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L’autonomia scolastica nei paesi dell’Unione europea

Riportiamo la sintesi della ricerca sul’ autonomia scolastica nei paesi dell’Unione europea presentata  a Roma nel corso dell’iniziativa nazionale promossa dalla Uil Scuola: ‘La scuola unisce l’Italia’.
La sfida dell’Europa richiama gli stessi interrogativi italiani: come migliorare la qualità dell’istruzione?

Non è vero quel che fino ad oggi è stato detto: l’Italia non è in ritardo rispetto agli altri paesi europei nella realizzazione dell’autonomia scolastica, lo strumento che consente alle scuole autonomia gestionale e amministrativa, fonte normativa che rappresenta il cuore ‘gestionale’ delle scuole attraverso il quale gli istituti amministrano le proprie risorse, gestiscono piccole e grandi emergenze, dispongono la propria offerta formativa, programmano le attività didattiche.

Se infatti i primi ad introdurre riforme che hanno demandato competenze alle scuole sono stati Belgio e Olanda alla fine degli anni ’50, (1959), se negli anni ’80 è prima la volta della Spagna (1985) e poi della Francia (1986), l’arrivo negli anni ’90 di una generalizzazione in quasi tutta Europa delle politiche di autonomia scolastica, vede l’Italia (1999) perfettamente al passo con gli altri paesi – è uno dei dati contenuti nella ricerca presentata oggi nel corso del convegno nazionale organizzato dalla Uil Scuola a Roma in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia.

Solo dopo il Duemila inizia il processo di riflessione sul tema dell’autonomia e dell’avvio di progressive sperimentazioni in Germania (2003/2004) mentre paesi come Finlandia e Danimarca hanno puntato a delegare poteri centrali piuttosto che a introdurre originali elementi di autonomia scolastica.

Il centro della ricerca Uil Scuola si basa sostanzialmente sulle ‘istituzioni scolastiche pubbliche’, regolate, cioè, secondo i diversi ordinamenti europei da autorità politiche competenti.

Dal punto di vista metodologico si struttura su quattro gradi di autonomia ‘concessa’ alle scuole: autonomia completa, limitata, nessuna autonomia, possibilità di delega.


SOLDI PUBBLICI
Quella della gestione delle risorse finanziarie è uno dei primi temi affrontati nella ricerca.
Il grado di autonomia delle scuole viene analizzato in funzione delle voci di spesa: in conto capitale, spesa per beni immobili, spese di funzionamento e spese correnti, acquisto di materiale informatico.
A conti fatti, le meno autonome in Europa sono Bulgaria, Cipro e Romania ma anche le scuole di Francia e Germania sono scarsamente autonome. Ben figurano, invece, per autonomia finanziaria le scuole belghe, lettoni e svedesi.
L’Italia si trova in una condizione intermedia: non ha alcuna autonomia nell’acquisto di beni immobili e di spese in conto capitale. Ha una autonomia completa in merito alle spese di funzionamento e alle spese correnti.

SOLDI PRIVATI
Quel che emerge dalla ricerca sull’autonomia degli istituti scolatici nella’accettare fondi privati e che la libertà totale concessa alle istituzioni scolastiche di accettare risorse finanziarie dai privato riguarda solo il sistema scolastico belga di lingua fiamminga (20% studenti) ed il sistema scolastico italiano (93% studenti).
In effetti, in Italia, già dal 1975 esiste la possibilità di ‘accettare contributi da privati’. Non vengono, invece, previsti ‘prestiti’ (seppur non esclusi). Nel 2007 le ‘erogazioni liberali ’sono state fiscalmente detraibili per i privati e deducibili per le aziende.
In Germania, Grecia, Cipro, Lussemburgo non si può ricorrere a finanziatori privati.
Nel resto d’Europa, pur tra molte differenze, è consentito accettare donazioni e sponsorizzazioni.
Diffuso in Italia, il fenomeno dell’affitto dei locali delle scuole per prestazione di servizi alla comunità (palestre, aule magne).

