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Ferie non godute: diffide a tappeto in tutta la Sicilia per fermare il Far West

Tantissimi colleghi in questi giorni ci stanno contattando e chiedendo di intervenire in relazione ad una serie di circolari, frutto della “creatività normativa” di tanti Dirigenti scolastici delle scuole siciliane, con cui si invitano i docenti a tempo determinato a chiedere le ferie a partire dal 12 Giugno oppure si annuncia che saranno attribuite ferie d’ufficio ai docenti precari a partire 12 Giugno oppure che si considereranno i docenti precari “automaticamente” in ferie a partire dal 12 giugno.


Il festival delle leggi indicate è tra le più disparate, andando da diversi articoli del CCNL citati senza cognizione di causa fino al fantomatico art. 5 comma 8 del D.L. 95/2012 superato ampiamente dalla legge di stabilità(228/2012).
Abbiamo deciso di intervenire con una serie di diffide a tappeto in tutte le scuole della regione, per sottrare i colleghi precari all’arbitrio di Dirigenti Scolastici più “realisti del re”, che nella migliore tradizione del Far West colpiscono i più deboli e ricattabili in nome di fantomatici “risparmi” da garantire al Miur.

Ricordiamo ancora una volta che ai sensi dell’ art. 19, comma 2 del CCNL di comparto: “le ferie del personale assunto a tempo determinato sono proporzionali al servizio prestato. Qualora la durata del rapporto di lavoro a tempo determinato sia tale da non consentire la fruizione delle ferie maturate, le stesse saranno liquidate al termine dell’anno scolastico e comunque dell’ultimo contratto stipulato nel corso dell’anno scolastico. La fruizione delle ferie nei periodi di sospensione delle lezioni nel corso dell’anno scolastico non è obbligatoria”. Si ricorda inoltre che le Sezioni unite della Corte di cassazione hanno stabilito come: “I rapporti di lavoro pubblico contrattualizzato sono regolati esclusivamente dai contratti collettivi e dalle leggi sul rapporto di lavoro privato” (cfr. Cass., Sezioni Unite Civili, Presidente V. Carbone, Relatore P. Picone n. 21744 del 14 ottobre 2009).Invitiamo a non confondere i concetti di “sospensione delle attività didattiche” e di “sospensione delle lezioni”, intendendosi per “sospensione delle attività didattiche” esclusivamente il periodo intercorrente tra il 30 giugno fino al 31 agosto(periodo in cui è interrotto il contratto dei docenti a tempo determinato), mentre per “sospensione delle lezioni” si considerano i giorni in cui i calendari scolastici regionali hanno disposto che non ci sia lezione (vacanze natalizie, pasquali, ecc.)
In relazione all’art. 5 comma 8 della Spending review (L.95/2012) si ricorda che tale normativa è stata superata dalla legge di stabilità (228/2012), che all’art.55, in riferimento all’art. 5 comma 8 della Spending review (L.95/2012) specifica che “Il presente comma non si applica al personale docente e amministrativo, tecnico e ausiliario supplente breve e saltuario o docente con contratto fino al termine delle lezioni o delle attività didattiche, limitatamente alla differenza tra i giorni di ferie spettanti e quelli in cui è consentito al personale in questione di fruire delle ferie”. Nel successivo art. 56 si CHIARISCE che “Le disposizioni di cui ai commi 54 e 55 non possono essere derogate dai contratti collettivi nazionali di lavoro. Le clausole contrattuali contrastanti sono disapplicate dal 1° settembre 2013”.

Il divieto di monetizzazione dell’art. 5 comma 8 del D.L. 95/2012 non si applica, quindi, al personale docente supplente breve e saltuario o con contratto fino al termine delle lezioni o delle attività didattiche per l’anno scolastico 2012/2013. Solo a partire dal 1° Settembre 2013, decadendo l’art.19 comma 2 del CCNL, qualora la norma sia applicabile alla scuola (noi dubitiamo che lo sia), i lavoratori potrebbero vedersi detratti dal numero complessivo dei giorni di ferie maturate da liquidare, quelli fruibili durante un eventuale periodo di sospensione delle lezioni compreso nell’ambito del rapporto di lavoro in atto, fermo restando che il Dirigente Scolastico non può in nessun modo collare d’ufficio in ferie. La disposizione di collocazione forzosa in ferie dei lavoratori, pertanto, si configura come illegittima ed arbitraria, in quanto non richiesta e non obbligatoria, sia alla luce delle disposizioni di legge vigenti che degli orientamenti giurisprudenziali, comportando inoltre violazione dell’art. 36 della Costituzione, dove si stabilisce che “Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi”, nonché dell’art. 2113 c.c. che afferma: “le rinunzie e le transazioni aventi per oggetto diritti del prestatore di lavoro derivanti da disposizioni inderogabili di legge o di contratti o accordi collettivi non sono valide.”

