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Giornata nazionale contro la pedofilia

Giuseppe Luca, Direttore Responsabile della “Letterina”

II 5 maggio scorso è stato dedicato alla celebrazione della Giornata nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia che, su iniziativa dell’On. Luca Barbareschi è stata istituita, per legge, il 30 aprile 2009, con il voto unanime del Parlamento.

Una giornata fitta d’iniziative per porre l’accento, attraverso un dibattito aperto e costruttivo, sul fenomeno sempre più complesso e articolato e per incrementare l’impegno di associazioni e istituzioni contro gli abusi sessuali sui minori.

Per la verità ci si aspettava che i mezzi di comunicazione di massa dessero più spazio alla notizia per sensibilizzare l’opinione pubblica su questo grave problema e per far sentire ai bambini che non sono soli e che è possibile e doverosa la costruzione di un mondo rispettoso dei diritti di ogni persona umana. Purtroppo, spesso, i media ci informano dei fatti passati all’attenzione della Magistratura e non sempre si soffermano nel rilevare come il primo ed essenziale passo da compiere è fare in modo che questi drammatici eventi non si verifichino.

Telefono Azzurro attraverso un dossier, che contiene un’analisi di tutte le richieste di aiuto ricevute dal gennaio 2008 al marzo 2010, scrive come “In Italia, in assenza di una banca dati a livello nazionale che permetta una rilevazione omogenea e un monitoraggio della casistica, i dati disponibili sono pochi e non esaustivi. Passa così l’idea, nell’opinione pubblica, che si tratti di un fenomeno circoscritto a determinati ambiti che di volta in volta finiscono alla ribalta della cronaca (come la scuola o la Chiesa), o specifiche realtà di degrado sociale; mentre i dati ci dicono chiaramente che si tratta di un fenomeno pervasivo, che purtroppo è presente in tutti i contesti nei quali siano presenti bambini”.

Quanto sopra ci fa pensare come gli abusi sessuali non sono solamente su minori che vivono in ambienti sociali degradati, ma avvengono in ogni contesto e che i criminali spesso sono persone dalla “faccia pulita” e, quindi, non sempre riconoscibili.

Nella maggior parte dei casi, si legge nel dossier, (http://www.telefonoazzurro.it ) gli abusi sessuali sono commessi da persone appartenenti al nucleo familiare: padri, madri, nonni, fratelli/sorelle, nuovi conviventi/coniugi e altri parenti. Se solo l’11% circa riguarda soggetti estranei, negli altri casi si tratta di soggetti esterni alla famiglia ma comunque conosciuti: tra questi, spiccano gli amici di famiglia (12,9%) e gli insegnanti (9% circa), i vicini di casa (4,7%). L’1,2% delle segnalazioni al Telefono Azzurro riguarda figure religiose.

È veramente triste notare come il fenomeno sia all’interno di tutte le categorie professionali che lavorano a stretto contatto con i bambini; insegnanti e educatori, ad esempio, risultano tra i presunti responsabili nel’8,8% dei casi.

Telefono Arcobaleno ( www.telefonoarcobaleno ), nella sua relazione annuale, presenta una panoramica globale del fenomeno veramente agghiacciante e che dovrebbe essere letta e meditata da chi ha a cuore la dignità della persona umana, specialmente se incapace di difendersi.

Chi spezza il sorriso ai bambini, commette, comunque, un crimine imperdonabile che deve essere combattuto in maniera efficace senza sconti e, in questo senso, occorre dire che, in questi ultimi anni, si sono compiuti passi da giganti anche grazie all’azione delle forze di polizia internazionale e in particolare della Polizia Postale e delle Comunicazioni italiana.

Per saperne di più ho incontrato il Dott. Marcello La Bella Vice Questore Aggiunto della Polizia di Stato Dirigente Compartimento “Sicilia Orientale” Polizia Postale e delle Comunicazioni-Catania.

“La Polizia Postale e delle Comunicazioni, ha detto il dott. La Bella, è un reparto specialistico della Polizia di Stato che svolge investigazioni sui reati informatici, sui delitti commessi con strumenti ad alta tecnologia e, in generale, sui reati commessi nella rete Internet. In particolare, la legge affida alla Polizia Postale in maniera esclusiva il contrasto della pornografia minorile on-line. I poliziotti che lavorano in questa Specialità eseguono un costante monitoraggio h24 su tutti i servizi della Rete (siti, blog, social network, chat), svolgendo anche attività sottocopertura. Essi sono sempre presenti e disponibili per ogni segnalazione, aiuto o consiglio.

 Con chi lavorate?

Questo lavoro di sorveglianza si avvale anche della collaborazione di numerose associazioni no-profit (Save The Children, Meter, Telefono Azzurro….).

Quali sono i pericoli più insidiosi per i bambini?

Sono tanti i pericoli del web per i più piccoli: divulgazione o cessione di file pedo-pornografici, siti che inneggiano alla pedofilia ma, soprattutto, adescamento on-line (groming).

