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Gli studenti di Napoli: vogliono privarci del diritto di studiare

Sono iscritta all’Istituto “Margherita di Savoia” di Napoli, un liceo pubblico a più indirizzi (linguistico, scienze sociali) che ospita un corso serale aperto a persone maggiorenni (prevalentemente giovani adulti), che si sono ritrovate per ragioni varie (salute, lavoro, famiglia) ad abbandonare gli studi in età adolescenziale. La sua peculiarità consiste nel consentire agli studenti iscritti di poter conseguire un diploma liceale, in tutto e per tutto equipollente a quello conferito agli alunni di un regolare corso diurno (a dispetto di quanto molti erroneamente pensano), senza sostenere i costi di un corso privato, un privilegio, ahimé, di pochissimi eletti che hanno la fortuna di abitare in una delle rare città italiane in cui sorgono serali di questo genere.

Stando ai dati forniti dall’Anagrafe delle scuole statali del sito del Ministero dell’Istruzione, difatti, i licei statali nostrani presso i quali sono attivi corsi serali per il conseguimento di un diploma di Liceo delle Scienze sociali SONO APPENA 10 (il “Margherita di Savoia” a Napoli; il “Rosmini” a Grosseto; il “Fabio Filzi” a Rovereto; il “Gambara” a Brescia; il “Duca degli Abruzzi” a Treviso; il “Regina Margherita” a Torino; il “Sandro Pertini” a Genova; il “Vito Fornari” a Molfetta; il “Rosmini” a Trento; il “Forlimpopoli” a Forlì),

La gente è consapevole dell’esistenza di tale tipologia di corsi? MOLTO SPESSO NO!
Nella mentalità comune un liceo serale è una sterile perdita di tempo, in quanto l’ipotetico iscritto è un vinto, come quelli di verghiana memoria, un essere inferiore che per mancanza di capacità cognitive (giusto per usare un eufemismo) non ha portato a compimento gli studi, e che, per tale ragione, può solo ambire ad un titolo di studio professionalizzante.Posso assicurarvi che non è così!!!

Vi prego, dunque, di aiutarmi a “capire” perchè i licei serali, e, particolarmente, il “Margherita di Savoia” di Napoli, deve essere chiuso condannando noi studenti ad abbandonare ancora una volta la scuola.Capisco i tagli che devono essere fatti, ma non capisco l’accanimento verso l’unico Liceo serale di Scienze Sociali in Campania, (le scuole professionali ne sono tantissime), l’anno scorso abbiamo avuto lo stesso problema,ma ringraziando la Regione Campania siamo riusciti ad avere i fondi necessari, oggi ci ritroviamo nella stessa situazione,ma più grave, chiedo aiuto per poter continuare gli studi non solo per me che sono già iscritta, ma anche per le persone che vorrebbero farlo,ma non possono perchè non accettano più le iscrizioni, non abbandonateci, lo studio dovrebbe essere un diritto per tutti e non un privilegio di pochi.

P.S. le lascio il link dell’ultima intervista fatta da noi studenti.
www.reportweb.tv/webtv/2010/07/05/il-liceo-margherita-di-savoia-verso-la-chiusura
Spagna Concetta

Uno sfogo di una insegnante sulla trasparenza nei provveditorati

La nostra piaga non è solo un mondo in cui siamo “precari”.
La nostra piaga è la corruzione che c’è dentro i provveditorati..

PONGO A VOI UN PAIO DI DOMANDE CHE MI ATTANAGLIANO ORMAI DA TEMPO. VEDO CHE SIETE MOLTO ATTIVI E PER QUESTO MI AFFIDO.

1) PER LA CLASSE DI CONCORSO AD04 C’è UN NUMERO DI CATTEDRE SEMPRE MOLTO ESIGUO RISPETTO ALLE ALTRE AREE DISCIPLINARI. è POSSIBILE FAR QUALCOSA PER SENSIBILIZZARE AD UNA DISTRIBUZIONE AQUA DEL LAVORO?

