Archivi tag: Adida

STREPITOSA VITTORIA DI ADIDA SUL TFA PER GLI IDONEI NON AMMESSI!

Docenti, Personale ATA, Studenti, Genitori ? Restate aggiornati sul mondo della scuola sulla nostra pagina Facebook o su Twitter. Invitate colleghi e amici a partecipare alle discussioni.

A.D.I.D.A. con i suoi legali, gli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia e tutto lo Studio legale Avvocato Michele Bonetti & Partners, dimostrano sul campo di essere i pionieri ed i primi sul Tirocinio Formativo Attivo.
Era stato proposto un caso-pilota presso un’università romana dove erano rimasti posti disponibili; il nostro ricorrente era rimasto escluso in un altro ateneo pur avendo ottenuto un punteggio idoneo a superare la c.d. soglia d’ingresso.
Il Tar del Lazio con relatrice la Dott.ssa Ines Simona Immacolata Pisano ha ritenuto che <>.
Pertanto, il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio ritiene di “ovviare disponendo l’ammissione con riserva del ricorrente a frequentare il TFA”. I principi portati avanti dagli avvocati di Adida contro il numero chiuso vengono, dunque, trasposti per il campo degli insegnanti.
Anche tutte le graduatorie del TFA sono illegittime poiché incostituzionali; non è possibile, ad esempio, che il nostro ricorrente senese per la sola “sfortuna” di aver fatto il concorso in una sede non possa entrare, mentre altri che hanno scelto altre sedi, come quella di Roma, riescono ad entrare con un proprio punteggio.
Per il Tar del Lazio, in attesa della storica sentenza della Corte Costituzionale dell’Avv. Bonetti, tutti i ricorrenti di Adida possono entrare previo ricorso.


PRECARI DELLA SCUOLA, EUROPARLAMENTARI INTERROGANO COMMISSIONE: STOP ALLA MANCANZA DI TRASPARENZA DELLA P.A.

Lavori nella scuola? Resta aggiornato sulla nostra pagina Facebook o su Twitter.

Opportunamente informati da Adida, gli europarlamentari Uggias, Vattimo, Rinaldi e Zanoni (Italia dei Valori) hanno depositato un’interrogazione alla Commissione Ue a proposito della conformità della legislazione italiana alla normativa UE in materia di trasparenza ed accesso agli atti della P.A.

“Dalle stime delle associazioni di categoria – è scritto nell’interrogazione – si calcola che in Italia vi siano circa 40.000 docenti precari non abilitati (c.d. III fascia) in servizio nelle scuole italiane di ogni ordine e grado”.

Gli eurodeputati chiedono di trovare una soluzione per la “lesione delle aspettative e degli interessi legittimi di categoria” lamentata da circa 10.000 docenti precari non abilitati – per il tramite delle loro associazioni rappresentative – a seguito del decreto n. 249/2010 emanato dal MIUR ed afferente l’istituzione del Tirocinio Formativo Attivo (TFA), con accesso a numero programmato.

Dopo la presentazione al Ministero dell’Università, da parte delle citate associazioni, di “un’istanza di accesso agli atti concernenti la fase istruttoria del decreto contestato”, dinanzi al silenzio del MIUR, l’Associazione Adida aveva proposto ricorso al Tribunale Amministrativo del Lazio.

A fronte del rigetto del predetto ricorso nonché dell’appello presentato al Consiglio di Stato, gli europarlamentari sollecitano e chiedono alla Commissione Europea di “conoscere se la legislazione italiana vigente – ed in particolare a legge 241/1990 – in forza della quale sono state adottate le decisioni sia dell’organo ministeriale sia degli organi giurisdizionali interpellati, sia conforme alla normativa comunitaria ed in particolare al principio di trasparenza della P.A. sancito dall’art. 41 della Carta dei Diritti Fondamentali UE ed dall’art. 15 TFUE”.

Siamo certi che con questa interrogazione sarà sollevato un dibattito assai utile a sciogliere quei dubbi circa l’errata istruttoria che ha segnato in modo negativo l’iter di approvazione dei Tfa ordinari e speciali, profondamente viziato e condizionato, a nostro avviso, da dati assai discordanti, se non inattendibili.