UTILIZZO DEI SOLDI PRIVATI
Una vota che arrivano fondi privati per acquistare beni immobili, beni immobili, per retribuire i docenti, per retribuire i non docenti – si legge nello studio condotto dalla Uil Scuola – come si comportano le scuole europee?
Le disposizioni vigenti in Italia, Belgio fiammingo, Galles e Irlanda del nord sono le più liberali.
Resta la constatazione che l’acquisto di beni immobili, per l’Italia, è più una possibilità teorica che reale. In Italia i contributi delle famiglie, salvo quelli delle tasse per le scuole superiori, non sono obbligatori, sono assolutamente volontari. Negli istituti professionali, agricoli, alberghieri c sono altre forme di finanziamento che provengono da varie forme di lavorazione e vendita di prodotti in uso.
In tutti i paesi europei, comunque, la possibilità di accedere a forme di finanziamento da privati non si traduce ‘automaticamente’ nella possibilità di utilizzare in modo autonomo i fondi raccolti. Il loro utilizzo, da parte delle scuole, deve essere ‘espressamente autorizzato’.
In Svezia non si possono utilizzare tali fondi per retribuire i docenti e in Belgio per il personale non docente.

LE PERSONE
Assunzione, licenziamento, compiti, responsabilità, supplenti, misure disciplinari: sono questi i campi affrontati nello studio condotto dall’Ufficio Studi e ricerche della Uil Scuola sull’autonomia scolastica nei paesi dell’Unione Europea.

– Capi di Istituto
Nella maggior parte delle scuole europee l’autonomia delle istituzioni scolastiche nei confronti dei capi d’istituto è piuttosto limitata.
In Italia non c’è nessuna autonomia. In Belgio fiammingo, Irlanda, Slovenia e Galles l’autonomia è totale. Posizione intermedia per Spagna, Polonia e Irlanda del Nord dove la selezione dei capi di istituto è svolta congiuntamente dagli organismi della scuola e dalle superiori autorità scolastiche.
In Francia e Lussemburgo, nella scuola primaria, non ci sono capi di istituto, ci sono docenti che svolgono attività di coordinamento .

– Docenti
Solo Grecia, Cipro e Malta non concedono margini di autonomia alle scuole. In Germania, Spagna, Francia, Italia, Portogallo le misure sono piuttosto restrittive: l’autonomia è limitata alla nomina del personale supplente (in Italia e Ungheria le graduatorie sono vincolanti).

Personale non docente
I margini di autonomia concessi alle scuole per quanto attiene alla gestione del personale non docente sono omogenei all’interno dei singoli paesi.
In Italia la contrattazione a livello di istituto si interseca con i contenuti del contratto nazionale per ciò che attiene a compiti e responsabilità.

Democrazia e scuola

Da anni la scuola italiana risente di un deficit di democrazia. In particolare, l’agibilità democratica e sindacale e gli spazi di libertà e legalità hanno subito colpi letali inferti dai precedenti governi senza soluzione di continuità. Con l’istituzione della cosiddetta “autonomia scolastica” e l’applicazione della legge n. 53/2003 (meglio nota come “riforma Moratti“, cui ha fatto seguito l’opera di affossamento compiuta dalla Gelmini) è stata introdotta una struttura oligarchica imposta in modo autoritario, creando una profonda divisione gerarchica nel quadro delle relazioni umane e professionali tra i lavoratori della scuola. In particolare, all’interno del corpo docente si è prodotta una disparità di redditi e funzioni non rispondenti a meriti reali, a qualifiche professionali o specifiche competenze, innescando un processo di volgare mercificazione delle mansioni pedagogiche e di maldestra aziendalizzazione degli ordinamenti e dei rapporti interni, segnati in termini di comando e subordinazione, azzerando di fatto la democrazia collegiale.

Di fatto, i Collegi dei docenti non sono più la sede in cui si discute di psico-pedagogia e didattica, per cui gli insegnanti più curiosi e motivati, coscienti e preparati, potevano confrontarsi e crescere intellettualmente e professionalmente, ma sono stati ridotti a centri di ratifica formale delle delibere assunte dai dirigenti attraverso procedure assolutamente acritiche ed esautoranti, che umiliano la dignità e la sovranità dei Collegi. Questi sono ormai il luogo più alienante e passivizzante in cui si affrontano esclusivamente questioni finanziarie, ma senza la dovuta trasparenza informativa, senza fornire i dati relativi al budget di spesa. Insomma, i Collegi approvano senza neanche conoscere l’oggetto posto all’ordine del giorno, ossia fondi spesso cospicui stanziati a beneficio di una minoranza di colleghi coincidente con la cerchia del cosiddetto “staff dirigenziale”, tanto per usare un termine caro e inerente al gergo aziendalista.

Negli anni abbiamo sperimentato come l’avvento dell’autonomia scolastica e l’attuazione della riforma Moratti non hanno sortito esiti positivi in termini di apertura delle scuole alle reali esigenze del territorio. La formulazione giuridica dell’autonomia non ha stimolato le scuole ad esercitare un ruolo di traino e di promozione culturale rispetto all’ambiente economico e sociale di appartenenza. In troppi casi le istituzioni scolastiche assumono posizioni subalterne ai poteri egemoni nei contesti locali, e mi riferisco anzitutto alle Pubbliche Amministrazioni, incapaci o restie a finanziare iniziative e progetti di arricchimento qualitativo dell’offerta formativa.

A ciò si aggiunga un imbarbarimento dei rapporti umani, per cui si assiste a conflittualità sempre più frequenti. Tale degenerazione è una conseguenza dell’”autonomia”, che non ha generato equità ed efficienza, ma ha creato solo irrazionalità e contrasti, assenza di certezze, violazione di norme e diritti, premiando atteggiamenti arroganti e furbeschi, esasperando le rivalità e gli egoismi più venali. In questo disegno restauratore e disgregatore sono palesi le responsabilità politiche dei precedenti governi che hanno avviato la demolizione della scuola pubblica e della democrazia partecipativa, per cui il governo in carica ha potuto infliggere il colpo letale al diritto costituzionale all’istruzione grazie alla controriforma varata dalla Gelmini. In tal modo il disorientamento, lo stato di caos e di sfacelo, di crisi delle regole democratiche e sindacali, si sono aggravati, acuendo le contraddizioni interne al mondo della scuola.

Lucio Garofalo

Autonomia scolastica

Compiti connessi con l’attuazione dell’ autonomia scolastica. Assegnazioni e comandi per il 2010/2011. Emanata la circolare n. 12 del 12 febbraio 2010 con le indicazioni sulle modalità e i termini.

Il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, ha emanato la circolare n. 12 del 12 febbraio 2010 che fornisce indicazioni sulle modalità e i termini per le assegnazioni e i comandi connessi con l’attuazione dell’ autonomia scolastica per l’anno scolastico 2010/11.

Si tratta dell’annuale circolare che dà attuazione alla previsione della legge n. 448 del 23 dicembre 1998 che consente all’Amministrazione di avvalersi, per i compiti connessi con l’attuazione dell’ autonomia scolastica, di dirigenti scolastici e di docenti, compreso il personale educativo, forniti di adeguati titoli culturali, scientifici e professionali, nei limiti di un contingente non superiore a cinquecento unità.

La ripartizione prevede 119 posti per l’amministrazione centrale e 381 nelle regioni secondo la tabella allegata alla circolare.

I singoli bandi saranno emanati dalle varie direzioni generali/regionali entro il 19 marzo 2010, affissi all’albo degli uffici e pubblicati sul sito del MIUR.


Le domande del personale interessato devono essere inviate all’Ufficio centrale o regionale presso i quale si chiede l’assegnazione entro il termine stabilito dallo stesso ufficio e comunque non oltre il giorno 20 aprile 2010.

La novità è rappresentata nella circolare dal riferimento al piano programmatico di contenimento della spesa, previsto dall’art.64 del decreto legge 25 giugno 2008 n. 112, convertito dalla legge n. 133 del 6 agosto 2008. La circolare fa presente che a tal fine, sulla normativa su comandi, collocamenti fuori ruolo, utilizzazioni ecc, occorrerà intervenire in un quadro organico e coordinato di azioni.

Roma, 18 febbraio 2010

Via: www.flcgil.it

documento dei Dirigenti scolastici e Dsga di Piacenza

Un documento spiega gli effetti di questa nota sulla scuola pubblica statale. Un’iniziativa da seguire.

Dirigenti scolastici e Dsga di Piacenza chiedono una programmazione delle risorse secondo le regole dell’autonomia e giudicano inapplicabile la nota ministeriale per alcuni aspetti di non secondaria importanza. Si privatizzano i bilanci e si mette a rischio il diritto allo studio.

Un documento spiega gli effetti di questa nota sulla scuola pubblica statale.

Roma, 9 gennaio 2009
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Il testo del documento

L’assemblea dei Dirigenti Scolastici e dei DSGA della provincia di Piacenza esprime forti perplessità in merito ai contenuti delle disposizioni ministeriali relative alla formazione del Programma Annuale 2010.

