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Riforma istituti tecnici

In questa nota della Cgil si analizza la riforma istituti tecnici e professionali.

I nuovi istituti tecnici e professionali: moltiplicate le articolazioni e le opzioni, ma sono sempre meno i laboratori. I nuovi schemi presentano nuove articolazioni che riportano alla moltiplicazione degli indirizzi. Ridotte in modo consistente le compresenze con gli ITP.

Nonostante la Conferenza stampa della scorsa settimana del Governo, durante la quale è stata proclamata in pompa magna alla nazione l’approvazione dei regolamenti sulla scuola secondaria superiore, i testi ad oggi non sono stati pubblicati.

Sono rintracciabili nei vari siti istituzionali solo gli allegati riferiti ai quadri orari, ai profili in uscita, alle confluenze.

Abbiamo già detto dei licei scientifici tecnologici, attualmente in buona parte incardinati presso gli istituti tecnici che, nella trasformazione in Liceo delle scienze applicate, perdono totalmente le ore di laboratorio nelle 5 classi (mediamente 9 ore all’anno).

Per quel che riguarda gli istituti tecnici e professionali, da un esame dei quadri orario definitivi, non emergono radicali cambiamenti rispetto alle precedenti bozze.

Non ci sono modifiche significative per quel che riguarda i bienni, per i quali permane una profonda differenziazione tra i bienni dei diversi indirizzi, cosa che non permette alcuna ipotesi di unitarietà, nonostante la richiesta avanzata anche dalle Commissioni parlamentari di rafforzare il carattere unitario dei bienni stessi.


Analogamente, nonostante ci siano state sollecitazioni ad incentivare le ore di laboratorio, in particolare di scienze e chimica nei bienni, è confermata l’esiguità del monte ore.

Si quantifica, in modo generico, il monte ore complessivo di compresenza con gli ITP, in modo che non risulti evidente la realtà della loro pesante riduzione: si indica, infatti, il monte ore per l’intero biennio e per il triennio, lasciando alle scuole la facoltà di distribuirlo.

E’ facile prevedere che da tutto ciò non potranno che scaturire sperequazioni e conflitti.

Negli istituti professionali si riducono tutte le attività di laboratorio più professionalizzanti.

Si confermano,sia per gli istituti tecnici che per gli istituti professionali, le iniziali articolazioni dei diversi indirizzi, e se ne aggiungono delle nuove.

Viene ribadito che la quota di flessibilità potrà essere utilizzata per una ulteriore articolazione dell’area d’indirizzo, con opzioni che saranno definite a livello nazionale in un ulteriore regolamento.

Alla fine, quindi, gli indirizzi, tra articolazioni e opzioni vecchie e nuove, contrariamente a quanto dichiarato, si moltiplicano e saranno ancora di più con il previsto regolamento sulle opzioni.

Insomma non si realizza neppure la tanto declamata riduzione della pletora di indirizzi, che in termini numerici non si discostano molto dall’esistente, mentre ciò che si azzera, drasticamente e senza discussioni, sono le sperimentazioni.

Cosa succederà a settembre 2010 alle seconde, terze, quarte classi degli istituti tecnici, per le quali ope legis si riduce il monte ore settimanale da 36 a 32 ore, “fermo restando gli attuali ordinamenti”? Lo sapremo dopo la pubblicazione dei regolamenti.

Al momento sappiamo che la riduzione seguirà due criteri: si ridurranno i “raggruppamenti disciplinari” con un monte ore annuo pari o superiore a 99 ore e nessun raggruppamento potrà essere ridotto più del 20%.

Per i professionali, nelle seconde e terze classi, a settembre 2010 scatterà l’orario settimanale di 34 ore, che verrà successivamente ridotto a 32 ore per la seconda nel 2011, per diventare di 32 ore nel 2012 nel triennio. L’articolazione in due bienni più il quinto anno, quindi, che doveva interessare anche la struttura degli istituti professionali, per il momento risulterebbe sospesa.

