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Scuola, precari del sud scavalcano precari del nord

La scuola è un mondo molto complesso e in subbuglio, da tempo infatti esistono numerosi problemi, uno di questi è legato alla mancanza cronica di risorse finanziarie adeguate, sia per quanto riguarda le stabilizzazioni, sia per quanto riguarda l’esigenza di utilizzare una parte dei fondi per opere di intervento pubblico.
Partendo dal presupposto che molti edifici scolastici sono oggi in condizioni precarie, il primo problema sarebbe quello di trovare delle risorse adeguate in tal senso, infatti la messa in sicurezza degli edifici dove vengono regolarmente svolte delle lezioni è molto importante.
Il governo ha promesso fondi a sufficienza per fare in modo tale che le scuole vengano messe al più presto in sicurezza e adeguate, tuttavia resta sempre un problema, quello delle graduatorie che costituiscono un autentico rompicapo per tutti quelli che vogliono insegnare.
In periodi nei quali scarseggia il lavoro e le cose sono complesse, il lavoro di insegnante diventa per molti una risorsa per riuscire a vivere, ora il problema è legato alle graduatorie e al modo di attribuire punteggi, da sempre un insegnante che ha più titoli è avvantaggiato rispetto ad un altro.
Per questo motivo potrebbe crearsi una situazione di conflitto nella quale precari magari del nord con anni di esperienza, si trovano improvvisamente scavalcati da precari del sud che possiedono magari più titoli, questo è quello che è accaduto in provincia di Brescia.
L’amara sorpresa per i precari bresciani deriva da una situazione paradossale che ogni anno si ripete, decide e decide di insegnanti del sud, con più titoli e maggiore anzianità, sono nella condizione di poter ambire a posti che desidererebbero avere i precari bresciani.
Una condizione paradossale che è il risultato di una drastica riduzione della popolazione al sud e di norme che accelerano il possibile ritorno alle proprie regioni di origine.

10 Domande per la scuola pubblica

In queste settimane per qualificare il dibattito sulla scuola pubblica, per non renderla un feticcio o un carro sul quale tutti possono salire, abbiamo deciso di preparare 10 domande rivolte alle forze del centro destra e del centro sinistra sulla scuola pubblica. Dopo le dichiarazioni scandalose del Premier tutti si sono premurati di difendere questa parola, che di colpo è sembrata a tutti così importante. Noi però non siamo riusciti a cancellare l’immagine di chi ha votato due mesi fa il ddl Gelmini, di chi ha tagliato miliardi di euro alla scuola pubblica, di chi negli anni ha fatto ben poco per metterla al centro, rinnovando la didattica, realizzando un vero diritto allo studio.
Le responsabilità non sono solo del centro destra, ma anche del centro sinistra, che ha fatto leggi come quella sulla parità scolastica, che ha consentito di finanziare scuole private. Vogliamo perciò portare chiarezza nel dibattito verso questo 12 Marzo, quando si parla di scuola pubblica. Chiediamo ai politici di rispondere a queste domande, a queste nostre provocazioni perché è evidente che se le loro azioni e intenzioni politiche non vanno in questa dichiarazione, allora difendere la scuola pubblica sarà solo un altro feticcio, un pretesto per chiedere le dimissioni di Berlusconi.
“Le domande non sono delle provocazione, ma delle vere e proprie questioni che danni diciamo di essere centrali- afferma Mariano Di Palma, Coordinatore Nazionale dell’Unione degli Studenti – per risolvere i problema della dequalificazione della scuola pubblica”. Le domande parlano di diritto allo studio, fondi alle scuole pubbliche, edilizia scolastica, laicità, migranti e autonomia scolastica. Tutti punti incalzanti su cui vorremmo che la politica ci rispondesse con chiarezza. Pensiamo che con questi strumenti possiamo risolvere i tantissimi problemi che riguardano la scuola pubblica, e  possano costruire un futuro più libero per le studentesse e gli studenti.


Di seguito le domande

10 domande: che cosa significa difendere la scuola pubblica?

I nostri istituti cadono a pezzi, il 50% delle scuole non è a norma, solo con un piano di investimenti per 14 miliardi di euro si potrà risolvere il problema dell’edilizia scolastica. Ti impegni a votare in Parlamento l’adeguato finanziamento della legge 23/96 per la messa in sicurezza degli edifici scolastici?

Il diritto allo studio nel nostro paese è inesistente. Da anni chiediamo una legge quadro che stabilisca i livelli essenziali delle prestazioni e adeguamenti finanziamenti alla Regioni per garantire a tutti gli studenti, come sancito dalla Costituzione, borse di studio, trasporti e servizi. Ti impegni a promuovere in Parlamento questa legge?

Molti studenti sono inseriti in percorsi di alternanza scuola-lavoro e stage senza alcun diritto, tutela o garanzia di qualità di questo canale formativo. Ti impegni a votare in Parlamento uno statuto dei diritti degli studenti in stage, per garantire che si tratti di un vero percorso di formazione e non di semplice manodopera gratuita per le imprese?

Nel 2000 il centrodestra e il centrosinistra hanno votato insieme la legge di parità che permette alle scuole private di accedere a finanziamenti sottratti alla scuola pubblica. Ti impegni ad abrogare questa legge, riconoscendone la deriva che ha avuto soprattutto negli ultimi anni?

L’autonomia scolastica, invece di produrre protagonismo, partecipazione e qualità della didattica, ha prodotto dirigismo e autoritarismo. Sei dispoto a votare in Parlamento una Carta dell’autonomia per garantire reale partecipazione alla vita scolastica da parte degli studenti e delle studentesse?

Nel 2008 sono stati tagliati 8 miliardi di euro alla scuola pubblica, circa il 6% del suo bilancio. Gli effetti di questi tagli sono devastanti: scuole chiuse il pomeriggio, mancanza di strumenti didattici, carenza anche degli accessori più banali come gessetti e carta igienica: saresti disposto a tagliare le spese militari per finanziare una didattica di qualità?

Sono circa 700 mila gli studenti migranti nelle scuole pubbliche italiane. Saresti disposto a votare un piano straordinario per garantire l’integrazione di questi studenti con programmi di scolarizzazione ad hoc?

L’Italia è il fanalino di coda in Europa per il tasso di dispersione scolastica: ha una media del 20% con picchi del 30% in regioni come Veneto e Calabria. Cosa faresti per limitare questo fenomeno?

A scuola l’unica religione che si insegna è la religione cattolica. Saresti disposto a votare un provvedimento, nel rispetto della laicità dello stato, finalizzato a una scuola che insegni storia delle religioni?

In questi mesi abbiamo riempito le piazze e le strade con manifestazione e cortei, siamo saliti sui monumenti, abbiamo occupato scuole e università, rivendicato un futuro di dignità, libero dalla schiavitù della precarietà e dall’obbligo dell’emigrazione. Che soluzioni proponi come alternativa alla fuga?