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Scuola storia dell’arte: il Barocco italiano

Analisi e approfondimento sul Barocco per quanto riguarda la pittura e la storia dell’arte.

Il dibattito aperto dal protestantesimo su alcuni aspetti della religiosità cristiana trascurati dalla Chiesa del Rinascimento provocò vivaci interventi anche all’interno dell’ortodossia cattolica.

La cosiddetta Controriforma nacque dall’esigenza largamente diffusa di una più intima e profonda vita religiosa, che recuperasse i valori dell’interiorità, della trascendenza, del rigore morale, e in un primo tempo, a Roma come a Venezia, ebbe più il carattere di un movimento di opinione, che trovava seguito in alcuni circoli di intellettuali, che di intervento autoritario e repressivo della Chiesa in materia di religione e di fede.

Ma quando nel 1545 ebbero inizio i lavori del Concilio di Trento, le caratteristiche del movimento cattolico riformatore erano già profondamente mutate: l’istituzione del Tribunale dell’Inquisizione romana nel 1542 e della censura sulla stampa nel 1543 indicavano già la fine del clima di tolleranza del Rinascimento e l’inizio della restaurazione del potere ecclesiastico.


Per quanto riguarda l’arte e in particolare la pittura, il Concilio ne riconobbe l’importanza dal punto di vista didascalico e propagandistico, ma proprio per questo ne definì le forme, i fini e gli ambiti, assegnando ai teologi il compito di sorvegliare la produzione artistica, soprattutto quella destinata al culto, di stabilire dei canoni, sia architettonici sia iconografici, di riprovare severamente ogni manifestazione che, come il nudo, potesse in qualche modo suggerire una concezione pagana o materialistica della vita. La parabola della Controriforma si compie parallelamente allo sviluppo dell’arte manieristica, che ne esprime l’influenza nella componente spiritualistica o mistica dell’opera di alcuni artisti e pittori.

Ma è solo nell’arte barocca che trova pieno successo il programma culturale della Chiesa, relativo alla diffusione del cattolicesimo mediante un’arte e dei dipinti più vicini al gusto delle masse di quanto non lo fossero le opere troppo intellettualistiche dei manieristi e capace di rendere attraenti, aperte e sfarzose le forme di un culto in sé legato a una religiosità cupa e intransigente.

Oggi si ricorre al termine barocco per definire tutta l’arte del Seicento, dalla musica alle arti figurative come la pittura, quadri e dipinti, fino ad arrivare dall’artigianato alla letteratura, e ciò non impedisce la formulazione di giudizi qualitativi diversi e l’individuazione di tendenze e manifestazioni differenziate da artista ad artista e da paese a paese.

Il termine è nato però nel Settecento all’interno di un’estetica classicistica che, in una sommaria operazione di rigetto, accomuna in un giudizio negativo quegli aspetti dell’arte secentesca che erano inconciliabili con il gusto neoclassico. Apparivano pertanto come bizzarri la manifestazione, nell’architettura, di una tendenza “naturalistica”, che ricorre alla torsione ed alla curva, con straordinari effetti scenografici e spaziali, l’uso decorativo di pilastri e colonne, sottratti ad una qualsiasi funzione di sostegno, l’illusionismo e il pittoricismo della scultura, le soluzioni insolite e “artificiali” dei problemi di luce e di illuminazione nella pittura.

La grandezza di alcuni artisti dell’epoca risiede però proprio nella trattazione geniale di questi aspetti del gusto barocco, caratteristiche che verranno espresse soprattutto dai pittori e quadri più famosi del periodo.

In proposito è da ricordare in primo luogo Francesco Castelli detto Borromini (1599-1667), attivo ininterrottamente a Roma dal 1619 all’anno della morte. Ammiratore di Michelangelo, che studiò accuratamente, fu però avverso agli ideali formali rinascimentali. Valendosi di un repertorio figurativo di straordinaria ampiezza, immaginò soluzioni spaziali inedite, nelle quali preponderanti sono l’incidenza e la diffusione delle luci e delle ombre.

Un posto di primo piano nell’ambito della pittura barocca occupa poi Michelangelo Merisi detto Caravaggio (1573-1610) che, sottraendosi alla convenzionale pittura edificante proposta dalla Chiesa di Roma, ricorse ad una tecnica e ad una poetica assolutamente originali. Sono invece più vicini alle intenzioni della propaganda ecclesiastica Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) e Pietro Berrettini da Cortona (1596-1669), che trova modo di recuperare al trionfalismo cattolico elementi tratti dalla mitologia e dal classicismo.

Al barocco italiano, fortemente influenzato dalla Chiesa di Roma, fanno riscontro tendenze diverse fuori d’Italia, a seconda che vi siano presenti corti potenti, come in Spagna o in Francia, o vi domini una borghesia intraprendente legata agli ideali del protestantesimo, come in Olanda.