Archivi tag: alunni stranieri

Da quando la presenza di alunni immigrati nelle nostre scuole rappresenta un pericolo pubblico per la sicurezza?

La Prefettura di Caserta chiede “con urgenza” i dati sulla presenza degli alunni stranieri nelle scuole della provincia e sulla dispersione scolastica.

Comunicato di Morena Piccinini, Segreteria nazionale Cgil e Domenico Pantaleo Segretario generale FLC Cgil

Come era facile arguire dalle indicazioni sul tetto del 30% che il Ministero dell’Istruzione ha diramato nei giorni scorsi alle scuole ed agli uffici scolastici regionali, siamo entrati in una fase di stretta sui diritti e sulle agibilità dei cittadini immigrati nel nostro paese.

Nella scuola questo può avere ripercussioni pesanti, particolarmente nei confronti degli alunni privi di cittadinanza italiana, ma non è escluso nemmeno sul personale scolastico, per effetto del pacchetto sicurezza che ha introdotto il reato di clandestinità.

L’Ufficio Scolastico Provinciale di Caserta, con Prot. AOUSP/CE, il 18/1/2010 ha inviato alle scuole una vera e propria richiesta di censimento (chiamato monitoraggio) degli “alunni stranieri presenti nelle scuole della provincia di Caserta” negli anni scolastici 2007/2008 – 2008/2009 – 2009/2010.

La richiesta che dovrebbe anche riguardare il tema della dispersione scolastica è motivata dal “fine di fornire informazioni alla prefettura di Caserta che ha richiesto con urgenza i dati sulla presenza degli alunni stranieri nelle scuole della provincia e sulla dispersione scolastica”.
La trasmissione dei dati dovrebbe avvenire entro e non oltre il 25 gennaio 2010 (la FLC Cgil della Campania e di Caserta ne hanno chiesto la sospensione).

La richiesta di informazioni, attribuita dall’Ufficio Scolastico Provinciale alla Prefettura, è molto particolareggiata e richiede dati che nulla hanno a che vedere con la dispersione scolastica; in ogni caso, da quando le Prefetture si interessano di dispersione scolastica, di difficoltà di apprendimento e di integrazione nell’ambiente scolastico?
È solo un caso che la circolare dell’Ufficio Scolastico Provinciale sia arrivata alla vigilia della visita che Maroni ha fatto a Caserta?
Da quando la presenza di alunni immigrati nelle nostre scuole rappresenta un pericolo pubblico per la sicurezza?
Quale sarà la posizione di dirigenti scolastici e docenti, pubblici ufficiali, nel caso in cui venga rilevata la presenza di qualche alunno irregolare non denunciato?
Cosa intende fare la Ministra Gelmini di fronte a questa palese violazione dei diritti di cittadinanza delle persone?

Roma, 23 gennaio 2010
____________________

Alla Direzione scolastica regionale
NAPOLI
All’Ufficio scolastico provinciale
CASERTA
Napoli, 23 gennaio 2010
Prot. n. 013/2010

La scrivente O.S. chiede a codesto Ufficio di sospendere la raccolta e l’invio dei dati riguardanti la presenza degli alunni stranieri nelle scuole, richiesti dall’USP di Caserta alle istituzioni scolastiche con nota del 18.01.10, essendo oscure le motivazioni e le finalità di un monitoraggio provinciale – vero e proprio censimento – relativo all’anno in corso e ai due precedenti, che prevede, tra l’altro, dati identificativi degli alunni molto particolareggiati.

Si resta in attesa di conoscere le determinazioni in merito.

Distinti saluti.

Il Segretario generale FLC Caserta E. Grillo – Il Segretario generale FLC Campania G. Vassallo


Scuola e immigrazione: interviene Scrima di Cisl

Globalizzazione, flussi migratori, integrazione e “tetti”: articolo di Francesco Scrima

“Se la proposta di una quota (massimo 30% per classe) per gli alunni stranieri deve servire alla loro integrazione e non alla certificazione di uno stigma, è necessario che la stessa sia accompagnata da alte misure di accompagnamento”, così un passo dell’articolo di Francesco Scrima, Segretario Generale CISL Scuola, che apparirà sul numero di domani di “Conquiste del Lavoro”. Scrima, altresì, ricorda a tutti che: “nella comunità di destino a cui ci sentiamo di appartenere e che la scuola mette a base del suo progetto, nessuno deve essere considerato straniero. Nessun bambino, nessun ragazzo è straniero alla sua missione”.

