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Bulli a scuola e nella strada – di Vincenzo Andraous

Bulli e pupe da qualche tempo sono scomparsi dalle cronache, dalle romanze più o meno virtuali, hanno abbandonato il proscenio della carta stampata, della scatola magica, delle aule scolastiche, come se a non parlarne, a non volerne sentire sulla pelle l’urto e il fastidio, fosse strada consolidata per il risolvimento del problema e delle tragedie che ne conseguono.
Purtroppo non è così, e non sarà mai il silenzio a fare da scarto per una ritrovata coscienza, per una significativa presa di posizione a favore di uno stile di vita equilibrato, non più fondato sulla prevaricazione intenzionale, sulla sottomissione persistente, sulla violenza più asimetrica, dove il più debole è obbligato a mollare gli ormeggi nella maniera più drammatica, nella condizione-oppressione disperante della paura che diviene vergogna.
Una, due, tre adolescenti hanno deciso di rompere con la vita, gli argini della stupefazione si sono sciolti, ora c’è urgenza di trovare nuove soluzioni, altre vie di fuga al dolore.
Bisogna stare molto attenti a quello che si dice, ma pure a quello che non si dice, che non è dato sapere perché le responsabilità non sono mai definite o colpevolmente riconducibili a una sorta di chiacchiericcio da bar sport.
Rimangono a destare le coscienze i giovani rimasti a terra, le posture scomposte, il disfacimento dei volti, ai quali è stato rapinato tutto, perfino i sogni, quelli che in vita dovevano fare la differenza.
Ma etichettare quanti rimangono contusi, segnati, costruire nuovi piedistalli di cartone, nuovi imperatori, sottende il rischio di incappare in altre tragedie simili, favorendo fascinazioni ed emulazioni da film dell’orrore.
Quando un/a giovane non ha più capacità di vivere, quella sofferenza che assale è un angolo senza alcuna luce rossa di emergenza? Diventa morte che abbatte la vita senza possibilità di ascolto di un lamento, di una preghiera, di una richiesta di aiuto?
Forse è così, perché i silenzi dell’anima tormentata non fanno rumore, relegano all’angolo più buio, dove le parole, i gesti, gli slanci ammutoliscono, con i polsi legati dalla disattenzione e dall’indifferenza, senza consapevolezza di quanto sia difficile essere adulti, rispettosi degli altri, soprattutto dei più giovani, delle difficoltà che nascono da una ingiustizia protratta e interpretata con superficialità, in fin dei conti sono ragazzate che accadono dalla notte dei tempi.
Bullying e Cyberbullying, ieri non c’erano le evoluzioni tecniche di questo presente, non c’erano le messaggistiche istantanee, la rete, non c’erano i modi veloci quanto uno sparo per rendere invivibile un’esistenza, per rimanere soffocati dal vomito provocato da poche sillabe su un account.
Oggi siamo nello stesso identico tempo del ferro e del fuoco, ma con le parole lanciate come fossero cluster bomb, aggettivi e sostantivi a grappolo, a scendere e risalire, senza dover chiedere conto o pagare niente a nessuno, menzogne assemblate senza pudore, fino a farle divenire verità imposte, una condanna senza possibilità di appello.
Sembrerà banale fin’anche patetico ma queste assenze inconfessabili al punto da stare attenti a parlarne, hanno un comune denominatore: la maleducazione, l’ineducazione, l’inculturazione dettata dall’età, dai finti eroi, dagli esempi-riferimenti in circolazione che fanno vittime a ogni promessa svenduta e mai mantenuta, con gli occhi rivolti al domani raccontato banalmente come se non fosse nulla di eccezionale.

