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Riforma Licei

Riportiamo le considerazioni del Miur sulla Riforma Licei.

La riforma dei licei, perché e come
E’ opportuno, per accompagnare la “navigazione”, indicare la filosofia che ha sostenuto l’elaborazione del progetto di riforma.
Da un lato, l’assetto dei licei è rimasto in sostanza fermo alla legge Gentile del 1923. Dall’altro, nel tentativo di modernizzarne i percorsi, si è dato il via da quasi 20 anni a una stagione di “sperimentazioni” che ne hanno reso le caratteristiche spesso irriconoscibili. I 51 progetti assistiti dal ministero e i 396 indirizzi sperimentali sono stati concepiti e realizzati per lo più aumentando le discipline e incrementando i quadri orari e hanno battuto una strada diversa e in qualche misura opposta rispetto alle più recenti indicazioni internazionali e alle conclusioni del Quaderno bianco sulla scuola, secondo le quali per avere buoni risultati occorre apprendere un numero circoscritto di materie in maniera approfondita. Ma alcune sperimentazioni hanno dato, grazie alla professionalità di dirigenti scolastici e insegnanti, ottimi risultati e sarebbe sbagliato limitarsi a cancellarle senza dare la possibilità alle istituzioni scolastiche di continuare, in maniera rinnovata, a proporle.
La riforma è stata concepita partendo da quattro idee forza. La prima nasce dalla convinzione che il liceo vada riformato assieme all’intero secondo ciclo dell’istruzione. Tenendo ferme quelle competenze di base che devono essere raggiunte da tutti i ragazzi anche ai fini del nuovo obbligo di istruzione, è fondamentale diversificare la proposta formativa: i licei, gli istituti tecnici, gli istituti professionali, i percorsi di istruzione e formazione professionale sono strade per dare a ciascuno la “sua” scuola, una possibilità qualificata per imparare e mettere a frutto i propri talenti. Non è appiattendo verso il basso e gettando tutto nell’indistinto che si può sconfiggere quel fenomeno di dispersione scolastica che sta interessando ancora troppi ragazzi, solo una proposta capace di motivarli e di farli crescere, anche se puntando su approcci diversi può vincere sugli “abbandoni”.
La seconda idea forza è che l’accumulo di materie e l’appesantimento dei quadri orari hanno spesso come effetto la sindrome “dell’infarinatura”: si crede di sapere un poco di tutto, senza in realtà “conoscere” nulla, si passano sette, otto ore a scuola al giorno di lezione e si torna, a casa senza l’energia per studiare da soli o in gruppo, senza insomma il tempo e la forza per imparare. Meglio allora “alzare l’asticella” su un numero più circoscritto di materie, consentendo a ciascuno di approfondire, rafforzare, riprendere quanto si apprende.
La terza idea forza è che l’autonomia è una risorsa. Per questo le singole scuole hanno ampia possibilità di progettare i percorsi a seconda delle loro caratteristiche e della loro storia, delle professionalità esistenti all’interno dei collegi dei docenti, delle sperimentazioni meglio riuscite, intervenendo sugli orari (in misura variabile, dal 20 al 30%), attivando altre materie elencate in un apposito repertorio, coinvolgendo esperti esterni, collegandosi col territorio e creando reti tra scuole, tra scuole, università, istituzioni culturali, tra scuole e mondo del lavoro.
La quarta idea forza è agganciare tradizione e modernità. Creare nuovi indirizzi che colleghino la cultura liceale al mondo contemporaneo. Prevedere che una materia non linguistica sia insegnata in lingua straniera, ad esempio. O capire che l’informatica e i nuovi media tagliano trasversalmente la didattica e sono strumenti di insegnamento più che una materia a sé. Oppure stabilire che si può apprendere, anche in un percorso liceale, in contesti lavorativi. Sottolineare l’importanza di alcune competenze chiave, secondo quanto ci dice l’Europa, ma recuperare l’importanza delle conoscenze. Leggere e capire l’“Infinito” di Leopardi, ad esempio, ha un valore in sé, può aiutare a far crescere, infatti, quella coscienza critica di sé e della realtà che è sicuramente uno degli obiettivi da raggiungere qualsiasi percorso di studi si intraprenda.


Regolamento superiori

L’economia rispetti le ragioni della scuola.

