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I docenti e i docenti precari in lotta rispondono agli auguri del ministro Profumo

Ministro Profumo,

anche noi le auguriamo una Pasqua serena, ma auspichiamo che sia, nel contempo, per Lei, una Pasqua di riflessione, di autoanalisi e, soprattutto, di profonda resipiscenza, dal momento che constatiamo una dolosa e sconcertante discrasia, al limite della dissociazione mentale e morale, tra il valore che Lei sembra attribuire alla Scuola così come noi la intendiamo e difendiamo, dipingendola, nei suoi quadretti un po’ stucchevoli, come una comunità sollecita verso i bisogni degli alunni e devoluta allo scopo di educarli alla consapevolezza e all’autonomia, e la Scuola che invece Lei, nonostante dimissionario, sta preparando per le nuove generazioni, una Scuola disumana, asfittica, meccanizzante, automatizzata, tecnologizzata in modo superficiale e maldestramente propagandistico ma nella sostanza medievalizzata e classista; una Scuola decerebrata e disanimata, priva di memoria storica e privata dei tempi necessari alla maturazione; una Scuola, soprattutto, spietata e repulsiva verso chi non possiede già per “natura”, ovvero per ascendenza familiare, il bagaglio economico e culturale necessario a proseguire con successo gli studi.

Dice di aver imparato tanto dal contatto con noi, ma noi non abbiamo percepito la reciprocità di questo rapporto. Non abbiamo potuto confrontarci, infatti, nonostante Lei ci riconosca competenza e abnegazione, né siamo mai stati interpellati come tecnici esperti della didattica e della “paideia” a largo raggio, prima che fossero emanati da parte sua, con il solito atto d’imperio, provvedimenti che stravolgono la facies del nostro lavoro e della Scuola.

Ci riferiamo, in particolare, alla proposta di ridurre di uno o due anni l’iter formativo degli studenti, assolutamente aberrante, nonché all’ultimo decreto sulla valutazione delle Scuole, già famigerato e contestato anche da alcuni dirigenti assennati, che surroga e reintegra i contenuti dell’odiosa Legge “ex Aprea”, respinta a prezzo di manganellate che fanno ancora male a quegli studenti che Lei ora blandisce, e che ci umilia profondamente, calpestando la libertà d’insegnamento sancita dalla Costituzione e riducendoci a “facilitatori” nell’apprendimento di idiozie spacciate per nuove frontiere della “logica” (come se ne esistesse una sola).

Mentre nei paesi di area anglosassone si rivoltano contro la stoltezza dei quiz che prosciugano e inaridiscono l’intelletto, al grido di “Testing is no Teaching!”, noi importiamo, da bravi necrofili provinciali, i loro cadaveri pedagogici, propinando questi test fallimentari sia ai neolaureati (Lei ricorderà che i quiz dell’ultimo TFA sono stati proscritti da Luciano Canfora e da altri 26 paleoumanisti italiani di fama internazionale, che hanno denunciato al Presidente della Repubblica la loro totale inadeguatezza all’accertamento delle conoscenze degli aspiranti), sia ai concorsisti, partecipanti ad una surreale selezione illegale e demagogica, aspiranti a un posto che non c’è, mortificati nella loro professionalità e diffamati, insieme ai colleghi di ruolo, tramite campagne vergognose, che si sono spinte fino alla pubblica menzogna (ricorderà anche, ne siamo certi, le sconce bugie dette da Monti sulla mancata accettazione, da parte della nostra “privilegiata corporazione” di un sopruso intollerabile, alle quali Lei stesso fu chiamato a porre rimedio sostenendo un confronto televisivo con Salvatore Settis, altro inascoltato grande intellettuale di questo ingrato paese).

Dice che spera che la Pasqua ci aiuti a riscoprire il senso della comunità. Noi Le rispondiamo che non abbiamo bisogno della Pasqua, per questo, Signor Ministro, perché la solidarietà, quella più forte, vera e fraterna, l’abbiamo sviluppata in piazza, ritrovandoci fianco a fianco dietro gli striscioni, nei cortei di protesta, urlando insieme la nostra rabbia contro la vostra arroganza e i vostri tentativi di annichilire la Scuola statale, un tempo riequilibratore sociale primario di questa disgraziata Italia che ha smarrito se stessa e si è resa insolvente nei confronti delle nuove generazioni, prospettando loro un futuro di lavoro dequalificante e frustrante dopo una formazione insufficiente, confusa, banalizzante.

