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Ostaggio dei bulli: costretta a cambiare scuola

Esiste oggi nel mondo moderno e in modo particolare nel contesto della scuola, un fenomeno diffuso chiamato bullismo, un comportamento che tende a isolare chi, percepito diverso dal branco non si vuole uniformare.

Il branco, la logica del gruppo domina su ogni cosa, per essere accettati bisogna fare parte di questa realtà e fare in modo tale che il branco approvi quello che noi facciamo, per questo motivo spesso si è costretti ad adottare dei comportamenti scorretti.

La scuola è a conoscenza di questo fenomeno da un pezzo e da molto tempo cerca di combatterlo dando una giusta direzione al problema, partendo dal fatto che parlare di bullismo vuol dire per prima cosa confrontarsi con un fenomeno complesso.

Un fenomeno che in parte è causato da un completo scollamento della scuola dalla vita dei genitori e viceversa, gli stessi genitori a loro volta non hanno più fiducia nell’istituzione scolastica, colpevole a suo dire di comportamenti sbagliati.

La scuola italiana spesso è oggetto di fenomeni completamente sbagliati, tra questi l’indifferenza in alcuni casi di un corpo docente che in quanto tale dovrebbe essere il primo a combattere questi fenomeni, non sempre purtroppo è così.

Spesso capita invece che gli stessi insegnanti sappiano del fenomeno e non intervengano nel modo giusto, questo causa un problema ai ragazzi, questo è l’episodio che è capitato a una ragazza di 13 anni in una scuola media.

La scuola media Sacchi non ha saputo a detta dei genitori, proteggere la propria figlia da un fenomeno come quello del bullismo, per questo motivo i genitori si sono trovati nella situazione di dover decidere un trasferimento forzato.

Il dirigente stigmatizza il fenomeno, parlando di una scuola presente ma anche di un problema che è talmente complesso da non avere certamente una semplice risoluzione, alla base di tutto questo un problema legato al rapporto tra figli e genitori.

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Bulli a scuola e nella strada – di Vincenzo Andraous

Bulli e pupe da qualche tempo sono scomparsi dalle cronache, dalle romanze più o meno virtuali, hanno abbandonato il proscenio della carta stampata, della scatola magica, delle aule scolastiche, come se a non parlarne, a non volerne sentire sulla pelle l’urto e il fastidio, fosse strada consolidata per il risolvimento del problema e delle tragedie che ne conseguono.
Purtroppo non è così, e non sarà mai il silenzio a fare da scarto per una ritrovata coscienza, per una significativa presa di posizione a favore di uno stile di vita equilibrato, non più fondato sulla prevaricazione intenzionale, sulla sottomissione persistente, sulla violenza più asimetrica, dove il più debole è obbligato a mollare gli ormeggi nella maniera più drammatica, nella condizione-oppressione disperante della paura che diviene vergogna.
Una, due, tre adolescenti hanno deciso di rompere con la vita, gli argini della stupefazione si sono sciolti, ora c’è urgenza di trovare nuove soluzioni, altre vie di fuga al dolore.
Bisogna stare molto attenti a quello che si dice, ma pure a quello che non si dice, che non è dato sapere perché le responsabilità non sono mai definite o colpevolmente riconducibili a una sorta di chiacchiericcio da bar sport.
Rimangono a destare le coscienze i giovani rimasti a terra, le posture scomposte, il disfacimento dei volti, ai quali è stato rapinato tutto, perfino i sogni, quelli che in vita dovevano fare la differenza.
Ma etichettare quanti rimangono contusi, segnati, costruire nuovi piedistalli di cartone, nuovi imperatori, sottende il rischio di incappare in altre tragedie simili, favorendo fascinazioni ed emulazioni da film dell’orrore.
Quando un/a giovane non ha più capacità di vivere, quella sofferenza che assale è un angolo senza alcuna luce rossa di emergenza? Diventa morte che abbatte la vita senza possibilità di ascolto di un lamento, di una preghiera, di una richiesta di aiuto?
Forse è così, perché i silenzi dell’anima tormentata non fanno rumore, relegano all’angolo più buio, dove le parole, i gesti, gli slanci ammutoliscono, con i polsi legati dalla disattenzione e dall’indifferenza, senza consapevolezza di quanto sia difficile essere adulti, rispettosi degli altri, soprattutto dei più giovani, delle difficoltà che nascono da una ingiustizia protratta e interpretata con superficialità, in fin dei conti sono ragazzate che accadono dalla notte dei tempi.
Bullying e Cyberbullying, ieri non c’erano le evoluzioni tecniche di questo presente, non c’erano le messaggistiche istantanee, la rete, non c’erano i modi veloci quanto uno sparo per rendere invivibile un’esistenza, per rimanere soffocati dal vomito provocato da poche sillabe su un account.
Oggi siamo nello stesso identico tempo del ferro e del fuoco, ma con le parole lanciate come fossero cluster bomb, aggettivi e sostantivi a grappolo, a scendere e risalire, senza dover chiedere conto o pagare niente a nessuno, menzogne assemblate senza pudore, fino a farle divenire verità imposte, una condanna senza possibilità di appello.
Sembrerà banale fin’anche patetico ma queste assenze inconfessabili al punto da stare attenti a parlarne, hanno un comune denominatore: la maleducazione, l’ineducazione, l’inculturazione dettata dall’età, dai finti eroi, dagli esempi-riferimenti in circolazione che fanno vittime a ogni promessa svenduta e mai mantenuta, con gli occhi rivolti al domani raccontato banalmente come se non fosse nulla di eccezionale.