* * *

Articolo di Francesco Scrima,

Segretario Generale CISL Scuola

Capita spesso che, per non affrontare un problema complesso, si faccia enfasi su qualche suo aspetto marginale, col rischio di innescare un dibattito tanto infuocato quanto parziale e fuorviante. Facile che, così, tutto si trasformi in puro confronto astratto e ideologico: i nodi reali restano in ombra e si mette in scena il gioco delle parti.

Sembra questo anche il caso della querelle nata dalla circolare del Ministero dell’Istruzione che fissa il tetto del 30% per l’inserimento di alunni stranieri nelle classi delle nostre scuole. Sulla questione, come CISL e CISL Scuola, ci siamo immediatamente espressi, ma è il caso di tornarci su in modo più disteso perché tocca un punto delicato non solo del progetto di scuola, ma anche di società che vogliamo. In gioco c’è l’assetto sia materiale che culturale del nostro Paese nel difficile passaggio verso un mondo nuovo, segnato dal processo profondo e irreversibile della globalizzazione.


E’ in questo contesto che la scuola deve affrontare le difficoltà e le sfide del già mutato paesaggio sociale. La prima sfida è la capacità di accogliere e rispondere positivamente al grande flusso migratorio che è in atto. Non è una emergenza imprevista, un problema inedito: ormai da dieci anni registriamo una significativa presenza di alunni con cittadinanza non italiana nelle nostre scuole; il fenomeno dapprima evento residuale, concentrato solo in alcune realtà territoriali, è diventato condizione diffusa e strutturale.

Nell’anno scolastico 2008/09 gli alunni con cittadinanza non italiana che frequentavano le nostre scuole sono stati 574.133; il 6,4% degli alunni iscritti. E’ questo il primo dato da considerare insieme alla proiezione sulla consistenza del fenomeno per i prossimi anni. Ogni anno si iscrivono nella nostra scuola circa 70.000 bambini e ragazzi provenienti da circa 200 paesi diversi dal nostro e si stima che per il 2016 avremo una popolazione scolastica di oltre un milione e mezzo di studenti immigrati. Una situazione che non è possibile affrontare senza strumenti e risorse adeguate.

Fino ad ora la scuola, in quasi totale solitudine, ha fatto miracoli, ma non si può continuare a vivere di miracoli. Non bastano la passione e l’abnegazione che gli insegnanti e gli operatori scolastici ci hanno messo e ci mettono. Per affrontare con successo problematiche così delicate ed estese servono competenze e interventi di mediazione linguistica e culturale, servono azioni integrate e coerenti condotte d’intesa tra istituzioni scolastiche e autonomie locali, serve attivare, sostenere e coordinare quel grande patrimonio di valori, di disponibilità, di impegno che è ancora un carattere persistente e un giacimento prezioso della nostra società civile. Sarebbe insomma tempo di forti e lungimiranti politiche di sostegno alle persone e alle istituzioni – in primis la scuola – che sono impegnate su questo fronte.

All’incontrario il nostro sistema scolastico è oggetto di disinvestimento e di pesanti tagli. Meno insegnanti, meno tempo scuola, meno possibilità di un’organizzazione flessibile e di un’offerta formativa arricchita porteranno ad accrescere gli esiti di marginalità e di insuccesso per le fasce più deboli della popolazione scolastica. L’elevato tasso di dispersione scolastica che si riscontra nella popolazione immigrata al termine del primo ciclo di istruzione segnala che proprio qui si apre una dura criticità. Anche il problema degli alunni stranieri non si risolverà se non si inverte una politica scolastica di disinvestimenti, non si risolverà certo ricorrendo alle quote e ai tetti.

Anche in termine di immagine e di messaggio implicito, più o meno voluto, anche l’uso del termine “tetto” è negativo: indica un pericolo da cui difendersi, un riparo per chi sta già nella sua casa più che un progetto che apre delle opportunità. Eppure sappiamo che il Paese ha e avrà bisogno di un regolare flusso migratorio per assicurarsi il mantenimento e lo sviluppo del suo sistema produttivo ed economico. I processi di integrazione e di interculturalità sono una sfida che va assunta con consapevolezza e determinazione.

