Archivi categoria: Scuole private

Scuole per stranieri

Al giorno d’oggi sono tantissime le persone straniere che vorrebbero imparare la lingua italiana ma non sanno come fare. Per questo motivo su tutto il territorio italiano è stata promossa la scuola di lingua italiana per stranieri.
Ovvero un corso di studi che ha come obiettivo quello di riuscire a insegnare alle persone che raggiungono l’Italia per lavoro e quindi di conoscere bene la nostra lingua. Per queste persone che desiderano integrarsi nella nostra società i corsi sviluppati con questo scopo sono molto importanti e permetteranno a tutti di accedere a un nuovo mondo.
Infatti, riuscire a conoscere la lingua italiana permetterà a queste persone di entrare a far parte di una vasta cerchia di personale molto ricercato dalle aziende del settore. La scuola lingua e cultura italiana è il modo perfetto per integrare le persone straniere nel mondo del lavoro.
In Italia molte occupazioni non vengono nemmeno prese in considerazione dalla popolazione locale e solo gli stranieri accettano di fare determinati lavoro. Per questo motivo le scuole di lingua italiano sono la soluzione innovativa per tutte le persone in cerca di un futuro migliore.
Per scoprire dove si tengono i corsi per la scuola di lingua italiana per stranieri, basta informarsi presso il comune di residenza che sicuramente saprà indirizzarvi verso i settori migliori. Che ne pensate di questa possibilità data alle persone straniere? Non è fantastica?
Ricordatevi che tra i tanti emigrati che arrivano nel nostro territorio, molti vogliono davvero lavorare e guadagnare per mantenere la famiglia ma per farlo hanno bisogno di conoscere una scuola di lingua e cultura italiana, che ne pensate

Scuole private: il nuovo esecutivo deve stoppare i finanziamenti

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Apprendiamo a mezzo stampa di come prima di aver definitivamente abbandonato il ministero, Mariastella Gelmini abbia inserito un ennesimo provvedimento sulla scuola passato sotto silenzio all’interno della legge di stabilità.
Il comma 14 dell’art. 5 prevede infatti uno stanziamento per le scuole non statali di 242 milioni di euro da integrare ai 278,9 milioni della previsione di bilancio per un totale di oltre mezzo miliardo di euro.

L’incompetenza del ministro Gelmini si è dimostrata fino all’ultimo infatti il provvedimento in questione si scontra con l’annullamento del comma 635 dell’art. 1 della legge 27 dicembre 2006 n. 296 annullato dalla Corte Costituzionale con la sentenza 50 del 2008.

“Siamo pienamente convinti – dichiara Mariano di Palma, coordinatore nazionale UdS – che se il nuovo esecutivo vuole segnalare una discontinuità con il precedente non solo nel campo della competenza, ma anche dell’equità debba sgomberare il campo dalle polemiche che leggiamo sui giornali sul “come far arrivare questi soldi alle scuole non statali nonostante il gap burocratico” e prendere una chiara posizione sullo stoppamento dei finanziamenti pubblici a queste scuole, a favore delle pubbliche che versano in condizioni di ben grave difficoltà”

UNIONE DEGLI STUDENTI


Dare alla scuola pubblica i 700 mln per missioni militari e 262 mln per le private

È troppo. Sono 700 i milioni per rifinanziare le missioni militari e sono 262 i milioni destinati alle scuole private, con buona pace dell’art. 11 (l’italia ripudia la guerra…) e dell’art. 33 (Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato) della Costituzione. Ma di finanziare la scuola pubblica non se ne parla.

Insegnanti in sottonumero vuol dire classi con un rapporto studenti-docenti che riduce drasticamente la qualità della didattica, per non parlare delle classi pollaio che di più di 60 studenti. Inoltre il ministro dovrebbe accorgersi che studiamo in strutture scolastiche cadenti e a rischio sicurezza, ma nessuno ha sentito di rifinanziare legge 23/1996: non sono problemi da poco, e questi sono solo quelli “urgenti“. È evidente poi che di “diritto allo studio” il ministro Gelmini faccia un’interpretazione tutta personale che potremmo tradurre come “finanziamento statale alle scuole private”. C’è bisogno di una scuola diametralmente opposta a quella della Gelmini (www.altrariforma.it) e 100 mila studenti sono scesi nelle piazze il 7 ottobre per affermarlo. Per questo proponiamo che i finanziamenti per le spese militari e per le scuole private siano destinati invece alla scuola pubblica, al diritto allo studio, all’edilizia scolastica.

«La decisione di lasciare la scuola a se stessa privandola dei finanziamenti necessari non è una dimenticanza, ma una precisa scelta politica coerente con l’idea che la scuola può essere “pericolosa” in quanto in grado di generare cittadini consapevoli e critici» dichiara Jacopo Lanza dell’Unione degli Studenti «e il concorso per i candidati presidi lo conferma: oltre agli errori, oltre alle domande ideologiche, si tratta di un test nel quale non è possibile valutare capacità e competenze dei candidati, ma soltanto la capacità di memorizzare e ripetere; in pratica insegnante per diventare preside dovrebbe negare se stesso per diventare un burocrate obbediente».

Mentre il Governo cerca di far approvare la legge di “stabilità” gli studenti si stanno mobilitando già da ieri contro le politiche ultraliberiste presentate come “ricetta-anti-crisi” da parte della BCE e Draghi: nascondono in realtà una completa distruzione del welfare e dei diritti in favore di una devozione completa ai mercati. Pretendiamo il cambiamento globale e per questo ci faremo sentire il 15 ottobre a Roma assieme ad altre 712 città in 71 paesi diversi del mondo.

Unione degli Studenti

Scuola privata: dichiarazioni pericolose di Formigoni

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“Siamo seriamente preoccupati – dichiara il coordinatore nazionale dell’UdS Mariano di Palma – delle dichiarazioni che oggi ha fatto Roberto Formigoni. è inaccettabile in una situazione come questa: in cui la scuola pubblica è in ginocchio, noi studenti siamo costretti in strutture non a norma, senza finanziamenti al diritto allo studio, e con il preoccupante indirizzo del governo a diminuire ulteriormente i fondi per l’autonomia scolastica raggiungendo il minimo storico, mentre i privilegi delle scuole private rimangono immutati, che Formigoni si permetta di palesare una rivendicazione del genere ovvero pretende che le scuole private vengano ancora più avvantaggiate.”

Oggi ci siamo fatti sentire con flash-mob e assedi sonori in tutto il paese rilanciado un’idea di scuola pubblica, vorremmo che quest’idea fosse presa seriamente in considerazione. Lo ribadiremo con la mobilitazione del 7 ottobre quando in oltre 100 città ci mobiliteremo con cortei e manifestazioni.

Rete della Conoscenza

Scuole private cattoliche: rinnovato il contratto triennale per 75 mila persone

E’ stato rinnovato il contratto dei lavoratori delle scuole privata gestite da enti dell’autorità ecclesiastica (Agidae).

Il contratto, firmato da Cgil, Cisl, Uil, Snals, Sinasca, prevede il secondo livello di contrattazione a livello regionale.
Secondo livello che consente incrementi stipendiali collegati con intese siglate a livello regionale. Nel contratto è previsto che, in quelle realtà dove non si realizzi tale contrattazione regionale, sia disposto un aumento medio di 130 euro, una tantum, nel novembre 2012.
Premio annuale di professionalità
L’aspetto innovativo contenuto nel testo siglato riguarda la previsione di un “incentivo economico di produttività” (da 180 a 220 euro) basato sul calcolo di alcuni indicatori che forniscono un punteggio.
Ad esempio: la presenza per almeno 35 settimane su 52 fornisce 1 punto per settimana.
Forniscono punti aggiuntivi: gli esiti rispetto agli standard di qualità previsti, la partecipazione a corsi di formazione, la partecipazione con alunni ad attività extrascolastiche.
L’attribuzione del punteggio è collegata al riconoscimento del ‘premio annuale di professionalità’.
Ad esempio: 35 punti sono pari a 150 € di premio; da 36 a 50 punti portano al riconoscimento di 180 €; oltre i 51 punti il premio è pari a 220 €.
Dopo tre anni, il 70% del ‘premio annuale’ è consolidato nello stipendio.
Nel contratto è prevista la costituzione di una Commissione paritetica a livello nazionale e a livello regionale con compiti connessi al rispetto delle intese, alla contrattazione decentrata, alla composizione delle controversie.
Dopo un lungo negoziato in un settore, quello delle scuole private, dove è necessario garantire, in primo luogo, tutela, certezza, condizioni del rapporto di lavoro, la firma del nuovo contratto – spiega il segretario generale della Uil Scuola, Massimo Di Menna – per il triennio 2010-2012 è un aspetto positivo.
Nel contratto c’è la rivalutazione economica, la contrattazione di secondo livello e, per quei lavoratori che ne sono privi, un aumento forfettario, l’introduzione di una retribuzione connessa all’impegno.
Per il particolare settore, che coinvolge migliaia di scuole e lavoratori, la Uil è fortemente impegnata per dare concretezza alla costituzione di Commissioni bilaterali in modo da evitare conflitti e assicurare la positività della scelta partecipativa.
Occorre ora – sottolinea Di Menna – che anche l’associazione Aninsei (scuole laiche) riprenda il negoziato per dare anche a questi lavoratori del settore scuole private, un nuovo contratto di lavoro.

I numeri del contratto 2010 – 2012(triennale)

18 mila scuole                                     dall’infanzia alle superiori

75 mila persone                            personale docente e non docente
126 euro di aumento lordo

Ripartiti nel triennio:
42 € – 1 novembre 2010
42 € – 1 settembre 2011
42 € – 1 settembre 2012

Contro ogni forma di precarizzazione del lavoro nella scuola non statale

Nelle istituzioni scolastiche ed educative non statali, curriculari ed extracurriculari, la crisi sta producendo e continuerà a produrre, se non si introducono misure anticrisi adeguate, conseguenze devastanti soprattutto sul versante dell’occupazione, del reddito e della qualità del lavoro. Ad un diffuso calo della domanda dovuto alla riduzione dei redditi/consumi, le aziende reagiscono addossando tutto il peso della crisi sul lavoro e sui lavoratori. Dismissioni dell’attività, cessioni di azienda e di ramo d’azienda, esternalizzazioni, abbassamento dei diritti contrattuali, cambiamento di contratti, trasformazione del lavoro standard in lavoro atipico nella variante del lavoro a progetto sono le azioni più frequenti messe in essere da datori di lavoro laici e religiosi. Tutto ciò significa licenziamenti, quindi disoccupazione, e abbassamento dei salari, dei diritti e delle tutele soprattutto contrattuali. Lo dimostra una ulteriore estensione del lavoro precario in tutto il comparto a danno del lavoro subordinato e dipendente con conseguenze negative sull’occupazione, sul reddito, sui diritti, sulle tutele e sulla stessa qualità del servizio. Per far fronte a questa situazione di emergenza, che sta consegnando un numero preoccupante di lavoratrici e lavoratori ad un futuro senza prospettive, per la FLC Cgil è indispensabile rilanciare l’iniziativa sindacale a tutto campo, su tutti i fronti e con tutti gli strumenti possibili.

La FLC Cgil chiede pertanto al Governo:
•di riprendere la lotta all’evasione contrattuale, contributiva e fiscale, anche attraverso una massiccia azione ispettiva, poiché in questo settore rappresenta un fenomeno in crescita che penalizza le aziende più sane;
•la ripresa dei processi di stabilizzazione e regolarizzazione dei rapporti di lavoro riconducendoli nella solo tipologia di lavoro subordinato;
•interventi a sostegno dell’occupazione attraverso l’estensione universalistica degli ammortizzatori sociali;
•interventi di sostegno al reddito immediati che riducano il peso fiscale su redditi da lavoro e da pensione.
La FLC Cgil chiede al Ministro dell’Istruzione:
•di porre fine al fenomeno dei diplomifici perché sono una vergogna del nostro sistema di istruzione, perché sono fonte di sfruttamento e perché determinano pericolose forme di dumping contrattuale e sociale;
•di effettuare attività di vigilanza costante su quelle scuole paritarie che non applicano le disposizioni previste dalla legge di parità con particolare riferimento all’obbligo di applicare al proprio personale i CCNL di categoria.
La FLC Cgil chiede alle associazioni datoriali e padronali di categoria:
•di riaffermare la centralità del CCNL che rafforzi il suo valore solidaristico e universale e che consenta un effettivo e reale recupero del potere di acquisto dei salari;
•di contrastare tutti i tentativi di fuga dal contratto, comprese le cessioni di ramo d’azienda, di compiere la loro parte contro i tentativi di disapplicazione dei contratti da parte dei loro associati e di porre fine ai licenziamenti collettivi ricorrendo a soluzioni alternative previste dalla legge e dai contratti;
•di attivarsi affinché nel comparti si arrivi alla definizione di un CCNL unico.
La FLC Cgil chiede ai partiti politici:
•il superamento della legge 30 e del D.Lgs 368 le cui disposizioni hanno favorito la crescita esponenziale del precariato sostituendole con disposizioni legislative che pongano al centro il lavoro standard e a tempo indeterminato.
•La FLC Cgil chiede agli enti locali e alle istituzioni pubbliche che in caso di appalti, convenzioni e esternalizzazioni venga garantito da parte dell’appaltatore il mantenimento dei livelli occupazionali e l’applicazione dei CCNL. Di categoria.