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Apprendistato

Apprendistato e Scuola: la lettera inviata dalla Uil e dalla Uil Scuola ai capigruppo di Camera e Senato e ai presidenti della Commissione Lavoro di Camera e Senato

Onorevoli Senatori e Deputati,
E’ con molta preoccupazione che stiamo seguendo l’iter parlamentare dell’emendamento
presentato dall’On. Cazzola in merito all’ apprendistato a 15 anni; preoccupazione per le inevitabil i
implicazioni che un provvedimento del genere, soprattutto se approvato nei termini in cui è stato
presentato, avrà sull’ obbligo di istruzione a 16 anni.
Non è certamente a Voi che va ricordato il lungo percorso che ha fatto l’obbligo scolastico
in Italia, fino dalla Costituzione Repubblicana, per raggiungere la soglia attuale non più tardi di
quattro anni fa, con un grande ritardo nei confronti degli altri Paesi dell’Unione Europea, ma
soprattutto con grave scapito dell’innalzamento dei livelli di competenze di nostri ragazzi.
L’emendamento che in questo giorni è al centro di tante polemiche, lo è proprio perché
rischia di inficiare in modo irrecuperabile il traguardo raggiunto in tema di istruzione ed in favore
del quale così tanto ci siamo spesi a suo tempo.


La formula proposta, secondo cui “L’obbligo di istruzione, di cui all’art. 1, c. 622 della L. 26
dicembre 2006, n. 296 e successive modificazioni, si assolve anche nei percorsi di apprendistato
per l’espletamento del diritto dovere di istruzione e formazione di cui al presente articolo“
innanzitutto fa riferimento ad un istituto ancora tutto da regolamentare, seppure finalmente
all’attenzione del Governo; cominciare a farlo partendo proprio da un abbassamento dell’età
lavorativa dei minori ci sembra francamente ben altro che una priorità, bensì una deriva verso un
disimpegno del nostro Paese nei confronti del futuro dei giovani e del nostro sistema di istruzione,
proprio in un momento in cui è fondamentale assicurare ai nostri ragazzi basi solide per le
conoscenze future. E se è pur vero che è in azienda che si impara a lavorare, è altrettanto vero
che è nella scuola che si impara ad apprendere, con beneficio anche di chi dovrà addestrare un
giovane ad espletare efficientemente le mansioni a lui affidate.
Allo stato attuale, in tema di istruzione c’è un grosso fermento nel nostro Paese e molteplici
sono le riforme in corso che prevedono un forte collegamento con il mondo del lavoro e che
sembrano avviate ad una proficua conclusione: ci riferiamo al riordino degli Istituti Tecnici e a quelli
Professionali, agli IFTS e agli ITS ma anche all’alternanza scuola lavoro, che parte proprio dai 15
anni; se lo stato dell’arte è questo, non vediamo la necessità di un apprendistato a 15 anni che,
soprattutto se non attentamente regolamentato (ad esempio prevedendo nella sua
programmazione didattica una forte componente di competenze di base e trasversali e la
possibilità di riprendere un percorso di studi senza svantaggi rispetto a chi a seguito un corso di
istruzione), rischierebbe di incrementare anziché ridurre il numero di una purtroppo ancora troppo folta schiera di giovani tra i 14 ed i 16 anni che non studiano né lavorano.
Pertanto, alla luce delle considerazioni fin qui illustrate, Vi sollecitiamo affinché l’emendamento in questione venga abrogato e non concluda il suo iter con un’approvazione che darebbe vita ad un istituto di cui il nostro Paese non ha certamente bisogno.
Distinti saluti

Il Segretario Generale UIL Scuola
(Massimo Di Menna)

Il Segretario Confederale UIL
(Guglielmo Loy)

Scuola e lavoro: Apprendisti a 15 anni?

Scuola La segreteria nazionale del MCE (Movimento di Cooperazione Educativa) esprime netto dissenso nei confronti dell’emendamento approvato dalla Commissione Lavoro della Camera con il quale – si legge nel comunicato – “si porta a compimento l’attacco all’assolvimento dell’obbligo scolastico a 16 anni, già annunciato nella Legge 133/08”.

Una posizione di netto dissenso, dunque, che trova piena consonanza con quella espressa dal Sindacato.

Roma, 22 gennaio 2010
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Movimento di Cooperazione Educativa
Smantellamento dell’obbligo scolastico: verso l’atto finale
Con l’emendamento al
disegno di legge collegato alla finanziaria (DDL 1441-quater) appena approvato dalla Commissione Lavoro della Camera, si porta a compimento l’attacco all’assolvimento dell’obbligo scolastico a 16 anni, già annunciato nella Legge 133/08, art. 64, che consente l’assolvimento dell’obbligo anche nei percorsi triennali di Formazione professionale. Il metodo è quello ampiamente collaudato: senza abrogare una norma (in questo caso la legge n. 7/2007 di elevamento dell’obbligo a 16 anni) la si neutralizza nella sostanza con un singolo dispositivo. Quell’articolo 64, infatti, ha aperto la strada a un principio oggi portato alle sue estreme conseguenze: l’obbligo scolastico si esplica anche al di fuori del sistema scolastico. Estendere questo principio fino a considerare valido, ai fini dell’assolvimento, un intero anno percorso al di fuori delle aule, a partire dai 15 anni, con la fragile copertura di un apprendistato “formativo”, è il passo che mancava a quell’intenzione politica, e che oggi è stato compiuto. “Fatto!”: sembra di sentire l’esclamazione compiaciuta di chi considera l’efficienza, specie se piegata ai propri obiettivi e non all’interesse generale del Paese, il criterio ultimo di ogni azione di governo.