La scuola è sicuramente il luogo nevralgico e decisivo per vincere la sfida. E’ dalla scuola che parte l’accoglienza e si avviano l’integrazione e il dialogo interculturale. E’ nella scuola che si educa al rispetto reciproco, che si abbattono le barriere, le diffidenze e l’intolleranza, che si fa della diversità non un problema ma una ricchezza. Per riuscirci però servono strategie complesse e, soprattutto, interventi e investimenti adeguati. Il problema del tetto del 30%, di cui tanto si discute, tocca solo un aspetto, e non fra i più decisivi, delle manovre necessarie. Lo scorso anno erano 490 su 10.749 (4,5%) le Istituzioni scolastiche che avevano qualche classe con una percentuale di alunni immigrati superiore al 30%. Serve allora programmare e attuare un piano complesso e coordinato di condizioni e servizi per l’accoglienza e l’integrazione, più che fermarsi a fissare delle percentuali di iscrizione alle singole scuole.

Più in generale le politiche scolastiche si devono collegare ed armonizzare con le più ampie politiche per l’inclusione e per la cittadinanza. La scuola deve essere una Istituzione accogliente dentro città accoglienti, capaci – scuole e città – di confrontarsi intelligentemente e seriamente con i problemi del tempo che viviamo e quei processi di globalizzazione, immigrazione e multiculturalità che mettono alla prova, ma possono anche esaltare, il nostro livello di civiltà oltre che il nostro spirito di umanità.

E’ solo dentro un orizzonte di valori e di scelte di questo tipo che è possibile parlare seriamente e serenamente anche della prevista quota del 30%. Ricordando che già la circolare ministeriale e poi le precisazioni/aggiustamenti espressi dal Ministro, hanno posto limiti, deroghe e vincoli al tetto indicato, va osservato che questa misura può avere effetti positivi di facilitazione per una reale integrazione o negativi di discriminazione in relazione al modo, alle condizioni e al contesto con cui si cala.

E’ chiaro infatti che nessuna corretta integrazione è possibile dentro enclave chiuse e che pertanto un equilibrato rapporto, anche numerico, tra residenti storici e nuovi residenti può essere uno dei parametri che incidono sulla sua riuscita. Come non ricordare e non denunciare qui che ancora oggi ci possono essere casi in cui delle classi, anche di soli alunni con cittadinanza italiana, possono essere state fatte con criteri occulti di selezione per capacità/censo?

E’ questa possibilità di discriminazione che non può essere tollerata in nessun caso.

Se dunque la quota ora proposta per gli alunni stranieri deve servire alla loro integrazione e non alla certificazione di uno stigma, è necessario – lo ripetiamo – che sia accompagnata da alte misure di accompagnamento.

Esiste, è inutile negarlo, il rischio che si trasformino in liste di proscrizione, in segni di rifiuto. Il momento e il contesto in cui sono state annunciate, alcune preoccupazioni che sembrano assecondare, un certo clima di xenofobia che oggi purtroppo si respira devono farci attenti ai pericoli che anche delle buone intenzioni, a volte, nascondono.

Se si determinasse questo non avremo paura di riprendere e fare nostre le dure parole di don Milani quando diceva: “se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri”.

Ma, ricordiamolo, nella comunità di destino a cui ci sentiamo di appartenere e che la scuola mette a base del suo progetto, nessuno deve essere considerato straniero. Nessun bambino, nessun ragazzo è straniero alla sua missione.

Gelmini sulla Scuola: Tetto del 30% per gli alunni stranieri nelle classi

Nota del Ministero su integrazione alunni stranieri

Gelmini: “Tetto del 30% per gli alunni stranieri nelle classi, si parte dal 2010-2011 dalle classi prime di elementari, medie e superiori.
Aperti alla integrazione, ma salvaguardia anche dei simboli e
dell’ identità della scuola italiana”

Roma, 8 gennaio 2010
Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha inviato a tutte le scuole una nota contenente “indicazioni e raccomandazioni per l’integrazione di alunni con cittadinanza non italiana”.

Nelle ultime settimane si è discusso molto della presenza crescente di alunni stranieri nelle scuole e classi italiane, una presenza che talvolta ha superato quella degli stessi studenti italiani.

Con la nota inviata dal Ministero si vuole quindi fornire indicazioni sull’accoglienza e sull’assegnazione degli alunni stranieri alle classi.

