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Primo giorno di scuola di Alberto Tristano

Che figo ! Ragazzi, che emozione ! La piccola “capellona di papà”, stamane, ha iniziato la sua avventura alle superiori. Si è vestita tutta carina, per quanto la moda clownesca degli adolescenti di oggi permetta di esserlo. Ieri è persino andata dal parrucchiere. Siamo arrivati con largo anticipo sulla prima campana. Ci siamo mischiati a centinaia di altri ragazzi, che, per gran parte, già si conoscevano. Qua e là mamme e papà a scortare i loro “piccoli” di quarto ginnasio. Mia figlia ha anche riconosciuto “uno” ( che a suo dire somiglia al batterista dei blink 182) proveniente della sua stessa scuola media. Si, perché questo liceo classico che abbiamo scelto non è quello del nostro quartiere. Quindi di amici, che lei conosce, manco l’ombra. Tuttavia non è voluta andare a trovare solidarietà con questo tizio nonostante il mio spronarla (ha detto :”se vuole, viene lui” .”brava, bella de papà !”). Ho percepito la sua tensione e per stemperarla, visto che era presto, siamo andati a localizzare la fermata del bus che, ogni giorno, la riporterà a casa. Quando nessuno degli studenti ci vedeva, le ho proposto di farsi ritrarre in una foto come quella che facemmo il primo giorno delle elementari. Quella foto è dolcissima. Si vede lei, con il suo grembiulino bianco, zaino rigorosamente sulle spalle, fronte aggrottata a tradire emozione, mani sui fianchi (nella più cromosomica delle pose paterne) e gamba destra in avanti. Così stamane, ridendo, abbiamo rifatto la stessa foto otto anni dopo. A pensarci bene un padre deve essere anche un po’ pedante (altrimenti che “vecchio” sarebbe ?) è quindi l’ho, pedantemente, costretta a prendere tutti gli opuscoli con i libri di testo che venivano distribuiti dalle cartolerie della zona. Per ingannare l’attesa, abbiamo deciso di controllare il suo equipaggiamento: euro sette (una banconota da cinque e una moneta da due), tessera intera rete mese di settembre metrebus per studenti (valore diciotto euro). Cellulare rigorosamente privo di credito (m’è toccato andare al bancomat e “regalarle” cinquanta bombe da bruciare in sms zeppi di k nn tvtvtvtb etc etc..). Lei poi è stata felice nel constatare che il suo eastpack lo avevano anche altre ragazze (cosa strana perché tra qualche anno “rosicherà una cifra” quando un’altra sarà vestita come lei ad una festa). Io sono stato felice di vedere che è più alta di altre ragazze magari di quinto ginnasio o del primo liceo. Manca ancora qualche minuto. Notiamo più di uno studente con t shirt (si dice ancora così ?) dei Sex Pistol. Ho spiegato a mia figlia quanto questa gente sia obsoleta. Le ho detto “ma sai quant’è che Sid Vicius se n’è andato agli alberi pizzuti ? (ardito eufemismo a significare la dipartita terrena del leader del gruppo punk). E poi il buon Sid ha defenestrato la sua fidanzata ! Dico a mia figlia che, probabilmente, Sid avrebbe buttato di sotto volentieri anche questi suoi giovani fans. Driiiiin. Campana di ingresso. La bacio sulle guance e sento l’emozione del momento. Mi guarda torva e mi intima: “non ti permettere di oltrepassare l’ingresso del portone!”. Sorrido e rispetto i suoi desiderata. Come un branco di bufali scalpitanti, i ragazzi entrano nel palazzo umbertino. Restiamo fuori noi genitori dei “piccoli”, a guardarci in faccia. Ad assaporare questo momento. A tornare indietro con la mente al nostro primo giorno di liceo. Secoli fa eppure nulla è diverso. Riforme, riforme. Vogliono impoverire la nostra società, toglierci la gioia di vedere i nostri ragazzi crescere e diventare uomini e donne. Passando attraverso i professori con le loro piccole manie, attraverso gli scioperi e le occupazioni. I dibattiti e le gite. Attraverso le versioni di Cesare e le avventure di Renzo e Lucia. Fanculo i cambiamenti. Chi governa ha l’obbligo di migliorare la qualità della vita dei cittadini e cancellare, con tagli di spesa, la scuola pubblica ci impoverisce sotto tutti i punti di vista. Per un attimo sento la rabbia montare dentro me. Ma poi ripenso agli occhioni di Isabella, che sta iniziando questa sua meravigliosa stagione. Per fortuna lei, ancora può godere di una scuola libera e alla portata di tutti. Mi prende una sensazione di gioia e di dolcezza insieme. Ti auguro tutto il bene del mondo, piccola mia. Questi anni saranno tra i più importanti della tua vita. Vivrai intensamente ogni istante. Farai amicizie che rimarranno per la vita. Imparerai. Sbaglierai. Vincerai. Piangerai (poco, spero). Sorriderai (tanto, te lo auguro). Crescerai. Diventerai una donna. In questi quattordici anni mi hai sempre fatto sentire fiero di te. Sono sicuro che continuerò ad esserlo. Da parte mia, amore, una certezza: papà tuo, per te, ci sarà. Sempre.

Alberto Tristano

Ultraquarantenne romano, lavora in ambito
finanziario. Ama scrivere corti racconti amaramente ironici sui
problemi dei nostri tempi. E’ in fase di pubblicazione il suo primo
romanzo “Il diario di Giovanni Ponte”.