesse che un bel giorno si ritrovano sommerse dalle bollette. L’affitto, le spese condominiali, i trasporti, l’informatica, le spese per pagarsi gli studi: tutto è aumentato, ad eccezione degli aiuti. Fanno dei lavori part-time, senza però riuscire ad arrivare a fine mese. E a quel punto, molto spesso, accade che arrivi da loro un “amico”, o che ci si metta di mezzo il caso, che gli fa scoprire l’universo del sesso su internet: anonimo, discreto, sicuro, con una preselezione e con banner pubblicitari di grandi società di credito. Il contesto che offre Internet è favorevole: è una finestra aperta dove tanti altri esibiscono la propria sessualità gratuitamente. L’epoca è stata disinibita dalle telecamere e dalla tele-realtà, ognuno parla dei suoi desideri più profondi con leggerezza. “Se gli altri lo fanno gratuitamente, perché non farsi pagare … E poi, per mezzo di Internet è anche possibile scegliersi i clienti …”.

Prima di lanciarsi nella “prostituzione part-time”, le ragazze discutono su dei forum assieme ad altre ragazze, condividendo le loro esperienze (Doctissimo2). In poche parole, scoprono le regole del mestiere: postare un annuncio a pagamento su determinati siti internet (si paga fino a 400 euro a trimestre), non proporre mai direttamente lo scambio di prestazioni in cambio di denaro, per non cadere sotto la scure della legge. Mostrare il proprio corpo, ma niente altro. Al telefono, parlare di cose piacevoli, di cortesia e di rispetto, per riuscire a fare una scrematura. Valutare il cliente dalla voce. Scegliere scrupolosamente il luogo dell’appuntamento (un hotel o casa propria), perché la prostituta sarà sola. Prendere sempre i soldi prima dell’atto.
Le loro tariffe si aggirano attorno ai 200 euro all’ora, più di quanto non chiedano le prostitute di Belleville ma meno delle escort professioniste, da cui prendono il nome. 200 euro è il prezzo attuale di mercato per delle giovani donne brillanti che, da sempre, suscitano il desiderio degli uomini maturi.
Queste Justine 2.0 o cyber-Lolita vengono offerte sulla vetrina del Web con tanto di menù delle loro “caratteristiche tecniche”, e vivono il resto del tempo un’esistenza da studentesse anonime e discrete sui banchi dell’università, circondate da una bolla di solitudine. Con chi potrebbero parlare di questo genere di attività? Come potrebbero giustificare il fatto di avere un telefono che suona in continuazione? La maggior parte di loro risolve il problema allontanandosi dagli altri, dal momento che questa attività “temporanea” divora la loro agenda. Bisogna, infatti, valutare molti clienti per riuscire ad ottenere tre o quattro appuntamenti a settimana e guadagnare una media di 3000-4000 euro al mese. E in queste condizioni, come si può riuscire a rimanere motivati nei confronti dello studio?

