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Ricorso Graduatorie ad Esaurimento

Riceviamo e pubblichiamo un comunicaro stampa sul ricorso Gae (Graduatorie ad esaurimento)

Gentilissima redazione,
si comunica che l’associazione Adida (Associazione Docenti Invisibili da Abilitare) si vede costretta ad avviare in tempi rapidi un ricorso amministrativo al fine di chiedere l’inserimento nelle Graduatorie ad Esaurimento di tutti i precari in possesso di titoli di studio validi all’insegnamento ed all’inserimento nelle Graduatorie d’Istituto, sia in II che III fascia.
 
Caratteristiche per aderire:
–          – chiunque sia in possesso di un valido titolo di studio all’insegnamento (non importa se per l’infanzia, la primaria o la secondaria di primo e di secondo grado), anche se privo di servizio può presentare ricorso;
–          – possono altresì ricorrere per l’inserimento con riserva in GaE gli studenti iscritti a Scienze della Formazione Primaria che non abbiano ancora concluso il proprio iter formativo e che non abbiano potuto beneficiare di tale misura in passato;
–          – per i ricorrenti della Provincia di Trento e della Valle d’Aosta si vorrebbero allestire ricorsi a parte;
–          – non potranno invece ricorrere i docenti già inseriti in GAE a pieno titolo e che volessero richiedere l’inserimento per una diversa classe di concorso per la quale siano privi del titolo abilitante.
 
Tempistica per aderire:
–          – anche se nelle modalità di preadesione è riferito che è preferibile consegnare la domanda agli USP entro il 1 Giugno, è necessario precisare che la vera data di scadenza fissata per aderire al ricorso e consegnare la relativa domanda è fissata per l’inizio del mese di luglio.
 
Tutti i dettagli di questo ricorso si possono visualizzare sul sito dell’associazione Adida, relativamente alla sezione riservata al “ricorso GaE”.
Cogliamo l’occasione per porgere i nostri più sinceri e cordiali saluti.
 
ADIDA, Associazione Docenti Invisibili da Abilitare

Associazione Docenti Invisibili da Abilitare

Riceviamo e pubblichiamo una mail di Luca Dibitonto:

Mi chiamo Luca Dibitonto, ho 27 anni e sono un docente di scuola primaria non abilitato, inserito nelle graduatorie di merito di terza fascia, sono coordinatore Adida della provincia di Vercelli, della regione Piemonte e sono membro del direttivo nazionale. Le sto scrivendo per chiederle di dare visibilità a questa categoria di lavoratori bistratta e dimenticata. Le violazioni a carico dei c.a. 300.000 docenti privi di titolo abilitante (di cui c.a. 40.000 in possesso di pluriennale esperienza di insegnamento), ma in possesso dei titoli e requisiti per l’ insegnamento ed inseriti nella III fascia delle graduatorie d’istituto non sono infatti meno gravi per via della mancanza di quest’ultimi del titolo abilitante, di cui non sono responsabili, ma riteniamo che l’imbarazzante silenzio sulla loro questione debba essere rotto.
 
Per questo vi chiediamo aiuto nel far sentire la nostra voce nel far conoscere a quante più persone la nostra questione, poiché senza visibilità le possibilità di una risoluzione positiva di questa gravosa questione si riducono estremamente.
 