Dichiarazione di Francesco Scrima, Segretario Generale CISL Scuola

Anche la Commissione Istruzione del Senato, a maggioranza, ha espresso parere favorevole sugli schemi di Regolamento per Licei, Istituti tecnici e Istituti Professionali. I tre pareri sono corredati da osservazioni che non si discostano sostanzialmente da quelle già formulate dalla VII Commissione della Camera.

La CISL Scuola non può che ribadire quanto già dichiarato nei giorni scorsi, a partire dall’amara constatazione che, ancora una volta, sono mancate le condizioni per superare anguste logiche di schieramento. L’assenza, o l’insufficienza, dell’impegno a ricercare e favorire larghe intese su un tema di interesse generale come l’istruzione rende ancor più arduo sottrarre una riforma tanto attesa e tanto necessaria ai pesanti condizionamenti derivanti da politiche miopi, volte esclusivamente al contenimento della spesa.
La CISL Scuola ha sempre mantenuto, sul tema delle riforme, un atteggiamento responsabile e coerente col forte impegno speso, già nella passata Legislatura, a sostegno di un qualificato progetto di innovazione dell’intero II ciclo di istruzione.
Coerenza e responsabilità che tuttavia nessuno può intendere come disponibilità ad accettare un cambiamento “ad ogni costo”: in questo senso ci siamo espressi con chiarezza, ponendo precise condizioni alle quali si lega in modo decisivo la nostra valutazione su tempi e modi di attuazione della riforma.
Abbiamo chiesto un avvio contestuale per le tre tipologie di percorso; un avvio limitato alle sole classi prime, con garanzia di reale continuità secondo gli attuali modelli per le classi successive, che non possono vedere stravolto, insieme ai quadri orari, il loro impianto curricolare.
Non può essere ragionevolmente negato il rispetto di un criterio di gradualità, che è indispensabile seguire per non stravolgere la fisionomia e per non compromettere la qualità dei percorsi formativi a suo tempo liberamente scelti dagli alunni e dalle loro famiglie: le ragioni dell’economia possono e devono comporsi con questa esigenza primaria. Su questo chiediamo al governo di assumersi fino in fondo le sue responsabilità.
Al Ministro dell’Istruzione, nel frattempo, chiediamo di essere urgentemente convocati, prima della definitiva approvazione dei Regolamenti da parte del Consiglio dei Ministri, come già previsto in occasione del precedente incontro tecnico al MIUR.

Roma, 28 gennaio 2010

Francesco Scrima, Segretario Generale CISL Scuola


Riforma licei

La Gelmini sulla Riforma licei

I nuovi licei al confronto con il mondo della scuola e l’opinione pubblica

Per la prima volta una proposta di riforma è commentabile via web articolo per articolo

Una Cabina di regia formata esclusivamente da “gente di scuola”

Mariastella Gelmini: “Abbiamo deciso di aprire al più vasto confronto la riforma dei licei. Vorremmo che non solo la scuola, ma tutto il Paese, dal mondo della cultura, ai genitori, agli stessi studenti si sentisse coinvolto. Diamo un’opportunità, sfruttando anche gli strumenti del web, di partecipare attivamente al progetto della scuola del futuro”.

Roma, 24 novembre 2009

Dopo la prima lettura e il primo via libera del Consiglio dei Ministri alla Riforma dei licei, il ministro Mariastella Gelmini ha deciso di aprire uno spazio di discussione per perfezionare il testo e continuare ad ascoltare il mondo della scuola, della cultura, le famiglie, i ragazzi, i dirigenti scolastici e gli insegnanti sull’assetto generale dell’istruzione liceale.

La riforma sbarca sul WEB

Il dialogo con il mondo della scuola e con la pubblica opinione si sta svolgendo anche attraverso il sito http://nuovilicei.indire.it, da cui è possibile scaricare i documenti approvati in prima lettura, commentarli on line articolo per articolo, seguire il “cantiere del cambiamento” passo a passo attraverso la rassegna stampa, gli appuntamenti di confronto e di comunicazione e i relativi video, relazioni o abstract, i documenti e gli “appunti di viaggio” che via via saranno messi on line. I primissimi commenti segnalano la correttezza di alcune ipotesi già allo studio della Cabina di regia (i cui membri dialogano on line), come il perfezionamento dei quadri orari relativi alle “Scienze Umane” e il rafforzamento ulteriore dell’asse scientifico matematico e della seconda lingua.