Valeria Bruccola, insegnante precaria, candidata di Rivoluzione Civile per il Consiglio regionale del Lazio a Roma e Viterbo, candidata per la Camera dei Deputati nella provincia di Viterbo.

FLASH NEW: Altra vittoria di Adida sul TFA

Il Tar del Lazio ammette al TFA soggetti esclusi alla prova orale quando rimangono i posti liberi. Ancora una volta l’associazione Adida, rappresentata e difesa dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, dimostra di avere il primato sul TFA (Tirocini formativi attivi).
Con due ordinanze motivate il Tar del Lazio ammette al TFA i ricorrenti Adida che non avevano superato la prova orale. Per il TAR prerequisito per la concessione della sospensiva è che vi siano posti disponibili nel corso e ciò a prescindere dalla posizione in graduatoria.
“E’ un altro sigillo di Adida sul TFA che, grazie ai suoi Legali, Bonetti & Delia, si sta accreditando nel settore come il sindacato vincente. Allo stato attuale i ricorrenti che non passano la prova scritta difficilmente vengono ammessi all’orale, viceversa con i nostri ricorsi è ormai pacifica l’ammissione alla prova orale dopo l’esclusione dalla stessa e in presenza di posti disponibili”.
Invitiamo tutte le persone che sono in questa situazione a contattare Adida per il tramite dei propri avvocati, considerando che i termini per ricorrere sono di 60 giorni dalla data di pubblicazione della graduatoria degli orali.
Per maggiori info mandare una mail con la documentazione a info@avvocatomichelebonetti.it, rimettendo la scheda compilata (vedi allegato), rappresentando la propria volontà di aderire.

Adida

Cose che dovresti conoscere sulla questione III fascia:
Materiale multimediale/video:
Aderisci ad Adida:

Per aderire è sufficiente cliccare su questo link e seguire la procedura guidata. A tale scopo si informa che l’adesione all’associazione è gratuita.

ACCOLTI TUTTI I RICORSI TFA DI ADIDA E SULLA SUA SCIA SI ACCODANO TUTTI

Iscriviti e diffondi la pagina Facebook di ScuolaMagazineTwitter.

In data 26 settembre 2012 si è tenuta la prima udienza dinanzi al Tar del Lazio (Sezione Terza Bis) per confermare i ricorsi proposti da coloro che erano stati esclusi dal test per l’accesso al Tfa. Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, presieduto dal Presidente Franco Bianchi con l’intervento i Magistrati Ines Simona Immacolata Pisano e Paolo Restaino, ha accolto tutti i ricorsi confermando i decreti cautelari con ordinanza motivata.
“Le ordinanze sono state accolte per tutte le università” riferisce Barbara Borriero, coordinatrice Adida, e aggiunge “E’ una vittoria storica, un vero spartiacque nella giurisprudenza amministrativa tracciata dal duro lavoro dei nostri Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia”. I due avvocati sono al fianco dei precari della scuola da ormai diversi anni e patrocinatori di migliaia di insegnanti e dell’Associazione ADIDA contro il Decreto Gelmini istitutivo del T.F.A. Sono convinti che il futuro di migliaia di famiglie non possa essere deciso dal risultato di un test di sessanta domande dove anche venticinque erano errate, per confessione dello stesso Ministero.
Aggiunge la Borriero: “Ora il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca sarà costretto a rivedere le proprie posizioni e ad ammettere in sovrannumero tutti coloro che ci daranno mandato per predisporre con noi il ricorso”.
“Ora Adida punta a impugnare il concorsone con un maxi ricorso. È impensabile che non si riconosca il dovuto a tanti precari che da anni e anni prestano servizio e che hanno fatto il servizio pubblico scolastico italiano” tuona la coordinatrice Adida.
Adida ha già in cantiere un mega ricorso contro il c.d. “concorsone” per tutti i precari che da anni lavorano nella scuola e ingiustamente sono lesi da questo concorso che non riconosce i loro titoli e il servizio prestato per anni e anni nelle scuole della Repubblica.