Infine è opportuno ribadire che le confluenze ipotizzate non sono sufficienti per la programmazione dell’offerta formativa, di esclusiva competenza delle regioni. Cosa succederà adesso? Saranno riaperte tutte le scadenze per la nuova riorganizzazione territoriale o si pensa, anche in questo caso, di rinviare tutto al nuovo anno ma di far partire lo stesso le classi prime?

Parlare di confusione è un eufemismo rispetto alla situazione reale vissuta in queste ore dalle scuole, sul versante della propria identità, dell’offerta formativa da programmare per dare informazioni e fare orientamento per genitori e studenti.

La situazione del personale non è certo migliore: non solo le prospettive di stabilizzazione del personale precario si allontanano, ma è in dubbio persino la conferma dell’attuale condizione. Per il personale di ruolo la soprannumerarietà e l’instabilità del proprio profilo rischiano di diventare condizioni ordinarie.

Del resto la fretta con la quale il Governo ha deciso di procedere all’attuazione di regolamenti così complessi è figlia del furore economico finanziario, non già di scelte pedagogico-didattiche, nè di politica scolastica di respiro. Essa non consente neppure alla più solerte delle amministrazioni di risolvere le problematicità e le complessità di questo segmento, cui certo non giova la tempistica risicata.

Se al tutto si aggiunge il ritardo della pubblicazione dei regolamenti e quindi l’incertezza anche ordinamentale, la nostra richiesta di rinvio dell’applicazione per il nuovo anno, ne esce rafforzata.

L’assemblea nazionale sulla scuola superiore prevista a Roma per il 17 febbraio prossimo e lo sciopero del 12 marzo saranno importanti appuntamenti per sostenere le nostre posizioni e respingere, anche su questo versante, l’attacco alla qualità del sistema pubblico dell’istruzione rappresentato dai regolamenti approvati dal duo Gelmini-Tremonti.

Roma, 10 febbraio 2010

Gli Indirizzi e le articolazioni degli Istituti tecnici e professionali
Istituti tecnici:

Settore economico

1.Amministrazione, finanza e marketing
Articolazioni: Relazioni internazionali per il Marketing e Sistemi informativi aziendali

1.Turismo
Settore tecnologico:

1.Meccanica, meccatronica ed energia
Articolazioni: Meccanica, meccatronica ed energia

1.Trasporti e logistica
Articolazioni: costruzioni del mezzo; conduzione del mezzo; logistica (nuove articolazioni con l’esplicitazione del mezzo: aereo, navale e terrestre)

1.Elettronica ed elettrotecnica
Articolazione : elettronica, elettrotecnica e automazione

1.Informatica e telecomunicazioni
Articolazioni: informatica e telecomunicazioni

1.Grafica e comunicazione
2.Chimica materiali e biotecnologie
Articolazioni: chimica e materiali, biotecnologie ambientali; biotecnologie ambientali

1.Sistema moda
Articolazioni : tessile abbigliamento e moda; calzature e moda

1.Agraria, agroalimentare e agroindustria (nuova dicitura)
Articolazioni: produzioni e trasformazioni, gestione dell’ambiente e territorio, viticoltura ed enologia (nuova articolazione)

1.Costruzioni, ambiente e territorio
Articolazione:geotecnica (nuova articolazione).

Istituti professionali:

Settore servizi:

1.Servizi per l’agricoltura e lo sviluppo rurale
2.Servizi socio sanitari
Articolazioni: odontotecnico e ottico (nuove articolazioni)

1.Servizi per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera
Articolazioni: enogastronomia, servizi di sala e di vendita, accoglienza turistica (nuove articolazioni)

1.Servizi commerciali
Settore industria e artigianato:

1.Produzioni industriali e artigianali
2.Manutenzione e assistenza tecnica.

Riforma tecnici

Comunicato del Ministero della Pubblica Istruzione su Riforma Tecnici

Riforma dell’Istruzione tecnica e professionale

4 febbraio 2010
La riforma dell’Istruzione Tecnica e Professionale era attesa da quasi 80 anni. Le norme introdotte con i nuovi Regolamenti riorganizzano e potenziano questi istituti a partire dall’anno scolastico 2010-2011 come scuole dell’innovazione.

Ecco i punti principali dei due regolamenti:

Riordino degli istituti tecnici

Attualmente in Italia gli istituti tecnici sono 1.800, suddivisi in 10 settori e 39 indirizzi. Le classi dei tecnici sono 39.283, frequentate da 863.169 alunni.
Il riordino punta a limitare la frammentazione degli indirizzi, rafforzando il riferimento ad ampie aree scientifiche e tecniche di rilevanza nazionale.

Nuovi istituti tecnici: 2 settori e 11 indirizzi
I nuovi istituti tecnici si divideranno in 2 Settori: economico e tecnologico.
Avranno un orario settimanale corrispondente a 32 ore di lezione. Saranno ore effettive al contrario delle attuali 36 virtuali (della durata media di 50 minuti).


Nel Settore economico sono stati definiti 2 indirizzi:

1. amministrativo, finanza e marketing;
2. turismo.

Nel Settore tecnologico sono stati definiti 9 indirizzi:

1. meccanica, meccatronica ed energia;
2. trasporti e logistica;
3. elettronica ed elettrotecnica;
4. informatica e telecomunicazioni; 5. grafica e comunicazione; 6. chimica, materiali e biotecnologie;
7. sistema moda;
8. agraria, agroalimentare e agroindustria;
9. costruzioni, ambiente e territorio.

Tutti gli attuali corsi di ordinamento e le relative sperimentazioni degli istituti tecnici confluiranno gradualmente nel nuovo ordinamento.

Centralità delle attività di laboratorio
Il Regolamento prevede, inoltre, lo sviluppo di metodologie innovative basate sulla didattica di laboratorio, considerata uno strumento efficace in tutti gli ambiti disciplinari, compresi gli insegnamenti di cultura generale (per esempio, italiano e storia).

Relativamente agli indirizzi del settore tecnologico è prevista inoltre la presenza degli insegnanti tecnico-pratici nella misura oraria crescente dal primo al quinto anno:

264 ore nel biennio;
891 ore nel triennio (561 ore in terza e quarta, 330 ore in quinta)
Ulteriori risorse di personale saranno assegnate alle scuole per potenziare le attività didattiche di laboratorio.

Più autonomia e flessibilità dell’offerta formativa
I nuovi istituti tecnici sono caratterizzati da un’area di istruzione generale comune e in distinte aree di indirizzo che possono essere articolate, sulla base di un elenco nazionale continuamente aggiornato nel confronto con le Regioni e le Parti sociali, in un numero definito di opzioni legate al mondo del lavoro, delle professioni e del territorio.

Per questo, gli istituti tecnici avranno a disposizione ampi spazi di flessibilità (30% nel secondo biennio e 35% nel quinto anno) all’interno dell’orario annuale delle lezioni dell’area di indirizzo. Questi spazi di flessibilità si aggiungono alla quota del 20% di autonomia rispetto al monte ore complessivo delle lezioni di cui già godono le scuole. In questo modo possono essere recuperati e valorizzati settori produttivi strategici per l’economia del Paese come, ad esempio, la plasturgia, la metallurgia, il cartario, le costruzioni aereonautiche ecc..

Ore dedicate alle 2 aree:

AREA ISTRUZIONE GENERALE
AREA INDIRIZZO

Primo biennio
660 ore
396 ore

Secondo biennio e quinto anno
495 ore
561 ore

Struttura del percorso didattico
Il percorso didattico degli istituti tecnici è strutturato in:

un primo biennio, dedicato all’acquisizione dei saperi e delle competenze previsti per l’assolvimento dell’obbligo di istruzione e di apprendimenti che introducono progressivamente agli indirizzi;

un secondo biennio e un quinto anno, che costituiscono un complessivo triennio in cui gli indirizzi possono articolarsi nelle opzioni richieste dal territorio e dal mondo del lavoro e delle professioni;

il quinto anno si conclude con l’Esame di Stato. Le commissioni giudicatrici possono avvalersi anche di esperti.

Più inglese
Sono state incrementate le ore di studio della lingua inglese ed è stata prevista la possibilità di introdurre lo studio di altre lingue straniere.

Insegnamento di scienze integrate
E’ previsto l’insegnamento di scienze integrate, al quale concorrono, nella loro autonomia, le discipline di “Scienze della terra e biologia”, di “Fisica” e di “Chimica”, per potenziare la cultura scientifica.

Rafforzato rapporto con il mondo del lavoro e delle professioni
Le norme introdotte hanno l’obiettivo di creare un rapporto più stretto con il mondo del lavoro e delle professioni, compreso il volontariato e il privato sociale, attraverso la più ampia diffusione di stage, tirocini e l’alternanza scuola-lavoro.

Riordino istituti professionali

In Italia, in questo anno scolastico, studiano, in 1.425 istituti professionali, 547.826 alunni suddivisi in 25.445 classi. Attualmente sono 5 i settori di istruzione professionale, con 27 indirizzi.

Con il riordino dell’istruzione professionale sarà riaffermata l’identità di questo tipo di scuola nell’ambito dell’istruzione superiore e i giovani acquisiranno le conoscenze e le competenze necessarie per ricoprire ruoli tecnici operativi nei settori produttivi di riferimento.

Gli studenti e le loro famiglie avranno immediatamente risposte chiare sulle possibilità d’inserimento nel mondo del lavoro e per il proseguimento degli studi all’università.

Verrà superata la sovrapposizione con l’istruzione tecnica, si pongono le basi per un raccordo organico con il sistema d’istruzione e formazione professionale, di competenza delle Regioni. I servizi d’istruzione saranno più efficaci e le risorse verranno utilizzate nel modo più adeguato.

I nuovi istituti professionali

Si articolano in 2 macrosettori:

istituti professionali per il settore dei servizi;
istituti professionali per il settore industria e artigianato.

Ai 2 settori corrispondono 6 indirizzi:

Settore dei servizi:

Servizi per l’agricoltura e lo sviluppo rurale;
Servizi socio-sanitari;
Servizi per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera;
Servizi commerciali.
Settore industria e artigianato:
Produzioni artigianali e industriali
Servizi per la manutenzione e l’assistenza tecnica.
Tutti gli attuali corsi di ordinamento e le relative sperimentazioni degli istituti professionali confluiranno gradualmente nel nuovo ordinamento.

Ore di insegnamento
Gli istituti professionali avranno un orario settimanale corrispondente a 32 ore di lezione. Saranno ore effettive al contrario delle attuali 36 virtuali (della durata media di 50 minuti).

Più flessibilità dell’offerta formativa
Gli istituti professionali avranno maggiore flessibilità rispetto agli istituti tecnici. In particolare gli spazi di flessibilità nell’area di indirizzo riservati agli istituti professionali, aggiuntivi alla quota già prevista del 20% di autonomia, ammonteranno al 25% in prima e seconda, al 35% in terza e quarta, per arrivare al 40% in quinta.

Le quote di flessibilità consentono:

di svolgere un ruolo integrativo o complementare con il sistema di formazione professionale regionale per la realizzare percorsi di qualifica professionale;
di articolare le aree di indirizzo in opzioni (secondo biennio e ultimo anno);
di introdurre insegnamenti alternativi inclusi in un apposito elenco nazionale, definito con decreto ministeriale, per rispondere a particolari esigenze del mondo del lavoro e delle professioni, senza incorrere in una dispendiosa proliferazione e frammentazione di indirizzi.

La struttura del percorso quinquennale

AREA ISTRUZIONE GENERALE
AREA INDIRIZZO

Primo biennio
660 ore
396 ore

Secondo biennio e quinto anno
495 ore
561 ore

La struttura del percorso quinquennale
Il percorso è articolato in:

2 bienni e 1 quinto anno

Offerta coordinata con la formazione professionale regionale
Gli istituti professionali potranno utilizzare le quote di flessibilità per organizzare percorsi per il conseguimento di qualifiche di durata triennale e di diplomi professionali di durata quadriennale nell’ambito dell’offerta coordinata di istruzione e formazione professionale programmata dalle Regioni nella loro autonomia, sulla base di accordi con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Centralità delle attività di laboratorio e tirocini

Potenziamento delle attività di didattica laboratoriale;
Stage, tirocini e alternanza scuola-lavoro per apprendere, specie nel secondo biennio e nel quinto anno, attraverso un’esperienza diretta.

Qui trovate lo Schema riforma superiori

Riforma scuola

Una riforma scuola inquinata dai tagli – Dichiarazione di Francesco Scrima, segretario generale CISL Scuola.

Facciamo appello ai ministri “moderati” eventualmente presenti nella compagine governativa perché, in spirito “di collaborazione e di reciproca assunzione di responsabilità”, mettano freno all’estremismo di chi continua a imporre il diktat del contenimento della spesa: il risparmio non può definirsi tale, quando avviene a scapito della qualità dell’istruzione e della formazione. Al dato positivo di un avvio limitato alle sole classi prime e che vede coinvolte contestualmente tutte le filiere del sistema, si contrappone l’inaccettabile scardinamento dei quadri orario nelle classi successive, che costringerà a non poche forzature per ridisegnare i percorsi in atto, senza alcun rispetto per le scelte a suo tempo effettuate dagli studenti e dalle famiglie.
L’impianto del nuovo ordinamento, con le sue luci e le sue ombre, è frutto di scelte del Legislatore di cui non si può che prendere atto, anche se avremmo preferito che si facesse di più per costruire, su un progetto di scuola che serve al Paese, una base più ampia e solida di consenso.
Non si può invece in alcun modo giustificare e accettare il mancato rispetto di un doveroso principio di gradualità, che la pesante manomissione dei quadri orari nelle classi successive alla prima disattende totalmente.
Per questa ragione ha poco senso chiedere il rinvio della riforma, mentre ne aveva e ne ha ancora adesso molto rivendicare una revisione del piano triennale dei tagli, nella sua entità e nella sua scansione temporale: è questo il vero nodo, col quale avremmo comunque dovuto confrontarci. E’ un nodo che il Governo, se vuole, può ancora affrontare e risolvere, assicurando a partire dal 2010/11 le risorse di organico necessarie per un passaggio al nuovo ordinamento improntato alla necessaria gradualità.
Non esiste altra via se davvero si vuole, come si afferma, favorire atteggiamenti di confronto e collaborazione, e non di contrapposizione e scontro.

Roma, 4 febbraio 2010.

Francesco Scrima, segretario generale CISL Scuola


Riforma del secondo ciclo

 

La riforma del secondo ciclo si può avviare solo a precise condizioni

In occasione dell’incontro tra Amministrazione ed Organizzazioni Sindacali – in programma per domani, 18 novembre, al MIUR – durante il quale è previsto anche il confronto sulle “problematiche relative all’attuazione ed all’accompagnamento della riforma del secondo ciclo”, la Segreteria Nazionale CISL Scuola evidenzia alcune considerazioni in merito.

 

Una riforma attesa e necessaria

La riforma della scuola secondaria di II grado, da tempo attesa, è una necessità fortemente avvertita per corrispondere adeguatamente alle mutate esigenze del contesto socio-economico ed accrescere il livello culturale e di preparazione degli studenti, sia in funzione della prosecuzione degli studi, sia in vista di un più efficace inserimento nel mondo del lavoro.

Il nostro sistema di istruzione secondaria soffre da tempo dei gravi limiti derivanti da un’eccessiva proliferazione di indirizzi, che ha finito per rendere indistinta e confusa l’identità dei percorsi: non è più rinviabile un intervento che riporti a razionalità un sistema cui si chiede di assicurare – attraverso l’articolazione dei percorsi di studio – il pieno soddisfacimento della domanda formativa e un’efficace prevenzione della dispersione scolastica.


Le condizioni per partire bene

Ciò premesso, la CISL Scuola ribadisce la propria condivisione per l’ipotesi di un avvio della riforma a partire dal prossimo anno scolastico, ma pone al riguardo alcune precise condizioni:

•l’avvio della riforma deve coinvolgere l’intero sistema, e non solo parti di esso: quindi, contestualmente, i licei, gli istituti tecnici, gli istituti professionali. Questo per affermare pienamente la pari dignità dei percorsi e porre le condizioni, da subito, per rendere concretamente praticabile la mobilità degli studenti al loro interno;
•l’avvio della riforma deve avvenire con la necessaria gradualità, coinvolgendo, pertanto, nel primo anno, le sole classi prime. Alle classi successive deve essere riconosciuta, doverosamente, la prosecuzione secondo i piani di studio previgenti. Tale garanzia di continuità non può essere pregiudicata da interventi sugli orari o sui quadri delle discipline tali da stravolgere l’organizzazione didattica e disciplinare in atto. Anche per questo si rende necessario modificare entità e tempi della manovra sulla scuola, come CISL e CISL Scuola hanno da tempo richiesto (da ultimo con la manifestazione del 31 ottobre);
•devono essere emanate, in tempi brevi, le disposizioni ministeriali (obiettivi specifici di apprendimento, articolazione delle cattedre, indicazioni per la valutazione e l’autovalutazione dei percorsi, ecc.) necessarie per una compiuta definizione del nuovo quadro ordinamentale e per un’efficace azione di orientamento nelle scelte da parte delle famiglie;
•devono essere attivate – attraverso adeguati investimenti di risorse – forti e incisive misure di accompagnamento soprattutto sul versante delle attività di formazione e di riqualificazione del personale coinvolto nei processi di innovazione;
•devono essere assicurate le condizioni per un governo negoziato in sede contrattuale dei processi di mobilità connessi alla riorganizzazione dei “quadri orari”, della struttura delle cattedre e delle nuove classi di concorso: dallo specifico schema di Regolamento, pertanto, va stralciato l’art. 4, che interviene in maniera unilaterale sulla materia.

 

 

Via: www.cislscuola.it


Scuola e riforme: riforma della Pubblica Amministrazione, il Consiglio dei Ministri approva il decreto legislativo di attuazione della Legge Brunetta

 

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Scuola e riforma. Riforma della Pubblica Amministrazione, il Consiglio dei Ministri approva il decreto legislativo di attuazione della Legge Brunetta

L’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del decreto legislativo di attuazione della Legge Brunetta di riforma della Pubblica Amministrazione rappresenta un gravissimo attacco al contratto e ai diritti dei lavoratori:

•meno democrazia nei luoghi di lavoro con la proroga delle Rappresentanze sindacali unitarie
•lesione delle prerogative delle organizzazioni sindacali, con il rinvio delle RSU effettuato attraverso un atto legislativo
•riduzione degli spazi di contrattazione, azzerando quel processo riformatore, partito negli anni 90′, finalizzato all’avvicinamento del lavoro pubblico a quello privato
•meno tutele per tutti i lavoratori pubblici
•più centralismo nella gestione amministrativa e burocratizzazione nella valutazione del lavoro pubblico
•più ingerenza della politica nella gestione della pubblica amministrazione con la relativa accentuazione delle pratiche clientelari
La FLC Cgil contrasterà i contenuti del decreto fin dai prossimi rinnovi contrattuali, rivendicando il diritto ad una piena contrattazione e al voto democratico dei lavoratori.

A questo proposito, già dal 13 ottobre prossimo la FLC Cgil presenterà migliaia di liste elettorali per il rinnovo delle RSU nel comparto scuola.