2)… NELLA MIA GRADUATORIA ESISTONO CATTEDRE CHE SPARISCONO E RICOMPAIONO AL MOMENTO GIUSTO- GIOCO FATTO DA PRESIDI CORROTTI- appoggiati da altrettanti ISPETTORI CORROTTI – CHE OVVIAMENTE RIDUCONO I POCHI POSTI DI LAVORO
CHE SI PUO’ FARE?
L’IDEA DI NON AVERE “LE MANI IN PASTA” E DI ESSERE VITTIMA DEI “PIU’” MI FA RODERE LO STOMACO

Inoltre, stamattina, illuminata da non so cosa.. ho aperto
la mia graduatoria.
ho notato che l’individuo appena dopo di me ha riportato 28 punti come punteggio di servizio. questo l’ho già riscontrato in altri esimi colleghi di graduatoria. anzicchè avere 24 punti, ne riportano 25, 28… e questo di anno in anno fa guadagnare loro posizioni di prestigio.
gli si può fare RICORSO?
…la nostra graduatoria è indecorosa. più me la guardo e più ne sono certa.
scusate lo sfogo ma sono una “PULITA” che ne ha fin sopra i capelli di convocazioni TRUCCATE con ISPETTORI COMPIACENTI

Stella 74

Lettera di un preside al Ministro Gelmini:”Non ho soldi, li boccio tutti?”

Lettera al ministro Gelmini dal preside di un liceo scientifico romano. Denuncia nella lettera il preside: “Non ci sono fondi per i corsi di recupero. Moltissime scuole in crisi.”

Riportiamo la lettera del preside al ministro:

Io, preside del liceo scientifico statale Keplero di Roma, nel rendere di pubblico dominio a mezzo stampa la seguente lettera aperta agli Organi collegiali della sua scuola, ora la invia formalmente al ministro della Pubblica istruzione affinché possa rispondere a quanto di seguito richiesto.

L’analisi di Maltese (leggi l’articolo del Venerdì – 26/04/10) seppur vera è incompleta perché si potrebbero aggiungere molte altre prove a sostegno dell’ impoverimento della scuola pubblica. Come dirigente scolastico di un liceo statale, mi soffermerò solo su due problemi specifici, uno riguardante alcuni tagli al funzionamento della curricularità: i necessari fondi per i pagamenti dei Corsi di Recupero e Sostegno da attivare durante l’interruzione didattica estiva per gli alunni più svantaggiati che non sono riusciti a raggiungere un’idonea preparazione scolastica e l’altro la mancata assegnazione al liceo di almeno un corso di Scienze applicate.

La rigorosità di preparazione scolastica complessiva richiesta dalle nuove norme cozza fragorosamente con la drammatica realtà di scuole senza soldi e sostegno per sopravvivere. Questa mancata erogazione è naturalmente parte integrante di quel sistema di distruzione evocato da Maltese. Infatti a giugno prossimo, fine anno scolastico, saremo obbligati ad applicare, completamente disarmati, le nuove disposizioni del governo in merito alla valutazione finale e alle soglie di promozione alle classi successive o peggio di ammissione delle classi 5° agli esami di Stato 2009-10. Ci troveremo cioè di fronte al tradizionale alto numero di alunni che non avranno raggiunto la sufficienza (6) in ogni materia (tra l’altro il numero di alunni per classe è arrivato a limiti umanamente impossibili da gestire), e i consigli di classe avranno allora solamente due possibilità, entrambe assurde: bocciare tutti o regalare tantissimi “6 politici”, soluzioni che distruggerebbero la credibilità della scuola, una delle poche istituzioni ancora amate dagli italiani, portando così nuova linfa alle scuole private.