In ogni caso, se le richieste di Adida non verranno ascoltate, quest’ultima si batterà anche legalmente al fine di tutelare i nostri diritti, a tal proposito si fa sapere che alcuni ricorsi, come quello al avverso l’esclusione dal Salvaprecari, per gli scatti stipendiali e per lo sfruttamento del lavoro precario sono già stati avviati e/o in fase di avvio. Molti altri potrebbero essere avviati nei prossimi mesi. Si tratta di ricorsi che in caso di vittoria obbligheranno lo Stato Italiano all’esborso di notevoli somme di denaro per risarcimenti a fronte di soprusi e discriminazioni subite. Tutti soldi che lo Stato Italiano avrebbe potuto risparmiare semplicemente rispettando quelli che erano i nostri diritti. Così come lo Stato avrebbe potuto risparmiare circa 40.000 disoccupazioni per posti di lavoro esistenti se solo non avesse introdotto la discriminazione delle code. Le richieste di Adida, che attualmente conta di quasi 8.000 docenti aderenti, diversamente da quelle di altri enti/movimenti/sindacati nulla hanno a che fare con la rimozione dei tagli e la richiesta di maggiori investimenti da parte del Governo nella scuola, ma si limitano ad una richiesta di uguaglianza e di diritto alla formazione. Eppure nonostante tutto, lo Stato preferisce rischiare di pagare pesanti multe europee ed esosi risarcimenti piuttosto che rispettare i diritti dei suoi singoli cittadini.
 
In allegato potrete leggere un resoconto dettagliato della questione III fascia ed i recapiti a cui è possibile contattarci ed in particolare, cliccando su questo link potrete visualizzare il video che abbiamo ideato relativo alla nostra questione, davvero chiaro e studiato con molta cura dalla nostra coordinatrice nazionale Francesca Bertolini. Anche se sono stato incaricato dell’organizzazione della campagna stampa, faccio presente che i membri del direttivo e le due coordinatrici nazionali sono pienamente disponibili a rilasciare interviste e dichiarazioni.
Inoltre, molto importante, abbiamo attivato i ricorsi al giudice del lavoro contro lo sfruttamento del lavoro precario ed i ricorsi per richiedere l’accesso diretto al corso abilitante TFA, il quale prevede incredibilmente 3 test selettivi di accesso per i docenti non abilitati che insegnino da più di 360 giorni, da superare al primo tentativo, pena la definitiva esclusione dal percorso abilitante: un “aut- aut” a nostro parere inaccettabile per insegnanti che possiedono un’esperienza pluriennale sulle classi e sul sostegno e che avrebbero già dovuto conseguire il titolo abilitante da molti anni.

CONTATTATECI:

ADIDA (Associazione Docenti Invisibili da Abilitare)
Sito web: www.associazioneadida.it

