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Firenze, Pulizie nelle scuole: sprechi per 1 milione di euro l’anno

Che il Ministero tenga più ai sindacati che non alle scuole e agli alunni è cosa risaputa, ma che sacrifichi il benessere di questi ultimi per compiacere i primi e per di più ci rimetta parecchi milioni di euro è notizia nuova e abbastanza singolare. Succede che il Ministero, dopo aver deciso di mettere ordine negli appalti di pulizia, complici i primi caldi abbia deciso di rimangiarsi la direttiva del dicembre scorso e di concedere la proroga dei contratti attualmente in vigore. Esultano le associazioni degli imprenditori, un po’ meno le scuole e i genitori.

La notizia, finora tenuta accuratamente riservata, è che nella sola provincia di Firenze gli appalti di pulizia costano 5,5 milioni di euro l’anno, mentre assumere i 200 bidelli mancanti costerebbe solo 4,5 milioni. Il servizio poi non è dei migliori e c’è il problema della sorveglianza, che spetta ai bidelli e che con i tagli del prossimo anno scolastico non potrà essere sempre garantita.

Tutto nacque nel 1999, quando i servizi di pulizia transitarono allo Stato e con essi i contratti che comuni e province avevano stipulato con le imprese di pulizia. La situazione era abbastanza frammentata e si stabilì di abbattere il 25% dell’organico dei collaboratori scolastici in quelle scuole che avevano il servizio in appalto (66 in provincia di Firenze, 227 nell’intera Toscana, circa 4.000 su un totale di 10.500 a livello nazionale), indipendentemente dal fatto che si trattasse solo di poche ore la settimana o di tutti i locali scolastici.

Fu così che si creò una situazione di diseguaglianza fra le scuole, perché, come rileva Tuttoscuola, ci fu chi a fronte del taglio di un singolo bidello ebbe un contratto da 5mila euro e chi invece da 105mila, una situazione che è andata avanti per ben dodici anni. Adesso il Ministero pareva intenzionato a dare a ciascuno il suo, finanziando l’equivalente del costo di un bidello per ogni posto soppresso e investendo ciascuna scuola della responsabilità di fare la gara d’appalto, ma il 14 giugno, dopo due giorni di serrato confronto con le imprese e i sindacati, ha fatto un subitaneo marcia indietro, rinnovando l’ingiustizia e lo spreco.

“Non si vede perché si debba perseverare in una scelta che ha scontentato quasi tutti e che determina un grande spreco di denaro pubblico –dichiara Rita Manzani Di Goro, presidente dell’Associazione Genitori A.Ge. Toscana- Le imprese possono pulire uffici, caserme e industrie; il personale può essere riassorbito nelle graduatorie dei bidelli, ma i nostri figli hanno bisogno di una valida ed adeguata sorveglianza e le scuole fiorentine di quel milione di euro l’anno che dovrebbe essere reinvestito a favore della didattica”.

Da notare che per legge le scuole non sono obbligate a tenere la ditta di pulizie ma “possono deliberare l’affidamento in appalto dei servizi di pulizia dei locali scolastici, a condizione che si apporti una riduzione della dotazione organica di istituto” (L. 449/97 e L. 289/02). Vige infatti l’autonomia scolastica e quello del Ministero è un vero e proprio abuso visto che, come rileva lo stesso Ministro nella Direttiva 103/10 “a legislazione vigente non è prevista alcuna proroga agli anni 2011 e/o seguenti delle attività di pulizia”.

Per colmo di beffa, è sempre il Ministro nella sua Direttiva a commentare: “circa 6.000 istituzioni scolastiche statali sul totale di oltre 10.000 hanno assicurato, nell’anno scolastico 2009/10, le funzioni tipiche dei collaboratori scolastici mediante il solo ricorso al personale dipendente del Ministero dell’istruzione, avvalendosi dell’organico loro assegnato, senza che si riscontrassero difficoltà nell’assicurare dette funzioni”. E allora, caro Ministro, sia coerente, mandi a casa le ditte di pulizia e ci restituisca i bidelli: le scuole, i bambini, le famiglie e il bilancio dello Stato le saranno certo grati.

