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I TFA SPECIALI: da promessa di soluzione ad ennesimo attacco ai docenti di III fascia

Non mancano che poche ore all’attesa convocazione della VII Commissione della Camera dei Deputati, un passaggio di consultazione che permetterà, forse, ai TFA speciali, quelli riservati ai docenti con servizio, di partire in questo anno accademico. Migliaia di docenti li stanno aspettando, parcheggiati da anni nelle graduatorie d’istituto, dalle quali, in maniera capillare, programmata, diffusa, sono stati assunti a tempo indeterminato per garantire che il sistema scolastico italiano fosse degno di questo nome. Ma è davvero l’agognata soluzione alla loro precarietà deliberatamente scelta dal MIUR e dai “conti” dello Stato? Vergognose e mistificanti, infatti, sono le precisazioni e le accuse di incompetenza e di “irregolarità” che sono state rivolte ai docenti destinatari del provvedimento in esame, secondo le quali – e vi è traccia di questo anche nei parei degli Organi consultivi – i docenti che potrebbero frequentare questi TFA speciali sarebbero incompetenti, impreparati, non idonei all’insegnamento. Niente di più falso, sono pessime argomentazioni che nascondono le gravi responsabilità che l’Amministrazione centrale e i governi dell’ultimo decennio hanno nell’aver creato sacche di precariato che “non poteva”, suo malgrado essere stabilizzato. “Non abilitati” sono detti, oltre 40.000 docenti assunti dalle graduatorie d’istituto, un numero importante, gonfiato o compresso a seconda degli usi. E in questa vicenda, quella dei TFA speciali, proprio il numero dei potenziali destinatari è stato il deterrente che ha impedito una valutazione onesta e lucida del loro problema, ovvero quello del riconoscimento formale della professionalità di docente. Già è stato assurdo contemplare docenti “di fatto” nel Decreto per la formazione iniziale dei docenti (DM 249/2010). Ancora più assurdo, pensare di usare docenti per anni, valutarne i titoli e inserirli in una graduatoria di merito, e disconoscerne a posteriori i titoli d’accesso alle graduatorie stesse, le competenze disciplinari e le capacità professionali. Ricordiamo che le stesse classi di concorso (per semplificare, le discipline o le materie d’insegnamento) sono disegnate sul percorso di laurea non su quello abilitante, come dimostra il fatto che, per poter spendere un titolo di studio ai fini dell’insegnamento, questo deve essere stato conseguito sostenendo determinati esami, i titoli di studio che danno accesso alle suddette graduatorie non soltanto sono tuttora validi per l’accesso ai concorsi per l’immissione in ruolo (il bando dell’ultimo concorso lo dimostra chiaramente. In più, va precisato che, differentemente da quanto si legge negli atti relativi alla proposta di istituire i TFA speciali, non è affatto vero che l’abilitazione dia accesso all’insegnamento, ma alla stabilizzazione, cioè agli incarichi a tempo indeterminato. Sbagliata è anche l’interpretazione della normativa presa a riferimento per l’istituzione dei suddetti TFA speciali, la citata normativa 2005/36 CE e 2006/100 CE, relativa rispettivamente al riconoscimento delle qualifiche professionali e alla libera circolazione delle persone all’interno degli stati membri, riconosciute dall’Italia col d.lgs 9 novembre 2007, n. 206, che prevede, come peraltro ricordato nella relazione illustrativa, che una anzianità di servizio di almeno tre anni sia equivalente al titolo di formazione o qualificazione professionale. Perché, allora, a chi vanta questa anzianità non viene riconosciuta l’abilitazione e lo si obbliga a seguire nuovamente un percorso formativo contraddicendo la normativa europea citata? Allo stesso modo, non è accettabile che l’esame finale previsto per i TFA speciali debba rimodulato rispetto ai TFA ordinari per la verifica della padronanza delle discipline, quando la stessa relazione afferma, commentando il comma 1-quater dell’art. 4, che l’iscrizione ai percorsi “non necessiti del superamento di prove di accesso, in considerazione del fatto che gli aspiranti hanno già dato prova, attraverso il servizio prestato, di possedere la competenza disciplinare che la medesima prova deve accertare”. In ultimo, non in ordine di importanza, la proposta di modifica ribadisce esplicitamente una seria problematica già emersa con l’introduzione dei TFA, istituiti anche per i diplomati magistrali che, secondo quanto stabilito dalla normativa vigente e mai abrogata, sono in tutto e per tutto abilitati. L’associazione Adida, per lungo tempo l’unica a difendere anche legalmente il valore di questo titolo, ha posto all’attenzione di tutte le autorità competenti e del Parlamento, più volte questa problematica, che rimane tutt’ora irrisolta e senza che nessuno abbia risposto in modo esaustivo sul perché di questa negazione. Perché tale categoria di docenti dovrebbe pagare profumatamente corsi universitari per ottenere un titolo che già possiede e che non migliorerebbe in nessun caso la propria posizione rispetto al reclutamento ed alla stabilizzazione? Si ricorda, infatti, che tutt’ora manca una legge di reclutamento che contempli gli abilitati dei TFA e che tutti i nuovi abilitati rischiano, allo stato attuale, di rimanere confinati nello stesso limbo per ora popolato solo dai docenti di III fascia. E meno male che, nelle premesse dei MIUR a tutti gli splendidi provvedimenti che ha emanato, la sconfitta del precariato è sempre stata al primo posto!

Valeria Bruccola, Direttivo nazionale Adida, (candidata di Rivoluzione civile alle elezioni politiche e alle regionali del Lazio a Roma a Viterbo)

FLASH NEW: Altra vittoria di Adida sul TFA

Il Tar del Lazio ammette al TFA soggetti esclusi alla prova orale quando rimangono i posti liberi. Ancora una volta l’associazione Adida, rappresentata e difesa dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, dimostra di avere il primato sul TFA (Tirocini formativi attivi).
Con due ordinanze motivate il Tar del Lazio ammette al TFA i ricorrenti Adida che non avevano superato la prova orale. Per il TAR prerequisito per la concessione della sospensiva è che vi siano posti disponibili nel corso e ciò a prescindere dalla posizione in graduatoria.
“E’ un altro sigillo di Adida sul TFA che, grazie ai suoi Legali, Bonetti & Delia, si sta accreditando nel settore come il sindacato vincente. Allo stato attuale i ricorrenti che non passano la prova scritta difficilmente vengono ammessi all’orale, viceversa con i nostri ricorsi è ormai pacifica l’ammissione alla prova orale dopo l’esclusione dalla stessa e in presenza di posti disponibili”.
Invitiamo tutte le persone che sono in questa situazione a contattare Adida per il tramite dei propri avvocati, considerando che i termini per ricorrere sono di 60 giorni dalla data di pubblicazione della graduatoria degli orali.
Per maggiori info mandare una mail con la documentazione a info@avvocatomichelebonetti.it, rimettendo la scheda compilata (vedi allegato), rappresentando la propria volontà di aderire.

Adida

Cose che dovresti conoscere sulla questione III fascia:
Materiale multimediale/video:
Aderisci ad Adida:

Per aderire è sufficiente cliccare su questo link e seguire la procedura guidata. A tale scopo si informa che l’adesione all’associazione è gratuita.

TFA SPECIALI e ADDIO ALL’ACCESSO IN GAE

Riceviamo e pubblichiamo un intervento di un docente, Carmine Ragosta.

Moltissimi docenti sono in fibrillazione in attesa dei cosidetti tfa speciali, invisi ai docenti cosidetti “abilitati”, desiderati dai docenti di terza fascia d’Istituto, meglio conosciuti come docenti “non abilitati” pur svolgendo medesimi compiti e mansioni nell’ambito della scuola da anni e persino, nel caso dei docenti di scuola materna e primaria, pur avendo un titolo di studio abilitante all’esercizio della professione per legge.
Il Miur, per premiare questo Personale, o più probabilmente per tema della valanga di ricorsi mossi da questi contro le innumerevoli violazioni di cui si è reso colpevole sfruttando, con la connivenza dei sindacati, i docenti di terza fascia condannati ad un precariato perpetuo, ci offre la sua revisione del D.M. 249 concedendo, dopo la porcata dell’indizione del concorso a fronte di graduatorie tuttora valide da cui vengono nominati i docenti supplenti, l’accesso diretto agli ormai famosi Tirocini Formativi Attivi per coloro che abbiano almeno 3 anni di servizio, laddove in Europa varebbero già quale Titolo di Formazione dando Diritto alla STABILIZZAZIONE.
Non solo, per far loro cosa gradita nega l’accesso nelle GAE sperando che tutti accorrano a frotte per poter SOFFOCARE, con la loro iscrizione, definitivamente ogni aspirazione ad ottenere quanto spetterebbe loro di Diritto anzi, nel caso dei Diplomati Magistrale che hanno conseguito il titolo sino all’a.s. 2001/02, negando persino il Diritto di essere considerati, e conseguentemente trattati, come docenti ABILITATI PER LEGGE in virtù di un Titolo che, in un Paese CIVILE non potrebbe che essere ritenuto EQUIPOLLENTE ALLA LAUREA IN SCIENZE DELLA FORMAZIONE PRIMARIA.
Tutto ciò comporta per tutti coloro che vorrebbero accettare questo ennesimo regalo che:
1. Chi non impugnerà il decreto non potrà mai più richiedere l’inserimento in GAE;
2. 100mila diplomati che operano nelle paritarie dovranno scegliere tra riabilitarsi o essere licenziati;
3. I COSTI di una formazione, che dovrebbe essere a carico del datore di lavoro, saranno a TOTALE CARICO dei lavoratori con cifre non certo “popolari” oscillanti tra i 2000 ed i 3000 euro;
4. vi sarà ovviamente una frequenza obbligatoria per il piacere di quanti lavorano e hanno famiglia;
5. verrà sancita l’iniqua disparità di trattamento fra docenti stranieri, per i quali 3 anni di servizio varranno quale titolo di formazione, e docenti italiani che, peraltro, alla fine verranno solo parcheggiati in II fascia;
6. l’unica possibilità per entrare in ruolo prevista dalla L. 244/07 saranno i CONCORSI;
7. verrà operata un ulteriore decimazione di docenti attraverso i criteri selettivi stabiliti per l’accesso ai tfa speciali che è poi l’unico vero obiettivo perseguito dal Miur e dalla classe politica in nome di una presunta meritocrazia.

Se vogliamo essere trattati con rispetto è tempo di svegliarsi alzando la voce contro manovre che sviliscono la professione docente riducendo, e non migliorando, il servizio della Scuola Pubblica Italiana.
E’ tempo di opporsi alle politiche ministeriali che mirano solo ad abolire diritti, distruggendo progetti di vita costruiti con sacrifici, attraverso un uso criminale del potere loro concesso dai cittadini.
E’ inaccettabile che si consenta a chi dovrebbe far rispettare le leggi su cui si fonda uno Stato di Diritto che questi possano agire in libertà utilizzando il potere di legiferare per cancellare DIRITTI ACQUISITI modificando, di volta in volta, le norme che regolano i rapporti tra i cittadini e le Istituzioni sulla base di scelte opportunistiche di natura economica.
A tutto ciò mi auguro che vi sia un’unità d’intenti fra tutti coloro che hanno creduto e credono nella legge e lottano per favorire un VERO SVILUPPO SOCIALE e non ECONOMICO e FINANZIARIO.

Carmine Ragosta

Docente di III fascia d’Istituto per la scuola Materna e Primaria ed aderente all’Associazione ADIDA