Scuola: il nuovo commercio delle indulgenze

Ovvero come far pagare l’illusione di diventare docenti abilitati all’insegnamento nella scuola pubblica italiana (ai circa 43.000 precari non abilitati crocefissi al palo dell’emarginazione e sepolti dall’oblio, e ai nuovi laureati aspiranti docenti).
Per espiare gli innumerevoli peccati commessi in questa vita terrena, quelli che un tempo erano i precari non abilitati iscritti nella III fascia delle graduatorie d’Istituto (forse meglio identificabili come III girone dell’inferno dantesco) debbono perseguire l’obbligo di abilitarsi quanto prima – pena la morte lavorativa – coltivando la speranza di superare quella che si prospetta come una vera e propria gara ad ostacoli. Secondo quello che detta il nuovo regolamento per la formazione iniziale dei docenti, gli aspiranti dovranno non solo oltrepassare il triplice test di sbarramento previsto per l’accesso ai TFA, ma sperare di essere fra coloro che saliranno sul Podio, guadagnandosi cioè il diritto a frequentare il Tirocinio sopraccitato
Il summenzionato Regolamento infatti disciplina i requisiti e le modalità della formazione iniziale degli insegnanti della scuola italiana, in coerenza con le presunte previsioni – cosi recita il testo – di cui al piano programmatico adottato dal Ministro dell’Istruzione. Nella fattispecie, si tratta di corsi abilitanti della durata di un anno che, permetteranno ai “fortunatissimi” vincitori della selezione di potersi abilitare all’insegnamento attraverso la frequenza di un corso il cui allestimento sarà completamente a carico dello studente, e che prevede obblighi di frequenza inderogabili ed un esame finale… Detto in altre parole, tenuto conto degli innumerevoli tagli messi in atto dal Ministro della Pubblica Istruzione e del gigantesco numero di precari abilitati (attualmente doppio rispetto alle cattedre annualmente disponibili) è logico supporre che se il numero degli ammessi a questi corsi dovrà necessariamente dipendere dalle esigenze di abilitare nuovo personale da utilizzare nelle scuole, almeno in questi primi anni esso sarà inevitabilmente ridottissimo se non praticamente pari a zero! Ancor più grave è che il regolamento in questione avrà una considerazione solo minima, per non dire irrilevante dell’esperienza -in alcuni casi anche pluridecennale- maturata dai precari non abilitati, mettendoli di fatto sullo stesso piano dei neolaureati. Ciò su cui si vorrebbe porre l’accento è che tutto ciò non solo si tradurrà in una violazione sistematica dei diritti di questi lavoratori, ma in un vero e proprio paradosso, se si considera che lo Slogan con cui il regolamento è stato presentato al grande pubblico recitava per l’appunto che “con i TFA si sarebbe passati dal semplice sapere al saper fare”, e che non si capisce pertanto come mai coloro che dopo anni di insegnamento nelle scuole, e quindi dopo aver acquisito il saper fare, siano stati messi sullo stesso piano di chi non ha esperienza alcuna. Ancora più assurdo appare sotto questo profilo la decisione di selezionare il personale che avrebbe poi avuto accesso ai TFA secondo una modalità che avrebbe prediletto il solo sapere nozionistico a discapito del saper fare!
Il famigerato regolamento sui TFA fa dunque per lo meno discutere, ma è anzitutto necessario precisare che in ogni caso esso non è ancora diventato legge dello Stato. Pur avendo già ottenuto l’approvazione e (pare) la firma del Ministro, esso risulta attualmente in fase di registrazione/stallo alla Corte dei Conti già da alcuni mesi, il che fa ragionevolmente presupporre che la stessa abbia rilevato censure e contraddizioni all’interno del decreto in questione, come d’altronde già era accaduto con il Consiglio di Stato ed il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione. Ma anche dopo l’approvazione del testo in questione, e l’eventuale conversione in legge (solo allora sarebbe norma dello stato), per poter essere concretizzato, deve poter contare su una serie di decreti attuativi che tuttora mancano.
Si può quindi ragionevolmente concludere che l’iter di approvazione e attuazione risulta ancora navigare in alto mare, in mezzo a una gran burrasca e lontano da un possibile porto sicuro. La possibilità che, qualcosa vada storto e che i TFA non vedano mai la luce si fa sempre più verosimile. Nonostante tutto ciò che vogliamo evidenziare, con insistenza dal Ministero trapela la voce indiscreta e insistente che i TFA saranno attivi e partiranno già dal prossimo febbraio 2011, ipotesi che, per quanto non completamente eliminabile, risulta quantomeno azzardata (se non tecnicamente impossibile).
Ritorniamo dunque per un attimo sui presunti TFA e cerchiamo di capire gli intenti palesi e quelli celati del Ministero.
