Archivi categoria: Scioperi

Gli insegnanti danesi in sciopero da tre settimane

Da Pasqua ormai decine di migliaia d’insegnanti disertano le scuole lasciando a casa 600 mila alunni. Una protesta a oltranza contro l’aumento dell’orario di lavoro e un modello di risparmio dei costi che trasformerà le scuole in ‘discount’.

In Italia bastano quattro ore di sciopero in uno qualsiasi dei servizi pubblici a far scatenare stampa, classe politica e opinione pubblica qualunquista contro quei lavoratori che si ‘permettono’ di bloccare una qualche attività per rivendicare i propri sacrosanti diritti.
Ma a qualche centinaia di chilometri a nord delle Alpi c’è un piccolo paese dove ormai da tre settimane è in corso un duro braccio di ferro tra gli insegnanti delle scuole superiori e degli istituti tecnici e il governo. E’ da Pasqua ormai che il sindacato dei lavoratori della scuola della Danimarca ha convocato uno sciopero a oltranza (!) contro un piano governativo che porterà a un aumento netto dell’orario di lavoro e a un crollo della qualità della docenza.

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Una grande giornata per la scuola e per la democrazia

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Una grande giornata per la scuola, una bella giornata per la democrazia
Decine di migliaia a Roma con COBAS e studenti, centinaia di migliaia in decine di città

Dopo quella del 14 novembre, di nuovo una grande giornata in difesa della scuola pubblica quella di oggi a Roma e in tutta Italia: e una bella giornata per la democrazia in un paese che ne ha tanto bisogno e da tempo ne sente la mancanza. Una giornata che ha dimostrato quanto fosse sacrosanta la decisione dei COBAS (che pure avevano già scioperato il 14) di confermare lo sciopero della scuola e le manifestazioni con gli studenti a Roma e in tante altre città, dopo che Cisl, Uil, Snals e Gilda li avevano sciaguratamente revocati, dimostrando di non aver nessuna intenzione di lottare davvero contro la politica scolastica del governo, ma di aver solo cercato di cavalcare la forte protesta della scuola di queste settimane. Decine di migliaia di manifestanti, studenti, docenti ed Ata, a Roma in due cortei determinati e pacifici che, partiti da P.della Repubblica – quello COBAS- e da Piramide – quello degli studenti – si sono incontrati a P.Venezia procedendo poi insieme fino al Senato (e con gli studenti che sono poi tornati in corteo fino al Colosseo); e tante altre decine di migliaia di manifestanti in tutte le principali città. Grande rilievo ovunque ha avuto la protesta del popolo della scuola pubblica: e non solo contro il folle aumento dell’orario frontale nelle medie e superiori – che lunedì nella votazione alla Camera della legge di “in-stabilità” dovrebbe essere definitivamente cancellato, dimostrando che solo la lotta paga davvero – ma anche contro l’impoverimento dell’istruzione pubblica, l’espulsione e il concorsaccio dei precari, la deportazione degli insegnanti “inidonei”, il blocco di contratti e scatti di anzianità, la legge Aprea-Ghizzoni; e in generale contro una politica governativa che vorrebbe imporre una scuola-miseria con tagli permanenti e finanziamenti ridicoli, per sfornare una massa di giovani precari sottomessi alle imposizioni dei gruppi industriali e finanziari e delle caste politiche e manageriali, che hanno provocato la gravissima crisi che affligge dal 2008 l’Italia e l’Europa,
Ma quella di oggi è stata anche una bella giornata per la riaffermazione della democrazia. Si è dimostrato che quando si può – come in tutta Europa – manifestare presso i palazzi governativi senza blindature, quando le “forze dell’ordine” non barricano il Parlamento e i palazzi del potere politico e non aggrediscono chi vuole manifestare in tali luoghi, tutto si svolge pacificamente e senza incidenti. Ci auguriamo che sia un monito per le prossime tappe di un conflitto sociale che inevitabilmente sarà forte e acuto fin tanto che non riusciremo ad invertire le disastrose politiche liberiste che, in Italia come in Europa, non hanno affatto ridotto il debito pubblico ma ingigantito la recessione, il blocco economico, l’impoverimento dei salariati, dei settori popolari e dei servizi pubblici, la disoccupazione e la precarietà.

Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS

Gli studenti in piazza in tutta Italia il giorno dello sciopero della scuola

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Oggi le studentesse e gli studenti di questo paese saranno in piazza in tutta Italia il giorno dello sciopero della scuola per protestare contro la privatizzazione di scuola e università e per rivendicare il diritto ad avere un futuro
“Torniamo in piazza subito dopo il 14 novembre – dichiara Federico del Giudice portavoce della Rete della Conoscenza – per dimostrare come gli studenti non abbiano paura malgrado la spaventosa repressione ordinata dalla forze dell’ordine il giorno dello sciopero europeo e per rivendicare come la nostra generazione abbia la volontà di lottare contro le politiche di austerity che in Italia, come in altri paesi europei, hanno distrutto il welfare ed eliminato i diritti”

“Sono centinaia le scuole occupate in tutta in Italia per protestare contro l’ex Pdl Aprea e la privatizzazione della scuola pubblica – prosegue Roberto Campanelli coordinatore dell’Unione degli studenti – oggi siamo in piazza e siamo partiti dalle nostre scuole per ribadire ancora una volta con forza, come fatto il 12 ottobre e il 14 novembre che non si può toccare la scuola pubblica. Manifestiamo al fianco di migliaia di docenti e di precari della scuola anche loro colpiti dalle misure di questo governo e contrari allo smantellamento del ruolo sociale della scuola”


In tutta Italia oggi si svolgeranno cortei, manifestazioni, aziono o presidi gli studenti dopo la straordinaria giornata di partecipazione del 14 novembre che ha visto manifestare oltre 300.000 studenti medi ed universitari, non hanno intenzione di fermarsi e continueranno a scendere in piazza per richiedere con forza la ripubblicizzazione di scuole e università, la liberazione dei saperi, un redditto di cittadinanza, un reddito per i soggetti in formazione e un welfare universale.

“Oggi a Roma come studenti universitari siamo di nuovo in piazza, malgrado la repressione del 14 novembre e i lacrimogeni sparati dal ministero della giustizia sui quali ancora non è stata fatta chiarezza – dichiara Luca Spadon portavoce di Link coordinamento universitario – vogliamo riaprire il centro di questa città, vogliamo poter manifestare sotto i palazzi del potere, come avviene in tutti i paesi europei, dove troppo spesso vengono prese delle decisioni sopra le nostre teste e pretendiamo i numeri identificavi sopra i caschi della polizia pratica anche essa in uso in tutta Europa”

Palermo(Piazza Pretoria): Corteo della Scuola che non si ferma,della Scuola che resiste

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MERCOLEDI’ 14 NOVEMBRE
ORE 9.30 CORTEO
concentramento PIAZZA PRETORIA (davanti il Comune di Palermo)
Il 14 Novembre come Usb Palermo e Usb Scuola Palermo saremo in piazza per lo “sciopero sociale” delle forze conflittuali ed antagoniste palermitane, accanto ai lavoratori della scuola e agli studenti con la piattaforma conflittuale condivisa CON I SINDACATI DI BASE RIUNITI A ROMA IL 24 OTTOBRE SCORSO:
? Contro i tagli all’istruzione pubblica
? Contro la legge di “Stabilità” e le 24 ore
? Contro il DDL Aprea e la chiamata diretta
? Contro la riconversione sul sostegno e la ricollocazione dei docenti inidonei
? Contro il Concorso a cattedre truffa di Stato


Il governo arretra, decisivi lo sciopero e le manifestazioni del 14 novembre

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Il governo arretra sotto la spinta del popolo della scuola pubblica
Ma saranno decisivi lo sciopero generale e le manifestazioni del 14 novembre
Contro il massacro dell’istruzione pubblica, con l’Europa che lotta