Vincenzo Andraous


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Il bullismo contemporaneo – di Vincenzo Andraous


Ora che i riflettori sono stati spenti e la grancassa mediatica ha smesso di emettere suoni scomposti, forse adesso sarà possibile avere memoria con maggior delicatezza e buon senso di quei giovanissimi che hanno deciso di abbandonare per sempre i banchi di scuola, gli amori, i sogni e le speranze. Forse sarà possibile consegnare il giusto valore alle parole, quelle che non intendono farsi condizionare dalle altre più altisonanti, scagliate per creare una labirintite artificiale, quelle parole che non chiariscono mai le responsabilità individuali, che non stanno sulle labbra dell’intrattenitore di turno, o sulla battuta pronta di chi vuol rimanere dietro le quinte del dolore, escludendo la possibilità di una via di emergenza che non di rado salva la vita. Qualcuno intende cavarsela additando la scuola un ammasso informe di linee didattiche, spesso contrapposte alle relazioni importanti che fanno crescere. La famiglia un ibrido travestito di buone intenzioni. I giovani una tribù di selvaggi tutti uguali, omologati, disordinati. Sono queste le etichette e i luoghi comuni con cui si liquidano maldestamente le tragedie di una società caduta in disuso, per l’incapacità di comprendere quanto incivile sia disperdere la propria coscienza critica, anche nel caso questa sottoscriva un malcostume diventato trend nazionale. Quanto diseducativo può diventare il tentativo di lenire un dolore lacerante con la divulgazione di verità contraffatte. Chi la scuola l’ha abbandonata a un’età obbligante, sa bene che il rimpianto non è una condizione attenuante. Chi nella famiglia non ha trovato amore che protegge ma una via di fuga virtuale, sa bene come la selva oscura può ingannare al punto da farti soccombere. Chi in gioventù ha bruciato le tappe del tutto e subito, sa bene come è facile perdere la propria dignità e depredarne parte agli altri. Questa è la società che abbiamo in sorte, non era migliore quella precedente, piuttosto siamo cambiati noi, sono cambiate le sensibilità e quindi gli interessi da esibire: nella fisicità che irrompe nella domanda, nella fragilità che traspare alla risposta. Atteggiamento diseducativo a tal punto da indicare le scomparse premature e drammatiche di tanti ragazzi come il risultato di una debolezza inconfessabile. Invece basterebbe pensare alla scuola come a un luogo che insegna dalle retrovie la storia che appartiene a ognuno, incocciandone le anse e gli anfratti, mai delegando ad altri oneri propri, mai caricandosi deleghe che non le competono. Occorre accettarla questa sfida sbraitata dal bullismo contemporaneo, da questi nullatenenti delle relazioni, evitando inutili paragoni con il passato, piuttosto cercando di onorare chi non c’è più con coraggio e coerenza, con la fermezza necessaria a educare al dialogo e all’ascolto.

