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Bamboccioni

Genitori e figli bamboccioni

Da quando l’ex ministro Tommaso Padoa-Schioppa ha avuto la brillante idea di chiamare
bamboccioni i giovani “cresciutelli” che non vogliono andarsene da casa e dopo la
proposta/provocazione del ministro per la Funziona pubblica, Renato Brunetta che,
vestendo i panni di Robin Hood, vorrebbe dare 500 euro mensili ai giovani togliendoli ai
genitori, il problema resta di grande attualità.
Sui figli bamboccioni si è detto tutto e di più. Sono quei giovanotti che non vogliono
rinunziare alle coccole dei genitori o che non hanno i mezzi per vivere da soli o per
contrarre matrimonio o per incertezze sul loro futuro. Ci sono però ragazzi che, con i
pretesti più vari, restano in casa per comodità, praticità, nessuna volontà di rischiare e
scommettere su se stessi o, comunque, diventare davvero adulti.
E dopo la sentenza con cui il tribunale di Bergamo ha costretto un artigiano di Trento a
continuare a versare l’assegno mensile alla figlia 32enne, studentessa fuori corso
all’Università, vale la pena uscire da casa?
Vittorio Feltri, addirittura, non vuole toccati i bamboccioni perché sono adorabili: “Come si fa a chiamare bamboccione
uno che preferisce vivere bene con i genitori che male per conto suo? Semmai è masochista chi, per un malinteso senso
della libertà, rinuncia a un comodo appartamento, ben riscaldato, bene arredato, nel quale la mamma provvede a tutto,
pulire, lavare, stirare, cucinare, e va ad abitare solo come un cane in un bilocale mansardato …”.
Il fatto, però, che di tali vicende si siano interessati i tribunali, deve farci riflettere perché ci dimostra, come minimo, che
la situazione di un’intera generazione, quella compresa grossomodo tra i venti e i quaranta anni, è molto critica.
Non vi è dubbio che la politica, il dissesto economico, la caduta di valori, i messaggi negativi spesso trasmessi dai
mass- midia, la “rinuncia” all’educazione da parte dei genitori, abbiano responsabilità parallele e integranti, ma non
possiamo non riconoscere che anche la scuola sia molto coinvolta nella problematica.
I vecchi programmi vedevano la scuola come il luogo deputato a preparare i “cittadini di domani”. Ma oggi chi
potrà ipotizzare un identikit del “cittadino di domani” in una società che corre e che cambia in maniera così
repentina da renderci quasi impossibile disegnare un futuro?
Il vecchio triangolo: alunni-insegnanti-genitori sembra rotto e ogni lato sembra procedere per vie parallele con il
rischio di non incontrarsi mai. Eppure l’art.16,4 del D. P. R. 275/99 afferma che il personale della scuola, i genitori e
gli studenti partecipano al processo di attuazione e sviluppo dell’autonomia assumendo le rispettive responsabilità.
La scuola, perciò, é istituzionalmente tenuta a impegnarsi per collaborare a ricostruire quel triangolo indispensabile
per un itinerario d’istruzione, educazione e formazione.
Non vi è dubbio che il diritto/dovere primario alla formazione spetta ai genitori senza possibilità di delega, ma, in uno
Stato democratico, non si può escludere la necessità di assumere una corresponsabilità anche da parte della scuola.
E in questa logica, il POF da adempimento burocratico, diventa lo strumento privilegiato per la progettazione della
corresponsabilità educativa.
E’ nel POF che i protagonisti del “triangolo” dovranno trovare una giusta collocazione.
1) Lo studente
E’ e deve essere riconosciuto come partner attivo nella programmazione, nel pieno rispetto dello specifico ruolo
culturale e professionale del docente.
Egli deve riconoscersi nel percorso che intraprende e deve percepire che la strada che ha scelto é fonte di progresso.
Deve essere coinvolto nella definizione di percorsi formativi, deve sentirsi rinforzato nell’autostima e deve essere
consapevole delle proprie capacità e potenzialità e avere riconosciuti e definiti gli spazi della contrattualità formativa.
Nello stesso tempo, però, deve assumere la cooperazione come stile relazionale e norma di lavoro.
Parte integrante del POF, perciò, sarà il Regolamento che deve consentire una precisa assunzione d’impegni e di
responsabilità, grazie alla chiara esplicitazione delle regole che guidano la convivenza e il dispiegarsi dell’azione
educativa e didattica all’interno della Scuola.
2) I docenti (operatori scolastici in genere)
Il POF, è risaputo, è la CARTA D’IDENTITA’ di una scuola, la dichiarazione chiara e trasparente di ciò che si vuole
fare in coerenza con la propria capacità progettuale, nella realistica considerazione dei vincoli e delle risorse
istituzionali e del progetto formativo della famiglia, per un servizio qualitativamente efficiente ed efficace.
E come tale richiama immediatamente la responsabilità di tutti gli operatori scolastici e dei docenti in particolare che
hanno il compito e la responsabilità della progettazione e dell’attuazione del processo d’insegnamento e di
apprendimento.
Spetta a tutti gli operatori scolastici, nella peculiarità del ruolo, innalzare il livello di scolarità e il tasso di successo
scolastico perseguendo il massimo possibile della qualità dell’offerta e dei processi d’insegnamento /apprendimento.
Per ottenere risultati significativi, la nuova scuola deve impegnarsi soprattutto a far maturare, negli studenti,
atteggiamenti e capacità, oltre che a far acquisire le conoscenze essenziali indispensabili per la loro “effettiva
partecipazione all’organizzazione politica, economia e sociale del Paese” così come prevede la nostra Costituzione.
Aiutare gli alunni a coniugare conoscenze, abilità, competenze e atteggiamenti significa approcciare la loro
personalità in tutte le sue dimensioni.
3) I genitori
Nella qualità di primi titolari della formazione integrale dei loro figli, i genitori devono trovare nel POF le norme di
collaborazione con la scuola nel far rispettare ai figli i loro impegni, nel sostenerli nel loro lavoro a casa,
nell’assicurare la frequenza regolare e la puntualità alle lezioni, nell’informare la scuola in caso di problemi che
possono incidere sulla situazione scolastica, nel ricevere le notizie periodiche sull’andamento didattico-disciplinare,
nelle problematiche della classe e della scuola, nella partecipazione ai momenti d’incontro e confronto con la
scuola e in tutto ciò che sia utile per agevolare i processi d’insegnamento/apprendimento.
Il POF, così inteso, diventa uno stile di lavoro che sollecita, nella progettazione, il senso di responsabilità, di
razionalità e di partecipazione di tutte le componenti.
In conclusione, però, occorre precisare che, in una scuola inserita in un processo di totale cambiamento della società,
l’aggiornamento di tutti gli operatori scolastici e quello formativo, rivolto ai genitori, per consentire agli stessi una
partecipazione concreta ai processi innovativi in atto, è un importante elemento di qualità del servizio scolastico.
Se è vero, infatti, che a un massimo di professionalità, corrisponde un massimo di produttività, l’aggiornamento
diventa essenziale e strumentale alla prestazione didattica quale finalità istituzionale del servizio scolastico.
Giuseppe Luca
Direttore Responsabile della “Letterina”