Per i genitori eletti nei Consigli di circolo/istituto alle prese con tagli all’organico e ai finanziamenti è disponibile un servizio gratuito di informazione, monitoraggio e coordinamento delle iniziative (info@agetoscana.it  – www.agetoscana.it  – 328 8424375).

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Emergenza classi con alunni disabili a Bari

Ci perviene  un comunicato della FLC di Bari sul tema:
tagli alle classi di scuola superiore e ( relativo ) dietrofront dell’amministrazione scolastica anche a seguito dell’invio della nostra diffida.
1. Il taglio di 104 classi viene “ridotto” a 40 classi.
2. 40 classi sono comunque tante a fronte di un incremento di 1000 iscrizioni alle superiori.
3. per mille alunni servirebbero almeno 40 classi in più ma ne danno 40 in meno!
4. In Lombardia( centrodestra) hanno dato 400 docenti in più
5. in Lazio (centrodestra) hanno dato 150 docenti in più.
6. e a Bari che ha il rapporto alunni/classe più alto in italia?

COMUNICATO
Si preannuncia un clamoroso dietrofront degli uffici scolastici sui tagli alle classi degli istituti superiori.
Ma non è ancora sufficiente! Alla Gelmini diciamo che da Bari non siamo più disponibili a sopportare le divisioni tra figli e figliastri

Pochi giorni fa la FLC CGIL di Bari ha inviato una formale diffida agli uffici scolastici regionali e provinciali visto che l’ Ambito Territoriale (ex USP di Bari) aveva diffuso alle scuole superiori di Bari e provincia una nota (n. 1878/2 del 24/5/11) volta a richiedere ai Dirigenti scolastici di disattendere le norme sulla tutela del diritto all’istruzione degli alunni diversamente abili a causa del taglio di 104 classi imposto dall’USR Puglia.

Oggi apprendiamo, con comprensibile soddisfazione, che l’USR Puglia ha rivisto l’entità dei tagli alle classi nella provincia di Bari riducendoli da 104 a 40 salvaguardando, così, la sopravvivenza di ben 64 classi. E’ un risultato enorme che ci fa ben sperare ma che non consideriamo del tutto soddisfacente visto che, a ben vedere, la situazione degli istituti superiori resta comunque esplosiva.
A fronte delle 1.000 iscrizioni in più rispetto allo scorso anno il taglio di 40 classi comporterà , in molti casi, un numero di alunni superiore ai limiti imposti dal DPR 81/09 con il risultato che, molte prime classi conterranno in media 32/33 alunni, come accadrà, per esempio, allo scientifico di Monopoli o avranno ben 4 disabili in classi con 26 alunni come accadrà, per esempio, all’IISS Nervi di Altamura. Intanto si vanno costituendo, da Conversano a Molfetta, gruppi ed associazioni di genitori con figli iscritti nelle scuole primarie che, spesso con l’ausilio delle nostre Camere del lavoro, rivendicano il diritto ad avere quel tempo pieno che è stato loro negato dalle nefaste politiche dei tagli imposti da un governo che, peraltro, è sempre più allo sbando. In particolare a Molfetta ci viene segnalato che ormai sono oltre un centinaio le famiglie che si sono rivolte ai nostri studi legali per avviare il relativo ricorso teso ad ottenere, per via giudiziaria, quello che l’amministrazione, istituzionalmente, non è più in grado di garantire.
E , intanto, in barba al principio di uguaglianza apprendiamo che dopo i 400 posti in deroga concessi alla Lombardia ora anche all’U.S.R. del Lazio il MIUR ha concesso ulteriori 150 posti in organico di diritto: non possiamo non cogliere, ancora una volta, il compiacente atteggiamento che il MIUR manifesta soprattutto verso quelle regioni politicamente più vicine alle direttive politiche del Governo, quasi ci fossero figli e figliastri!