I seminari nazionali

I sei seminari nazionali, uno per ogni indirizzo liceale, sono l’occasione per un momento di confronto e dibattito con dirigenti scolastici e insegnanti sui quadri orari, sui profili e sui nodi da sciogliere in vista della stesura definitiva. Sono già stati tenuti i seminari relativi al liceo musicale e coreutico, delle scienze umane e artistico, entro il 4 dicembre si svolgeranno i seminari relativi ai licei classico, linguistico e scientifico. Sono già stati convocati i forum delle associazioni di insegnanti, genitori e studenti per una valutazione finale prima della seconda lettura del provvedimento.

La Cabina di regia

Dal mese di agosto è al lavoro una Cabina di regia, presieduta dal Consigliere del ministro Max Bruschi, col compito di sostenere il processo di riforma valorizzando ogni possibile contributo. Ne fanno parte docenti come Paolo Ferratini, già assessore all’Istruzione a Bologna, Andrea Ragazzini, tra i fondatori del Gruppo di Firenze sul Merito, Walter Moro, già dirigente di punta del CIDI e oggi direttore del Centro di sperimentazione educativa Cisem di Milano e presidi come Luca Azzollini, dell’istituto Frisi, scuola di qualità e di frontiera nel quartiere di Quarto Oggiaro a Milano. Tra gli ispettori ministeriali si segnalano Gisella Langé, esperta di CLIL (insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera) di livello europeo e l’ispettore Luciano Favini. L’Indire e l’Invalsi sono rappresentate da Elisabetta Mughini, coordinatrice dell’Ufficio comunicazione dell’Indire e Elena Ugolini, membro del comitato di indirizzo dell’Invalsi, preside del liceo Malpighi di Bologna.


Riforma del secondo ciclo

 

La riforma del secondo ciclo si può avviare solo a precise condizioni

In occasione dell’incontro tra Amministrazione ed Organizzazioni Sindacali – in programma per domani, 18 novembre, al MIUR – durante il quale è previsto anche il confronto sulle “problematiche relative all’attuazione ed all’accompagnamento della riforma del secondo ciclo”, la Segreteria Nazionale CISL Scuola evidenzia alcune considerazioni in merito.

 

Una riforma attesa e necessaria

La riforma della scuola secondaria di II grado, da tempo attesa, è una necessità fortemente avvertita per corrispondere adeguatamente alle mutate esigenze del contesto socio-economico ed accrescere il livello culturale e di preparazione degli studenti, sia in funzione della prosecuzione degli studi, sia in vista di un più efficace inserimento nel mondo del lavoro.

Il nostro sistema di istruzione secondaria soffre da tempo dei gravi limiti derivanti da un’eccessiva proliferazione di indirizzi, che ha finito per rendere indistinta e confusa l’identità dei percorsi: non è più rinviabile un intervento che riporti a razionalità un sistema cui si chiede di assicurare – attraverso l’articolazione dei percorsi di studio – il pieno soddisfacimento della domanda formativa e un’efficace prevenzione della dispersione scolastica.


Le condizioni per partire bene

Ciò premesso, la CISL Scuola ribadisce la propria condivisione per l’ipotesi di un avvio della riforma a partire dal prossimo anno scolastico, ma pone al riguardo alcune precise condizioni:

•l’avvio della riforma deve coinvolgere l’intero sistema, e non solo parti di esso: quindi, contestualmente, i licei, gli istituti tecnici, gli istituti professionali. Questo per affermare pienamente la pari dignità dei percorsi e porre le condizioni, da subito, per rendere concretamente praticabile la mobilità degli studenti al loro interno;
•l’avvio della riforma deve avvenire con la necessaria gradualità, coinvolgendo, pertanto, nel primo anno, le sole classi prime. Alle classi successive deve essere riconosciuta, doverosamente, la prosecuzione secondo i piani di studio previgenti. Tale garanzia di continuità non può essere pregiudicata da interventi sugli orari o sui quadri delle discipline tali da stravolgere l’organizzazione didattica e disciplinare in atto. Anche per questo si rende necessario modificare entità e tempi della manovra sulla scuola, come CISL e CISL Scuola hanno da tempo richiesto (da ultimo con la manifestazione del 31 ottobre);
•devono essere emanate, in tempi brevi, le disposizioni ministeriali (obiettivi specifici di apprendimento, articolazione delle cattedre, indicazioni per la valutazione e l’autovalutazione dei percorsi, ecc.) necessarie per una compiuta definizione del nuovo quadro ordinamentale e per un’efficace azione di orientamento nelle scelte da parte delle famiglie;
•devono essere attivate – attraverso adeguati investimenti di risorse – forti e incisive misure di accompagnamento soprattutto sul versante delle attività di formazione e di riqualificazione del personale coinvolto nei processi di innovazione;
•devono essere assicurate le condizioni per un governo negoziato in sede contrattuale dei processi di mobilità connessi alla riorganizzazione dei “quadri orari”, della struttura delle cattedre e delle nuove classi di concorso: dallo specifico schema di Regolamento, pertanto, va stralciato l’art. 4, che interviene in maniera unilaterale sulla materia.