Vincenzo Andraous


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Il bullismo contemporaneo – di Vincenzo Andraous


Ora che i riflettori sono stati spenti e la grancassa mediatica ha smesso di emettere suoni scomposti, forse adesso sarà possibile avere memoria con maggior delicatezza e buon senso di quei giovanissimi che hanno deciso di abbandonare per sempre i banchi di scuola, gli amori, i sogni e le speranze. Forse sarà possibile consegnare il giusto valore alle parole, quelle che non intendono farsi condizionare dalle altre più altisonanti, scagliate per creare una labirintite artificiale, quelle parole che non chiariscono mai le responsabilità individuali, che non stanno sulle labbra dell’intrattenitore di turno, o sulla battuta pronta di chi vuol rimanere dietro le quinte del dolore, escludendo la possibilità di una via di emergenza che non di rado salva la vita. Qualcuno intende cavarsela additando la scuola un ammasso informe di linee didattiche, spesso contrapposte alle relazioni importanti che fanno crescere. La famiglia un ibrido travestito di buone intenzioni. I giovani una tribù di selvaggi tutti uguali, omologati, disordinati. Sono queste le etichette e i luoghi comuni con cui si liquidano maldestamente le tragedie di una società caduta in disuso, per l’incapacità di comprendere quanto incivile sia disperdere la propria coscienza critica, anche nel caso questa sottoscriva un malcostume diventato trend nazionale. Quanto diseducativo può diventare il tentativo di lenire un dolore lacerante con la divulgazione di verità contraffatte. Chi la scuola l’ha abbandonata a un’età obbligante, sa bene che il rimpianto non è una condizione attenuante. Chi nella famiglia non ha trovato amore che protegge ma una via di fuga virtuale, sa bene come la selva oscura può ingannare al punto da farti soccombere. Chi in gioventù ha bruciato le tappe del tutto e subito, sa bene come è facile perdere la propria dignità e depredarne parte agli altri. Questa è la società che abbiamo in sorte, non era migliore quella precedente, piuttosto siamo cambiati noi, sono cambiate le sensibilità e quindi gli interessi da esibire: nella fisicità che irrompe nella domanda, nella fragilità che traspare alla risposta. Atteggiamento diseducativo a tal punto da indicare le scomparse premature e drammatiche di tanti ragazzi come il risultato di una debolezza inconfessabile. Invece basterebbe pensare alla scuola come a un luogo che insegna dalle retrovie la storia che appartiene a ognuno, incocciandone le anse e gli anfratti, mai delegando ad altri oneri propri, mai caricandosi deleghe che non le competono. Occorre accettarla questa sfida sbraitata dal bullismo contemporaneo, da questi nullatenenti delle relazioni, evitando inutili paragoni con il passato, piuttosto cercando di onorare chi non c’è più con coraggio e coerenza, con la fermezza necessaria a educare al dialogo e all’ascolto.

Vincenzo Andraous

Spettacoli e Laboratori sul bullismo

Nuovi stimoli
Proposte Didattiche 2010/2011 di Spettacoli e Laboratori sul bullismo

La Comp. Teatrale Sergio Procopio è lieta di porre alla Vostra attenzione le proprie produzioni didattiche per l’ anno scolastico 2010/2011.

Le proposte didattiche “uniche ed originali” fatte di fantasia e creatività, che proponiamo sono
un autentico stimolo per aiutare l’alunno ad analizzare il mondo che lo circonda e a crescere.

Le proposte sono gestite da professionisti che da oltre venticinque anni si occupano di arte e
novità educative per i giovani, ogni proposta “laboratorio e/o spettacolo” e messa in atto con
tutto il materiale necessario completo è a norma.
Gli spettacoli si possono realizzare ovunque, anche nella scuola “palestra, aula magna, saloni”
abbattendo i costi di trasporto.

Si fa presente che l’artista” interprete principale” Sergio Procopio ha acquisito in venticinque
anni girando tutto il mondo ” America, Brasile, Madagascar, Francia, Perù, Etiopia, Spagna,
Germania, Ecuador, Svizzera, ecc.” un’esperienza capace di donare al pubblico uno spettacolo
diverso, originale, indimenticabile che tende a stimolare attraverso il riso e il sorriso
la voglia di crescere.