Vincenzo Andraous

Cyber bullismo: Save the Children, il 72% degli adolescenti e giovanissimi italiani lo avverte come il fenomeno sociale più pericoloso del proprio tempo

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Secondo la ricerca “I ragazzi e il cyber bullismo” realizzata da Ipsos per Save the Children, i social network sono la modalità d’attacco preferita dal cyber bullo (61%), che di solito colpisce la vittima attraverso la diffusione di foto e immagini denigratorie (59%) o tramite la creazione di gruppi “contro” (57%). Giovani sempre più connessi, sempre più prepotenti: 4 minori su 10 testimoni di atti di bullismo online verso coetanei, percepiti “diversi” per aspetto fisico (67%) per orientamento sessuale (56%) o perché stranieri (43%). Madri “sentinelle digitali”: 46 su 100 conoscono la password del profilo del figlio, nota al 36% dei papà.

Neologismo che ha faticato poco ad entrare nel linguaggio quotidiano, il “cyber bullismo” è cresciuto nella fertilità di un non-luogo fuori dalla portata e dal controllo dei ragazzi. Azzerate le distanze grazie alla tecnologia, i 2/3 dei minori italiani riconoscono nel cyber bullismo la principale minaccia che aleggia sui banchi di scuola, nella propria cameretta, nel campo di calcio, di giorno come di notte. E percepiscono, soprattutto le ragazze, alcuni degli ultimi tragici fatti di cronaca molto (33%) o abbastanza (48%) connessi al fenomeno. Per tanti di loro, il cyber bullismo arriva a compromettere il rendimento scolastico (38%, che sale al 43% nel nord-ovest) erode la volontà di aggregazione della vittima (65%, con picchi del 70% nelle ragazzine tra i 12 e i 14 anni e al centro), e nei peggiori dei casi può comportare serie conseguenze psicologiche come la depressione (57%, percentuale che sale al 63% nelle ragazze tra i 15 e i 17 anni, mentre si abbassa al 51% nel nord-est). Più pericoloso tra le minacce tangibili della nostra era per il 72% dei ragazzi intervistati (percentuale che sale all’85% per i maschi tra i 12 e i 14 anni e al 77% nel sud e nelle isole, ), più della droga (55%), del pericolo di subire una molestia da un adulto (44%) o del rischio di contrarre una malattia sessualmente trasmissibile (24%).
Questi alcuni dei dati di scenario dell’indagine I ragazzi e il Cyber bullismo (1), realizzata da Ipsos per Save the Children e diffusa alla vigilia del Safer Internet Day, la giornata istituita dalla Commissione Europea per la promozione di un utilizzo sicuro e responsabile dei nuovi Media tra i più giovani. La ricerca oltre a fornire una fotografia sulle abitudini di fruizione del web da parte dei ragazzi italiani, indaga sull’inclinazione sempre più frequente tra i pre-adolescenti, ma ancor di più tra i teenager, a sperimentare attraverso l’uso delle nuove tecnologie una socialità aggressiva, denigratoria, discriminatoria e purtroppo spesso violenta.

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Essere felici a scuola: un manuale d’istruzioni per prevenire il bullismo

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Presentato il volume del primo progetto triennale dedicato alla prevenzione del bullismo nelle scuole che aiuta gli insegnanti a migliorare le relazioni affettive con gli studenti. 25mila i ragazzi e le ragazze coinvolti.

