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Dirigente scolastica aggredita a Napoli: ancora un grave gesto di intolleranza a scuola

Quando si ha notizia di gesti di bullismo e di teppismo a scuola, spesso episodi di vera e propria microcriminalità per i modi in cui sono compiuti e per i danni che procurano a persone o cose, si è soliti invocare una maggiore vigilanza dei genitori sulla condotta dei figli minori ed invitarli ad una più attiva collaborazione nei confronti delle istituzioni scolastiche.

Per i casi recenti di Barra e di Ischia abbiamo noi stessi richiamato la possibilità di appellarsi a quanto previsto dal Codice civile e dalla conseguente giurisprudenza in proposito che ha più volte condannato i genitori per “culpa in educando”, ritenendoli responsabili per i danni procurati dai figli minori. L’intento del legislatore, oltre ad essere finalizzato al risarcimento nei confronti dei danneggiati, vuole essere precipuamente educativo nei confronti dei ragazzi e degli stessi genitori perché esercitino le loro funzioni di educazione alla legalità e alla civile convivenza.

Talvolta, purtroppo, capita che siano proprio i familiari degli alunni che, oltre a non fornire tale dovuta e preziosa forma di collaborazione, vedono nell’istituzione e negli operatori scolastici una controparte da bersagliare con infondati atteggiamenti rivendicativi e magari da aggredire quando le loro ingiuste aspettative non siano state soddisfatte.

Quanto è accaduto a Napoli, alla Scuola media “Sant’Alfonso de’Liguori”, dove la dirigente Daniela Pennarola è stata percossa dai genitori di un alunno respinto, dimostra che i genitori, in alcuni casi, sono più disposti a dare man forte ai comportamenti irregolari dei propri figli che ad aiutare la scuola in un compito sempre più difficile e complesso.

I genitori, quando riducono il loro interessamento per l’attività che si svolge a scuola solo in quanto finalizzata al conseguimento formale dei titoli di studio, piuttosto che invogliare i figli all’attività scolastica e all’osservanza delle norme, finiscono col ritorcere comodamente l’insuccesso dei ragazzi proprio sulla scuola e sul suo personale.

Le cause di questo equivoco sono da ricercarsi senz’altro nella crescente e generalizzata irrispettosità dei cittadini nei confronti delle istituzioni, ma, per quanto riguarda la scuola, affondano le proprie radici anche nella ideologizzazione della partecipazione scolastica, per troppi anni ridotta ad una pura ritualità delegata ai “rappresentanti” dei genitori, distolti e demotivati dall’esprimere un più ampio ed effettivo interessamento per la vita della scuola e per l’attività di apprendimento e di educazione dei figli.

Del resto, lo stesso raggiungimento dei titoli di studio si mostra sempre più improduttivo e deludente dal punto di vista occupazionale, e ciò non contribuisce certamente a restituire alla scuola quel ruolo e quella funzione di prestigio dai quali dipendevano il rispetto e la considerazione da parte di allievi e genitori.

Una maggiore efficienza e una maggiore efficacia dei servizi scolastici, realizzabili inevitabilmente anche attraverso la razionalizzazione della spesa e la riconquista della dovuta autorevolezza del personale scolastico, additate come conseguenza di una volontà di contenimento della spesa e di repressione di libertarismi rivelatisi fallimentari, sono indispensabili per assicurare alle nuove generazioni un ambiente di apprendimento realmente educativo e formativo per il loro futuro.

VIA: www.napoli.com