Ci vuole chiarire meglio il rischio che corrono i piccoli?

In un recente video realizzato dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni, con la collaborazione di Giancarlo Giannini, dal titolo “OCCHI CHE NON GUARDANO”, il noto attore italiano, nelle vesti di un dirigente di Polizia dalla sala operativa del CNCPO (Centro Nazionale di contrasto della Pedopornografia On line della Polizia Postale) dopo l’arresto di un pedofilo che aveva tentato di adescare un bambino tramite una chat, commenta: “Il mondo del virtuale produce talvolta effetti reali. Per questo bisogna proteggere i più indifesi: i bambini. La pedo-pornografia è un crimine contro l’infanzia. Attenzione a chi incontrate nelle chat. Un bambino da solo, con un computer nella sua stanza, non è sempre sicuro. Siate per lui occhi che guardano. Perché il silenzio di un bambino, potrebbe essere la voce del pedofilo”.

E allora?

Occorre, segnalare, in ogni caso, immediatamente qualsiasi tentativo di adescamento di minore o eventuali siti o altri servizi internet con contenuto pedo-pornografico. Le segnalazioni possono essere on-line tramite sito www.commissariatodips.it  o inviando un’e-mail alla Polizia Postale e delle Comunicazioni o recandosi direttamente presso la sede della Polizia Postale e delle Comunicazioni della propria città.

Ma non crede Lei che la tutela dei minori, non si può tradurre esclusivamente in interventi a posteriore in seguito al verificarsi di un abuso, ma attivando ogni iniziativa possibile di prevenzione? Prevenire non è essenziale e di vitale importanza?

Certamente, lo sforzo per il contrasto della pedofilia non conosce solo l’aspetto repressivo. L’attività di prevenzione è altrettanto, se non di più, importante. Informare adulti e minori dei rischi che si corrono sul web, ecco l’altro obiettivo. Ogni giorno esperti della Polizia Postale incontrano i ragazzi e gli insegnanti presso le scuole. Perché genitori e insegnanti devono vigilare sulla navigazione on-line dei più piccoli, informandoli e istruendoli.

 È difficile, credo il vostro compito.

Non è un compito facile, per diverse ragioni: sia perché, spesso, sono proprio gli adulti che non hanno molta dimestichezza con gli strumenti tecnologici, sia perché i bambini tendono a nascondere le loro esplorazioni sul web. Pertanto, occorre, innanzitutto, rendere consapevoli genitori e insegnanti dei rischi, fornendo loro, altresì, i primi fondamenti di conoscenza per un approccio ai vari servizi offerti dal mondo virtuale. Quest’attività d’informazione è fondamentale per un’efficace prevenzione del crimine.

Considerato, però, che, purtroppo, il fenomeno non ha confini, che cosa occorrerebbe fare?

Un passo fondamentale per un’efficace azione contro la pedofilia su internet è la collaborazione internazionale. La Polizia Postale partecipa a diversi tavoli di lavoro attivi presso enti internazionali, sia sotto l’aspetto operativo sia di studio. Basti ricordare i gruppi operanti presso G8, Interpol, Europol e VGT (Virtual Global Taskforce).

La collaborazione internazionale deve essere, comunque, sviluppata anche sul piano legislativo; a mio parere, occorre uniformare le leggi penali nei vari Paesi e sottoscrivere forme di collaborazione che agevolino in maniera rapida lo scambio di informazioni ed, altresì, organizzare corsi che mirino a formare il personale di polizia dei vari Stati e favorire la reciproca divulgazione di metodi e strategie investigative.

Grazie, dott. La Bella per l’aiuto offerto con totale disponibilità e competenza.

Riflettendo su quanto detto dal dott. La Bella, pensavo che la strada che dovrà percorrere la scuola in stretto rapporto con le famiglie e le varie agenzie educative è quella di offrire al bambino, nelle sue fasi di crescita, un contesto educativo capace di dare ascolto e risposte adeguate ai suoi bisogni. È necessario, cioè, che le agenzie educative (la scuola, la famiglia, la parrocchia, i gruppi sociali e sportivi…) i parenti dei piccoli, il servizio sociale, i vicini di casa, i docenti, i giovani, i compagni delle classi superiori sentano e avvertano la necessità della difesa e della vigilanza dei minori.

Ricordiamoci che il silenzio del bambino lascia parlare la voce dell’orco. Occorre fare attenzione al mondo d’internet poiché sotto l’indifferenza e la distrazione generale può agire indisturbato il pedofilo.

Non è un linguaggio deamicisiano se affermo che una sicura prevenzione e “terapia” è quella di avvolgere i piccoli in un manto di protezione che non lasci scampo ai provocatori, che isoli i tentativi pedofili, che diventi condanna vivente dell’attacco all’infanzia.

Giuseppe Luca, pippo.luca@alice.it

Direttore Responsabile della “Letterina

La letterina e’  scaricabile dal sito ASASI  www.asas.sicilia.it