Lei fa riferimento insistentemente alla “competitività” delle Università, ma confonde la competitività con l’esclusione: sono ben 58.000, Signor Ministro, gli studenti che quest’anno mancano all’appello, nelle nostre Università; 58.000 ragazzi che non hanno potuto iscriversi per i costi eccessivi, per la mancanza di prospettive e di strutture, per i tagli feroci al welfare e ai trasporti, che disincentivano gli studenti pendolari, per la predisposizione di percorsi elitari che premiano solo chi già è integrato nel sistema e appare chiaramente destinato a mettervi le radici. Questi 58.000, cui si aggiungeranno gli altri, coveranno rancore infinito per le opportunità che sono state loro sottratte, creando un clima sociale teso e greve.

Ad essi si aggiungono i ricercatori sfruttati e mai stabilizzati, costretti ad emigrare per essere valorizzati, e perfino i professori ordinari, rimasti basiti di fronte ai sistemi di “valutazione” draconiani e improntati ad un’imbarazzante esterofilia applicati dall’ANVUR, nuova divinità della selezione darwiniana e del finto merito, che già sta marginalizzando le migliori produzioni scientifiche in molti campi, premiando il conformismo e creando dissapori e rivalità in ambiti in cui la collaborazione è fondamentale.

Lei paragona le aule ai templi pagani: il parallelo è molto aulico, ma sarebbe anche veridico se, per esempio, sulle scuole confessionali e private non continuassero a piovere finanziamenti incostituzionali, mentre ai genitori dei nostri alunni vengono richiesti sempre più sostanziosi e necessari “contributi volontari”, e sarebbe anche pertinente se la paganità fosse assurta a metafora di un atteggiamento euristico aperto e antidogmatico… Ma la Scuola che state creando, obbligandoci a “somministrare” agli studenti la cicuta dell’Invalsi, appare, invece, come l’esatto calco di una Chiesa che professa una Verità assoluta, che non ammette contestazione e non tollera alternative teoretiche!

Il richiamo all’Europa, poi, Signor Ministro, nella forma in cui viene da Lei fatto, è servile e denota una subordinazione intellettuale e politica che non ha ragion d’essere. Noi non dobbiamo dimostrare di essere all’altezza dell’Europa: siamo Europa anche noi e, anzi, un tempo, prima delle riforme esiziali che avete attuato, eravamo oggetto di ammirazione da parte delle altre nazioni per il nostro sistema scolastico, con speciale riferimento alla scuola elementare, devastata dall’assassinio della didattica modulare e da una revisione fintamente progressista e modernizzante dei programmi, che spesso impedisce ai discenti perfino di arrivare a padroneggiare la propria lingua madre!
Basta, per favore, con questo spauracchio puerile dell’Europa-matrigna che ci giudica e punisce; basta con questo alibi comodo che il MIUR da sempre adopera strumentalmente per infierire contro la Scuola e i docenti, ignorandone, invece, le direttive e i vincoli quando si tratti di stabilizzare i docenti artatamente precarizzati (il che assicurerebbe continuità didattica agli studenti sfiduciati, sempre più inclini all’abbandono scolastico), o di adeguare gli stipendi degli insegnanti italiani a quelli degli altri paesi comunitari!

Infine, vorremmo dirLe che la didattica “a misura” degli studenti non può essere elaborata senza interpellare gli interessati! Chi Le ha riferito che i libri multimediali, per la cui fruizione l’80% delle scuole non è attrezzata (protestano già gli editori e i dirigenti) siano graditi agli studenti? Quale norma costituzionale Le dà modo e diritto di interferire con le metodologie di insegnamento, strettamente legate ai contenuti disciplinari? Il libro, quello di carta, è uno strumento duttile, un compagno che può essere sfogliato in diverse direzioni, su cui si possono fare annotazioni personali e che può essere portato anche in treno, per ripetere l’ultimo paragrafo, per gettare di nuovo l’occhio sulla riga astrusa, che tutt’a un tratto si fa familiare…
La modernità non sta nei tablet e nelle lavagne multimediali, utili a far concludere ottimi affari a fornitori pronti a gettarsi sul nuovo mercato; la modernità sta nella libertà di rielaborare i concetti, nel coraggio di smascherare i presunti precetti e nella capacità di modificare i vigenti assetti!