La scrivente O.S. di conseguenza diffiderà tutti i dirigenti scoalstici che assumeranno comportamenti palesemente illegittimi e anti sindacali, che possono configurare un’ipotesi di “eccesso di potere”, lesivo dei diritti del personale con contratto a t.d., Costituzionalmente garantiti.

La scrivente O.S. si riserva inoltre di procedere contemporaneamente presso l’Ufficio Scolastico Regionale, come già avvenuto nel mese di Novembre nei confronti di altra istituzione scolastica della provincia (procedimento che si è concluso con la revoca del provvedimento illegittimo da parte del Dirigente Scolastico), al fine di ottenere la revoca delle circolari illegittime.
USB P.I. SICILIA – SCUOLA


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Lettera alla ministra Carrozza e scioperi contro la scuola-quiz

La ministra robotica e gli indovinelli Invalsi
Gli scioperi di maggio contro la scuola-quiz e la scuola-miseria

Cara ministra Carrozza, innanzitutto complimenti per la rapidissima carriera politica, appena ieri capolista del PD in Toscana, evitando primarie e guerre per bande; e oggi già ministra della (Pubblica, speriamo) Istruzione. Ma ancor più congratulazioni per la sua biografia professionale “picomirandolesca”. Scienziata di fisica nucleare, bio-ingegnera (noi femminilizziamo i titoli) robotica e meccatronica, esperta di domo-robotica e neuro-robotica, risparmio energetico, biotecnologie e biomeccatronica; e in più rettora di Scuola superiore e supervisora di dottorandi e ricercatori, nonché conferenziera globale. Di fronte a tanta scienza, ogni dubbio sulla sua nomina dovrebbe sparire. Eppure un interrogativo ci è venuto in mente: ma di scuola-scuola, delle materne, elementari, medie e superiori, delle condizioni di lavoro e di studio negli istituti, di precari e inidonei, docenti ed Ata, quanto ne sa al momento? E per stare alla stretta attualità, come si concilia la ministra robotica con gli indovinelli Invalsi, con il Sistema di (s)valutazione, con la scuola-quiz e la scuola-miseria, triste realtà che si apre davanti a milioni di giovani, al di fuori dei “fasti” del modello Sant’Anna? E cosa ne pensa della farsa che dal 7 al 16 maggio si ripeterà nelle nostre tormentate scuole con i quiz Invalsi, divenuti metri di misura della qualità dell’istruzione? E contro cui – oltre ad altri temi – abbiamo convocato uno sciopero di tre giorni (il 7 alle elementari, il 14 alle medie e il 16 alle superiori) di tutto il personale della scuola? Qualora non fosse in materia preparata come nella enorme gamma di sue competenze, la inviteremmo a leggere l’Appello (vedi www.cobas-scuola.it) che abbiamo lanciato contro la scuola-quiz e che ha raccolto già molte migliaia di firme di docenti di scuola e Università, uomini e donne della cultura e delle arti – tra i/le quali Pietro Barcellona, Cesare Bermani, Marina Boscaino, Maria Grazia Campari, Luciano Canfora, Donatella Della Porta, Giorgio Israel, Romano Luperini, Moni Ovadia, Riccardo Petrella, Salvatore Settis e Guido Visconti. Nell’Appello si sottolinea che “i quiz standardizzati avviliscono il ruolo dei docenti e della didattica, abbassando gravemente la qualità della scuola” e che “l’inserimento di queste prove, come valutazione dell’efficacia della scuola, spinge i docenti ad abdicare alla loro primaria funzione intellettuale e a piegarsi all’addestramento ai quiz”. L’Appello invita a lottare contro i test Invalsi perché annullano “le soggettività coinvolte nell’atto pedagogico: ad uno studente privo di pensiero critico corrisponde un docente ‘tabulatore’ sempre più lontano dall’autonomia e dalla libertà d’insegnamento”; e perché “l’impostazione standardizzata è assolutamente inadeguata a rilevare il grado di preparazione di uno studente e di un docente, né tanto meno dell’efficacia di una scuola”. L’Appello sottolinea gli interessi di un apparato economico esterno “non interessato a che la scuola miri alla formazione complessiva dei futuri cittadini, ma che vuole che addestri una forza lavoro con competenze generiche e flessibili, capace di adattarsi alla precarietà endemica nel mondo del lavoro”. “Pertanto – conclude l’Appello – chiediamo ai docenti, agli studenti e a tutti i cittadini interessati alla scuola pubblica di aiutarci a fermare la scuola-quiz, il Sistema di (s)valutazione, l’uso di indovinelli per imporre una scuola-miseria, degradata e impoverita per lasciare il posto alla scuola privata e alla mercificazione dell’istruzione e della cultura”. Ci piacerebbe che firmasse anche lei l’Appello, ma forse pretendiamo troppo in così poco tempo. Però, potremmo approfittare dei due sit-in che terremo davanti al suo Ministero il 7 e il 16 maggio per confrontarci su questi temi e sugli altri argomenti per cui lo sciopero (il primo convocato con il nuovo governo) è indetto: e cioè la restituzione a docenti ed Ata del salario rubato con il blocco dei contratti e degli scatti di anzianità; l’annullamento della deportazione dei docenti “inidonei” e dell’espulsione degli Ata precari; l’assunzione dei precari su tutti i posti disponibili; il rifiuto delle prove selettive per entrare a scuola e delle classi-pollaio; la restituzione nella scuola del diritto di assemblea e di contrattazione per tutti/e. Sperando di poterla incontrare presto, le auguriamo di essere inclusa nei prossimi mesi tra i rarissimi politici e politiche di cui si possa dire che hanno lavorato per la difesa e il miglioramento dell’istruzione pubblica.