ADIDA INCONTRA IL MINISTRO PROFUMO

Iscriviti e diffondi la pagina Facebook di ScuolaMagazine.

Il giorno 5 settembre una piccola delegazione Adida ha partecipato ad un dibattito aperto nell’ambito della Festa del PD, a Torino.

Al dibattito erano presenti, tra gli altri, il Ministro Profumo e Francesca Puglisi, responsabile scuola del Partito democratico. Partendo da temi come il merito e la valutazione e dal ruolo che dovrebbero trovare all’interno delle più ampie problematiche della scuola, i vari relatori si sono misurati con la complessità del sistema e con la necessità strutturale di riformulazione e ridefinizione che l’attuale ed evidente crisi del sistema stesso impongono.

Non sono mancate le contestazioni dei numerosi precari intervenuti, testimoni delle più svariate disfunzioni del sistema scolastico italiano, per manifestare il dissenso e la generale preoccupazione. A nulla sono valse le rassicurazioni del Ministro e le prospettive delineate dai politici e dagli amministratori, soprattutto in tema di reclutamento , data la crescente preoccupazione degli iscritti alle GAE che vedono minacciate le proprie aspettative dai progetti del Ministro.

La forte contestazione non ha comunque impedito che il dibattito si svolgesse fino in fondo e, in rappresentanza di tutti i precari presenti, è stato possibile ad alcuni rappresentanti delle varie associazioni e sindacati di categoria di salire sul palco e rivolgere precisi quesiti al Ministro.

La delegazione Adida è stata rappresentata dalla Coordinatrice Nazionale Barbara Borriero che si è fatta portavoce dei precari di III fascia, chiedendo al Ministro di chiarire quali prospettive sono state studiate dal MIUR per tali docenti e quali siano le regole per il reclutamento che attualmente il MIUR sta prendendo in esame, dal momento che non trapelano sul punto che discordanti e discontinue notizie.

Il Ministro Profumo ha risposto spiegando che le misure attualmente prese in esame per la III fascia sono partite dalla costatazione che le rivendicazioni e le richieste di Adida sono giuste. Pertanto il MIUR ha provveduto a predisporre un percorso che dovrebbe portare ai TFA speciali, modifica sulla quale il CUN si esprimerà il prossimo 11 settembre.

Per quanto riguarda il reclutamento, invece, Il Ministro ha ribadito il ripristino dei concorsi come giusta e necessaria modalità di reclutamento, in applicazione della normativa vigente e dei principi costituzionali.

Per quanto riguarda quanto riferiamo, non possiamo nascondere una certa soddisfazione nel costatare che l’azione dell’associazione ha finalmente portato alle ammissioni del MIUR che dal maggio scorso si susseguono periodicamente. Allo stesso modo, tuttavia, nel prendere atto che le soluzioni elaborate dal ministero non ci soddisfano che in minima parte, non possiamo inoltre nascondere che permane una certa preoccupazione, sia in ragione del clima di generale dissenso, al quale ci uniamo, relativo alla continua emanazione di provvedimenti che penalizzano ulteriormente i docenti precari, sia rispetto alla fumosità nella quale sono avvolte le proposte del MIUR per la III fascia che, a nostro avviso, non lasciano intravedere una decisa prospettiva di soluzione ai problemi di questa categoria di docenti.

Adida continuerà quindi a portare avanti la propria linea e a cercare la soluzione con tutti i mezzi a disposizione.

Scuola: commento di Adida in merito alla nota 8 maggio 2012

Non sei ancora fan di Scuola Magazine su Facebook? Clicca MI PIACE e diffondi fra i tuoi contatti!

Con una nota diffusa in Data 8 maggio 2012 il MIUR ha comunicato la propria volontà a voler permettere l’accesso diretto a percorsi abilitanti riservati a tutti quei docenti laureati “ma sprovvisti del relativo titolo abilitante” in possesso di un’anzianità di servizio per lo meno triennale , corrispondente a 36 mesi di servizio, ossia a 1080gg.