È stato presentato il 27 novembre a Milano il volume “ESSERE FELICI A SCUOLA – 181 insegnanti contro il bullismo” realizzato da Fondazione Sodalitas e a cura di Ugo Castellano e Patrizia Rizzotti, con i contributi di Maria Giovanna Garuti, Gino Rigoldi e Vito Volpe.
Il libro illustra e descrive i risultati, le testimonianze e le istruzioni per replicare l’esperienza del progetto “Prevenzione Bullismo – Formazione alle relazioni interpersonali per insegnanti” promosso da Fondazione Sodalitas insieme a un gruppo di lavoro formato da operatori di Comunità Nuova, formatori di ISMO (istituto specializzato nella consulenza organizzativa) e di esperti della ricerca sociale e della comunicazione, grazie al sostegno di Edison.

Il volume è nato in risposta ad alcuni preoccupanti segnali di disagio e malessere nei ragazzi, provenienti dalle scuole milanesi e del territorio, spesso alla base di episodi quali il bullismo, la violenza tra i minori e la dispersione scolastica.
Dopo una fase di analisi e di ricerca sul fenomeno, le attività hanno preso avvio nel 2008 e si sono concluse nel 2011 con l’obiettivo di rafforzare le competenze affettive e relazionali degli insegnanti.
181 i docenti coinvolti e 63 le azioni anti-bullismo realizzate a seguito degli incontri con gli insegnanti, che hanno raggiunto complessivamente 25mila studenti.
Il Progetto ha potuto contare, negli anni, sul supporto di partner storici quali il Comune di Milano, Fondazione Cariplo e UBS Italia.

Il volume – edito da Officina della Narrazione – potrà essere acquistato attraverso il catalogo on line della Casa Editrice e sarà inoltre disponibile gratuitamente in versione digitale sul sito di Fondazione Sodalitas.

“Se il fenomeno del bullismo giovanile oggi non appare più sulle prime pagine dei giornali o non risuona tra i titoli di testa dei Tg nazionali, certamente il problema non è meno inquietante di qualche anno fa – ha dichiarato Ugo Castellano di Fondazione Sodalitas – Come tutti i fenomeni di natura sociale, il bullismo non può essere risolto con risorse scarse e limitate nel tempo. C’è bisogno di unire le forze di molteplici attori, dai professionisti della formazione alle istituzioni locali e nazionali, dalle imprese attente al loro ruolo sociale alle forze attive nella società, dal mondo della scuola alle associazioni degli insegnanti per un impegno che possa proseguire a lungo nel tempo”.
“Avendo scelto di coinvolgere gli insegnanti nella formazione – continua Castellano – abbiamo messo le basi per un percorso ancora più virtuoso, nel senso che gli insegnanti sono destinati a restare a lungo nella scuola, mentre i ragazzi si rinnovano in continuazione”.

“La padronanza dei contenuti didattici oggi è certo necessaria – ha affermato Vito Volpe, Presidente di ISMO – ma, per restituire alla professione di insegnante il significato profondo che la contraddistingue, occorre porre in primo piano le capacità che il docente è chiamato a mettere in campo per promuovere e generare relazioni di benessere e di scambio. Molti insegnanti si percepiscono oggi in una condizione di grande isolamento e disagio. Non sempre riescono a stare “bene” nella propria scuola, e non sempre gli studenti stanno “bene” in aula. C’è più malessere che motivazioni. Il bullismo è solo uno dei sintomi affioranti di queste difficoltà”.

“L’aggressività degli adolescenti non è altro che energia – ha spiegato Andrea Prandi di Edison – che, se ben indirizzata – in senso “positivo”- può permettere loro di crescere e strutturare la loro personalità entrando in contatto con gli altri e con la società, con fiducia e grazie ad un dialogo costruttivo. In questo senso la scuola è un luogo fondamentale, dove i ragazzi si trovano a convivere e confrontarsi con altri coetanei, dove si creano relazioni e legami nuovi”.

Il Progetto Prevenzione Bullismo si è concretizzato in una serie di interventi strutturati di potenziamento delle capacità educative e relazionali dei docenti delle scuole secondarie di primo grado di Milano e della Lombardia.
Le attività si sono concretizzate in quattro fasi:
1) Ricerca-ascolto presso un campione di ragazzi e docenti allo scopo di inquadrare il problema
2) Laboratori residenziali di formazione ai docenti sul potenziamento della competenza relazionale
3) Riunioni di équipe e di lavoro periodiche con i tutor/supervisori dei progetti per aggiornare i progetti ma, soprattutto, per dare seguito e continuità al lavoro svolto all’interno dei laboratori
4) Follow up per ciascuna scuola/insegnante con supervisione gratuita per 32 ore per scuola su progetti di prevenzione al disagio e promozione del benessere a scuola, di durata almeno semestrale nella singola realtà, scaturiti dai laboratori e direttamente dagli insegnanti

Dalla ricerca-ascolto è emerso che la principale esigenza dei ragazzi è avere buone relazioni coi docenti e una buona comunicazione in classe e coi compagni. I docenti, da parte loro, vedono le difficoltà dei ragazzi a relazionarsi col mondo adulto ma ammettono anche le proprie difficoltà a comunicare con la struttura, con i colleghi e con i genitori. Inoltre manifestano con chiarezza motivazione e interesse a fare della scuola quello che dovrebbe essere: un luogo non solo di sviluppo di didattica ma anche educativo e di crescita.

Ha sottolineato Don Gino Rigoldi: “Gli adulti hanno bisogno di convertirsi alla relazione. Convertirsi alla relazione vuole dire convertirsi intanto all’umanità: è una specie di fede, la premessa della relazione. E poi, cominciare a darsi gli strumenti per parlarsi, per capirsi, per guardarsi, anche per comprendere il perché dello sguardo sorridente o corrucciato, del gesto di violenza oppure dei salti di gioia delle persone. Perché la relazione non è soltanto “noi due ci parliamo” ma è anche “noi due cerchiamo di capirci”.

I laboratori esperienziali, della durata di 4 giorni con almeno 10 ore di attività organizzata ogni giorno e condotti da docenti di ISMO con la partecipazione dei tutor di Comunità Nuova e del ricercatore associato, hanno permesso a ciascun insegnante di entrare a far parte di un gruppo in cui simulare l’istituzione-scuola all’interno della quale sperimentare relazioni, osservare e osservarsi in azione, darsi opportunità di confronto. Durante i laboratori è stato possibile lavorare sul fenomeno bullismo come prodotto di sistema, vedendone le relazioni di causa ed effetto “qui e ora”. Si è potuto per esempio scoprire che contenuti e strutture poco chiare possono provocare reazioni simili a quelle dei bulli che si hanno in classe, o che l’altrui aggressività può trasformarci in soggetti passivi e “invisibili”. Si è visto come i comportamenti devianti e le differenze non integranti costruiscono la ragione del bullismo.

Iniziati a febbraio 2008, i laboratori sono stati riproposti a gruppi di insegnanti tra i 20/25 a distanza di 2/3 mesi l’uno dall’altro. I docenti, una volta ritornati a scuola, sono stati ricontattati e riconvocati in riunioni operative, tenute presso Comunità Nuova a Milano, con i tutor conosciuti durante i Laboratori.

Questo accompagnamento ha fatto sì che in 63 scuole venissero avviati 68 interventi di risposta alle manifestazioni di disagio dei ragazzi focalizzati su ambiti specifici:
– Il momento dell’accoglienza al primo anno (36%), sia in prima media sia in prima superiore sia anche alle primarie.
– Il miglioramento delle relazioni (34%) in classe coi ragazzi o nei rapporti di lavoro coi colleghi
– Il rinforzo e la finalizzazione di progetti esistenti (12%) basati su: prevenzione del bullismo; prevenzione della caduta e della dispersione scolastica; sostegno alla continuità educativa e didattica al di là dei progetti specifici sugli anni cerniera; cura delle emozioni; cura della capacità espressiva dei ragazzi e della interdisciplinarietà.
– Progettazioni con il coinvolgimento delle amministrazioni locali, genitori, popolazione (10%)
– Indagini di base sulla percezione e sull’importanza delle buone relazioni nell’apprendimento, e nella vita scolastica (8%).

I numeri del progetto
1 Ricerca qualitativa con ragazzi e insegnanti della Scuola Secondaria di Primo Grado
1 Ricerca quantitativa, con questionario a scala d’accordo, con 320 docenti su 6 diverse Istituzioni Scolastiche
10 laboratori esperienziali realizzati con 181 docenti
63 Direzioni Didattiche protagoniste di 68 progetti concreti di prevenzione al bullismo – successivamente alle esperienze dei laboratori – su 7 province lombarde e 1 piemontese (BG, BS, LO, MB, MI, NO, PV, VA)
1.500 adulti (775 insegnanti, 475 famiglie) e 2.210 allievi coinvolti direttamente nei progetti di prevenzione
25.000 allievi raggiunti indirettamente tramite i docenti formati e partecipanti ai progetti

A proposito di Fondazione sodalitas
Nata nel 1995 su iniziativa di Assolombarda e un primo gruppo di 14 imprese, oggi Fondazione Sodalitas aggrega oltre 90 imprese leader del mercato italiano, con cui sviluppa progetti di Sostenibilità per l’Ambiente, il Lavoro, la Comunità, il Mercato. Le imprese aderenti a Fondazione Sodalitas danno lavoro a 800.000 persone e rappresentano complessivamente il 30% del PIL nazionale. Fondazione Sodalitas promuove inoltre lo sviluppo manageriale delle organizzazioni nonprofit, e lavora a fianco della scuola con il programma Giovani&Impresa, formando ogni anno dal 2000 più di 2.000 giovani al mondo del lavoro.
Negli anni Fondazione Sodalitas è diventata il punto di riferimento in Italia per la Sostenibilità d’impresa e per lo sviluppo di partnership innovative tra impresa, nonprofit, scuola.
Fondazione Sodalitas è partner per l’Italia di CSR Europe, il network promosso dalla Commissione Europea per diffondere la Sostenibilità d’impresa nel continente.

Oggi a Parma il convegno “Fenomeni di bullismo e tecnologie digitali”