In particolare, la nota prevede che:

•Il Ministero assegnerà apposite risorse finanziarie per gli interventi di sostegno alle scuole per l’inserimento di bambini stranieri e ulteriori finanziamenti saranno previsti per le scuole dei territori con alta presenza di cittadini stranieri.
•La nota ribadisce che i minori stranieri sono soggetti all’obbligo d’istruzione e che le modalità di iscrizione alle scuole italiane seguano i modi e le condizioni previste per i minori italiani.
•Per evitare concentrazioni di iscrizioni di alunni stranieri si dovranno realizzare accordi di rete tra le scuole e gli Enti locali. Gli Uffici scolastici regionali, di intesa con gli Enti territoriali, comunque, potranno autonomamente definire quanti bambini stranieri per classe si potranno iscrivere alle scuole del proprio territorio. Le iscrizioni di minori non italiani non dovranno superare il 30% degli iscritti e in particolare:
?il numero degli alunni stranieri presenti in ciascuna classe non potrà superare di norma il 30% del totale degli iscritti, quale esito di una equilibrata distribuzione degli alunni con cittadinanza non italiana tra istituti dello stesso territorio;


?il limite del 30% entrerà in vigore dall’anno scolastico 2010-2011 in modo graduale: verrà infatti introdotto a partire dalle classi prime sia della scuola primaria, sia della scuola secondaria di I e II grado;
?il limite del 30% potrà essere innalzato – con determinazione del Direttore generale dell’ufficio scolastico regionale – a fronte della presenza di alunni stranieri (come può frequentemente accadere nel caso di quelli nati in Italia) già in possesso delle adeguate competenze linguistiche;
?il limite del 30% potrà invece essere ridotto, sempre con determinazione del Direttore generale dell’ufficio scolastico regionale, a fronte della presenza di alunni stranieri che dimostrino all’atto dell’iscrizione una padronanza della lingua italiana ancora inadeguata a una compiuta partecipazione all’attività didattica, e comunque a fronte di particolari e documentate complessità.
?Altro elemento fondamentale per l’integrazione degli alunni stranieri è il potenziamento della lingua italiana, indispensabile per poter andare di pari passo negli studi con i compagni di scuola italiani. Il regolamento di riordino del I ciclo prevede, infatti, che nella scuola secondaria di I grado (scuola media) una quota di ore di insegnamento della seconda lingua comunitaria possa essere utilizzata per potenziare l’italiano per gli alunni stranieri.
?L’assegnazione degli alunni non italiani nelle classi è autonomamente decisa dalle scuole che dovranno, comunque, procedere ad un accertamento delle competenze e dei livelli di preparazione dell’alunno per assegnarlo, di conseguenza, alla classe definitiva che potrà essere inferiore alla classe corrispondente all’ età anagrafica. Le scuole comunque possono prevedere che l’inserimento in una classe di un alunno straniero sia preceduto o accompagnato da una prima fase di approfondimento della conoscenza linguistica finalizzata ad un inserimento efficace dell’alunno nella classe.
?Per migliorare la conoscenza della lingua italiana possono essere inoltre organizzati corsi di potenziamento tenuti, dove possibile, dagli insegnanti della scuola stessa. Per questo, nelle attività di formazione degli insegnanti, è opportuno riservare particolare attenzione alle metodologie di intervento e alle misure organizzative e didattiche di sostegno all’integrazione.
“Spesso, all’interno di questo dibattito – ha affermato il ministro Mariastella Gelmini – ci si è voluti dividere agitando una ingiustificata polemica di tipo ideologico. La scuola deve essere il luogo dell’integrazione. I nostri istituti sono pronti ad accogliere tutte le culture e i bambini del mondo. Alla stesso modo la scuola italiana deve mantenere con orgoglio le proprie tradizioni storiche e insegnare la cultura del nostro Paese. L’inserimento, ad esempio, dell’ educazione alla cittadinanza va proprio in questa direzione: insegnare il rispetto per le altre culture e affermare contemporaneamente l’importanza delle regole civili, della storia, delle leggi e della lingua italiana. Una indispensabile condizione questa per realizzare una vera integrazione.
La presenza di stranieri nella scuola italiana, spesso concentrati in alcune classi, non è certo un problema di razzismo ma un problema soprattutto didattico.
Lo sanno le molte mamme che vedono la classe dei loro figli procedere a due velocità di crescita formativa, con alcuni studenti che rimangono indietro ed altri che riescono ad andare avanti meglio.
Stabilire un tetto del 30% di alunni stranieri per classe – ha aggiunto il ministro Gelmini – è un modo secondo me utile per favorire l’integrazione, perché grazie a questo limite si evita la formazione di “classi ghetto” con soli alunni stranieri.
I bambini stranieri devono essere inseriti nelle classi con i bambini italiani per evitare, come accade in molte città, che si formino scuole e classi composte solo da stranieri. Gli alunni non italiani hanno bisogno di stare con quelli italiani per potersi integrare al meglio.
Credo che su questo punto sia destra che sinistra siano d’accordo, come dimostrano le esperienze di tante amministrazioni locali.
Oltre al tetto, inoltre, è fondamentale prevedere classi di inserimento di durata limitata per poter insegnare la nostra lingua a chi è appena arrivato in Italia ad un livello sufficiente per non sentirsi in difficoltà con i coetanei. Questi momenti di inserimento si svolgeranno sia la mattina che il pomeriggio, mentre nella scuola media una parte di ore della seconda lingua potrà essere usata per lo studio dell’italiano.
Comunque non basta inserire un ragazzo straniero in una classe di studenti italiani per ottenere una effettiva integrazione. E’ necessario aiutare gli studenti stranieri ad imparare bene la nostra lingua, perché questa è l’elemento fondamentale che consente ai ragazzi stranieri di non sentirsi in difficoltà e in imbarazzo con i compagni e di realizzare un primo importante passo verso la completa integrazione”.