Recita il comunicato: “la procedura  per i docenti con 36 mesi di servizio sarà costituita da un percorso formativo e da un esame da sostenere e superare per conseguire l’abilitazione. Tale procedura fa eccezione alla logica programmatoria cui è improntato il TFA disciplinato dal D.M. n.249 ma cerca di dare risposta all’esigenza di regolarizzare la situazione di migliaia di persone che hanno permesso negli ultimi anni alle scuole statali e paritarie di funzionare nonostante l’assenza di abilitati. Ove si trascurasse questa emergenza, potremmo incorrere, oltre che in un aggravamento della presenza di non abilitati nella scuola, in probabili sentenze di condanna dell’Amministrazione a dare attuazione al D. Leg.vo 9/11/2007 n. 206 che, in esecuzione della direttiva comunitaria 2005/36 CE, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali, fa discendere il riconoscimento dell’abilitazione anche all’effettivo svolgimento dell’attività professionale per almeno tre anni sul territorio dello Stato membro in cui è stato conseguito o riconosciuto il titolo di laurea, previo apposito percorso di abilitazione“.


Nonostante questa “rassicurazione”, i TFA, sostanzialmente andranno avanti, “indipendentemente dal diverso percorso abilitante previsto per i docenti con 36 mesi di servizio, laureati ma senza il possesso della prescritta abilitazione”. Previsto? E da quando?! Solo sabato, per la prima volta dal Ministro Profumo è arrivata una dichiarazione non ufficiale, in cui si accennava qualcosa, ma, viste le dichiarazioni dei mesi precedenti, sempre diverse, parlare di previsione sembrava, almeno fino a ieri, azzardato.