E’ in programma oggi alle ore 17 la tavola rotonda “Fenomeni di bullismo e tecnologie digitali” che nasce dalla collaborazione tra Parma Civica e il Gruppo Buongiorno, azienda parmense leader a livello mondiale nell’offerta di servizi e soluzioni per la “mobile connected life”, con il contributo di Altroconsumo e della Polizia Postale e delle Comunicazioni di Parma.
L’iniziativa educativa è parte dell’impegno di Corporate Social Responsibility del Gruppo Buongiorno, che vede l’azienda attiva in prima persona in un’attività di sensibilizzazione nei confronti di un problema sociale che coinvolge un numero sempre più ampio di adolescenti, che ha dato origine anche al manuale “Stop al Cyberbullismo” a cura dello psicologo Nicola Iannaccone.
Partecipano alla tavola rotonda – introdotta da un intervento di Cristina Sassi, Coordinatrice del Gruppo Femminile di Parma Civica, e moderata dal giornalista della Gazzetta di Parma, Gabriele Balestrazzi – lo stesso Nicola Iannaccone, insieme a Andrea Casalini, Amministratore Delegato di Buongiorno SpA; Marco Pierani, Responsabile Relazioni Esterne Istituzionali di Altroconsumo; e Marcello Zanni ispettore capo della Polizia di Stato e Comandante della sezione di Polizia Postale e delle Comunicazioni di Parma.
Il cyberbullismo si verifica quando i comportamenti negativi degli adolescenti – che sono sempre esistiti – vengono attuati attraverso le nuove tecnologie digitali: oggi i bulli hanno a disposizione strumenti come Internet e i telefoni cellulari che moltiplicano gli effetti negativi delle loro azioni, ampliando le dimensioni del pubblico e prolungando la durata nel tempo, con conseguenze negative sui singoli e sul gruppo, e un impatto negativo sulla didattica.
Il manuale “Stop al Cyberbullismo” ha l’obiettivo di educare i ragazzi e le ragazze a un uso responsabile della tecnologia. Il volume parla a un target di docenti e genitori, ma offre chiarimenti e informazioni ai giovani usando il loro linguaggio e toccando il fenomeno del cyberbullismo da più angolazioni: i filmati presenti nel DVD allegato al volume, infatti, sono stati realizzati in alcune scuole medie inferiori e superiori di Milano con la collaborazione di insegnanti e alunni.
Il manuale (volume + DVD) consente alla scuola e agli insegnanti di attivare degli interventi di contrasto al cyberbullismo sia in termini preventivi (laddove il fenomeno non è ancora emerso) sia per rispondere alle emergenze. Il volume è pubblicato da Edizioni la Meridiana, e ha un prezzo di copertina di 14 Euro: i proventi dei diritti d’autore che derivano dalla vendita vengono devoluti da Buongiorno all’Ambulatorio per le Vittime del Bullismo dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano, fondato e diretto dal Primario della Divisione di Pediatria Professor Luca Bernardo.

Cristina Sassi, Coordinatrice del Gruppo Femminile di Parma Civica, commenta: “Fenomeni di bullismo e tecnologie digitali possono sembrare argomenti molto tecnici e per questo poco in linea con le tematiche che Parma Civica Movimento Femminile ha affrontato negl’incontri precedenti, addentrandosi in problematiche , dai disturbi alimentari alle dipendenze , parlando anche di Violenza fisica e morale fino alla conciliazione dei tempi che se presenti nelle ns. famiglie in genere sono portatrici di guai. Anche il bullismo è fonte di problemi e apprensioni ; per questo per parlare di un fenomeno che non ha mai fine e si rigenera di continuo, abbiamo pensato di coinvolgere addetti ai lavori per innanzitutto capire il fenomeno, affrontarlo e soprattutto risolverlo”.
Per informazioni sul progetto “Stop al Cyberbullismo”: http://www.buongiorno.com/csr
Per interagire con noi e restare aggiornati sull’argomento, la pagina di facebook:
www.facebook.com/stopalcyberbullismo
Per sfogliare il manuale sul sito de La Meridiana: http://tinyurl.com/yhd58dv
Buongiorno (FTSE Italia STAR: BNG) è una multinazionale leader nell’offerta di servizi e soluzioni per la mobile connected life. Grazie a 10 anni di leadership nell’ecosistema mobile, con un team di 1.000 professionisti, rapporti diretti con più di 130 operatori telefonici in 57 Paesi, Buongiorno è il partner di riferimento per telco, aziende e hardware manufacturer di cellulari e connected device, nell’offerta di soluzioni personalizzate legate alla fruizione in mobilità di dati e contenuti. Buongiorno ha un potenziale accesso a oltre 2 miliardi di consumatori e un ampio portfolio di servizi e contenuti che vanno dai servizi a valore aggiunto (VAS) per cellulare, alle soluzioni innovative che arricchiscono l’esperienza mobile e risiedono o sono veicolate attraverso i cellulari o i digital store degli OEM, ai programmi di mobile loyalty e mobile advertising e alle campagne di mobile marketing.

Corale Verdi, Vicolo Asdente 9, Parma – Venerdì 8 aprile 2011, ore 17:00