Tagli agli organici: dilaga la protesta nei territori

 

Tagli agli organici: dilaga la protesta nei territori

Proclamo lo stato di agitazione in Emilia Romagna ed in Sicilia

Si diffonde la protesta contro i pesanti tagli agli organici nella scuola denunciati dalla FLC Cgil.

Sempre più numerose le prese di posizione e le mozioni da parte degli EE.LL. e in tre intere e grandi regioni, come l’Emilia Romagna, la Sicilia e il Piemonte si è già arrivati a proclamare unitariamente lo stato di agitazione del personale.

Roma, 30 luglio 2009
_________________

FLC CGIL – CISL SCUOLA – UIL SCUOLA – SNALS CONFSAL
EMILIA ROMAGNA
Al Dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale
Emilia-Romagna
Oggetto: dichiarazione stato di agitazione comparto scuola dell’Emilia-Romagna

Le Scriventi OO.SS. della Regione Emilia-Romagna,

considerata
la situazione intollerabile che si è venuta a creare con la definizione degli organici docente e Ata per il prossimo anno scolastico, nonostante il considerevole aumento degli alunni,

valutato
lo stato di diffuso disagio segnalatoci dalle istituzioni scolastiche in merito alle forti riduzioni di organico che potranno comportare negative ricadute sulla programmazione delle attività, sulla piena funzionalità delle scuole, sulle misure di sicurezza e di diritto allo studio, ai ritardi nella definizione degli adempimenti di inizio anno,

proclamano
lo stato di agitazione della categoria con l’indizione di ogni forma di mobilitazione, se da parte del MIUR non perverranno risposte urgenti alle richieste sindacali.

Distinti saluti.
Bologna, 22/07/09

Le Segreterie

FLC CGIL Paolo Tomasi
CISL SCUOLA Anna Cicognani
UIL SCUOLA Domenico Cassino
SNALS CONFSAL Gianfranco Samorì

______________

FLC CGIL – CISL SCUOLA – UIL SCUOLA – SNALS CONFSAL
SEGRETERIE REGIONALI
Comunicato stampa
“ ANCORA TAGLI NELLA SCUOLA IN SICILIA“
Si continuano a tagliare posti nella scuola in Sicilia: dopo i drastici tagli operati sull’organico di diritto per il personale docente (MENO 5.020 POSTI) e per il personale ATA (MENO 1.633 POSTI) annunciati dall’USR altri pesanti tagli che ricadono quasi interamente sul sostegno (MENO 693 POSTI) e sui progetti “dispersione scolastica“ (MENO 52 POSTI).