Anche noi ci sentiamo fortemente responsabili verso i nostri studenti, nostri figli, e verso quella Scuola che Pietro Calamandrei definiva “un organo costituzionale”. Anche noi siamo orgogliosamente professori, ricercatori inesausti e madri e padri preoccupati per la tenuta della democrazia e del tessuto culturale del paese, ed è per questo che non smetteremo di lottare per arginare le derive del Suo agire solipsista e distruttivo, nella speranza di poter al più presto interloquire con referenti più rispettosi, sensibili e dialettici.

Abbiamo scelto di diventare professori per essere liberi e dignitosi e per aiutare i nostri studenti ad amare la libertà e la dignità più di ogni altro effimero successo. Il grande archeologo Bianchi Bandinelli soleva dire che non sono le perle a fare una collana, ma il filo: ecco, i nostri studenti non vanno selezionati e “scartati” forsennatamente come le perle buone o difettose, ma vanno tutti preparati e seguiti perché costituiscano quel filo robusto senza il quale le perle restano neglette e non brillano, perché non c’è nessuno che sappia riconoscere il loro valore.

Le porgiamo di nuovo i nostri auguri di renovatio spirituale e morale, sinceramente e speranzosamente.

I docenti e i docenti precari in lotta


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L’assurdità dei test di ammissione ai corsi di medicina e chirurgia: lettera aperta a Napolitano

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Lettera aperta al Presidente della Repubblica di una diplomata liceale anno scolastico 2011/2012, in riferimento all’iscrizione ai corsi a numero chiuso di medicina e chirurgia.

Egregio Signor Presidente della Repubblica,

le scrivo queste poche righe per sottolineare una situazione in Italia che non piace a molti. Io sono una studentessa di Napoli diplomata nell’anno scolastico 2011/2012 presso un liceo scientifico e ora mi trovo a vivere la problematica dei test universitari a numero chiuso che mi precludono il futuro desiderato. In particolare quello della Facoltà di Medicina e Chirurgia è un test a dir poco assurdo, le domande alle quali noi studenti siamo sottoposti sono sempre molto difficili e ogni anno il grado di difficoltà non fa che aumentare ed a causa di ciò, molti studenti che come me sognano di fare il medico da quando erano bambini debbono rendersi conto di trovarsi la strada sbarrata da un odioso test! Non possiamo continuare a giudicare in questo modo i nostri futuri medici! Un test non attesta davvero quanto quella persona sia motivata. Perciò le chiedo di fare qualcosa per poter cambiare questa situazione. So benissimo che ogni anno gli studenti che si iscrivono alla Facoltà di Medicina e Chirurgia sono troppi ma esistono altre strade oltre al test d ingresso per selezionare gli studenti più adatti, ad esempio si potrebbe solo all’inizio lasciare entrare tutti ma solo coloro che riusciranno a portare a termine tutti gli esami dei primi due anni potrebbero avere la possibilità di continuare il corso di studi. In questo modo si può testare direttamente se uno studente è adatto o meno alla professione del medico, se è adatto o meno al fine che si è prefisso. Le chiedo di provare solo per un po’ ad immaginare come io e molti altri studenti possiamo sentirci quando ci viene tolta la possibilità di realizzarci nella professione che più desideriamo, la prego di credermi se inoltre le dico che questa lettera le è stata scritta tra una lacrima e l’altra! Spero di essere riuscita almeno in parte a trasmetterle i miei sentimenti e quelli di molti altri studenti e che per questo ci aiuti a cambiare le cose! La ringrazio anticipatamente per la sua attenzione.
Distinti saluti
Federica Esposito