Specifiche Tecniche (comuni a tutte le proposte)
· Gli spettacoli sono realizzabili anche nella Vostra scuola.
· Dopo l’evento è possibile dibattere con l’artista.
· L’espressione corporea, la comunicazione non verbale, l’improvvisazione e il
coinvolgimento del pubblico sono alla base di tutte le proposte.
· Per avere la scheda didattica e più informazioni sullo spettacolo da voi richiesto
Telefonando senza impegno al tel. 0344.80377 – Cell. 380.52.52.684

Proposte

Moby Dick Regia Broggini Daniele
Rispettare la natura affinché continui a vivere l’uomo.
Il Grande romanzo di Herman Melville diventa spettacolo per vivere insieme al pubblico in modo
comico il rapporto esistenziale tra uomo e la natura indicato per medie e superiori.

L’attesa regia Carlo RossiUn progetto/spettacolo di comunicazione non verbale
Espressione di rabbia, espressioni di gioia, urla improvvise, rifiuti di lavoro, ma soprattutto incomprensioni,
il più delle volte l’espressione del corpo non segue l’espressione della parola.
Spettacolo senza parole ottimo per medie e superiori altamente didattico, per riscoprire il gesto,
l’espressione corporea e la comunicazione dell’anima attraverso gli occhi. Le vacanze di Henry Regia Broggini DanieleNon dimenticare il passato per vivere il Futuro
Spettacolo inerente l’Olocausto, con testimonianza di un reduce dai campi di concentramento
indispensabile per fare memoria, dedicato a scuole Medie e Superiori.

Ritratto d’Artista Regia Vittorio ChiariRitrovare il gusto del bello, della poesia e della creatività
Spettacolo fatto di scenette tra le più divertenti, coinvolgente ed educative del mondo moderno
ottimo per il Carnevale e fine anno scolastico

Aspettando Babbo Natale Regia di Giorgio Albini
Quando la pazienza di aspettare era un valore che si trasformava in bontà
Spettacolo divertentissimo ottimo per le scuole materne ed elementari nell’attesa del Natale.

Laboratorio sul bullismo
Tenuto da Sergio Procopio
Scoprire e mettere in scena i racconti dei giovani che hanno vissuto
o che hanno visto sul tema del Bullismo.

Ufficio Organizzativo: via Genico 2 , 22010 Musso (CO)
Tel/Fax 0344.80377 – Tel/Fax 0344.82204 Cell. 380.52.52.684
Orario ufficio: dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 14.00 alle 17.30
info@sergioprocopio.it

Bullismo scuola

Il bullismo non esiste solo a scuola, ma ha delle degenerazioni come il nonnismo e si collega a tutte le violenze che hanno in comune il considerare l’altra persona (quella che subisce) come un oggetto. A differenza di quanto si pensi, il bullismo è un fenomeno che riguarda sia maschi che femmine, ma nei due sessi si esprime in due modi differenti. I maschi mettono in atto soprattutto prepotenze di tipo diretto, come aggressioni fisiche e verbali. Le femmine, invece, utilizzano in genere modalità indirette di prevaricazione e le rivolgono sia alle femmine che ai maschi. Dalle notizie di stampa sembrerebbe, poi, che ci siano delle età a rischio di bullismo, poiché i soggetti coinvolti sono spesso o bambini tra i 7-10 anni o ragazzi tra i 14-17 anni.

Il bullismo, a differenza del vandalismo e del teppismo, si presenta come una forma di violenza antitetica a quelle rivolte contro le istituzioni e i loro simboli (docenti o strutture scolastiche): queste ultime sarebbero estroverse, dove il bullismo è invece introverso, una sorta di cannibalismo psicologico interno al gruppo dei pari. Inoltre è da sottolineare come quasi sempre, in particolare nei casi di ostracismo, l’intera classe tende ad essere coinvolta nel bullismo, attivo o passivo, rivolto verso le vittime del gruppo, tramite meccanismi di consenso, più o meno consapevole, non solo nel timore di diventare nuove vittime dei bulli, o per mettersi in evidenza nei loro confronti, ma perché questi spesso riescono ad esprimere sia pur in negativo, attraverso la designazione della vittima quale capro espiatorio, la cultura identitaria del gruppo.