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Franti o il piacere del bullo , racconto di Urbani Giovanna

“Handicappato di merda!”. Forti e chiare, le parole risuonarono nell’aula, sovrastando il mormorio dei diciotto alunni impegnati nelle prove di una divertente commedia, sotto la guida di Arianna. La professoressa di lettere assisteva, seduta a fianco dell’”esperta” di teatro. Immediatamente si fece silenzio. Tutti avevano capito che l’insulto era diretto a Tommaso. Sbigottite, le due si avvicinarono al gruppo, cercando di capire chi si fosse espresso in quel modo, e per quale ragione. Tommaso si spostò, zoppicando, verso il centro della stanza, teneva la testa alta, ma gli occhi erano lucidi.

“Chi ha parlato?”,fece Arianna con la voce gelida. Due o tre maschi, all’unisono risposero:”Io no.” La professoressa, intanto, parlava a Tommaso. “Chi è stato a dire così, perchè?”

Il ragazzino, con la sua voce delicata e gentile che non aveva mai reso appieno la determinazione, la volontà e la forza d’animo del proprietario, spiegò: “Stavo passando davanti ai maschi, per posizionarmi al mio posto e ho sentito qualcuno, alla mia destra, pronunciare quelle parole. Ma non so il motivo per cui le ha dette. Secondo me le ha dette Franti.” Ma Franti negò decisamente.

La prof. guardò verso il gruppetto dei maschi: Valerio, Mirco, Daniele, i due Paolo(il Rosso e Franti), Nicola, i due Giovanni e Francesco. Facevano un corpo unico, sapevano. Le femmine erano addossate le une alle altre, volevano bene a Tommaso, erano addolorate e ferite, per lui, lo avevano sempre protetto.. Sarebbe stata dura far confessare il colpevole, spezzare quel muro di omertà che, regolarmente, ogni volta che uno di loro combinava una bravata, lo proteggeva, impedendo di identificare il colpevole.

In quel momento entrò Mariangela, la prof di sostegno. Percepì immediatamente l’atmosfera tesa e chiese:”E’ successo qualcosa?” Dopo aver saputo dell’accaduto, col tacito assenso delle due colleghe, cominciò a interrogare gli alunni, ma tutti si dichiararono innocenti, anche se la direzione della voce, la posizione dei ragazzi portavano a un colpevole: Franti. Lui, però, si dichiarava completamente estraneo, negava fermamente.

Mariangela uscì, portando con sé Tommaso e Franti, dirigendosi verso l’aula di sostegno.

Quel giorno Tommaso indossava dei pantaloni che, muovendosi, gli scoprivano le pesanti scarpe correttive che portava alle gambe per poter camminare. Chiunque fosse stato, si era dimostrato veramente crudele e insensibile, a pronunciare quelle parole!

Le prove proseguirono senza entusiasmo. La prof pensava, intanto, a Franti. Anche lei era certa che fosse lui il colpevole, dopo tre anni aveva imparato a conoscerlo bene. Non era stato per lui che avevano avviato un Cineforum con una serie di film sul bullismo, quando lui frequentava la prima media? La mente tornò agli episodi di cui si era reso protagonista . Durante gli intervalli tra le lezioni, se succedeva qualcosa lui era sempre presente o nelle vicinanze. I compagni si venivano a lamentare per essere stati spinti? Era stato Franti; un compagno era caduto per uno sgambetto? Era colpa di Franti. Lui si protestava innocente, diceva che ce l’avevano tutti con lui, che non avrebbe mai fatto una cosa del genere ecc., mentre un risolino ironico gli si appiccicava sulla bocca.

Cominciarono a sorvegliarlo senza darlo a vedere, finchè la prof di arte, durante un intervallo gridò:”Franti!”.I colleghi si avvicinarono: cosa aveva fatto il disgraziato stavolta? Beh, aveva fatto lo sgambetto a un compagno, riprendendolo col cellulare mentre costui cadeva. Il cellulare fu sequestrato, fu proibito portarli a scuola, furono avvisati i genitori, fu sottoposto a un provvedimento disciplinare. Franti si giustificò dicendo che non pensava di fare nulla di male, era solo uno scherzo.

La prof fu riportata al presente da un lieve bussare alla porta. Era Tommaso, che le chiese di uscire un attimo perchè le voleva parlare la prof Mariangela. Insieme a quest’ultima, in corridoio, c’era Franti, rosso come un peperone. Inchiodato alle sue responsabilità, alla fine aveva confessato, era stato lui a pronunciare quelle terribili parole, per il motivo che aveva dovuto spostarsi indietro di un passo per lasciar passare il suo compagno. Ma pensava di non aver detto nulla di grave! Aveva ammesso la sua colpa solo perchè Tommaso aveva preteso dalla prof di non raccontare nulla, dell’accaduto, ai suoi genitori e a quelli del compagno.

Vigliacco fino in fondo!, pensò la prof. Gli avrebbe dato due schiaffoni da fargli male, ma non poteva, e doveva pure tacere coi genitori. Ma una punizione l’avrebbe avuta, l’avrebbe scelta con

Tommaso. Su invito delle insegnanti chiese scusa al compagno, ma così, con sufficienza. Tanto, cosa gli sarebbe potuto succedere? Rientrarono in classe, le compagne accolsero lei con un sorriso, mentre i maschi sostennero con lo sguardo, non azzardandosi a parlare, il loro amico. Tutti sapevano, non c’era bisogno di parole.

Arianna riportò l’attenzione di tutti sul copione. Per le prediche ci sarebbe stato spazio più tardi. La prof continuò a pensare alle malefatte di Franti L’anno precedente, in seconda media, non aveva frequentato un corso di aggiornamento sul bullismo per lui? Non avevano realizzato un progetto che aveva coinvolto tutta la classe con letture, interviste, ricerche, slogans scritti sulle magliette…per lui?

Tutto inutile, i messaggi gli scivolavano addosso, come l’acqua sul vetro.

Era stato appunto l’anno precedente che ne aveva combinata una veramente grossa, secondo la mamma una ragazzata, perchè suo figlio era buono, a casa si comportava bene, era completamente diverso L’episodio era avvenuto fuori dalla scuola, ma aveva avuto delle ripercussioni durante l’orario scolastico. Infatti, una mattina, arrivando a far lezione alle dodici, era stata bloccata dalla collega di francese che le aveva detto:”Guarda, è tutta mattina che Giovanni piange. Non sono riuscita a fargli confessare il motivo, vedi se riesci tu a farlo parlare.”

La prof entrò in classe, c’era la compresenza con tecnica. Avrebbe potuto dedicare del tempo a questa situazione. Notò subito gli occhi rossi di Giovanni, che spesso e volentieri fungeva da capro espiatorio, ma che tuttavia non riusciva a staccarsi dal gruppetto dei suoi cosiddetti amici. Con noncuranza , avvicinandosi alla cattedra, gli chiese:”Stai male? Sembra che tu abbia pianto.”

Scoppiò in lacrime, mentre alle sue spalle gli mormoravano:”Dai, non fare il bambino!”

Lo invitò a uscire dall’aula e, mentre entravano in una stanza vuota gli chiese cosa gli fosse successo. Le disse di aspettare un momento che si calmasse, fece un profondo respiro e poi raccontò. Il pomeriggio precedente tutta la banda dei disgraziati, presenti in quella classe, più alcuni compagni della classe parallela era andati, in bicicletta, a fare un giro nella campagna circostante il paese. Era stato urtato e spinto in un intrico di erbacce e ortiche, pungendosi le gambe.

A quel punto era scoppiato a piangere dal dolore, ma Franti gli aveva subito suggerito la soluzione: quella di fare pipì e lasciarla colare sulle gambe, in modo che l’ammoniaca in essa contenuta disinfettasse i graffi e le bolle che cominciavano a gonfiarsi. Giovanni seguì il consiglio e Franti tirò fuori il nuovo cellulare ultimo modello, regalo di compleanno, per registrare quell’atto intimo.

Alle rimostranze del compagno rispose che poi avrebbe cancellato il video, era solo uno scherzo!

Poi tornarono a casa; la sera, in giro per il paese, Franti aveva mostrato a mezzo mondo il filmato. La mattina successiva Giovanni era diventato lo zimbello dei compagni.

La prof rientrò, ammutolita, in classe, prese Franti per un braccio e gli fece cenno di seguirla. Davanti a Giovanni, lui ebbe pure la faccia tosta di ricordargli che gli aveva dato un suggerimento ascoltato in TV. Cosa bisogna fare in questi casi? Quello che prevedono i provvedimenti disciplinari: telefonata a casa, compito formativo, discussioni in classe e tanti bla bla bla.

Ora eccoci ancora qui.

Suonò la fine delle lezioni, La mamma di Tommaso si accorse subito che il figlio aveva pianto e le fu spiegato l’accaduto. Molto coraggiosamente lo invitò a non prendersela, e uscirono, sostenendosi a vicenda.

Il giorno successivo, con Tommaso, la prof Mariangela individuò il castigo per Franti: lui, che non aiutava mai nessuno disinteressatamente, lui, che era sempre il primo a prendere posto in mensa, urtando e spingendo, lui, che era sempre il primo ad alzarsi e scappare in corridoio, per tutti i quattro mesi che rimanevano di scuola avrebbe dovuto aiutare il compagno offeso portandogli il vassoio in mensa, aiutandolo a scegliere i suoi piatti, riportando il vassoio usato al suo posto, seguendo i ritmi di lui nel mangiare, e soprattutto i suoi lenti movimenti.

Ciò non servì a renderlo più umano: ma, d’altra parte, si era sempre dimostrato stupido, ottuso. Alla fine del triennio, la prof regalò a tutti i suoi alunni un diploma fittizio. In quello di Franti c’era scritto, in bella calligrafia:” A Franti faccia di bronzo, che fa rima…”.Lui era talmente…non so, stronzo?, che dovettero aiutarlo i compagni, a capire, non seppe cogliere l’ironia.

Questo è un racconto di fantasia. Ogni riferimento a fatti e persone è da intendersi puramente casuale.

 

Urbani Giovanna (Marcella) di anni 58; insegnante di lettere; recentemente ho pubblicato un libro ambientato nel mondo universitario di Urbino negli anni Settanta dal titolo “Mal d’Urbino” per Mamma Editori.