All’emendamento fa eco il Ministro Gelmini, dichiarando di essere favorevole a qualsiasi iniziativa per inserire subito i giovani nel mondo del lavoro (così nell’articolo del Corriere della Sera del 21 gennaio). È davvero bizzarro che a fare questa incauta affermazione sia il responsabile del dicastero intitolato all’Istruzione, Università e Ricerca…

Bisogna ribadirlo forte e chiaro: l’obbligo scolastico è posto a salvaguardia di un diritto costituzionale. L’elevamento dell’obbligo a 16 anni, frutto a suo tempo di una mediazione politica complessa, da molte parti (compresa la nostra Associazione) è stato considerato come un passo significativo, ma non esaustivo, verso il pieno esercizio del diritto allo studio fino ai 18 anni. Rispetto a quel primo punto di arrivo, siamo con questo provvedimento annunciato ad un passo indietro di portata macroscopica. E questo mentre gli osservatori economici, non solo gli esperti dei sistemi di istruzione, ci sollecitano a reinvestire nelle politiche della conoscenza come prioritaria strategia di uscita dalla crisi che attanaglia le società a sviluppo avanzato.

Nel maldestro tentativo di giustificare il provvedimento, si riportano i dati di coloro che, dopo la terza media, di fatto non proseguono gli studi, inghiottiti nel sommerso dell’economia in “nero” e si indica nella strada intrapresa una soluzione al problema. A noi sembra la legittimazione, non la soluzione, del problema. Siamo all’esponenziale processo di smantellamento delle politiche sociali di cui il sistema scolastico è nodo strategico essenziale. La risposta dell’Esecutivo, dal Ministro dell’Economia passando per il Ministro del Lavoro fino al Ministro dell’Istruzione è sempre la stessa: meno scuola. Meno scuola sul territorio, meno scuola per le fasce socialmente e culturalmente più deboli, meno tempo della vita e della crescita da passare a scuola.

Come Associazione di insegnanti, di educatori ed educatrici che da alcuni decenni accompagnano, sostengono, vivono in prima persona il processo di scolarizzazione che è asse portante dello sviluppo democratico di questo Paese, non possiamo che esprimere tutta la nostra preoccupazione e il nostro netto dissenso.

La Segreteria Nazionale del M.C.E.

Via: www.flcgil.it

Gelmini: favorevole a qualsiasi iniziativa per inserire subito giovani nel mondo del lavoro

Dichiarazione del ministro Mariastella Gelmini
Ddl lavoro. Gelmini: favorevole a qualsiasi iniziativa per inserire subito giovani nel mondo del lavoro

Roma, 20 gennaio 2010

“Sono favorevole ad ogni iniziativa che permetta un rapido inserimento dei giovani nel mondo del lavoro – ha dichiarato il ministro Mariastella Gelmini – Secondo una condivisa linea governativa, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca è favorevole ad ogni iniziativa, anche legislativa, che favorisca la transizione tra scuola e lavoro, consentendo così ai giovani di disporre delle competenze necessarie per trovare un’occupazione.

Oggi inoltre si è insediato il Comitato per l’alternanza scuola-lavoro, a cinque anni dal decreto legislativo che l’aveva istituito. Il Comitato dovrà definire i criteri generali per l’organizzazione e la fruizione di percorsi formativi in ambito scolastico e lavorativo.

Come già previsto con i percorsi di formazione professionale, l’assolvimento dell’obbligo di istruzione attraverso un vero contratto di lavoro, retribuito secondo i contratti collettivi di lavoro, rappresenta una possibilità ulteriore di contrasto al fenomeno della dispersione scolastica”.


Ennesimo tentativo di smantellare l’obbligo d’istruzione

Dichiarazione di Domenico Pantaleo, Segretario generale della FLC Cgil.

“L’emendamento approvato oggi dalla Commissione Lavoro alla Camera è l’ultimo atto dello smantellamento di un vero obbligo scolastico”, questo il commento del segretario generale della FLC Cgil, Domenico Pantaleo.

L’emendamento consente di assolvere l’ultimo anno di obbligo scolastico anche in percorsi di apprendistato. “Siamo decisamente contrari. Prevedere questo – afferma Pantaleo – significa mettere in discussione l’essenza stessa dell’obbligo scolastico che va assolto nei percorsi di istruzione e formazione e non attraverso l’apprendistato che nella maggior parte dei casi si traduce in un lavoro vero e proprio dove di apprendimento c’é ben poco”. La novità, tra l’altro – osserva Pantaleo – “fa il paio con quanto previsto nella riforma della secondaria superiore e cioè l’eliminazione del biennio unitario. Altro evidente segnale delle intenzioni di questo Governo rispetto all’obbligo scolastico”.

Roma, 20 gennaio 2010

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