Ancor più allarmante è il fatto che queste giovani donne, che vivono l’età della crescita, continuino a socializzare attraverso questo tipo di esperienze al di fuori della norma, ma non con persone della loro stessa età. Difatti, nel mondo della prostituzione studentesca vengono quasi totalmente esclusi i clienti giovani. I giovani al di sotto dei 30 anni hanno minori mezzi economici e diventano un grave problema se non rispettano le regole e finiscono per innamorarsi della prostituta. Il cliente-tipo è piuttosto un uomo di mezza età, con una certa posizione, preferibilmente sposato, isolato dagli impegni lavorativi, alla ricerca di rapporti un po’ più consistenti rispetto ad una semplice prestazione sessuale: dei rapporti che conservino il simulacro di una relazione. Ricevendo fiori e regali da parte di questi “veri signori”, la giovane prostituta ha spesso la sensazione di scoprire la società tramite i suoi clienti: banchieri, architetti, avvocati, giornalisti, professori, uomini di affari, pensionati. Per quelle ragazze che riescono a sopportare questo lavoro così sgradevole, la prostituzione rinforza la fiducia in loro stesse perché segna il distacco dalla famiglia …. mentre le altre si perdono senza riuscire più a riprendersi. Se molte abbandonano gli studi e scompaiono dall’orizzonte, le più determinate riescono a mettere un po’ di denaro da parte per perseguire il loro vero scopo. Malgrado i loro dinieghi, dopo una fase iniziale già estremamente ardua, queste studentesse continuano a vivere delle ore psicologicamente molto difficili: le ore dei ricordi, degli incontri andati male e dei desideri salaci, dell’espropriazione del loro corpo che viene dato in cambio di un tetto, di denaro e di un avvenire privo di illusioni.
Fatto sta che la domanda di escort-studentesse per passare una serata o per accompagnare un uomo in un club di scambisti è in piena espansione. Nella società della giovinezza eterna, la richiesta di Lolite cresce esponenzialmente. Ne è prova l’alta frequentazione di siti a pagamento (123.947 visitatori al giorno), essa ci fornisce una vaga idea del traffico raggiunto da questo strumento virtuale. Qualche volta gli uomini lasciano dei commenti alle ragazze, nei quali descrivono le loro prestazioni. Sebbene siano delle clienti del sito, queste giovani non hanno alcun diritto di replica. Ogni cliente è come un esame. Votazione: sufficiente.

EMMANUELLE BERCOT (Regia)

Nel 1997 dirige il suo primo cortometraggio, dal titolo Les Vacances, che ottiene il premio della Giuria a Cannes.
Nel 1999 esce nelle sale La Puce, il suo medio metraggio e film di diploma presso la Femis, grazie al quale l’attrice Isild Le Besco si impone all’attenzione del pubblico.
Il suo primo lungometraggio, Clement, viene selezionato nel 2001 nella sezione Un certain regard a Cannes.
Con il suo secondo lungometraggio, Backstage, che viene selezionato nel 2005 alla Mostra del Cinema di Venezia, la regista continua ad esplorare il malessere adolescenziale attraverso il rapporto torbido che unisce una stella della canzone (Emmanuelle Seigner) e una giovane fan invadente (Isild Le Besco).
Mes Cheres Etudes è il suo terzo film per la televisione, dopo Tirez Sur Le Caviste, del 2008, e Le Choix D’elodie, del 1998, (Laurier d’or 1999 de la television e prix du Senat).

IL LIBRO (“Mes chères études”4, di Laura D.)

“Mes chères études”, di Laura D. pubblicato in Francia dall’editore Max Milo.
Pubblicato anche in edizione tascabile dall’editore J’ai lu.

Laura è una studentessa iscritta al primo anno dell’università. Proviene da una famiglia di origini modeste. E’ consapevole delle difficoltà economiche della sua famiglia e per questo vuole riuscire a cavarsela da sola. Ma la grave precarietà che vive compromette seriamente la continuazione dei suoi studi. Determinata ad andare fino in fondo, inizia a fare dei lavori part-time, ma ben presto si rende conto di come un’attività remunerata e gli studi non siano due realtà facilmente conciliabili. Una sera, mentre naviga su Internet, scopre un annuncio particolare, sotto la categoria “incontri a pagamento”. Presa dalla curiosità e spinta dal bisogno urgente di denaro risponde all’offerta di un uomo che è alla ricerca di una massaggiatrice. Con un clic, la sua vita inizia a scivolare nel mondo dei rapporti sessuali a pagamento e dei suoi clienti, ogni giorno sempre più numerosi.
Laura D. (pseudonimo) è una semplice studentessa la cui vita ha preso una svolta inattesa. La sua coraggiosa testimonianza le ha permesso di voltare definitivamente pagina su questa parte della sua esistenza.
Da allora in poi, ha ripreso gli studi universitari per portarli a termine. La sua consulenza è stata richiesta in fase di elaborazione della sceneggiatura e di produzione del film.