Si tratta di indicazioni ambigue, spesso in contraddizione con fonti normative gerarchicamente superiori, e di dubbia applicabilità. Le risorse stanziate sono inoltre decisamente insufficienti a garantire anche l’ordinaria attività didattica: a parte le risorse contrattuali (che non possono essere stornate a favore di altri interventi), rimangono solo briciole per la copertura delle supplenze, si ripete l’azzeramento dei fondi disponibili in sede di programmazione per il funzionamento didattico e amministrativo e si tace di interventi economicamente impegnativi come le ore eccedenti e la terza area (attività curricolare).

Vengono eluse le norme contenute nel Regolamento di Contabilità (D.I. 44/2001) e i parametri previsti dal D.M. 21/2007, mettendo in mora anche le competenze riconosciute alle scuole e agli organi collegiali dal sistema dell’autonomia.

Il Regolamento di contabilità e il cosiddetto “Capitolone” sono dei pilastri dell’autonomia finanziaria delle scuole perché si basano sulla programmazione delle spese, sulla certezza delle risorse e sulla trasparenza delle assegnazioni, forniscono, cioè, alle scuole criteri certi nella formazione del bilancio.


Sull’assunzione dei supplenti temporanei il Ministero lancia messaggi contraddittori: a ottobre invitava i Dirigenti a coprire sempre le assenze del personale per garantire il diritto allo studio che è la priorità della scuola pubblica, il 22 di dicembre, invece, invita a coprire le assenze nei limiti della dotazione finanziaria assegnata. Per quanto riguarda le supplenze, obbligatorie e necessarie ma non programmabili, si condannano le scuole alla mera sopravvivenza per poi dire che non funzionano e giustificare i tagli.

Vi è inoltre il concreto tentativo di non onorare gli impegni contratti negli scorsi anni scolastici e che hanno determinato un forte credito attivo delle istituzioni scolastiche nei confronti del Ministero, che invita esplicitamente – anche qui derogando incredibilmente alle più comuni norme in materia di contabilità – a non utilizzare detti crediti per il sostegno ai progetti e alle attività delle scuole, dopo che queste hanno anticipato con la propria cassa somme importanti per consentire il pagamento delle spettanze al personale e ai fornitori.

E’ pertanto in atto una palese iniziativa di “privatizzazione” dei bilanci scolastici, spostando sul carico degli Enti Locali e delle famiglie l’intero onere del funzionamento, della spesa per le supplenze e di altri impegni finanziari di competenza dell’amministrazione.

L’assemblea dei Dirigenti Scolastici e dei DSGA della provincia di Piacenza respinge questa impostazione e, nel ribadire il massimo impegno per mantenere alto il livello di qualità e di efficacia del sistema scolastico piacentino, chiede al Ministero competente il ripristino dell’assegnazione di tutte le risorse dovute e utili al normale funzionamento didattico e amministrativo delle istituzioni scolastiche; chiede altresì al sindacato di attivare ogni utile iniziativa, nei confronti dell’amministrazione scolastica, della rappresentanza territoriale del Governo, dei parlamentari nazionali e regionali, degli Enti Locali, delle rappresentanze degli studenti e delle famiglie, affinché la condivisione delle difficoltà qui evidenziate per il futuro della scuola pubblica statale, in favore della correttezza, della congruità e della trasparenza delle sue fonti di finanziamento, siano oggetto di riflessione e portino ad un riesame delle disposizioni ministeriali emanate.

L’assemblea apprezza l’iniziativa subito attivata a livello locale e nazionale dalla FLC CGIL ed esprime l’auspicio che possa trovare l’adesione anche delle altre forze sindacali e delle organizzazioni e associazioni professionali.

L’assemblea ribadisce, infine, l’indisponibilità ad applicare indicazioni che si trovino in palese contrasto con fonti normative gerarchicamente sovraordinate.

Piacenza, 8 gennaio 2010

Via: www.flcgil.it

Direttiva per gli aspetti didattici ed organizzativi del 1° ciclo di istruzione

 

Via: www.uil.it

Direttiva per gli aspetti didattici ed organizzativi del primo ciclo di istruzione

Gli aspetti fondamentali della direttiva sono stati illustrati dal Direttore Generale Dutto.

Per la UIL Scuola hanno partecipato M. Di Menna e N. Ranieri.

Il MIUR ha predisposto un primo testo già inviato per il parere al CNPI.

Sulla base delle osservazioni sindacali e del parere del CNPI verrà predisposto un testo che sarà inviato alle scuole nei primi giorni di settembre.