Eppure è arrivata, inaspettata, dimostrando che al MIUR, invece di valorizzare la figura dell´insegnante come il cardine su cui ruota la trasmissione dei saperi, si parla di precariato, di “non abilitati”, di “aggravamento” e di contenziosi, solo per la paura di una condanna da parte dei Tribunali, come se nulla fosse. Ma in questo non possiamo che trovare il conforto di aver scelto anche la strada dei ricorsi ai Tribunali della Repubblica per chiedere il rispetto della normativa esistente per i precari di III fascia, attraverso quelle sentenze che, come paventa il MIUR stesso, non tarderanno ad arrivare.
E già sulle “probabili sentenze di condanna dell´Amministrazione”, come la nota chiaramente recita, conviene spendere qualche parola: non siamo forse di fronte ad una ammissione di responsabilità? Non stiamo forse leggendo, tutti, che il MIUR sta dichiarando pubblicamente che, nel recente come nel lontano passato, ha utilizzato docenti (perché tali siamo!) per ricoprire incarichi nella scuola, e che dall´esperienza professionale maturata non si può prescindere, in virtù di una Direttiva europea che non ha trovato finora posto se non nelle rivendicazioni “politiche” e ” legali” proposte da Adida in questi due ultimi anni? Non sta forse ribadendo la fondatezza di tutte le richieste avanzate fino ad ora da Adida?
Era ora! Il MIUR ha trovato il coraggio di ammettere che “migliaia di persone […] hanno permesso negli ultimi anni alle scuole statali e paritarie di funzionare nonostante l´assenza di “abilitati”. Quindi, il MIUR, le scuole paritarie, e le amministrazioni locali con i Centri di Formazione Professionale, si sono avvalsi dei docenti di III fascia vista “l´assenza di abilitati”. Finalmente un´altra ammissione, nonostante qualcuno, tra i politici e i Dirigenti del MIUR, abbiano a volte tentato di richiamare una certa “fortuità” ed “eccezionalità” nel fatto che i precari di III fascia avessero tanto servizio alle spalle.
Adida, sola e spesso bersagliata da ogni parte, determinata nella difesa dei diritti di questa categoria è stata la prima, e per molto tempo l’unica, ad appellarsi e a diffondere i principi normativi adesso evocati dal MIUR. In oltre due anni e mezzo di attività, inoltre,
In poco più di due anni e mezzo di attività, attraverso un’opera certosina di studio e analisi, ha evidenziato il quadro normativo e le principali violazioni operate dall’amministrazione nei confronti dei docenti precari di III fascia. Ha inoltre più volte ribadito l’esigenza strutturale dei precari di III fascia nelle scuole italiane e, contestualmente, ha denunciato la passata carenza di effettive possibilità, da parte loro, di conseguire o vedersi riconosciuti l´”ambito titolo di abilitati”, a causa di una gestione disomogenea e discriminante delle Scuole di specializzazione e della mancata valorizzazione dei titoli e del servizio.
E qui subentra imperante un´altra dichiarazione disarmante, per la sua “ingenuità”: “ove si trascurasse questa emergenza, potremmo incorrere, oltre che in un aggravamento della presenza di non abilitati nella scuola”! Impossibile non gridare allo scandalo se si mette questa affermazione a confronto con la “logica programmatoria” sostenuta vigorosamente dal MIUR. Come potrebbe aggravarsi una situazione che, a detta dell´Amministrazione, ha bisogno di una programmazione rigida e ristretta, perché, sempre secondo quanto  contenuto nel D.M. n.249, si DEVE tener conto dell´effettiva esigenza di personale per definire i numeri dei TFA? E infine, se il MIUR ritiene di dover “regolarizzare la situazione” non è forse perché tale situazione regolare non è, esattamente come Adida sostiene da tempo?
E in ultimo, una chicca: “abilitarsi, dunque, non significa diritto al posto e quindi non significa neppure aggravio della spesa pubblica”. Formidabile! Anche in questo il MIUR dà forza alle rivendicazioni di Adida, che dalle audizioni parlamentari del 2010 ad oggi, ha perso metaforicamente la funzionalità delle corde vocali nel sostenere che non era possibile confondere la formazione, un diritto costituzionale di tutti i cittadini, insegnanti compresi, con il reclutamento, le cui esigenza di regolamentazione non è mai stata messa in discussione se non quando si fosse configurata, come in molti casi anche a danno dei precari di III fascia, un evidente sfruttamento, in barba delle Direttive comunitarie (precisamente la Direttiva 1999/70/CE del Consiglio) e delle Leggi nazionali a riguardo, sotto gli occhi persino dei sindacati che avrebbero dovuto insorgere.
Ultima in ordine di tempo è la Legge 04.11.2010 n° 183 , G.U. 09.11.2010, dove all´ARTICOLO 13, comma due si legge che: “le pubbliche amministrazioni, per motivate esigenze organizzative, risultanti dai documenti di programmazione previsti all’articolo 6, possono utilizzare in assegnazione temporanea, con le modalità previste dai rispettivi ordinamenti, personale di altre amministrazioni per un periodo non superiore a tre anni”. Legge recente, è vero, ma che suggella quel percorso di civiltà che l´Italia ha solo teoricamente compiuto nella direzione della tutela del principale diritto dei propri cittadini: il lavoro.