Infatti, per fare i corsi integrativi di recupero per gli alunni che hanno ottenuto la “sospensione del giudizio finale”, tanto necessari per i più deboli e svantaggiati, ci vorrebbero almeno quei finanziamenti certi, tempestivi e mirati dello Stato previsti dal d. ministeriale n. 80 del 3 ottobre 2007 (art. 10 sul capitolo 1287) già elargiti nel 2008 e 2009 (31.000 euro per il Keplero), ora invece eliminati o peggio girati alle scuole private. Per quanto riguarda invece la tanto sbandierata riforma Gelmini, vorrei sottolineare come anch’essa abbia danneggiato fortemente questo liceo che ha ancora attivo (tutt’oggi l’unico nell’Italia centrale) un corso ad esaurimento di Maxisperimentazione scientifica Brocca a Roma e l’assegnazione di almeno un nuovo corso di Scienze applicate al Keplero avrebbe significato mantenere alta quella tradizione di studi rigorosi, impegnativi ma altamente formativi nel nostro territorio circoscrizionale romano, dove tra l’altro noi siamo l’unico liceo scientifico operante.

Ma il ministro queste cose non le sa e poi deve risparmiare ancora una volta sui più deboli e sulle scuole statali. Di fronte a tutto ciò, ribellarsi è un dovere! Pertanto, come responsabile legale e amministrativo della scuola e nel rispetto delle norme della Costituzione italiana (artt. 3, 18, 33 e 34), mi sento di chiedere formalmente e fortemente che vengano immediatamente:

1. dati i contributi integrativi del 2010 per i corsi di recupero e di sostegno agli alunni in difficoltà e con “sospensione di giudizio finale”;

2. presa in considerazione, almeno per l’anno prossimo 2011/12, la concessione al Keplero di un corso scientifico in Scienze applicate in sostituzione del corso a esaurimento Brocca;

3. e contemporaneamente riconosciuti, come validi e legali, oltre che auspicabili, gli attuali contributi scolastici interni e volontari che, su delibera dei Consiglio di istituto, le famiglie versano annualmente alle scuole statali, spesi e gestiti in totale trasparenza, a favore degli alunni e per evitare il totale fallimento o non fruizione dei servizi minimi.

A tal fine, le suddette richieste dovranno trovare positiva soluzione o formalizzazione entro il mese di maggio 2010, quando gli Organi collegiali delle scuole procederanno al consuntivo di fine attività, organizzando il nuovo anno scolastico. Noi (dirigenti scolastici e docenti), in qualità di pubblici ufficiali in seno ai consigli di classe e alle commissioni esaminatrici, avendo giurato fedeltà allo Stato e alla Costituzione repubblicana, non possiamo esimerci dai nostri doveri deontologici, morali e professionali e quindi non potremo né fare sconti né miracoli, anche se tutto ciò non basterebbe comunque. Va da sè che, d’ora innanzi, nulla è più come prima e ogni membro del governo, parlamentare o genitore italiano dovrà assumersi le proprie responsabilità, perché qui è in gioco il futuro dei nostri giovani. Invito pertanto, tutti (docenti, alunni e famiglie) ad affrontare seriamente e in tutti gli organi competenti, il gravissimo problema e pesante clima, ricercando insieme quelle sinergie necessarie per trovare un’accettabile soluzione ai tanti problemi che affliggono oggi la scuola statale italiana.

In fede
Antonio Panaccione
dirigente scolastico del Liceo scientifico statale Keplero di Roma

Evoluzione vicenda bimba esclusa asilo

Salve,
2 giorni fa ho ricevuto questa mail via facebook dal sindaco che allego
integralmente:

Gentile Vincenzina,

il Sindaco Roberto Balzani mi ha incaricato di approfondire la vicenda con
l’Assessore all’Istruzione e gli uffici competenti.
Mi risulta la questione sia stata risolta.

Il Sindaco la ringrazia per la segnalazione,

Distinti saluti

Massimiliano Cescon
Staff del Sindaco

Dopo una iniziale euforia ho pensato bene di verificare che cosa si
intendesse per risolto e ho chiamato l’ufficio competente che mi ha subito
passato la dott.ssa Zanobi la quale mi ha confermato che la questione è
risolta con l’accettazione del Peter Pan…..