Piero Bernocchi portavoce nazionale Cobas


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Diritto allo studio: proposta per una legge regionale

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La petizione popolare con raccolta di firme è promossa a Messina dalla FLC CGIL,
dalla Rete di Aggregazione Studentesca e dalla Rete degli studenti medi.

Ticket mensa, servizio scuolabus, palestre, laboratori, strutture scolastiche a norma, sono il segno di una presenza dello Stato nella vita dei cittadini più piccoli e sono i contenuti della garanzia costituzionale al pieno sviluppo della persona umana come vorrebbe l’art. 3 della nostra Costituzione. Eppure tutto ciò è troppo spesso un miraggio nella nostra città e nella nostra regione.
Lo denuncia la FLC CGIL di Messina che ha presentato oggi in una conferenza stampa la proposta per una legge regionale sul diritto allo studio per tutti, a prescindere dalle condizioni socio – economiche di partenza- che chiedono sia approvata in tempi rapidi dal governo Crocetta, al quale sollecitano l’apertura del confronto. A sostegno dell’iniziativa viene anche lanciata una petizione popolare.
La segretaria generale della FLC CGIL di Messina, Graziamaria Pistorino, rivendica la centralità dell’istruzione per lo sviluppo della nostra terra: “Il diritto allo studio diventi una priorità politica per il governo regionale, centrale strumento di sviluppo per conoscenze, ma anche competenze e abilità orientate alla costruzione di una identità economica della nostra terra. Eppure, al momento bisogna garantire la sopravvivenza al sistema pubblico di istruzione, così gravemente diminuito dai tagli della Gelmini, e rilanciarlo partendo dagli elementi essenziali”. Questo significa, per i promotori dell’iniziativa, assicurare ad esempio i trasporti pubblici, laddove invece i finanziamenti al settore sono passati nell’ultimo anno da 222 a 177 milioni. Significa anche garantire i servizi scolastici integrati cominciando dagli asili nido, che oggi sono fruiti nell’isola dal 5% dei bambini contro il 27% dell’Umbria o il 29% dell’Emilia Romagna. E mettere in campo tutti gli interventi possibili per estendere il tempo pieno, che in Sicilia riguarda oggi solo il 6% degli alunni a fronte della media nazionale del 30%, con punte del 95%. Tutti elementi che contribuiscono alla dispersione scolastica, che nell’isola supera il 25%.
Solo come esempio: LA SCUOLA PRIMARIA ha una durata di anni 5 e funziona con un orario settimanale di 27 ore (prima della Gelmini erano 30 ore) o di 40 con il tempo pieno.
Su 33 settimane all’anno di scuola il minore iscritto alla scuola primaria post riforma frequenta 891 ore, mentre chi frequenta il modello a 40 ore rimane a scuola per 1320 l’anno.
Cioè: (13 X 33) 429 ore di scuola in meno per ciascun anno scolastico, per un totale, nei 5 anni di 2145 ore in meno: due anni scolastici in meno!
Leandro Bianco, della Rete regionale degli Studenti Medi aveva già dichiarato: “Nove edifici su dieci non sono a norma per il rischio antisismico, il 52% e’ in stato di pericolo, molte scuole sono fatiscenti e in locali in affitto dietro cui si annidano spesso speculazioni. Noi- ha sottolineato chiediamo investimenti per la messa in sicurezza e un piano pluriennale per la costruzione di nuove scuole”. I promotori dell’iniziativa del gruppo REDS, che sono particolarmente attivi sul territorio di Barcellona, chiedono anche che la legge sul diritto allo studio preveda borse di studio, contributi per l’acquisto di libri di testo e materiali didattici e per la realizzazione di biblioteche. Nella proposta ci sono le mense, i trasporti gratis, l’accesso agevolato a musei, cinema e altri luoghi di cultura, iniziative a sostegno degli studenti lavoratori e progetti per l’integrazione degli studenti disabili e degli immigrati.