A questo proposito, vale la pena di spendere altre due parole, visto il richiamo ai “36 mesi di servizio” contenuto nella nota, sorprendentemente accompagnato dalle le gravi ammissioni del MIUR già commentate finora: trentasei mesi di servizio, nella scuola, dove è necessario ricordare vige la “stagionalità” dei contratti, sono un parametro che istituisce un ordine di grandezza che non concorda né con la durata dell´anno scolastico, né con il sistema che lo stesso MIUR adotta per l´attribuzione del punteggio relativo ad un anno di servizio. Se consideriamo che, nei mesi estivi, i docenti precari non sono coperti da contratto, nella più ottimistica previsione, per arrivare a maturare 36 mesi di servizio, di anni di docenza ce ne vorrebbero almeno quattro, considerando i contratti “annuali” da settembre a giugno. Come recita l´art. 11, co. 14, l. 124/99, infatti, «il servizio di insegnamento non di ruolo prestato a decorrere dall´anno scolastico 1974-1975 è considerato come anno scolastico intero se ha avuto la durata di almeno 180 giorni oppure se il servizio sia stato prestato ininterrottamente dal 1° febbraio fino al termine delle operazioni di scrutinio finale», con conseguente irrilevanza della distinzione, ai fini del calcolo dell´anzianità di servizio, tra supplenza annuale e supplenza fino alla cessazione dell´attività didattica.
E poi questi fatidici trentasei mesi, utili (come abbiamo prima ricordato) persino per ambire alla stabilizzazione, nei disegni del MIUR servirebbero ad ottenere un semplice “pezzo di carta”, nonostante la citata Direttiva europea 36/2005 preveda che tre anni di esperienza professionale siano assimilati a un TITOLO DI FORMAZIONE, soprattutto se, come nel caso dei docenti di III fascia secondo quanto stabilito dai loro contratti di assunzione, abbiano svolto la professione in modo effettivo e legittimo. In mancanza di nuove regole per il reclutamento, invece, il MIUR “mette le mani avanti” e non perde occasione di ricordare che l´abilitazione che questi docenti con pluriennale esperienza conseguirebbero servirà solo a partecipare a concorsi ai quali, per altro, se banditi, potrebbero già partecipare in quanto ritenuti dalla vigente normativa “possessori di titoli validi all´insegnamento”. Un Grande passo in avanti, dunque!
Eppure, il MIUR, applicando correttamente la Direttiva europea, non ha faticato a rispettarla per tutti quei docenti europei che, avvalendosene legittimamente, hanno richiesto ed ottenuto sulla base di Decreti emessi anche in questi ultimi mesi, gli stessi mesi in cui i docenti di III fascia hanno dovuto lottare persino per il riconoscimento dell´”ambito” status di precari, e, senza uno specifico titolo di abilitazione, con titoli di studio identici a quelli dei docenti italiani, si sono visti “abilitare” con la formula di ammissione secondo cui “l’esperienza professionale” posseduta dagli interessati “ne integra e completa la formazione”, principio applicato a docenti non italiani (provenienti da paesi come la Grecia, la Polonia, la Bulgaria, la Romania, la Spagna, ecc.) anche con esperienza professionale di soli dodici mesi nel proprio Paese.
Incomprensibile agli occhi dei precari di III fascia, quindi, ipotizzare le ragioni di un accanimento senza precedenti nella storia italiana, quello che il MIUR sta riservando loro, pur essendosi trovato costretto a riconoscerne l’esistenza e il valore, evidente quando si “prevede” di fissare un parametro forzato e privo di corrispondenza in una realtà scolastica provata, per stessa ammissione del Ministero, dall’esistenza di un´”emergenza” da non trascurare e di cui auspica una “normalizzazione”.
E in conclusione la considerazione secondo cui, dopo anni di utilizzo dei docenti di III fascia, come si evince chiaramente da questa nota “chiarificatrice”, ancora non è passato un concetto: un anno scolastico di docenza è ben oltre rispetto ad un anno di tirocinio sotto la guida di un tutor, quanto a responsabilità, mansioni, ruolo, status, oneri, ecc. I docenti di III fascia, non sono “saliti in cattedra” ma sono stati nominati sulla base di graduatorie istituite dal sulla base di Decreti del MIUR, che ne hanno valutato i titoli e il servizio. Sulla base dei contratti stipulati, poi, questi insegnanti si sono assunti tutte le loro responsabilità, civili quanto penali, nei confronti dell´Amministrazione, delle istituzioni scolastiche presso cui hanno lavorato, degli alunni, i minori che sono stati a loro affidati, anche al di fuori delle mura scolastiche.

Attendiamo, allora, questa “profetica” opportunità, dispensata con l´”evidente” volontà di appianare un annoso problema, ed intanto, non sapendo né come né quando una norma conforme alle premesse fin qui analizzate, districandoci a fatica in un ginepraio di dichiarazioni contraddittorie, dovremo pagare dai 100 euro in su per sostenere i test preselettivi di accesso ai TFA, dal quale attualmente nessuna norma esonera! Al di la delle dichiarazioni rese dal MIUR infatti, non si sa ne “se”, ne “come”, ne “quando”, tali intenti verranno attuati.
Chissà che al MIUR, qualcuno, nel frattempo, non si renda presto conto che c´è qualche “dettaglio” da rivedere!
L´associazione Adida