Mio marito era andato temporaneamente ad accettare il Peter Pan perchè ci
teniamo alla salute anche mentale di nostra figlia e faremo di tutto per
mandarla a scuola ma con questo il problema resta. A meno di un miracolo o
una vincita al superenalotto con i 1200€ al mese di mio marito c’è poco da
scherzare e quindi stiamo cercando strade alternative che non coinvolgano
la bambina (per me pazienza a limite il prossimo anno sto meditando di
rinunciare all’insegnamento e andare a fare dei lavori in giro con orari
più compatibili).

Dopo un attimo di smarrimento ho chiesto se mi stavano prendendo in giro
… al che mi sono sentita accusata di aver peccato di essermi rivolta
alla stampa …

Stampa che a parte voi, “la voce” e alcune riviste indipendenti on line
dopo un iniziale fermento di telefonate da vari giornalisti ha taciuto o
forse è stata messa a tacere non so….

Ho ripreso il discorso della mia domanda di accesso agl’atti e mi è stato
risposto che se proprio insistevo allora avrebbe chiesto con i legali cosa
mi poteva far vedere e poi mi rispondeva, perchè anche i nomi dei genitori
sono coperti da privacy… strano, mi risulta come dato sensibile ma
magari mi sbaglio io .. eppure allora mi viene da pensare a quando sono
andata a visionare le graduatorie in via Caterina Sforza dove solo per i
bambini esclusi era stato pubblicato nome cognome e indirizzo comprensivo
di civico … ma come i nomi dei genitori sono un dato sensibile e
l’indirizzo del minore no? Qualcosa non torna e inizio a pensare male sul
fatto che non mi venga consentito di verificare il tutto o comunque che la
facciano tanto lunga. Al che ho fatto loro notare che è normale che possa
essere stato commesso un qualche errore e quindi mi son sentita
rispondere:
Per quello ci sono i ricorsi.
Si ma come faccio a fare un ricorso se non so contro chi? I ricorsi di
solito vengono fatti da genitori che si sono visti assegnare meno punti
per errore e non il contrario anzi di solito si bada bene a parlare in
quei casi se non ci si copre dietro un dito di ipocrisia.

Ma possibile che per esercitare un proprio diritto uno si debba rivolgere
alla stampa?

Io sono sempre più delusa ed amareggiata. Ho inviato le mie ultime due PEC
ieri

1. al sindaco:
Ho appena finito di parlere con l’ufficio competente e mi hanno riferito
che non è cambiato nulla. Ho temporaneamente accettato l’asilo Peter Pan
perchè non mi è stata offerta altra scelta e non perchè con questo si era
risolto il problema. Il prossimo anno se non riuscirò ad ottenere una
cattedra ad hoc per andare a prendere e portare la bambina in tempo (cosa
molto improbabile) sarò ancora di fronte alla dura decisione di dover
rinunciare al lavoro con tutte le conseguenze derivanti che non sto a
ripeterle. Quindi direi che al momento la situazione non è per nulla
risolta.

Cordialità
Prof.ssa Vincenzina Castronuovo

2. alla zanobi per chiedere nuovamente l’accesso agl’atti.

A questo punto questa lotta che molto probabilmente io ho già perso ho
comunque intenzione di portarla avanti affinchè tutti più persone prendano
coscienza dei propri diritti e li facciano valere