Come accadde in passato per le SISS (unica via percorribile per ottenere l’abilitazione) antidemocratiche e classiste, defunte nel 2007, ai fini della preparazione dei test di ammissione ai tfa, alcune case editrici, con una lungimiranza commerciale da far rabbrividire sia i poveri precari che chi si è appena laureato e intende imboccare l’ardua via dell’insegnamento, hanno offerto collane di testi. La cosa strana, o se vogliamo amena, è che non solo non è stato pubblicato il testo definitivo del regolamento, ma non esistono nemmeno programmi ufficiali per le singole classi di concorso. Che vi sia un legame fra questa operazione e le reiterate insistenze del Ministero di far partire i TFA entro Febbraio non è certo, anche se è ovvio che l’ipotesi sostenuta a gran voce dal Ministero sta di certo facendo impennare le vendite dei testi in questione, facendo la felicità dell’editore che ne ha curato la pubblicazione e messa in vendita. Giocoforza, è necessario sottolineare ed evidenziare che la questione legata ai libri da acquistare per prepararsi ad una pre-selezione prevista da un decreto che non esiste, è il male minore. La mancanza da oramai molti anni di percorsi abilitanti ordinari (in alcuni casi addirittura da oltre quindici anni!), la disperazione dei non abilitati che dopo le innumerevoli discriminazioni, (ultima delle quali è stata la loro esclusione dai benefici previsti dal decreto Salvaprecari) si sono visti letteralmente gettati per strada per via della mancanza del titolo abilitante, e le aspettative dei molti aspiranti docenti, risultano essere fertile terreno di speculazioni commerciali di ogni sorta. E così non stupisce, ma indigna comunque, il fatto che molte università, con lungimirante preveggenza, si stiano attivando, ad esempio, per l’avvio di corsi finalizzati al conseguimento del livello B2 di inglese e per l’acquisizione della patente europea del computer. Si tratta di un’altra chicca del Ministero, il quale prima vanta di voler formare i nuovi docenti sulle nuove tecnologie, sulla conoscenza linguistica e sulla formazione per facilitare l’inserimento e integrazione degli alunni con Handicap, ma poi dice che questo è a carico degli studenti e non del corso che vorrebbe organizzare! Che dietro alla facciata di un muro intonacato alla bene meglio, vi siano rovine, macerie e secondi fini celati, non pare un’ipotesi remota, e qui nel pianeta del vissuto, lontano dalle astuzie di palazzo, si fa sempre più difficile la lotta per l’esistenza che disperatamente combatte contro il tenore di vita che è sempre più alto. Sarebbe imbarazzante, e incredibile l’ipotesi, per quei tanti precari, di dover chiedere un mutuo per potersi permettere il lusso di avere tutti i requisiti imposti dal presunto “decreto fantasma”. Ma le strane coincidenze che avvalorano l’ipotesi secondo cui il Ministero avrebbe organizzato i TFA anche con l’intento di dissanguare le tasche degli aspiranti abilitati, utilizzando la scusa del merito come uno specchietto per le allodole, non si fermano qui. La questione più annosa riguarda infatti i numeri dei precari non abilitati con esperienza pluriennale ritenuti inesatti che il Ministero avrebbe fornito alle commissioni parlamentari in sede di discussione del decreto in questione. Riassumendo, al massimo si potrebbe dire che non solo alcune statistiche a campione avrebbero rilevato che tali cifre sarebbero state gonfiate addirittura del cinquecento per cento, ma che tale numero è semplicemente, da un punto di vista matematico, impossibile! Eppure è sulla base di tale cifra che le commissioni Parlamentari, spaventate dalla eccessiva consistenza di questi docenti testimoniata da tali dati, hanno stabilito di lasciare del tutto inascoltate le richieste avanzate dalle principali associazioni di categoria, (richiesta in armonia con i principi del nostro ordinamento giuridico) e addirittura dal consiglio di Stato!
A fronte di ciò che è stato detto, Adida (Associazione Docenti Invisibili da Abilitare) che da sempre si occupa della difesa dei diritti dei precari di Terza fascia scordati dal mondo, consiglia vivamente a tutti i precari non abilitati e aspiranti docenti di evitare qualsiasi spesa in termini di tempo e denaro. Sia ben chiaro, stiamo parlando di un decreto che forse non verrà mai approvato e che anche qualora lo fosse avrà tempi di applicazione che non saranno quasi certamente immediati, ci sono voluti a titolo di esempio 10 anni dall’approvazione delle SISS alla loro attuazione. Anche qualora il decreto fosse approvato si consiglia la massima prudenza ai precari nello spendere il proprio denaro. Adida vuole evitare che la disperazione di questi docenti, possa essere vilmente strumentalizzata per secondi fini.