 

 

Via: www.cislscuola.it


Riforma delle superiori: Gilda insiste sul rinvio

 

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Riforma delle superiori: Gilda insiste sul rinvio

Tempi troppo stretti per l’attuazione della riforma della scuola secondaria superiore e necessità di creare un sistema di valutazione diverso per personale docente e Ata. Ecco le questioni principali poste dalla Gilda degli Insegnanti durante l’incontro che si è svolto ieri pomeriggio al ministero dell’Istruzione.

“Al ministro Gelmini – spiega il coordinatore nazionale, Rino Di Meglio – abbiamo ribadito la forte preoccupazione per la tempistica della riforma della scuola superiore e la conseguente impossibilità di informare le famiglie e aggiornare gli insegnanti. Inoltre abbiamo chiesto spiegazioni sulla sorte dei docenti che diventeranno soprannumerari”.

In merito, poi, al problema sollevato dal ministro Gelmini riguardante il merito, la Gilda ha sottolineato che non possono essere utilizzati gli stessi criteri per i docenti e il personale Ata: “Valutare l’efficacia dell’insegnamento – afferma Di Meglio – è una questione seria e delicata e, perciò, abbiamo invitato il ministro a costituire una commissione scientifica di alto profilo anche con l’obiettivo di verificare l’efficacia dei sistemi di valutazione adottati negli altri Paesi sviluppati”.


Sul fronte dei precari, infine, la Gilda ha ribadito la netta contrarietà a qualsiasi tipo di inserimento a pettine dei precari e chiesto un piano pluriennale di assunzione su tutti i posti vacanti.

“Di fronte a queste richieste – riferisce il coordinatore nazionale – il ministro Gelmini si è impegnato ad attuare gradualmente la riforma delle superiori che, se il ministero dell’Economia lo consentirà, non dovrebbe coinvolgere le classi successive alla prima. Per quanto riguarda il precariato, invece, il ministro si è dichiarato favorevole a un piano di stabilizzazioni che quanto meno sostituisca il turn over”.

Sulla questione della meritocrazia, Gelmini ha invitato i sindacati a trovare una soluzione in tempi rapidi “per evitare – sottolinea Di Meglio – iniziative unilaterali di parte politica e far sì che il nodo venga affrontato in sede contrattuale, come prevede la legge, e non attraverso un decreto. Ed è da scartare fermamente – conclude Di Meglio – l’ipotesi di inserire percentuali, come prevede il provvedimento del ministro Brunetta, perché il merito va riconosciuto a tutti i docenti che quotidianamente dimostrano di svolgere bene il loro lavoro”.

 

Via: www.gildains.it


Liceo delle scienze umane (analisi e proposte)

 

Alla cortese attenzione della redazione di “Scuola Magazine”

Apprezzando la vostra importante funzione nel campo della “informazione” su tematiche scolastiche, abbiamo deciso di inviarvi un documento relativo al nuovo liceo delle scienze umane composto da un ampio gruppo di docenti di scienze umane e sociali. Sperando possa essere pubblicato nel vostro portale o possa fornirvi alcuni spunti per un vostro prossimo articolo, vi salutiamo cordialmente.

Gruppo Docenti A036 – www.liceoscienzeumane.blogspot.com

Liceo delle scienze umane: analisi e proposte

In qualità di “tecnici” della formazione abbiamo esaminato in questi mesi le proposte di riforma avanzate dal ministro Gelmini. Siamo convinti che si tratti di un’imortante occasione di cambiamento; quindi ci è parso doveroso contribuire attivamente per una sua migliore riuscita. Dalla nostra analisi del nuovo liceo delle scienze umane sono emerse infatti alcune criticità che potrebbero essere facilmente corrette per garantire un miglior percorso formativo alle future generazioni nonché un più efficace utilizzo del denaro pubblico.