Napoli

L’allieva che scrive è una studentessa seria, che ha portato avanti la sua carriera scolastica in una scuola Italiana di Napoli la quale accoglie allievi come Federica, proveniente, come molti dei nostri studenti, da una famiglia attenta alle esigenze dei propri figli ma certamente non appartenente ai ceti sociali “facilitati” da una economia ricca, conoscenze capaci di “aiutare” i propri amici ed i figli di questi, o, peggio (e ne siamo lieti), da “famiglie” con poteri di persuasione di vario tipo. Personalmente ho l’esperienza di una figlia, oggi venticinquenne che, dopo essersi laureata con lode alla triennale di Biologia generale applicata ed alla Magistrale di Biologia con indirizzo molecolare, sempre con lode, alla Federico II di Napoli, è (finalmente!), riuscita, nel corso del passato anno scolastico, ad iscriversi a medicina, per divenire quello che ama essere: un medico.
Inutile dire che le hanno fatto ripetere finanche l’esame di biologia molecolare e compie salti mortali per trovarsi al terzo anno di corso (essendo stata “facilitata” con una iscrizione al secondo anno), con gli esami in regola.
Perché rendere così complessa ai nostri giovani la possibilità di iscrizione a medicina? Evidentemente il sistema di “reclutamento” attuale non taglia fuori soltanto gli “inidonei”, ma anche ragazzi che ce la metterebbero tutta per restare in linea con gli esami e meritare la fiducia concessa loro con una forma di iscrizione libera. Porre fuori, nel corso del biennio, pur se con una iscrizione libera, quanti si dimostrino incapaci di mantenere una certa perfomance negli esami, appare più valido (così come “consiglia” la nostra Federica), piuttosto del tagliare fuori tanti giovani i quali si mostrano poi così meritevoli nel tempo da mostrare che non sia stata giusta la loro esclusione dell’iscrizione a causa dei test di medicina.
Provate ad ascoltarli. Darebbe certamente più fiducia ai nostri giovani rispetto ad uno sbarramento iniziale che tanto, nel passato anche recente, è stato persino fonte di sospetti, giusti o ingiusti che fossero.


Caro Ministro che mi fai fare il concorso per la terza volta

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Lettera di una insegnante al Ministro Profumo.

Dunque, riflettevo.
Caro Ministro Profumo che mi fai fare per la terza volta il concorso per vedere se sono ancora capace ad insegnare, caro Ministro, dicevo, se il concorso è utile lo farò.
Però.
A questo punto, per essere giusti ed equi, sono dell’idea che tutti gli insegnanti, anche quelli assunti, ogni cinque o dieci anni debbano rifarne uno.
Così.
Come una specie di revisione. Per vedere se sono capaci.
E poi, se non lo superano, possono essere licenziati o incaricati per altre mansioni.

Continua a leggere la lettera


Coordinamento Diploma Magistrale: Lettera Aperta al Ministro Profumo su Concorso

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Pubblichiamo la lettera aperta che il Coordinamento Diploma Magistrale ha scritto ed inviato al Ministro, al Sottosegretario Rossi Doria ed agli organi di stampa sul nuovo concorso ordinario previsto per settembre, con la speranza che il Ministro o qualcuno del suo Staff chiarisca i logici dubbi da noi rilevati.

Lettera aperta al Ministro Francesco Profumo
al Sottosegretario Marco Rossi Doria

e per conoscenza agli Organi di Stampa

Egregio Ministro,
Egregio Sottosegretario

ci permettiamo di scrivere alle SS.VV. perché non ci è chiaro per quale motivo il Ministro nell’intervento alla festa del PD abbia affermato che al concorso potranno partecipare coloro che hanno conseguito l’abilitazione nonché coloro che hanno conseguito i titoli di diploma magistrale nei corsi iniziati entro il 1997-98 e conclusi entro il 2001-02.

Dobbiamo cogliere questa affermazione nel senso che questi ultimi, ad avviso del Ministro, non rientrano a pieno titolo nella categoria degli abilitati ?
Perché la distinzione tra “abilitati” e “diplomati magistrale”, quasi una “categoria a parte” ?

Siamo certi che le SS.VV. siano pienamente a conoscenza delle norme stabilite dall’art. 197 comma 1 del D.Lgs. 297/94 e dall’art. 15 comma 7 del DPR 323/1998 che sanciscono in modo chiaro che il diploma è titolo che abilita in modo permanente all’insegnamento nella scuola elementare, oltre a costituire titolo di ammissione, in via permanente, ai concorsi.

Cogliamo, comunque, l’occasione per ricordare quanto espressamente stabilito dalla Legge.