ADIDA (Associazione Docenti Invisibili da Abilitare)
Sito web: www.associazioneadida.it

Adida: testo audizione presso la Commissione Cultura e Istruzione del Senato

Di seguito pubblichiamo il testo pronunciato da Adida (Associazione Docenti Invisibili da Abilitare) in occasione dell’Audizione al Senato avvenuta in data 22 Giugno 2010.

On. Presidente e On. membri della VII Commissione Cultura del Senato,

sono Emanuele Bruschi e rappresento l’Adida (Associazione docenti invisibili da abilitare). Ringrazio questa Commissione per aver offerto all’associazione, l’opportunità di presentare le proprie ragioni e di gridare, alla clamorosa ingiustizia che i docenti precari non abilitati di III fascia stanno vivendo.

Si tratta di docenti privi di abilitazione con anni di servizio ed in possesso dei titoli e dei requisiti curriculari necessari all’insegnamento. Docenti assunti per ricoprire cattedre vacanti e supplenze annuali, con gli stessi incarichi e le identiche mansioni dei colleghi abilitati e di ruolo; nominati non a discrezione delle singole istituzioni scolastiche, ma da graduatorie di merito, redatte e pubblicate dallo stesso Ministero. Insomma, docenti a tutti gli effetti, che con grandi sacrifici hanno consentito la continuità didattica di quelle scuole le cui esigenze di ricoprire le cattedre resesi vacanti, sono state soddisfatte dai docenti di terza fascia.

Nonostante ciò, i docenti in questione sono stati fortemente penalizzati dal Decreto 42/09, a seguito del quale i colleghi di I fascia hanno potuto contare sull’inserimento nelle graduatorie di ben quattro province, mentre quelli di III fascia hanno potuto sceglierne una soltanto. Non basta: pur vantando numerosi anni di servizio, la III fascia è stata ingiustamente e clamorosamente esclusa dal Decreto n. 134/09, conosciuto come “Salva precari”, ed è davvero una vergogna che questa discriminazione non fosse nota né alla VII Commissione Cultura della Camera, rimasta basita nell’apprendere questa esclusione, né, immaginiamo, a questa stessa Commissione.

In accordo con le esigenze del Ministero dell’Istruzione di regolare la formazione iniziale dei Docenti, così come previsto dalla bozza di decreto al vaglio di questa autorevole Commissione, i docenti di III fascia vorrebbero completare, la propria formazione frequentando il TFA (Tirocinio Formativo Attivo), e alla fine di questo percorso, atto ad integrare un’esperienza già maturata nel corso di numerosi anni di servizio, sostenere l’esame di Stato, in occasione del quale la preparazione verrebbe senz’altro accertata, con tutto il rigore e l’approfondimento necessari.

Un percorso questo richiesto dall’Adida per la fase transitoria prevista nella bozza di decreto che disciplinerà la formazione iniziale dei docenti, che converge non solo con quanto sollecitato dalle maggiori rappresentanze sindacali, ma finanche con il Consiglio nazionale della pubblica istruzione, e con il Consiglio di Stato nel suo ultimo parere definitivo rilasciato in data 8 marzo 2010.

È pertanto errato ed equivoco attribuire all’Adida la richiesta di considerare il servizio prestato come requisito privilegiato “per accedere stabilmente all’insegnamento”; poiché l’Adida conviene con quanto affermato giustamente dall’On. Aprea in VII Commissione Cultura: “il servizio non può essere considerato come sostituzione della selezione”.

La selezione in sede d’esame di Stato, è già contemplata dalla bozza di decreto (e non è un caso che anche il Consiglio di Stato l’abbia ricordato e sottolineato); infatti alla fine dell’anno di tirocinio, i docenti di III fascia, nonostante i lunghi anni di servizio prestato, dovranno comunque superare un esame finale selettivo per ottenere l’abilitazione.

