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Assemblea delle Scuole di Bologna: l’intervento di un’insegnante

Messaggio da parte di del Prof. Cocchi dell’ Assemblea delle Scuole di Bologna allo stand up per la scuola, Festa dell’unità, Bologna, il 18 settembre scorso.

RIVOGLIAMO LA NOSTRA SCUOLA

Negli ultimi anni le condizioni della scuola pubblica statale hanno conosciuto un drammatico peggioramento. Feroci tagli di bilancio hanno impoverito la nostra scuola al punto da minarne in modo inequivocabile la sua capacità di svolgere la funzione che la nostra Costituzione le assegna. Il 14 settembre sarà il primo giorno di scuola. Ma di quale scuola? Una scuola impoverita, di serie B, avviata a diventare la scuola di coloro che non possono permettersi una scuola privata di qualità. Una scuola che formerà lavoro precario e solitudine. Migliaia di scuole decrepite, da anni senza manutenzione, centinaia avvelenate ancora da tracce di amianto, scuole sporche per i tagli alle pulizie, migliaia di famiglie a cui è negato il tempo pieno, un’offerta formativa impoverita nelle ore di laboratorio, nell’inglese, nelle uscite didattiche, una scuola sovraffollata con classi che possono arrivare a contare 33 alunni, una scuola con problemi di sicurezza gravissimi, una scuola cinica al punto da ridurre perfino gli insegnanti di sostegno.

E’ questa la scuola che vogliamo? E’ da questa scuola che ci aspettiamo che domani i nostri figli possano confrontarsi alla pari con gli studenti europei o asiatici?

Solo nella nostra Regione accade che quest’anno ci saranno 1192 docenti in meno a fronte di circa 10.000 studenti in più. Solo nella provincia di Bologna: * Scuola dell’infanzia, 628 bambini e bambine resteranno in lista d’attesa; * Scuola primaria e secondaria di I grado, 48 insegnanti in meno per la prima e 58 in meno per la seconda; * Scuola secondaria di II grado, 125 insegnanti in meno; * Integrazione alunni disabili, si rilevano classi in cui sono inseriti fino a 4 e 5 alunni disabili e molte sono le classi numerose (fino a 33 alunni) con 2 e 3 alunni disabili per classe

Tutto questo mentre in paesi più civili del nostro si investe in modo prioritario sulla formazione e la ricerca, arrivando a tagliare le spese militari (Merkel) pur di mantenere e migliorare la qualità della scuola pubblica.

Cosa possiamo fare allora? Intanto non arrenderci, mai. Sono moltissime le città in cui, già in questi giorni, genitori, insegnanti e studenti hanno dato vita a iniziative di lotta senza precedenti da molti anni a questa parte: scioperi della fame, occupazione dei tetti delle scuole, petizioni, appelli, manifestazioni e proteste dilagano. Noi non possiamo mancare. Noi, insieme a tutti coloro che credono nel rispetto dei diritti sanciti dalla Costituzione, dobbiamo assumerci la responsabilità di difendere e rilanciare, con ogni mezzo, un bene preziosissimo, senza il quale ogni futuro è perduto: la nostra scuola, la scuola dei nostri figli, la scuola di tutti, la scuola pubblica statale.