Ringrazio anticipatamente per l’attenzione
Prof.ssa Vincenzina Castronuovo

Bamboccioni

Genitori e figli bamboccioni

Da quando l’ex ministro Tommaso Padoa-Schioppa ha avuto la brillante idea di chiamare
bamboccioni i giovani “cresciutelli” che non vogliono andarsene da casa e dopo la
proposta/provocazione del ministro per la Funziona pubblica, Renato Brunetta che,
vestendo i panni di Robin Hood, vorrebbe dare 500 euro mensili ai giovani togliendoli ai
genitori, il problema resta di grande attualità.
Sui figli bamboccioni si è detto tutto e di più. Sono quei giovanotti che non vogliono
rinunziare alle coccole dei genitori o che non hanno i mezzi per vivere da soli o per
contrarre matrimonio o per incertezze sul loro futuro. Ci sono però ragazzi che, con i
pretesti più vari, restano in casa per comodità, praticità, nessuna volontà di rischiare e
scommettere su se stessi o, comunque, diventare davvero adulti.
E dopo la sentenza con cui il tribunale di Bergamo ha costretto un artigiano di Trento a
continuare a versare l’assegno mensile alla figlia 32enne, studentessa fuori corso
all’Università, vale la pena uscire da casa?
Vittorio Feltri, addirittura, non vuole toccati i bamboccioni perché sono adorabili: “Come si fa a chiamare bamboccione
uno che preferisce vivere bene con i genitori che male per conto suo? Semmai è masochista chi, per un malinteso senso
della libertà, rinuncia a un comodo appartamento, ben riscaldato, bene arredato, nel quale la mamma provvede a tutto,
pulire, lavare, stirare, cucinare, e va ad abitare solo come un cane in un bilocale mansardato …”.
Il fatto, però, che di tali vicende si siano interessati i tribunali, deve farci riflettere perché ci dimostra, come minimo, che
la situazione di un’intera generazione, quella compresa grossomodo tra i venti e i quaranta anni, è molto critica.
Non vi è dubbio che la politica, il dissesto economico, la caduta di valori, i messaggi negativi spesso trasmessi dai
mass- midia, la “rinuncia” all’educazione da parte dei genitori, abbiano responsabilità parallele e integranti, ma non
possiamo non riconoscere che anche la scuola sia molto coinvolta nella problematica.
I vecchi programmi vedevano la scuola come il luogo deputato a preparare i “cittadini di domani”. Ma oggi chi
potrà ipotizzare un identikit del “cittadino di domani” in una società che corre e che cambia in maniera così
repentina da renderci quasi impossibile disegnare un futuro?
Il vecchio triangolo: alunni-insegnanti-genitori sembra rotto e ogni lato sembra procedere per vie parallele con il
rischio di non incontrarsi mai. Eppure l’art.16,4 del D. P. R. 275/99 afferma che il personale della scuola, i genitori e
gli studenti partecipano al processo di attuazione e sviluppo dell’autonomia assumendo le rispettive responsabilità.
La scuola, perciò, é istituzionalmente tenuta a impegnarsi per collaborare a ricostruire quel triangolo indispensabile
per un itinerario d’istruzione, educazione e formazione.
Non vi è dubbio che il diritto/dovere primario alla formazione spetta ai genitori senza possibilità di delega, ma, in uno
Stato democratico, non si può escludere la necessità di assumere una corresponsabilità anche da parte della scuola.
E in questa logica, il POF da adempimento burocratico, diventa lo strumento privilegiato per la progettazione della
corresponsabilità educativa.
E’ nel POF che i protagonisti del “triangolo” dovranno trovare una giusta collocazione.
1) Lo studente
E’ e deve essere riconosciuto come partner attivo nella programmazione, nel pieno rispetto dello specifico ruolo
culturale e professionale del docente.