L’Adida chiede dunque, in linea con quanto già espresso dalle maggiori rappresentanze sindacali, dal Consiglio nazionale della pubblica istruzione e da ultimo dal Consiglio di Stato, che nella fase transitoria sia stabilito che gli insegnanti di III fascia con un titolo di servizio pari o superiore ai 360 gg., possano accedere di diritto al TFA senza doversi sottoporre ad una prova selettiva in ingresso, fermo restando l’opportunità di accertare la preparazione e le competenze di questi docenti in sede di esame di Stato finale con valore abilitante. Inoltre, si chiede che il calcolo dei 360 giorni di servizio avvenga su più classi di concorso.

Se si fa un’analisi attenta e obiettiva degli ultimi dieci anni, si può facilmente constatare che i docenti di III fascia non hanno potuto conseguire l’abilitazione per diverse ragioni: i più, per il fatto che da tre anni è mancata l’oggettiva possibilità di farlo; inoltre, per alcune classi di concorso questa attesa sale addirittura a 10/15 anni. Anche quando le Ssis/Cobaslid (le vecchie scuole di specializzazione) erano attive, l’esagerato costo e l’obbligo di frequenza di questi e le sedi ubicate spesso a centinaia di chilometri di distanza dalla propria residenza, hanno impedito a moltissimi docenti, già alle dipendenze del Ministero, di abilitarsi. Oltre a ciò, non va taciuto che nelle diverse regioni del Paese vi è stata una gestione di questi corsi anomala, creando molti squilibri. Nel Sud, infatti, dove, o non vi era alcuna necessità di abilitare nuovi docenti, o ve n’era pochissima, se ne sono, di contro, abilitati un numero elevatissimo; nelle regioni del nord d’Italia, viceversa, la richiesta di docenti era rilevante, ma i posti banditi dalle Ssis sono stati sempre ampiamente al di sotto delle effettive necessità di quel territorio.

Dall’istituzione delle Ssis dunque, il Ministero anno dopo anno ha violato il fondamentale principio di uguaglianza, poiché la possibilità di potersi abilitare era legata a fattori contingenti e discriminanti, quali la regione di appartenenza, le disponibilità economiche del candidato (mancato rispetto DPR 306/97), la possibilità di sospendere o di ridurre l’attività lavorativa per un periodo di almeno due anni (mancato rispetto L. 390/1991 e del DM. 509/99); e ancora, la disponibilità a spostarsi con regolarità per assolvere gli obblighi di frequenza, il titolo di studio posseduto e la disciplina insegnata. Si consideri inoltre che l’impossibilità di frequentare le Ssis, e/o la loro mancata attivazione, viola apertamente il diritto alla formazione per il lavoratore (già in servizio presso le istituzioni scolastiche) sancito dall’Art. 35 della Costituzione. L’obbligo di frequenza, imposto a chiunque, non teneva conto il diritto alla salute del lavoratore (non era infatti concesso assentarsi nemmeno se ammalati), alla maternità e all’assistenza di parenti ammalati, poiché non era concesso alcun tipo di deroga a quest’obbligo. Infine, la legge 124/1999 aveva previsto che fosse bandito un concorso abilitante con cadenza triennale, in realtà l’ultimo concorso risale al lontano 1999, e tra l’altro non erano comprese tutte le classi di concorso.

Ecco le ragioni per cui, On. Presidente e Onorevoli Senatori, molti docenti di III fascia da anni in servizio nella scuola italiana, non hanno potuto abilitarsi!