Pasquale Calapso, rappresentante del sindacato studentesco messinese Rete di Aggregazione Studentesca, fin dalla sua formazione in collaborazione con l’FLC – Cgil Messina, afferma che: “La regolamentazione giuridica del diritto allo studio nella regione Sicilia è di fondamentale importanza per il cammino verso una società democratica ed egualitaria. La cultura è la base della coscienza di ogni essere umano, ed essere esclusi da essa per via di una non regolamentazione giuridica delle modalità nelle quali l’Istruzione deve essere portata avanti nei confronti delle nuove generazioni, è senza dubbio una mancanza gravissima per la nostra Regione. Siamo dell’idea che ogni uomo sia perfettamente uguale ad ogni altro uomo, indipendentemente dalle condizioni economiche e sociali in cui si trova, e dunque ogni uomo deve avere diritto ad un istruzione di qualità e di massa, per poter sviluppare una coscienza critica fin dai primi anni di studio della sua vita. Del diritto allo studio se ne parla chiaramente nella Costituzione, precisamente negli articoli 33 e 34, che recitano: “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso”.
Ma dopo il 24 luglio 1977, quando un decreto emesso dal Presidente della Repubblica, il D.P.R. 616, delegava alle regioni italiane la competenza in materia d’istruzione e assegnava loro anche il compito di dotarsi di leggi per disciplinare il diritto allo studio, in alcuni casi questo non è avvenuto come è successo, ad esempio, in Sicilia, dove la Regione non ha ancora approvato una legge regionale organica in materia, determinando in questo modo disomogeneità e diseconomie degli interventi, oltre che un’insufficiente e inadeguata integrazione degli studenti bisognosi e privi di mezzi.
Dunque forniamo il nostro contributo nell’azione pratica per fare in modo che questa battaglia di cultura e democrazia sia vinta dagli studenti siciliani, e da questo punto di vista anche la nostra Regione possa mettersi in pari con il resto d’Italia. Diffonderemo i moduli della raccolta firme negli Istituti della città, ed organizzeremo raccolta firme nelle principali piazze del messinese.”
La FLC CGIL sottolinea ancora che recentemente, un ricerca di Save the clildren ha contato nel Mezzogiorno d’Italia 314 mila ragazzi tra i 6 e i 17 anni definiti ‘disconnessi culturali’ che nell’ultimo anno non hanno letto un libro, varcato la soglia di un cinema, avuto accesso a Internet. Sono dati allarmanti che non possono essere sottovalutati. Se non si vuole che la Sicilia vada alla deriva e che abbia invece una prospettiva di sviluppo, occorre ripartire dall’istruzione e dagli studenti.
In una regione dove 9 edifici scolastici su 10 non sono a norma e il 52% sono in stato di pericolo, dove non esiste un valido ed economico sistema di trasporti con agevolazioni agli studenti, dove non è mai stato implementato un solido piano di welfare studentesco e soprattutto dove la dispersione scolastica raggiunge picchi del 30% c’è la necessità di un profondo cambio di rotta in materia di investimenti.
Una legge quadro regionale sul diritto allo studio di cui solo la nostra regione in tutto il Paese è sprovvista è fondamentale per mettere le basi su cui costruire un piano di investimenti sulla scuola pubblica in materia di edilizia scolastica, welfare studentesco, trasporti, agevolazioni e gratuità, libero accesso al sapere, città e spazi a misura di studente.
Un territorio come la Sicilia, pieno di disagi e profondamente colpito dalla crisi economica che sta imperversando nel nostro Paese, solo ripartendo dagli studenti e quindi dalla pubblica istruzione e dalla cultura può sperare di riprendersi.
Di fronte a questo vuoto legislativo la Rete degli Studenti Medi Sicilia, la FLC CGIL Sicilia e la CGIL Sicilia rivendicano la necessità immediata di una presa in carico del problema da parte del governo regionale e hanno avviato in tutta l’isola una raccolta di firme per avanzare alla giunta Crocetta la richiesta di apertura di un tavolo nel quale si avvii un confronto ampio e si elabori un disegno di legge da sottoporre al nuovo Parlamento regionale.
Far sì che anche la Sicilia approvi una legge quadro regionale sul diritto allo studio e definisca un sistema integrato di servizi per gli studenti significherebbe garantire i diritti di assistenza agli studenti e permetterebbe di razionalizzare l’utilizzo delle risorse della Regione a favore delle politiche sociali e culturali.
La petizione popolare andrà avanti fino al 30 Aprile e, presso le sedi della CGIL e in molte scuole, si propone di raccogliere tantissime firme e la partecipazione dei cittadini.”