Il testo evidenzia, per le attività delle scuole dell’infanzia e del primo ciclo, l’ autonomia come quadro di riferimento per gli aspetti organizzativi e didattici.

Declina inoltre tale orientamento per le scelte progettuali e di utilizzo dell’organico che le scuole possono fare in ragione della loro specificità (infanzia, primaria, secondaria di primo grado).

L’autonomia è indicata come riferimento anche per il nuovo quadro ordinamentale della scuola primaria.

Il testo indica anche la esigenza per le scuole di costruire un curriculum in grado di armonizzare le indicazioni nazionali (Legge Moratti) e quelle per il curriculum confermando il percorso già previsto.

La UIL Scuola ha evidenziato condivisione ed apprezzamento per i contenuti del testo che indica alle scuole le opportunità dell’autonomia, anche nell’utilizzo del personale come risorsa professionale delle scuole.

Abbiamo criticato il ritardo con cui tale atto, ripetutamente dal nostro sindacato sollecitato, viene inviato; la UIl Scuola ha anche proposto di inviare ora una comunicazione alle scuole annunciando l’invio di tale atto di indirizzo in modo da evitare decisioni intempestive sugli aspetti organizzativi.

Abbiamo anche sollecitato un supporto alle scuole ed un continuo monitoraggio dei percorsi e degli esiti.

In merito al testo abbiamo formulato alcune proposte di modifica ed integrazione che abbiamo inviato al MIUR.

 

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Dal federalismo fiscale al federalismo scolastico

 

 

Via: www.flcgil.it

 

Dal federalismo fiscale al federalismo scolastico

Nei prossimi mesi il tema sarà al centro di un grande dibattito nel Paese ed quindi indispensabile che ci sia la più ampia conoscenza degli atti e dei documenti approvati.

Con l’approvazione definitiva il 29 aprile 2009, al Senato è terminato l’iter parlamentare della legge delega d’attuazione dell’art. 19 della Costituzione.

A otto anni dalla riforma costituzionale del titolo V il Governo, con questo provvedimento, si appresta a riportare i sistemi di finanziamento e di perequazione degli enti territoriali in linea con i dettami costituzionali.

Una legge delega di 29 articoli quella del “Federalismo fiscale” che definisce una cornice istituzionale e la contestuale apertura di un cantiere legislativo che durerà almeno sette anni e che dovrebbe chiudersi nel 2016.

Un articolato che definisce principi e criteri direttivi del futuro federale del nostro paese definendo:

Le funzioni fondamentali di Regioni, Province, Comuni e Città Metropolitane
Le Risorse per finanziare le funzioni fondamentali e le spese essenziali
L’intervento della perequazione statale
In questo nuovo scenario e in un contesto politico e sociale contrassegnato dalla politica governativa di tagli delle prestazioni statali, soprattutto sul sistema di istruzione pubblica, abbiamo seguito l’accelerazione del dibattito su quello che viene definito comunemente il “federalismo scolastico”.


L’iter istituzionale della discussione si è aperto il 14 dicembre 2006 con l’approvazione, da parte della Conferenza delle Regioni e della Province autonome, del Master Plan per realizzare compiutamente il Titolo V della Costituzione nel settore dell’istruzione.
Con l’insediamento del tavolo tecnico politico sull’istruzione, avvenuto il 26 luglio 2007 presso la Conferenza Unificata, è iniziato un lavoro che doveva definire standard qualitativi e quantitativi uniformi su tutto il territorio nazionale, l’ autonomia scolastica e il ruolo centrale delle Regioni.
Il confronto tecnico sull’attuazione del titolo V e sulla ricognizione delle competenze degli enti istituzionali coinvolti nel processo attuativo è iniziato il 14 novembre 2007 presso il Ministero della Pubblica istruzione.

In questi ultimi mesi sono comparse anche sulla stampa specializzata diversi testi di accordo elaborati al tavolo tecnico (bozza di accordo) e si è riacceso il dibattito tra le forze politiche e sindacali.

È facilmente prevedibile che nei prossimi mesi il federalismo scolastico sarà al centro di un grande dibattito nel Paese ed quindi indispensabile che ci sia la più ampia conoscenza degli atti e dei documenti approvati.

Contiamo di mettere a disposizione dei lettori del nostro sito anche le relazioni e i documenti delle varie attività che già sono programmate sui temi del federalismo anche per preparare adeguatamente l’iniziativa sul “federalismo scolastico” che abbiamo, insieme con la confederazione, programmato per l’inizio del prossimo anno scolastico.