Le sperimentazioni negli istituti ex magistrali

La riforma cancellerà dal 2010 tutte le sperimentazioni attualmente presenti negli ex istituti magistrali.
Pur nella loro varietà esse sono riconducibili a tre grandi gruppi:

l’ indirizzo socio-psico-pedagogico, che rappresenta ancor oggi il percorso più ricco e completo tra quelli emersi nel campo degli ex-magistrali in quanto prevede lo studio di tutte le maggiori scienze umane (psicologia, sociologia, pedagogia, diritto ed economia), sia nella loro struttura teorica sia nella loro applicazione pratica di ricerca;
l’indirizzo sociale (la cui versione più diffusa è il liceo delle scienze sociali), che ha abbandonato latino e pedagogia per concentrarsi maggiormente su sociologia, antropologia e psicologia sociale;
l’ indirizzo psico-pedagogico (rappresentato dal liceo delle scienze umane e dal liceo della formazione), che si è concentrato sull’ambito complementare delle discipline psicologiche, integrate in alcuni casi con la pedagogia.

Il liceo delle scienze umane della riforma Gelmini

La riforma prevede la sostituzione di tutte le sperimentazioni esistenti negli ex istituti magistrali con due soli indirizzi:

un nuovo liceo delle scienze umane, che ripropone la struttura e i programmi della riforma Moratti (decreto 226/05), eliminando però le materie di indirizzo presenti nel biennio e concentrando l’insegnamento delle scienze umane sulla storia della pedagogia;
un’opzione economico-sociale, che nella sua struttura ricorda molto l’attuale liceo delle scienze sociali, poiché elimina l’insegnamento del latino per mantenere invece quello di diritto ed economia e sostituisce le “scienze umane” con le “scienze sociali”, presenti in tutti e cinque gli anni.
Mentre le sperimentazioni che hanno potenziato le discipline sociali (come il liceo delle scienze sociali) vengono comunque conservate attraverso l’opzione economico-sociale, quelle che hanno sviluppato invece con successo l’area psicologica (come il vecchio liceo delle scienze umane o il liceo della formazione) e quelle che garantivano una formazione più completa e ad ampio spettro (come il liceo socio-psico-pedagogico) vengono sostanzialmente cancellate.

Dovrebbero infatti confluire nel nuovo liceo delle scienze umane nel quale però: 1) sono state completamente eliminate le ore di introduzione alle discipline di indirizzo prima presenti nel biennio, 2) le scienze umane sono ridotte a sole 12 ore nell’intero quinquennio e 3) viene a mancare qualsiasi trattazione sistematica della psicologia o della sociologia.

Gli elementi critici del liceo delle scienze umane e le nostre proposte

L’opzione tradizionale del nuovo liceo delle scienze umane è senza dubbio quella che suscita maggiori perplessità dal punto di vista didattico. I nodi critici sono prevalentemente tre.

In primo luogo l’assenza, nel biennio, della disciplina caratterizzante; in questo modo si compromette l’identità dell’indirizzo, privandolo della sua specificità (sarebbe come eliminare latino e greco dal liceo classico o matematica e fisica dallo scientifico). Più che un liceo delle “scienze umane” rischia di diventare un generico corso di “discipline umanistiche” (latino, italiano, lingue straniere, storia dell’arte, etc.), cioè qualcosa di completamente diverso da tutte le sperimentazioni che dovrebbe sostituire.
Problematica è anche la riduzione delle scienze umane alla mera storia della pedagogia, in quanto essa rappresenta solo un aspetto marginale di tali discipline. Considerando il fatto che gran parte dei ragazzi si iscriveva al socio-psico-pedagogico e al vecchio liceo delle scienze umane animata da un forte interesse per la psicologia o la sociologia, ci chiediamo quanti iscritti possa riuscire ad attrarre un liceo incentrato prevalentemente sulla storia della pedagogia.
La mancanza di una trattazione sistematica di psicologia e sociologia, inoltre, priva lo studente di strumenti indispensabili per affrontare con competenza e serenità la complessità del mondo attuale, le relazioni sociali ed i legami affettivi. Dunque non consente proprio quella formazione umana interiore che tale liceo dovrebbe per eccellenza promuovere.
Per tutelare il valore dei nostri istituti ci sembra essenziale, quindi, avanzare alcune proposte.