Reclutamento: va superato meccanismo attuale, fa acqua da tutte le parti

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TFA SPECIALI E ORDINARI
Tfa speciali / un ritardo inaccettabile, il ministro firmi il decreto
Tfa ordinari /  gli insegnanti che svolgono funzione di formatori vanno retribuiti dalle Università,
è impensabile che lo facciano gratis.

Di Menna: per il nuovo reclutamento va superato
il meccanismo attuale che fa acqua da tutte le parti

La proposta Uil Scuola: concorso unico per l’accesso
e formazione iniziale affidata agli insegnanti delle scuole

Un ritardo inaccettabile quello del ministero rispetto all’avvio dei Tfa speciali – a denunciarlo è il segretario generale della Uil Scuola, Massimo Di Menna, sottolineando come dopo l’acquisizione di tutti i pareri di legge,  i tirocini speciali non siano ancora partiti.

I Tfa – spiega Di Menna – sono riservati a precari che hanno lavorato almeno tre anni nella scuola. Vale la pena di sottolineare che quando il ministro Gelmini bloccò le Siss avevamo messo in rilievo l’urgenza di indire i concorsi. Invece lungaggini e rinvii hanno prodotto questo risultato:  insegnanti precari, laureati, che ora devono poter prendere l’abilitazione e che comunque dovranno affrontare un concorso selettivo per l’accesso all’insegnamento.

L’impressione è che poteri accademici stiano davvero esagerando senza alcun rispetto per le persone e per la loro professionalità.

Le cose – continua il segretario generale della Uil Scuola – a guardar bene non vanno meglio neanche rispetto ai Tfa ordinari.
Un laureato per diventare insegnante deve pagare per accedere ai test preliminari (quiz a risposta multipla) se supera la prova accede al tirocinio. E paga l’università per la parte di preparazione teorica. Si deve poi accedere ad una parte pratica. Le direzioni regionali selezionano le scuole nelle quali, i laureati che formati teoricamente vanno a formarsi praticamente con un insegnante della scuola ( per questo tipo di funzione di formazione/tutoraggio non è previsto alcun compenso, è impensabile che lo faccia ‘gratis’, le università con i soldi che prendono dai corsisti debbono prevedere una retribuzione attraverso delle convenzioni).
Superato anche questo step, il laureato deve superare un altro concorso: quiz, prova scritta e orale.
Se supera tutte le prove inizia ad insegnare ‘in prova’.

Se si  racconta un cosa del genere – mette in chiaro Di Menna – in qualsiasi paese europeo, nessuno ci crede.