D.Lgs. 297/1994 (testo unico sulla scuola), art. 197 comma 1:
“A conclusione degli studi svolti nel ginnasio-liceo classico, nel liceo scientifico, nel liceo artistico, nell’istituto tecnico e nell’istituto magistrale si sostiene un esame di maturità, che e esame di Stato e si svolge in unica sessione annuale. Il titolo conseguito nell’esame di maturità a conclusione dei corsi di studio dell’istituto tecnico e dell’istituto magistrale abilita, rispettivamente, all’esercizio della professione ed all’insegnamento nella scuola elementare; restano ferme le particolari disposizioni recate da leggi speciali.”

D.P.R. 323/1998, art. 15 comma 7:
“I titoli conseguiti nell’esame di Stato a conclusione dei corsi di studio dell’istituto magistrale iniziati entro l’anno scolastico 1997/98 conservano in via permanente l’attuale valore legale e abilitante all’insegnamento nella scuola elementare. Essi consentono di partecipare ai concorsi per titoli ed esami a posti di insegnante nella scuola materna e nella scuola elementare.”

Crediamo sia superfluo precisare che se il bando di concorso non dovesse far rientrare a pieno titolo i possessori di diploma di maturità magistrale tra coloro che possono parteciparvi in quanto in possesso di abilitazione, il bando stesso rischierà di essere oggetto di impugnazione presso il TAR in quanto porrebbe in discussione, elemento per noi non accettabile, il valore di abilitazione all’insegnamento del titolo conseguito, così come sancito, come è ben noto, da precise Norme del Diritto.

Con l’occasione ricordiamo che, proprio recentemente, l’On. Ciccanti in data 26.06.2012 ha presentato un’interrogazione al Ministro in cui affermava, peraltro, che: “mai prima d’ora, era stato messo in discussione il valore di abilitazione all’insegnamento dei diplomi di maturità magistrale, in quanto né i concorsi per titoli ed esami per la scuola elementare, né i corsi ex decreto ministeriale n. 85 del 2005 hanno mai avuto funzione di abilitazione all’insegnamento, costituendo, i primi, semplice procedura concorsuale per l’arruolamento nelle scuole statali senza finalità abilitanti, i secondi corsi finalizzati esclusivamente all’acquisizione della cosiddetta «idoneità» all’inserimento nelle graduatorie permanenti/ad esaurimento;”

Del resto, lo stesso ex Ministro Luigi Berlinguer in una nota del 1997 (peraltro, come noto, depositata agli atti dei numerosi ricorsi presentati presso il TAR) affermava che il titolo avrebbe conservato per sempre il suo valore abilitante.

Poiché le parole sono importanti, soprattutto nel linguaggio giuridico, ci permettiamo, quindi, di chiedere, pubblicamente, che Codesto Ministero affermi, in modo inequivocabile, il valore abilitante permanente del titolo così come espressamente dichiarato dalla normativa vigente.

Distinti saluti.

Gruppo Coordinamento Diploma Magistrale


Noi precari non abilitati

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Pubblichiamo con piacere un intervento di di Lorena Fiorito.

E’ difficile per me trovare le parole e ritrovarmi a scrivere questa
lettera per l’ennesima volta dopo anni ed anni di sacrifici vedendo la
meta sempre più lontana…La mia storia di fatiche e
precariato…inizia nel lontano 2000 quando fresca di laurea, con un
sogno nel cassetto come direbbe la cantante mia concittadina Gerardina
Trovato…lascio Catania per Bergamo e inizio un’avventura che già da
ragazzina con l’esperienza del volontariato nei quartieri più
disagiati della città..mi aveva dato grandissime
soddisfazioni…”l’insegnamento”!!