Le OO.SS. regionali della scuola Flc-Cgil, Cisl-Scuola, Uil-Scuola, Snals-Confsal, nel merito,

RITENGONO IRRICEVIBILE la scelta operata dall’Amministrazione che rende inesigibili i ‘diritti di cittadinanza‘ degli alunni diversamente abili, in una regione dove persistono fortissime carenze di interventi socio-sanitari-assistenziali da parte degli EE.LL. (passando dai 12.789 posti del 2007/08 agli 11.909 del 2008/09 agli attuali 11.216 con una perdita secca di 1.573 posti nel triennio a fronte di un incremento del numero di alunni ‘ H che nel prossimo anno scolastico sono 21.000;
VALUTANO INSOSTENIBILE per la scuola pubblica statale siciliana questo ulteriore taglio degli organici che penalizza oltre ai diritti degli alunni, le aspettative e le richieste delle famiglie, l’organizzazione delle attività didattiche, la stessa qualità del servizio pubblico statale di istruzione;
GIUDICANO INTOLLERABILI le politiche di tagli indiscriminati conseguenti a scelte governative solo economiche/finanziarie ed indifferenti rispetto alle necessità di maggiori interventi di istruzione in una regione in forte ritardo di sviluppo;
ESPRIMONO preoccupazione per le INSOPPORTABILI ricadute occupazionali in un contesto di forte tensione per gli oltre 7.000 precari che stanno perdendo il posto di lavoro e per i quali si richiedono interventi di sostegno e tutela.
Le OO.SS, proclamano lo stato di agitazione della categoria, chiedono un urgente incontro con l’Assessore regionale della PI, richiedono la più ampia collaborazione solidale con tutti i soggetti istituzionali e politici e con il mondo dell’associazionismo, promuovono per i prossimi giorni, sit-in presso le Prefetture delle città siciliane e annunciano una iniziativa regionale per il mese di settembre.

Palermo, 29 luglio 2009
_____________________


FLC Cgil CISL Scuola UIL Scuola SNALS GILDA
del Piemonte
Torino, 29 luglio 2009
Alla Presidente della Regione Dott.sa Mercedes Bresso
Al Prefetto di Torino Dott. Paolo Padoin
All’Assessore dell’Istruzione e Formazione Dott.sa Gianna Pentenero
Al Presidente dell’Anci Piemonte Dott.sa Amalia Neirotti
Al Direttore Scolastico Regionale Dott. Francesco De Sanctis
Al Presidente del tavolo regionale “Riprendiamoci la Scuola “
Prof. Domenico Chiesa
Alla Istituzioni Scolastiche
loro sedi
Agli organi di stampa
Gravi preoccupazioni e molta incertezza sul nuovo anno scolastico

Abbiamo preso visione della proposta dell’Ufficio Scolastico Regionale di ripartizione dei posti, al momento disponibili ma chiaramente insufficienti, per le necessità dell’Organico di Fatto delle scuole del Piemonte.

Con tali disponibilità si coprono le numerose richieste di sdoppiamento delle classi, inevitabili alla luce di numeri insostenibili, nonostante le nuove norme che hanno innalzato il numero massimo di alunni per classe, comprese quelle con la presenza di alunni diversamente abili.

Si assegnano inoltre i posti necessari per assicurare l’ insegnamento della lingua straniera nella scuola primaria e si consolidano le sezioni di scuola dell’Infanzia, assegnate lo scorso anno scolastico in organico di fatto ma non confermate in diritto dallo stesso ministero.

Con le poche decine di posti ancora disponibili si assicura solo in alcune realtà la continuità su alcune progettualità da anni presenti nella nostra regione- sui corsi Polis, sui progetti per le scuole con una forte presenza di alunni stranieri– ovviamente trascurando le richieste di incremento venute dalle diverse realtà; sui CTP si ridimensiona l’organico aggiuntivo da anni assicurato in fatto; si risponde inoltre, ma solo in minima parte, alla pressante richiesta di famiglie, EE.LL. e Regione, di istituzione di nuove scuole dell’infanzia a causa delle liste d’attesa presenti in molte province.

Queste risposte, insufficienti e parziali ed in alcuni casi poco più che simboliche, segnano una svolta molto negativa per la scuola piemontese: per la prima volta si riduce ciò che negli anni , faticosamente , si era costruito per dare risposte all’articolata domanda proveniente dalle famiglie e dalla società piemontese.