Inprospettiva, per il nuovo reclutamento, bisogna superare questo sistema che fa acqua da tutte le parti.
A considerare uno per uno i vari passaggi si scoprono tanti eccessi: il costo, tra quiz e formazione, che deve affrontare chi intende diventare insegnante; il tempo necessario per giungere all’immissione in ruolo; il peso nelle decisioni e nelle scelte affidato alle università; la poca attenzione riservata agli insegnanti nella loro funzione di formatori dei tirocinanti.

Tre i punti della proposta Uil Scuola:

–        Non affidare tutta la gestione del reclutamento e della formazione degli insegnanti alle Università

–        Concorso unico per l’accesso, come avviene per diventare magistrati. Se si passa, si diventa di ruolo. Se non si supera si può riprovare.

–        La formazione iniziale affidata agli insegnanti delle scuole, retribuiti a tal scopo.

Di Menna: non solo procedure, ora più peso agli insegnanti

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RIORDINO DEL SISTEMA NAZIONALE DI VALUTAZIONE

Per passare dal testo approvato alla sua effettiva utilità serve una forte sburocratizzazione e il necessario sostegno finanziario. Gli insegnanti, a livello di reti di scuole, devono essere parte attiva del nuovo sistema.

Rispetto agli altri paesi europei l’Italia è in ritardo e destina quantità di risorse finanziarie di molto inferiori, un gap che va rapidamente colmato. Necessario e non più rinviabile – così secondo il segretario generale della Uil Scuola, Massimo Di Menna – il riordino del sistema nazionale di valutazione.
Il sistema di valutazione – precisa Di Menna – deve svolgere un’azione di supporto e monitoraggio per le scuole e per gli insegnanti.
Le scuole – continua Di Menna – devono superare l’attuale assetto di verifica burocratico/procedurale ed assumere centralità, nell’aspetto tecnico/ professionale, nella didattica, negli esiti formativi.
La Uil Scuola ritiene che, ora debba essere rafforzato il ruolo degli insegnanti che, a livello di reti di scuole, devono essere parte del nuovo sistema di valutazione.
Va evitato lo scontro ideologico che può avere come effetto la conservazione dell’attuale arretratezza burocratica che appesantisce il lavoro degli insegnanti.
Non da ultimo, nel tempo, è indispensabile – rileva il segretario generale della Uil Scuola – indirizzare risorse per rendere efficace l’intero sistema.


Di Menna (Uil Scuola): “Dal voto un grande bisogno di cambiamento”

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ATTIVO RSU TORINO

Ora un Governo dalla parte della gente che punti su ripresa economica, valorizzazione del lavoro, investimenti per scuola pubblica, ricerca e innovazione.

Il risultato elettorale fotografa il disagio per la situazione economia e sociale e il grande bisogno di cambiamento e di modernizzazione.

Alle forze politiche presenti in Parlamento – ha messo in evidenza Massimo Di Menna nel corso dell’attivo delle Rsu di Torino, a commento dell’esito delle elezioni –  compete la responsabilità di un Governo, che sia dalla parte della gente, avvii il processo di modernizzazione e punti su ripresa economica, valorizzazione del lavoro, investimenti per la scuola pubblica, per la ricerca e l’innovazione.

Le prime scelte dovranno rivolgersi al contenimento dei costi della politica e alla qualificazione della spesa pubblica.

La Uil Scuola rilancia tre priorità per la scuola.

AUMENTARE GLI STIPENDI
Rivendichiamo il riconoscimento del lavoro e delle professionalità del personale a partire dal rinnovo del contratto per il triennio 2014-16. Un piano triennale di adeguamento degli stipendi, ormai non più sostenibili per una professione così importante attraverso un riequilibrio del rapporto tra spesa per l’istruzione e spesa pubblica, individuando risorse con l’eliminazione di sprechi e privilegi.

ASSICURARE STABILITA’
Serve un piano di stabilità, con immissioni in ruolo sui posti vacanti in organico di diritto, un organico funzionale pluriennale, per reti di scuola.

SBUROCRATIZZARE IL SISTEMA SCOLASTICO
Occorre una vera “rivoluzione ministeriale”, sburocratizzando il sistema e trasformando il ministero da organo di gestione a struttura servente, di supporto e monitoraggio con forte caratterizzazione tecnico-professionale.

La scuola, l’insegnamento, la didattica devono essere centrali.