Egli deve riconoscersi nel percorso che intraprende e deve percepire che la strada che ha scelto é fonte di progresso.
Deve essere coinvolto nella definizione di percorsi formativi, deve sentirsi rinforzato nell’autostima e deve essere
consapevole delle proprie capacità e potenzialità e avere riconosciuti e definiti gli spazi della contrattualità formativa.
Nello stesso tempo, però, deve assumere la cooperazione come stile relazionale e norma di lavoro.
Parte integrante del POF, perciò, sarà il Regolamento che deve consentire una precisa assunzione d’impegni e di
responsabilità, grazie alla chiara esplicitazione delle regole che guidano la convivenza e il dispiegarsi dell’azione
educativa e didattica all’interno della Scuola.
2) I docenti (operatori scolastici in genere)
Il POF, è risaputo, è la CARTA D’IDENTITA’ di una scuola, la dichiarazione chiara e trasparente di ciò che si vuole
fare in coerenza con la propria capacità progettuale, nella realistica considerazione dei vincoli e delle risorse
istituzionali e del progetto formativo della famiglia, per un servizio qualitativamente efficiente ed efficace.
E come tale richiama immediatamente la responsabilità di tutti gli operatori scolastici e dei docenti in particolare che
hanno il compito e la responsabilità della progettazione e dell’attuazione del processo d’insegnamento e di
apprendimento.
Spetta a tutti gli operatori scolastici, nella peculiarità del ruolo, innalzare il livello di scolarità e il tasso di successo
scolastico perseguendo il massimo possibile della qualità dell’offerta e dei processi d’insegnamento /apprendimento.
Per ottenere risultati significativi, la nuova scuola deve impegnarsi soprattutto a far maturare, negli studenti,
atteggiamenti e capacità, oltre che a far acquisire le conoscenze essenziali indispensabili per la loro “effettiva
partecipazione all’organizzazione politica, economia e sociale del Paese” così come prevede la nostra Costituzione.
Aiutare gli alunni a coniugare conoscenze, abilità, competenze e atteggiamenti significa approcciare la loro
personalità in tutte le sue dimensioni.
3) I genitori
Nella qualità di primi titolari della formazione integrale dei loro figli, i genitori devono trovare nel POF le norme di
collaborazione con la scuola nel far rispettare ai figli i loro impegni, nel sostenerli nel loro lavoro a casa,
nell’assicurare la frequenza regolare e la puntualità alle lezioni, nell’informare la scuola in caso di problemi che
possono incidere sulla situazione scolastica, nel ricevere le notizie periodiche sull’andamento didattico-disciplinare,
nelle problematiche della classe e della scuola, nella partecipazione ai momenti d’incontro e confronto con la
scuola e in tutto ciò che sia utile per agevolare i processi d’insegnamento/apprendimento.
Il POF, così inteso, diventa uno stile di lavoro che sollecita, nella progettazione, il senso di responsabilità, di
razionalità e di partecipazione di tutte le componenti.
In conclusione, però, occorre precisare che, in una scuola inserita in un processo di totale cambiamento della società,
l’aggiornamento di tutti gli operatori scolastici e quello formativo, rivolto ai genitori, per consentire agli stessi una
partecipazione concreta ai processi innovativi in atto, è un importante elemento di qualità del servizio scolastico.
Se è vero, infatti, che a un massimo di professionalità, corrisponde un massimo di produttività, l’aggiornamento
diventa essenziale e strumentale alla prestazione didattica quale finalità istituzionale del servizio scolastico.
Giuseppe Luca
Direttore Responsabile della “Letterina”