Da parte nostra ribadiamo, invece, che non si può continuare a chiedere sacrifici e buona volontà alle famiglie baresi, le più penalizzate in Italia, per riempire ambienti e gruppi classe oltre ogni immaginabile capacità di gestione didattica e di sicurezza per chi ci vive. Questa non è, e non sarebbe, una scuola accogliente, inclusiva e di qualità.

CLAUDIO MENGA

Segr. Gen. FLC CGIL BARI

Scuola primaria tra muffa e oscurantismo

A due anni dall’introduzione della riforma Gelmini, come procede l’opera di screditamento della scuola pubblica? Bene! Grazie alle migliorie apportate, la scuola ha raggiunto il massimo punto di involuzione dalla legge Casati in poi. L’aspetto più esecrabile delle scelte adottate risiede nel considerare legittimo che l’organizzazione scolastica non sussegua ad una visione scientifica della didattica , ma possa subire l’adeguamento coatto ad un regime di ristrettezze economiche sopraggiunto, e che anzi le possa essere addebitata, con interpretazione arbitraria di dati, la responsabilità di sprechi e di una gestione irrazionale delle risorse umane. Lasciando intatto l’impianto degli obiettivi da perseguire, appartenenti alla precedente formulazione teorica, il ministro ha potuto affermare che, tagliando i fondi, si può allo stesso modo -e meglio – perseguire la compiuta realizzazione delle personalità dei discenti.
Nei fatti , agli appelli sull’importanza della scuola rivolti ai governi, in documenti come il libro bianco Cresson, gli art. 149 e 150 di Maastricht, la Costituzione Europea, le Raccomandazioni del 2006 e la Strategia di Lisbona, la scuola italiana risponde tagliando i viveri e facendo mostra di adeguamento formale a certi parametri , innalzando per esempio il valore del rapporto insegnanti / alunni, senza migliorare la qualità della vita scolastica; che anzi peggiora proprio in seguito all’aumento degli alunni per classe.
Nel contempo si conferma la velleità che l’istituzione raggiunga gli standard europei, senza i quali i nostri titoli di studio non avranno validità nei paesi dell’Unione.
Il risultato finale dell’opera è così tendente al pessimo che anche le recenti note e leggi sui disturbi specifici e sull’ADHD, nella cornice di un quadro simile, rischiano di rimanere lettera morta. Si introducono precisi luoghi prescrittivi nel momento in cui , crescendo il numero degli alunni , aumentano le possibilità di trovare più casi di bambini con quelle difficoltà nella stessa classe , che vanno a sommarsi alla percentuale sempre più alta di stranieri. E’ una situazione contraddittoria, che vanifica la serietà di leggi che presumono che l’insegnante debba intervenire in maniera individualizzata, in una classe dai 25 ai 28 alunni.
E’ oltremodo incredibile che non ci si avveda che i rilevamenti delle prove INVALSI, o i sondaggi forniti da istituti di ricerca, in mancanza di una seria politica sulla scuola , non monitorano il grado di efficacia dell’istituzione scolastica, ma fotografano il mero dato socio-economico che discrimina il nord e il sud, la periferia e il centro, e il ceto sociale, che a quelle performance è collegato; e a maggior ragione si attendono negativi se le possibilità di intervento a favore di un miglioramento delle prestazioni calano drasticamente, a seguito dell’aumento del numero degli alunni per classe.
Alla base delle determinazioni adottate c’è più di una considerazione assunta acriticamente.
La prima riguarda l’ incriminato rapporto 1:10 ( un insegnante ogni dieci alunni ) che la legge alza di un punto; esso è un’ astrazione ottenuta sulla base di una media aritmetica che comprende gli insegnanti di sostegno, di inglese e gli insegnanti di religione. Il suo ritocco verso l’alto ha prodotto l’aumento del numero di alunni per classe fino a 28 , senza che questa decisione abbia potuto trovare un argine da parte degli addetti ai lavori, e nonostante il parere negativo di organizzazioni di genitori. Se questo rapporto fosse reale come propagandato, quale ragione impedirebbe a una riforma di portare le classi di scuola primaria al numero di undici alunni con un insegnante? Quando poi i sindacati trasformano la questione dei 28 alunni per classe in un problema di sicurezza- al quale lo stato facilmente ha potuto rimediare stanziando soldi per l’edilizia e per allargare le porte- il discorso sulla scuola può esaurirsi nella questione dei metri quadrati per alunno e della messa in sicurezza degli edifici .
Il secondo assunto è che in Italia non esista più lo svantaggio culturale, e che, sopravvenendo da una situazione ambientale più stimolante rispetto al passato, l’alunno sia in grado di sistemare organicamente il suo sapere già nella scuola primaria senza l’intervento dell’insegnante.
In verità l’educazione scolastica non gode più di grande considerazione da parte dell’opinione pubblica e di riflesso non ne gode da parte di chi sulla base di quegli umori costruisce i suoi consensi elettorali.