Chiediamo di reinserire le discipline di indirizzo anche nel biennio, affrontando nei primi due anni un programma simile a quello previsto dai progetti brocca del socio-pscio-pedagogico (“Elementi di psicologia e sociologia”), già testato con successo da quasi un ventennio; permette infatti di introdurre le scienze umane attraverso temi molto vicini ai vissuti quotidiani degli studenti, stimolando il loro interesse e quindi l’apprendimento.
Chiediamo di assegnare le ore di scienze umane del triennio allo studio sistematico di psicologia e sociologia, dedicando eventualmente il quinto anno ad attività laboratoriali di ricerca attiva, che permettano di esercitare ed applicare le conoscenze apprese trasformandole in solide competenze pratiche (esattamente come avveniva con la disciplina di “Metodologie della ricerca” nel socio-psico-pedagogico).
Proponiamo, infine, di associare l’insegnamento di pedagogia a quello di filosofia. La distinzione delle due discipline ha creato in passato notevoli problemi quando erano assegnate a docenti differenti; risultava difficile, infatti, mantenere la sincronia e la coerenza tra i due programmi, che dovrebbero procedere invece in parallelo poiché vengono esaminati, soprattutto in terza e quarta, gli stessi identici autori. L’accorpamento delle due materie consente di gestire in modo più lineare il programma, affrontando, rispetto ad ogni autore, prima i fondamenti filosofici e poi le teorie pedagogiche. Eventualmente si potrebbe creare un’unica disciplina denominata appunto “filosofia e storia della pedagogia”.

Gli elementi critici dell’opzione economico-sociale e le nostre proposte

L’opzione economico-sociale riprende ampiamente il liceo delle scienze sociali, dunque un curricolo ormai solido e ben sviluppato. Rispetto alle sperimentazioni attuali la disciplina che risulta più penalizzata è senza alcun dubbio quella delle scienze sociali, che perde quasi metà delle ore finora assegnatele. Colpire in questo modo proprio la disciplina caratterizzante toglie sicuramente forza a questo indirizzo e mina la sua efficacia formativa.

Perciò chiediamo di incrementare nell’opzione economico-sociale le ore di scienze sociali, soprattutto al biennio nel momento cioè in cui si formano le abilità di base dello studente.
Ci sembra poi necessario mantenere una stretta correlazione tra filosofia e scienze sociali assegnando entrambe le discipline al medesimo docente, in modo da legare l’insegnamento della filosofia ai temi fondamentali di tale indirizzo piuttosto che a storia.

Osservazioni generali sul monteore del biennio

Dal punto di vista strettamente pedagogico suggeriamo, infine, di elevare nuovamente il monteore settimanale del biennio a 30. La riduzione del tempo scuola rischia di generare effetti negativi in studenti che non hanno ancora acquisito la necessaria autonomia di studio; per questo non ci sembra adeguato ridurre l’orario scolastico a ragazzi di età inferiore ai 16 anni.

Limitare gli esuberi nella classe di concorso A036 per razionalizzare la spesa

Il pesante taglio nelle discipline di indirizzo previsto dalla riforma Gelmini e l’assegnazione dell’insegnamento di filosofia nel liceo delle scienze umane ai soli docenti della A037 comportano una drastica riduzione del personale della classe di concorso A036 (filosofia, psicologia e scienze umane). Dal 40 al 50% di questi docenti perderà il suo posto di lavoro; molti di loro, essendo ormai assunti in ruolo, non potranno essere licenziati.

Le nostre proposte, oltre a migliorare l’efficacia didattica e formativa del liceo delle scienze umane, consentono anche, dal punto di vista del mero calcolo finanziario, di limitare il numero di docenti in esubero nella classe di concorso A036, traducendosi immediatamente in una maggior razionalizzazione della spesa pubblica.

Sintesi delle richieste per creare un migliore liceo delle scienze umane

reinserire le discipline di indirizzo (le scienze umane) nel biennio
associare l’insegnamento di filosofia a quello di storia della pedagogia (liceo delle scienze umane) o a quello di scienze sociali (opzione economico-sociale), affidandoli al medesimo docente
incrementare, sia nel liceo delle scienze umane tradizionale sia nell’opzione economico-sociale, le ore dedicate alle discipline di indirizzo (scienze umane e sociali)
reintrodurre nei programmi del triennio del liceo delle scienze umane lo studio sistematico di psicologia e sociologia

Gruppo “Docenti A036” – docentia036@gmail.com  – www.liceoscienzeumane.blogspot.com