Lettera al Sommo Pontefice; I precari della Scuola Pubblica

Il giorno 25/02/2010 una delegazione rappresentante il CPS Romagna formata da Docenti, Ata precari (collaboratori scolastici, tecnici e amministartivi) ha incontrato il Vicario Generale monsignor Dino Zattini per la Diocesi di Forlì Bertinoro ed ha consegnato una lettera indirizzata a Sua Santità il Papa Benedetto XVI allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica per porre in evidenza i gravi problemi dovuti ai consistenti tagli alla scuola pubblica i quali si sono fatti sentire anche in provincia di Forlì-Cesena colpendo sia i lavoratori e sia strutture scolastiche in una regione sempre molto efficiente come ha evidenziato l’autorevole rivista “Tuttoscuola” elogiando soprattutto la provincia di Forli-Cesena, ricordando in questo caso il forte e costante contributo di tutti i lavoratori (docenti e ata) precari della scuola di Forlì-Cesena.

Il vicario ha ascoltato con molto interesse consapevole dei problemi dei tagli e sorpreso dalla vastità e dai problemi educativi da questi causati.

A Sua Santità

Il Sommo Pontefice Benedetto XVI

00120 Città del Vaticano

Santità,

i precari della Scuola Pubblica Italiana hanno ascoltato con gran commozione i suo ultimi interventi fatti con tanta sofferenza e affetto paterno per tutti coloro che hanno perso il lavoro a causa di questa crisi e il caldo appello fatto da sua Sua Santità Illustrissima per la tutela dell’occupazione in Italia.

Ci sentiamo gratificati per il messaggio fraterno di solidarietà e amore in tali sinceri e

caritatevoli sentimenti di Sua Santità.

. Sono gli stessi sentimenti, d’altronde, che ci accomunano per tutti quelli che si trovano in una situazione di disagio e forte difficoltà psicofisica ed economica. Inoltre non possiamo nasconderle, Santissimo Padre, i nostri disagi di precariato che da tempo proviamo per i nostri 42.000 colleghi della scuola, che hanno perso il lavoro, dopo decenni di fedele servizio alle dipendenze dello Stato Italiano.

Da allora viviamo ogni giorno il nostro precariato come un peso che ci grava sul cuore come un macigno, aggravato inoltre dalla nostra vivissima preoccupazione per gli altri 90.000 lavoratori della scuola che perderanno il loro lavoro nei prossimi due anni. Molti di noi sono disperati. Nonostante i sacrifici fatti per studiare, i concorsi vinti, le abilitazioni e i master conseguiti, siamo infatti consapevoli che saremo sbattuti in mezzo alla strada assieme alle nostre famiglie.

Alcuni di noi hanno gridato il loro dolore dal tetto degli Uffici Scolastici Provinciali occupati, come a Benevento, o hanno fatto lo sciopero della fame, come a Palermo e Messina, ma nessuno ha mai ascoltato la nostra disperazione. Molti altri, invece, rivolgono da mesi preghiere giornaliere alla Madonna e al Signore, buono e misericordioso, ma non riusciamo a vedere lo stesso uno spiraglio di luce nel nostro futuro e in quello delle nostre famiglie.

Ci siamo rivolti quindi anche a lei, Santissimo Padre, con la speranza che possa pregare per noi ed invocare l’intercessione del Signore e della Madonna. Inoltre, le chiediamo umilmente di rivolgere un urgente appello pubblico ai nostri politici, affinché la riforma della Scuola Superiore sia almeno rinviata di un anno per iniziare un vero confronto con i docenti, in quanto la proposta attuale danneggia gravemente sia gli studenti e sia i lavoratori. È importante, poi, che si favorisca da subito lo scivolo anticipato di due anni per i pensionamenti, così che anche i lavoratori della scuola possano continuare a sostenere in futuro le proprie famiglie. I provvedimenti finora adottati dal Governo, ad esempio il “salvaprecari”, sono infatti del tutto insufficienti e non salvano nessuno, se non, grazie all’ingannevole gioco di parola, la faccia di chi ha il coraggio di lasciare in mezzo alla strada 142.000 lavoratori in tre anni.

Confidiamo che Sua Santità Illustrissima ascolterà la nostra preghiera e facendole presente il silenzio mostrato fino a questo momento dalla Chiesa e dai suoi organi, come la CEI, intervenuta più volte nel dibattito sui tagli all’istruzione, ma solo per chiedere maggiori finanziamenti alla scuola privata, ci ha fatto sentire soli e abbandonati da tutti.

Confidiamo in un suo eventuale pubblico intervento di solidarietà e in un appello al Governo Italiano

Le inviamo i nostri più cari e distinti saluti.

A nome di tutti i precari della Scuola Pubblica Italiana.

Coordinamento Precari Scuola nazionale, sezione di Ravenna

Coordinamento Precari Scuola nazionale, sezione di Forlì-Cesena