Riuscire a far passare per riforma pedagogica quella che è tecnicamente una controriforma, con tutte le caratteristiche tipiche di azzeramento, ripristino delle condizioni passate e di insensibilità alle esperienze, bollate come scelte sbagliate di precedenti governi, è indice dell’approccio superficiale e della disattenzione generale al tema.
Ora bisognerebbe dire che il ritorno del maestro unico, contestualmente all’ innalzarsi del rapporto numerico, non diminuisce l’efficacia educativa in senso assoluto, ma riduce drasticamente le probabilità di intervento, ne annienta la sistematicità , rendendo inefficace qualsiasi azione a favore di chi manifesta difficoltà. “Ma i maestri di prima come facevano?” : questa è la domanda che si pone il nuovo pedagogo quando paragona in modo scorretto la vecchia scuola – dove lo svantaggiato passava dai banchi al bracciantato agricolo- alla nuova- dove egli deve pervenire, per dettato costituzionale, ad una soddisfacente alfabetizzazione culturale dai livelli sempre più alti, e le cui prestazioni vengono rilevate e sbattute in prima pagina a riprova dei bassi livelli della scuola italiana.
Tuttavia, volendo andare a ritroso, oltre la congiuntura negativa che ha indotto a relegare in secondo ordine la spesa scolastica rispetto ad altra spesa pubblica, notiamo che un problema di rappresentatività delle istanze della scuola in seno alle istituzioni c’è da anni.
A che cosa sia dovuto è presto detto: la scuola è un sistema gerarchico, attraverso il quale le pretese ministeriali, divenute legge, anche senza dibattiti democratici e grazie a maggioranze ottenute con leggi elettorali di seconda scelta , ridiscendono in scioltezza la china dei sottoposti privi di facoltà di veto. E siccome oltre al danno c’è la beffa, questa stessa scuola è denominata “dell’autonomia”, volenteroso prodotto della legge Bassanini , che declama che le scuole pervengono all’ “autonomia organizzativa didattica e di ricerca e di sviluppo”. Invece esse sono rimaste allocate all’interno di un sistema verticistico, dove le decisioni nel dettaglio delle problematiche amministrative sono imposte dal ministero, e da esse non può che scaturire l’impossibilità di decidere autonomamente. Chi deve stimolare l’applicazione di una qualche teoria scientifica che motivi l’assetto organizzativo della scuola così che essa possa mettere in pratica gli obiettivi europei ? Chi la deve adeguare al territorio ? Attualmente vengono calate dall’alto direttive; ma chi è capace di rappresentare dal basso le esigenze della scuola italiana? Gli uffici scolastici regionali sono presìdi di burocrati; i dirigenti scolastici relegati al ruolo di esecutori di disposizioni; il sindacati per anni appiattiti sulle questioni occupazionali; istituti di ricerca dove non si sa che cosa si ricerchi. E gli insegnanti? La perdita di prestigio sociale della categoria è andata di pari passo con la perdita di potere decisionale. Il loro parere non vincolante soccombe davanti alla larga discrezionalità di dirigenti e dei burocrati. In questo senso l’impreparazione dei docenti, spesso attribuita alla volontà o alla qualità dei singoli ma che è invece logica conseguenza di un sistema che non ha saputo adeguarsi alle esigenze culturali della società moderna, diventa un problema secondario, e forse, a questo punto, un dato da salvaguardare.
La perdita di potere decisionale è una perdita di potere politico, e di consapevolezza di categoria. A gettarvi ulteriore discredito sta per arrivare la normativa sul merito, che con un colpo di mano il ministro Gelmini ha introdotto nel “Milleproroghe”, approvato ricorrendo alla fiducia. Ancora una volta una visione unilaterale si impone, sposta l’attenzione dai veri problemi che sono quelli strutturali e addossa la responsabilità di disfunzioni e problemi alla categoria dei lavoratori, per punirla e demotivarla. La scuola avrebbe bisogno di ben altro: prima di tutto di una riforma degli organismi democratici, che comporterebbe l’affermazione di una vera autonomia. Quando gli operatori non possono decidere della struttura organizzativa nei suoi aspetti significativi essi non prendono mai consapevolezza dell’importanza del proprio ruolo e delle conseguenze dei propri gesti. Una scuola in cui le decisioni sulla qualità degli interventi a favore dell’integrazione, delle opportunità, dell’apprendimento vengono prese da entità che operano al di fuori del contesto scolastico e senza nessuna relazione con esso, non è autonoma . Purtroppo per giungere a queste consapevolezze ci vorrebbero soggetti politici culturalmente più dotati. Soprattutto occorrerebbe che l’opinione pubblica e l’elettorato si ravvedano rispetto alle funzioni della scuola nel nostro paese.

Maddalena Rotundo

Nasce il Giornalino della scuola on line

PRESENTAZIONE DEL PROGETTO “IL GIORNALINO DELLA SCUOLA ON-LINE”
Il Gazzettino dei ragazzi: uno spazio multimediale che ospita il punto di vista dei ragazzi
E’ nato un giornalino scolastico sul web per aprire un dialogo tra i vari soggetti della comunità scolastica.
Il giornalino scolastico è una delle esperienze più efficaci e gratificanti sul piano espressivo, pedagogico, culturale e sociale per i ragazzi di ogni età. Non a caso, il giornalismo scolastico è sempre più diffuso e valorizzato negli istituti di ogni ordine e grado e il giornalino è il prodotto scolastico per eccellenza. Non a caso, anche l’ Istituto “V. Criscuoli” di Sant’Angelo dei Lombardi ha deciso di cimentarsi in questo ambito. La novità consiste nel mezzo di comunicazione, ossia Internet, che consente di aggiornare liberamente le pagine del giornalino, eliminando i costi della stampa tipografica.La redazione del giornalino è composta da un gruppo ristretto ed eterogeneo, ma le pubblicazioni sono aperte a tutti. Infatti, il giornalino intende dar voce ai ragazzi, privilegiando il loro punto di vista e stimolando il loro desiderio di comunicare, favorendo una partecipazione più attiva e cosciente alla vita della scuola. E’ importante che gli alunni imparino ad esprimersi in modo sereno e riflessivo, basandosi sui fatti.
Il progetto si ispira alle finalità stesse della scuola. Il bisogno di esprimersi è insito nella natura umana e l’educazione ha il compito di abilitare gli alunni a comunicare correttamente, a maggior ragione in un mondo complesso e plurale come quello contemporaneo, cioè nella società della comunicazione. Inoltre, tale iniziativa consente di realizzare le finalità proprie dell’educazione alla convivenza democratica, in quanto il senso di un giornalino scolastico è anzitutto quello di contribuire a pensare e scrivere in modo autonomo e cosciente. L’intento del giornalino è l’arricchimento culturale e formativo degli alunni a prescindere da ogni altro scopo non strettamente didattico.
Il titolo della testata è “Il Gazzettino dei ragazzi” ed è stato scelto liberamente dagli alunni attraverso un sondaggio effettuato nelle classi. Il giornalino intende mettere a disposizione di tutti uno spazio di comunicazione on-line per divulgare le esperienze più interessanti compiute a scuola, per esercitare un ruolo di traino e promozione culturale e per creare una memoria storica della nostra scuola. Esso è aperto non solo agli interventi degli alunni, ma anche ad eventuali contributi dei genitori e dei docenti, per incentivare un dialogo fecondo e costruttivo tra i protagonisti della nostra comunità scolastica. Il giornalino on-line è uno spazio a disposizione di chiunque voglia far sentire la propria voce sui problemi riguardanti la vita e il funzionamento della nostra scuola.
Pertanto, si coglie l’occasione per rinnovare l’invito ai docenti affinché compiano un piccolo sforzo per sensibilizzare e sollecitare i loro alunni a scrivere articoli, racconti, poesie ed altro materiale. L’appello è rivolto anche ai genitori per esortarli ad esprimere la propria opinione ed arricchire il pluralismo delle idee. Una sfida senza dubbio difficile, che intendiamo promuovere attraverso la nostra iniziativa culturale.
Link: http://www.istcomprensivocriscuoli.it/Gazzettino%20dei%20ragazzi/index.htm  

A cura degli insegnanti responsabili del progetto
Garofalo Lucio, Manfredi Carmelina, Sessa Francesco

Racconto sulla scuola: “Sotto controllo” di Giuseppe Acciaro

“Sotto controllo” di Giuseppe Acciaro

Il professor Aristi salì i gradini di ferro e si immise in uno dei lunghi condotti separati dalle delle porte d’acciaio e che conducevano in una serie di aule. Aristi tirò fuori da un astuccio grigio delle pillole per la pressione, che masticò lentamente, e subito dopo un integratore per migliorare l’efficienza mentale. Il professore entrò nell’aula e regolò il termostato. Fiutò l’aria e sorrise…l’ambiente gli sembrava pulito. Fece un gesto quasi impercettibile e con la mano, e qualche scolaro fece altrettanto. I banchi erano tutti distanziati tra loro e delimitati da dei rettangoli tracciati con un colore bianco scintillante. Dei vetri in plexiglass circondavano le postazioni a sedere. Gli studenti erano disposti secondo le varie nazionalità. Ognuno di loro aveva un computer e tutti utilizzavano il sistema operativo Mind YX, fornito anche di un traduttore simultaneo che filtrava le parole del docente adattandole alla lingua madre di ogni alunno. Gli studenti guardavano tutti in direzione dell’insegnante e dei loro compagni intravedevano delle sagome indistinte. Alla fine della giornata uscivano uno alla volta dalla singola postazione, chiamati dall’insegnante secondo un ordine meritocratico ascendente.

Aristi si chinò con fatica sotto la cattedra in travertino e si palpò all’altezza del cuore. Gli avevano già sostituito 11 valvole, e temeva per il prossimo probabile intervento. Ormai ci vedeva pochissimo, le operazioni agli occhi non si contavano, ma sapeva anche che nessuno dell’IMMENSO PROVVEDITORATO lo avrebbe destituito dal suo incarico. Tutti lo ritenevano un insegnante eccellente e se aspettavano che lui cedesse il passo i precari potevano restare tali per almeno altri cinquant’anni. Si sollevò da terra con un certo sforzo e socchiuse le labbra. La sua dentiera in titanio brillò per un attimo. Un raggio di sole aveva trovato un passaggio tra i finestroni in metallo. Aristi pensò che dovesse esserci qualche difetto nelle chiusure ermetiche e si rammaricò di questo. Provò il microfono del suo computer e per ore non alzò mai lo sguardo.