Il grande movimento di protesta contro la scellerata politica scolastica di Monti-Profumo sta facendo sbandare il governo: e in particolare sul folle aumento dell’orario frontale nelle medie e superiori di un terzo a parità di salario ministri e sottosegretari, commissioni parlamentari e partiti oramai mutano posizione ogni giorno. Nelle tante manifestazioni delle ultime settimane, dal No Monti Day al corteo di Roma di sabato scorso, in tantissimi/e abbiamo protestato contro il governo, la legge di “in-stabilità” e le politiche disastrose di Monti e dei partiti che lo appoggiano: ma in particolare docenti “stabili” e precari, Ata e “indidonei”, studenti medi e universitari hanno denunciato il continuo impoverimento dell’istruzione pubblica che il governo Monti, proseguendo le politiche scolastiche di Gelmini e Fioroni, Berlinguer e Moratti, vorrebbe ulteriormente imporre. Nel quadro generale di un massacro sociale che doveva abbattere un debito pubblico aumentato invece in un anno del 10% e che ha colpito i settori più deboli e disagiati, mentre nulla pagano gli evasori fiscali, i grandi patrimoni, banche, gruppi finanziari e industriali, e i corrotti delle caste politiche e manageriali, è ancora una volta la scuola la vittima sacrificale. La legge che verrà votata alla Camera tra il 14 e il 16 novembre prevede, oltre all’aumento dell’orario ai docenti e all’espulsione di decine di migliaia di precari, la deportazione degli insegnanti “inidonei”, mentre permane il blocco di contratti e scatti di anzianità. A tale scempio si aggiungono la legge Aprea-Ghizzoni – passo decisivo per l’aziendalizzazione della scuola, l’eliminazione degli organi collegiali, la vittoria della scuola-quiz – e il concorsaccio per ricattare ulteriormente i precari. La votazione in Commissione che cancellerebbe l’aumento orario non è decisiva, anche se dimostra che la lotta è l’unica soluzione: la partita cruciale si giocherà in aula tra il 14 e il 16 perché più volte è stata ventilata l’ipotesi che l’aumento ci sia ma si “limiti” a 20-21 ore.


Dunque, l’occasione determinante per battere la politica liberista del governo è lo sciopero generale del 14 novembre, partito da tutti i sindacati e movimenti sociali spagnoli e poi esteso ad altri sette paesi europei. La sconfitta delle politiche liberiste nella scuola e nella società non può avvenire in un solo paese: dunque è cruciale che il 14 sia una grande e unitaria mobilitazione popolare europea. Perciò i COBAS hanno indetto per il 14 lo sciopero generale di tutte le categorie, che avrà una particolare incidenza nella scuola grazie anche al contributo degli studenti nelle manifestazioni di Roma (P. della Repubblica 9.30), Torino (Porta Susa 9.30), Palermo (P. Politeama 9.30), Firenze (P. S. Marco ore 9), Pisa (P. Guerrazzi ore 9), Cagliari (P. Garibaldi 9.30), Genova (P. Caricamento ore 9), Brescia (P. Garibaldi ore 9), Salerno (P. Portanova ore 10), Catania (P. Roma, ore 9.30), Vasto (V.Conti Ricci ore 9), Bologna (P.Verdi 9.30), Napoli (P.Mancini 9.30), Trieste (P.della Borsa ore 9), Brindisi (P.S.Maria Ausiliatrice ore 9), Lecce (P.XXV luglio ore 9), Bari (P.Umberto 9.30), Siena (P.della Posta 9.30), Pistoia (P.Duomo ore 9), Massa (P.Matteotti ore 9), Caserta (Stazione FF.SS. 9.30), Reggio Emilia (V.Montegrappa ore 9),Taranto (P.della Vittoria ore 18), Perugia (P.Italia ore 9-13 e 15-18), Ravenna (P.Garibaldi ore 9), Roseto degli Abruzzi (Istituto Saffi ore 9).
Nelle piazze italiane e in particolare a Roma davanti al Parlamento, ove si svolgeranno le votazioni sulla legge di in-stabilità, esigeremo la cancellazione dell’aumento orario, del blocco dei contratti e degli scatti di anzianità, del concorsaccio per i precari, della deportazione degli “inidonei” e della legge Aprea-Ghizzoni; e diremo basta al governo Monti, alle politiche di austerity e al Fiscal compact imposte dal governo tedesco, dalla BCE, dalla Commissione Europea.

Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS

Dopo il successo di ieri, verso lo sciopero generale del 14 novembre

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Un grande successo il No-Monti Day
E ora lo sciopero generale del 14 novembre, con l’Europa che lotta
Cacciamo il governo Monti

Davvero un grande successo il No Monti Day. Molte decine di migliaia di persone, assai di più delle migliori previsioni, hanno manifestato a Roma per la cacciata del governo Monti, contro la legge di “in-stabilità” ammazza-Italia e le politiche disastrose del governo e dei partiti che lo appoggiano: e i COBAS hanno dato un contributo rilevante a questo successo. Persino il tempo ci è stato favorevole – malgrado le previsioni di piogge torrenziali – e così lavoratori/trici del pubblico e del privato, operai e insegnanti, studenti medi e universitari, ambientalisti e pensionati, precari e disoccupati hanno potuto esprimere senza intralci la loro protesta contro politiche fallimentari che ci precipitano nella “spirale greca”, con i tagli che provocano recessione a cui si risponde con altri tagli fino alla catastrofe. Monti se ne deve andare – hanno detto i manifestanti – perché ha provocato un massacro sociale per abbattere il debito pubblico, che invece è aumentato in un anno dal 117% del PIL al 126%; perché ha colpito salariati, pensionati, precari, disoccupati, settori popolari, piccolo lavoro “autonomo”, mentre nulla stanno pagando gli evasori fiscali, i grandi patrimoni, banche, gruppi finanziari e industriali, e la corruzione e le ruberie delle caste politiche e manageriali raggiungono il parossismo.


Il governo Monti se ne deve andare perché vuole distruggere definitivamente la scuola pubblica, aumentando l’orario lavorativo di un terzo ai docenti e espellendo altre decine di migliaia di precari e deportando i docenti “inidonei”; perché tiene bordone alla parassitaria dirigenza Fiat che, dopo aver succhiato fondi pubblici in continuazione, ora vorrebbe scappare con la cassa lasciando decine di migliaia di lavoratori/trici in mezzo alla strada; perché chiama “sfigati” o “schizzinosi” quei milioni di giovani precari che accettano qualsiasi lavoro a paghe da Terzo mondo. I manifestanti hanno detto anche NO all’Europa dei patti di stabilità, del Fiscal Compact, dell’austerità, dell’attacco alla democrazia: e lo hanno fatto in modo assolutamente pacifico, grazie alla consapevolezza collettiva e al lavoro unitario di tutela del corteo.
Ora ci aspetta quel passo successivo invocato ripetutamente dagli interventi finali e dalla piazza: lo sciopero generale del 14 novembre. In tale data non ci sarà lo sciopero della CES, che ha provato ad appropriarsene con un appello inaccettabile nel contenuto e nella forma: tant’è che i sindacati italiani della CES (Cgil, Cisl e Uil) non sciopereranno per non disturbare il governo. Lo sciopero è partito da tutti i sindacati e movimenti sociali spagnoli, che il 14 porteranno nelle piazze milioni di cittadini: e si è poi esteso al Portogallo e alla Grecia con analoga partecipazione di popolo. La sconfitta delle politiche liberiste non può avvenire in un solo paese: dunque va raccolto l’appello dei tre popoli che il 14 protesteranno all’unisono contro tali politiche e che finalmente ci offrono l’occasione di una vera e grande mobilitazione popolare europea. Perciò i COBAS hanno indetto per il 14 novembre lo sciopero generale dell’intera giornata per tutte le categorie, e si augurano che tutto lo schieramento unitario del No Monti Day (e anche le forze che non vi hanno partecipato ma che vogliono cacciare il governo) facciano lo stesso per avere il 14 anche in tutte le piazze italiane il mare montante della protesta.

Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS