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Dati sulle bocciature

I DATI SULLE BOCCIATURE: NON FERMIAMOCI SOLO A GUARDARLI, VEDIAMO COSA FARE PER CONTRASTARLI –

Dichiarazione di Francesco Scrima
Gli esami e la valutazione, nella scuola come nella vita, sono passaggi inevitabili ed importanti. E’ questo il tempo in cui le scuole devono valutare i risultati del loro lavoro e devono valutare l’impegno e il rendimento dei ragazzi. Così devono decidere anche che cosa è meglio per ogni singolo ragazzo.

Gli insegnanti devono vedere se sono stati raggiunti quei risultati di tappa che vanno considerati obbligatori, se sono state acquisite quelle conoscenze e quelle competenze che sono necessarie per poter andare avanti in modo produttivo.

E’ uno dei compiti più delicati fra quelli che toccano agli insegnanti, e gli insegnanti lo svolgono con intelligenza e responsabilità. Non lo fanno guardando solo indietro per premiare o punire, ma guardando avanti e pensando a che cosa è meglio per il ragazzo.

Certo la scuola esige impegno e comporta anche fatica, i ragazzi devono saperlo, devono sapere che è una cosa seria. Da qualche anno questo è tornato ad essere più chiaro; già con il Ministro Fioroni erano state introdotte misure serie a proposito dei debiti scolastici. Andava invertita la tendenza a non pretendere impegno, a lasciar correre, a non essere giustamente esigenti. Il permissivismo non era però un vizio della scuola, era un atteggiamento generalizzato delle famiglie e della società. Contrastarlo era e resta un dovere per tutti.

E’ dentro questa cornice che vanno considerati i dati sulle bocciature e le non ammissioni agli esami che il MIUR ha diffuso. Sono dati che ripropongono, con qualche incremento, il trend e le percentuali già viste lo scorso anno.

Il problema è che non bisogna fermarsi al dato, non bisogna salutare le bocciature come la soluzione del problema, non bisogna accontentarsi di invocare o esaltare “la ritrovata serietà della scuola”.

Perdere per strada dei ragazzi non può essere letto come un buon segnale. Dobbiamo chiederci che cosa fare di più e meglio per non abbandonarli, per aiutarli. Di certo togliere risorse alla scuola e mortificare contrattualmente il suo personale non è il modo giusto per cambiare in meglio le cose.

Così come ci si preoccupa dei giovani per le stragi del sabato sera, dovremo preoccuparci di più anche di quelli che perdiamo con le bocciature. Non mi pare che sia ancora diffusa la consapevolezza che dobbiamo affrontare una vera e propria emergenza educativa, che non può essere scaricata solo sulla scuola e su una scuola che si continua ad impoverire sempre più.

Roma, 22 giugno 2010

Francesco Scrima, Segretario Generale CISL Scuola