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Operazioni concernenti il personale della Regione Abruzzo: firmata l’integrazione al CCNI sulle utilizzazioni

 

Via: www.cislscuola.it

 

Operazioni concernenti il personale della Regione Abruzzo: firmata l’ integrazione al CCNI sulle utilizzazioni

Entro il 24 luglio il personale docente e educativo interessato potrà presentare domanda verso regioni diverse dall’ Abruzzo (tranne che per gli insegnanti di scuola primaria per i quali la scadenza è fissata al quinto giorno successivo alla pubblicazione dei relativi movimenti, non ancora ufficializzati). Analoga possibilità, ma entro il 4 agosto, per il personale ATA. Sarà, invece, la contrattazione integrativa regionale a definire i termini di presentazione delle domande verso la Regione Abruzzo e all’interno di questa.

E’ stato sottoscritto nel primo pomeriggio di oggi, dopo una serie di lunghi confronti con l’Amministrazione, il contratto integrativo che regola le utilizzazioni del personale docente, educativo e ATA coinvolto dal sisma che ha colpito l’Abruzzo.


L’accordo raggiunto rappresenta la migliore mediazione possibile rispetto alle diverse specifiche esigenze e tensioni sulle quali gravano, altresì – oltre ai problemi causati dal terremoto – le conseguenze, a livello provinciale, dei “tagli” agli organici, comunque applicati dal MIUR. Nelle posizioni dell’Amministrazione durante la trattativa è prevalsa, infatti, ancora una volta l’attenzione al risparmio di spesa e al rispetto dei vincoli posti dalla Finanziaria.

La CISL Scuola, insieme alle altre Organizzazioni Sindacali, si è preoccupata di individuare – nello stato di attuale incertezza rispetto alle condizioni scolastiche e alloggiative del prossimo anno – soluzioni atte a favorire il ripristino della piena attività scolastica nella regione, a partire dall’area più direttamente colpita dal sisma, e la tutela di tutto il personale coinvolto.

Nel contratto, infatti, si richiama l’esigenza di adeguare le consistenze dell'”organico di diritto” alle “situazioni di fatto“, tenendo conto delle necessità delle scuole (sia di quelle coinvolte direttamente sia di quelle sulle quali ricadono gli effetti del sisma) e considerando, per gli alunni, sia il ritorno nelle scuole di provenienza sia la richiesta di rimanere nelle località di attuale, temporanea dimora.

Il contratto siglato consente:

al personale – titolare nelle scuole del comune dell’Aquila o dei comuni del “cratere sismico” – di prestare servizio nella scuola di titolarità anche a disposizione, una volta assicurata la copertura dei posti vacanti e disponibili nello stesso comune, nella stessa tipologia di posto e/o classe di concorso di appartenenza (art. 1, comma 1);
al personale – che il 5.4.2009 risiedeva e/o dimorava stabilmente nei comuni colpiti dal sisma e che attualmente dimora in comuni diversi sia della regione Abruzzo sia di altre regioni – di essere utilizzato a domanda su posto disponibile nel comune di attuale dimora o in una scuola o comune del cratere sismico (art. 1, comma 2). Tale personale qualora presenti domanda di utilizzazione in provincia diversa da quella di titolarità, anche al di fuori dell’Abruzzo, partecipa alle operazioni al pari dei docenti appartenenti a classe di concorso in esubero (art. 1, comma 3).
E’ comunque rimandata alla contrattazione regionale l’individuazione (e la regolamentazione) di ulteriori soluzioni, nonché il termine per la presentazione delle domande di utilizzazione in entrata o all’interno della regione Abruzzo.