Rimane del tutto inevasa la richiesta di incremento di tempo scuola per la primaria e la scuola media che proviene, seppur “filtrata” dagli USP, dalle istituzioni scolastiche della regione: ciò comporterà, oltre alla fine di tante piccole ma importanti progettualità mirate al miglioramento dell’offerta formativa ad al sostegno delle fasce di ragazzi più deboli, lo smantellamento di molti orari “lunghi” che le scuole assicuravano in risposta alla forte domanda sociale; in molti casi non potrà essere assicurata la copertura degli orari di mensa degli alunni.

L’innalzamento del numero di alunni per classe ha causato la formazione di un rilevante numero di classi e pluriclassi molto affollate, anche nei casi di presenza di alunni diversamente abili con inevitabili ricadute negative sul piano della didattica. Ad aggravare la situazione si aggiunge la scomparsa di ogni tipo di flessibilità oraria oltre l’orario frontale di insegnamento che inevitabilmente provocherà l’impossibilità di attuare le molteplici azioni di recupero e sostegno che hanno sempre caratterizzato l’azione delle scuole piemontesi.

Forte anche il rischio di messa in crisi dell’organizzazione didattica del Tempo Pieno della scuola primaria.

Rimane senza risposta la richiesta al MIUR, per altro pienamente condivisa dallo stesso Ufficio Scolastico Regionale, di ulteriori 300 posti di sostegno a fronte dell’incremento di ben 900 alunni diversamente abili iscritti alle scuole statali piemontesi: la mancata risposta su questa tematica sarebbe un fatto gravissimo.

Rimane tuttora senza riscontro formale la nostra richiesta di chiarimenti sui 29 posti di organico di diritto persi dal Piemonte in quanto non utilizzati da alcuni USP e quindi “ripresi” dal Miur: non riteniamo sufficienti le rassicurazioni dateci in sede di informazione e ribadiamo che tali posti devono essere riassegnati al Piemonte in organico di diritto.

Il pesantissimo taglio sul personale Ata, se non compensato dalla concessione di posti su necessità insopprimibili (peraltro già evidenziate con richiesta specifica), rischia di mettere in ginocchio il funzionamento amministrativo e tecnico, di lasciare tantissime scuole, piccole e grandi, senza la presenza di collaboratori scolastici necessari per assicurare la vigilanza, l’assistenza, la pulizia, il sostegno ai tanti alunni diversamente abili inseriti nelle nostre scuole.

Se queste situazioni, frutto dei pesantissimi tagli programmati dal governo -3.500 posti circa tra docenti e ata – non troveranno una risposta concreta nei prossimi giorni, a settembre inizierà il nuovo anno scolastico con una scuola piemontese in grande difficoltà e non più in grado di assicurare i livelli qualitativi e quantitativi assicurati in passato, ed in alcuni casi, non garantendo neanche i servizi minimi come l’apertura dei plessi.

FLC Cgil, CISL Scuola, UIL Scuola, SNALS e GILDA rivolgono un pressante appello alla Direzione Scolastica Regionale, alla Regione, all’Anci Regione affinché espongano al MIUR la grave situazione che i tagli causeranno, chiedendo risposte alle evidenti necessità della scuola piemontese.

In assenza di risposte FLC Cgil, CISL Scuola e UIL Scuola, SNALS e GILDA annunciano fin da ora, per settembre, la mobilitazione dei lavoratori della scuola e delle famiglie in difesa della qualità e del futuro della scuola pubblica.

I segretari regionali di:

FLC CGIL R. Aschiero
CISL Scuola E. Pappalettera
UIL Scuola D. Meli
SNALS M. Freni
GILDA UNAMS G. Giusta

_____________________

CONSIGLIO COMUNALE di Colle di Val d’Elsa
Mozione sulle politiche nazionali nella scuola

Premesso:

•che l’istruzione rappresenta un diritto fondamentale di ognuno e un valore primario per l’identità del paese, in quanto permette la crescita delle persone e la diffusione di cultura e conoscenza, fattori essenziali per affermare la democrazia e la giustizia sociale e per lo sviluppo del Paese.
Preso atto:

•che i provvedimenti sulla scuola assunti dal Governo prevedono per il prossimo anno scolastico una riduzione dell’organico del personale docente e non docente (Amministrativo Tecnico Ausiliario) e che tali tagli comporteranno una riduzione dell’estensione e della qualità del servizio;
•che sempre secondo tali provvedimenti nella scuola primaria sono eliminate le compresenze degli insegnanti, utilizzando questi ultimi in altre classi e togliendo spazio al lavoro individualizzato e per piccoli gruppi di alunni;
•che nella Scuola secondaria di primo grado si prevedono cattedre di lettere frammentate con ore d’italiano per classi organizzate, di difficile combinazione e senza possibilità d’intervento per il recupero degli alunni e per la sostituzione di colleghi assenti;
Tenuto conto:

•della gravissima situazione finanziaria in cui versa il comparto della scuola, dove non vi sono certezze sui saldi attesi dal Ministero per gli anni finanziari precedenti, mentre le recenti determinazioni ministeriali hanno diminuito in modo consistente il fondo per il pagamento delle supplenze brevi e saltuarie ed in generale per il funzionamento delle scuole;
•che in conseguenza di tale situazione le famiglie potranno essere chiamate a contribuire alla spesa scolastica, oppure potranno esserci interruzioni nel pagamento dei supplenti o anche nel conferimento stesso delle supplenze, con il rischio concreto di non poter assicurare la normale attività didattica;
•dei vari ricorsi al Tar, alla Corte Costituzionale e alla Corte dei Conti, dalle cui sentenze hanno delle sentenze è risultato chiaro che il Governo ha tagliato gli organici, stravolto l’assetto organizzativo e didattico della scuola primaria in palese violazione delle leggi attualmente vigenti, è sconfinato in aree di competenza delle Regioni come nel caso del dimensionamento scolastico;
Rilevato

•che in tutto il paese e anche nella nostra città cresce la domanda di tempi scolastici prolungati, come dimostra la richiesta prevalente dei genitori di iscrivere i figli alla scuola primaria optando per le 30 o le 40 ore;
•che aumenta in ambito provinciale e locale il numero degli iscritti all’anno scolastico 2009-2010, confermando la tendenza alla crescita costante già rilevata nell’ultimo quinquennio;
•che si consolida la presenza di alunni con maggiori bisogni educativi (disabili, stranieri, ecc..) che richiedono particolari modalità di gestione della didattica, in modo da garantire una completa integrazione;
Considerato

•che nel sistema scolastico sono stati fatti investimenti significativi grazie anche all’intervento degli Enti locali nell’edilizia scolastica e a favore della qualificazione del sistema, come nel caso del Comune di Colle di Val d’Elsa nel precedente mandato e ribadito nelle linee programmatiche da parte del Sindaco per gli anni 2009-2014;
•che il livello di benessere sociale ed economico è profondamente correlato alla qualità del sistema scolastico e formativo e che, pertanto, è utile non indebolire il sistema, soprattutto nella fase attuale, nel pieno di una crisi economica senza precedenti, difendendo i diritti di cittadinanza e preparando un futuro sicuro ai giovani;
Tutto ciò premesso

il Consiglio comunale di Colle di Val d’Elsa
1. Esprime forte preoccupazione per la situazione che si determinerà nelle scuole nel prossimo anno scolastico.
2. Riconferma la convinzione che le modifiche introdotte nel settore scolastico non siano fondate su approfondite riflessioni sul modello educativo e pedagogico, ma solo sulla necessità del contenimento dei costi.
3. Invita il Governo a:

•riconsiderare le attuali politiche scolastiche, che comportano inevitabilmente una riduzione di efficacia e qualità del sistema scolastico;
•avviare un percorso condiviso per una riforma vera e propria del sistema scolastico italiano, partendo dai contenuti e dai principi educativi e non dai tagli;
•garantire risorse adeguate alle autonomie scolastiche per consentire il normale funzionamento degli istituti, procedendo alla risoluzione delle situazioni pregresse;
•individuare soluzioni adeguate rispetto al personale ATA, la cui drammatica riduzione mette a rischio il normale funzionamento delle scuole;
•trovare soluzioni certe alla condizione di precarietà di una parte importante del personale della scuola che sarà espulsa dal lavoro, in conseguenza dei tagli operati.
Gruppo Partito Democratico

Siena, 14 luglio 2009

 

Dai un’occhiata ai nostri blog dedicati all’ Università e ai Giovani.