La VII Commissione Cultura della Camera ha recentemente riconosciuto le ragioni dei docenti di III fascia, ma ha posto come tema centrale, nella ricerca di una soluzione, la questione del loro numero, e per questo ha richiesto alcuni dati al Ministero. Ora, in una congiuntura economica così delicata ed estremamente complessa quale quella attuale, non è accettabile che una Commissione competente esprima una valutazione sulla particolare situazione in cui si trovano i docenti precari non abilitati, basandosi su dei numeri totalmente fuorvianti. La cifra di 208.447 precari non abilitati presentata in quella sede dall’On. Aprea, nulla ha a che fare con l’effettivo numero dei docenti precari di III fascia. Ai fini di una corretta valutazione della situazione dei soggetti interessati, nel computo fatto andavano inseriti “una sola volta” i soli docenti in possesso del titolo di servizio minimo di 360 gg. e non tutti quelli iscritti nelle graduatorie d’istituto. Non si tratta quindi di 208.447 precari non abilitati con servizio, poiché questo numero comprende tutti quelli che hanno avuto titolo per essere inclusi in graduatoria, ma privi di anzianità di servizio. Detto altrimenti, buona parte di questi non ha mai insegnato. Anche il numero, ricordato sempre dall’Onorevole Aprea, di circa 62.500 docenti che, grazie alle sessioni concorsuali riservate del 2004, hanno frequentato l’anno di tirocinio e che sono stati inclusi nelle graduatorie di I fascia, non può essere utilizzato per un raffronto con l’attuale situazione dei docenti precari non abilitati appartenenti alla III fascia: gli aspiranti con titolo di servizio pari o superiore a 360 gg., erano nel 2004 circa il doppio degli attuali, e il dato è agevolmente ricavabile dal confronto delle graduatorie di III fascia di allora con quelle correnti. Insomma, fatta salva la buona fede, le cifre indicate in VII Commissione Cultura nulla dicono sul numero reale e attuale dei docenti di III fascia con anni di servizio pregresso. Dall’elaborazione statistica di alcune graduatorie campione effettuata dall’Adida, dove sono stati computati esclusivamente gli insegnanti con un servizio minimo di 360 gg., è risultato più volte un numero di circa 30/40.000 docenti. Dati questi che in caso necessario l’Adida farà valere nelle sedi opportune.

Va poi precisato, per superare un altro grave equivoco, che il conseguimento dell’abilitazione per i docenti di III fascia, non andrebbe ad alimentare ulteriormente le sacche del precariato, poiché si tratta di precariato già esistente da anni, fatto peraltro ampiamente dimostrato e dimostrabile dai numerosi contratti stipulati da questi docenti in anni e anni di insegnamento. A tal proposito il Consiglio Stato così dichiara: “non sembra che sussista un nesso tra l’ammissione automatica e l’incremento delle cause di formazione del precariato. […] va osservato che la formazione del precariato è derivata dall’utilizzazione degli abilitati in posti di insegnamento non di ruolo. Ora, poiché, ormai, l’assunzione può avvenire solo attraverso le graduatorie ad esaurimento (non suscettibili di ulteriori immissioni) […], il conseguimento dell’abilitazione […] da parte di soggetti non inclusi nelle predette graduatorie ad esaurimento, consentirebbe solo la partecipazione ai concorsi ordinari, non mutando, per il resto, la posizione giuridica attualmente rivestita dal personale interessato”.

Dopo aver insegnato per anni, dopo aver acquisito sul campo competenze e professionalità, con enormi sacrifici – perché le supplenze più difficili, i luoghi più impervi, gli spezzoni orari economicamente meno vantaggiosi, sono sempre stati coperti dai docenti di III fascia – è del tutto inaccettabile che si chieda a questi insegnanti di effettuare un esame pre-selettivo, indetto non per accedere stabilmente e a tempo indeterminato all’insegnamento, ma per poter frequentare un corso di formazione e alla fine di questo superare l’esame finale di Stato con valore abilitante.

Se per un neo-laureato senza esperienza che aspiri ad intraprendere la professione docente può avere un senso sostenere un esame pre – selettivo per l’accesso al TFA, per chi insegna da anni, per chi questa professione la sta già esercitando, è privo di qualsiasi necessità effettuare una pre-selezione, come ha sempre sottolineato il Consiglio di Stato: “In via di principio, […] non sembra che l’acquisizione di una solida base teorica, del tipo di quella configurata dal Ministero possa essere esclusivamente dimostrata dalla prova di accesso […], sembrando tale bagaglio di conoscenza poter essere ugualmente verificato anche in sede di valutazione finale”.

Riguardo al problema del conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento, inoltre, è quanto mai opportuno porre in relazione il nostro Paese con il contesto europeo, ricordando che la direttiva comunitaria 36/2005, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, prevede che sia ampiamente messa in risalto l’esperienza professionale. Infatti, qualora un cittadino dell’Unione Europea sia in grado di dimostrare di aver svolto una determinata professione in uno Stato membro per almeno due anni, nei dieci anni precedenti, un eventuale Paese ospite non può impedire che quella stessa professione continui ad esercitarla anche nel proprio territorio, indipendentemente dalla presenza o meno degli specifici titoli previsti da quel Paese. E’ facoltà però di quest’ultimo verificare le capacità e le conoscenze professionali mediante un tirocinio o un esame, e richiedere che eventuali carenze formative vengano colmate. Infine, secondo la stessa direttiva, un’esperienza professionale di tre anni svolta sul territorio di uno Stato comunitario, è esattamente assimilata ad un titolo abilitante, ritenendo che vi debba essere, dopo tale periodo, un riconoscimento di fatto da parte del Paese che ha consentito l’esercizio di quella determinata professione.

Sempre rispetto al contesto europeo, è recente la notizia che l’EFI (Ente per la Formazione Integrata) in collaborazione con una Università spagnola privata (UCAM), sta per organizzare master abilitanti, relativi ad alcune classi di concorso e con titolo pienamente riconosciuto dalla Repubblica italiana, della durata di un solo mese, più due di tirocinio da svolgere in Italia. Si potrà, quindi, conseguire l’abilitazione con una tesi di massimo quindici pagine, nessuna selezione, pagando ‘semplicemente’ 8000 € di iscrizione. Le questioni appena descritte non solo discriminano ulteriormente i docenti italiani di III fascia, ma ne sviliscono il lavoro e la professionalità: ci si abilita solo dietro il pagamento di una forte somma e viene equiparato a titolo abilitante il servizio, ma solo quello svolto all’estero da cittadini stranieri. Alla luce di quanto esposto riteniamo che perda significato una qualsiasi pre-selezione operata nei confronti dei docenti precari non abilitati con esperienza, i quali finirebbero paradossalmente per risultare discriminati in virtù della loro nazionalità; come d’altra parte, in una prospettiva europea, non ha alcun valore la programmazione nazionale degli accessi ai TFA e alle Lauree Magistrali previste dallo schema di regolamento in esame. Che senso ha, infatti, vincolare il numero degli abilitati alle sole esigenze nazionali se l’Europa impone il reciproco riconoscimento dei titoli?

E’ evidente che alla base vi è un grande fraintendimento: il possesso di un titolo abilitante non implica per lo Stato italiano alcun obbligo di assunzione, essendo semplicemente utile per un eventuale accesso all’insegnamento presso scuole statali, paritarie e private.

In considerazione di tutto questo, quindi, le richieste dell’Adida appaiono quanto mai opportune e condivisibili, soprattutto in ragione della preoccupante e inverosimile indicazione contenuta nella bozza di decreto secondo cui, in un futuro quanto mai prossimo, saranno invalidati, ai fini dell’insegnamento, i diplomi e le lauree dei precari di III fascia. Questo non potrà che lasciare allo sbaraglio migliaia di docenti precari. L’Adida ritiene inaccettabile, infatti, anche l’aver fissato, ai fini dell’insegnamento, un limite temporale alla validità legale di tutti i titoli conseguiti sino ad oggi in Italia; è surreale, infatti, immaginare che docenti dopo anni di servizio debbano riprendere da capo un lungo percorso formativo senza il quale la possibilità di abilitarsi verrebbe a mancare.

Ringraziamo per l’ascolto e la cortese attenzione.

Adida (Associazione Docenti Invisibili da Abilitare)