Eh sì l’insegnamento, questa parola
ricca di significato che spesso oggi viene
ridicolizzata… l’insegnamento passione e missione per molti di noi
alla quale però siamo costretti a rinunciare perchè non
abilitati… Per chi non lo sapesse l’abilitazione è un vizio di forma
tutto italiano(negli altri paesi con 3 anni di servizio sei abilitato
alla professione…ma questa è un’altra storia)…nel corso degli anni
per accedere al ruolo era necessaria l’abilitazione…che si otteneva
mediante concorsi ordinari (l’ultimo nel 99 al quale ho partecipato
senza molta fortuna) e successivamente mediante scuole di
specializzazione le famigerate SISS soppresse nel 2007.Accanto a
questi percorsi periodicamente dall’85 in poi…sono stati istituiti
grazie ad un decreto il DM/85 corsi speciali abilitanti per coloro che
possedevano almeno 360giorni di servizio accumulati in un lasso di
tempo già stabilito…

Quando arrivai nella bergamasca il mio percorso
si mostrò subito in salita…avevo spedito domande di “messa a
disposizione” a 200 scuole a caso e le prime chiamate arrivarono dopo
poco tempo ma a km e km di distanza rispetto al mio
domicilio… l’entusiasmo e la voglia di mettermi in gioco furono però
talmente forti da accettare ogni supplenza, anche quella di un solo
giorno anche in posti sperduti in cima alle montagne dove neanche i
colleghi di ruolo si sarebbero sognati di andare… il sorriso dei miei
alunni è sempre stata la mia gioia e soddisfazione più grande
ripagandomi di ogni sacrificio! Così passo dopo passo…mattone dopo
mattone arrivò il 2004 anno in cui grazie alla mia forza di volontà
avevo messo da parte un bel po’ di punti e riuscii ad inserirmi nelle
graduatorie d’istitito di III fascia (graduatorie riservate ai non
abilitati ossia insegnanti in possesso del solo titolo di studio
adatto all’insegnamento) riuscendo ad ottenere i primi incarichi
annuali. Sì avete capito bene incarichi da settembre al 30
giugno…nonostante non fossi abilitata e come me anche tantissima
altra gente…

Nel 2005 poi dopo aver provato senza successo nonostante
uno studio proficuo ed impegnativo l’accesso alle SISS a Milano… fu
bandito l’ennesimo corso abilitante grazie al DM/85 che prevedeva i
360giorni di servizio spalmati in un arco di tempo che andava dal
settembre 1999 al giugno del 2004…anche in questo caso la fortuna
non mi aveva accompagnato ed io come altri colleghi per pochi giorni
di servizio non potemmo partecipare…oltre al danno la beffa visto
che poco tempo dopo scoprimmo che parecchia gente senza tale requisito
avendo partecipato ugualmente al percorso… grazie ad una sanatoria
del 2006 adesso è abilitata!! Nonostante tutto io decisi di non
mollare… l’insegnamento è la mia vita e tutt’ora grazie al punteggio
accumuto e al fatto di essere una delle prime in graduatoria nella
Bergamasca lavoro su incarico annuale, promuovo alunni, verbalizzo
prove di verifica, compilo i registri, svolgo lo stesso lavoro dei
colleghi abilitati eppure non ho il diritto di avere lo stesso
trattamento!

Trovo vergognoso che anni ed anni di esperienza e di
lavoro non valgano niente; è assurdo che tanti sacrifici miei e di
migliai di colleghi nella mia stessa condizione( siamo 44 mila i
docenti non abilitati con almeno 360g di servizio stima del MIUR )
vadano buttati al vento…La riforma Gelmini nel 2010 grazie ad un
decreto il DM 249/10 ha stabilito che per ottenere l’abilitazione
bisognerà effettuare un percorso denominato TFA ( tirocinio formativo
attivo) di durata annuale, da svolgersi nelle università, con un costo
stratoferisco (dai 3mila euro in su totalmente a carico dei corsisti),
incompatibile con il servizio(non potremo lavorare durante la
frequenza)…ma la cosa più aberrante per poter accedere ai suddetti
percorsi ognuno di noi dovrà prima superare tre prove di
sbarramento(un test preliminare… una prova scritta ed una orale).Mi
chiedo e l’esperienza maturata negli anni??? Possiamo mai essere
considerati alla stregua dei neolaureati o di chi è privo di
esperienza??? Inoltre qualora si dovesse riuscire a passare la
selezione saremmo sottoposti all’esame di b2 per le competenze
dell’inglese…ed a un ulteriore esame per le conoscenza
informatiche…questi ultimi tasselli importanti nella società in cui
viviamo ma non solo per la nostra categoria, ma per tutti i docenti e
lavoratori…è normale che al solito ci siano “figli e figliastri”??Ed
ancora… è logico che dopo tutta questa bagarre si venga rilegati in
seconda fascia d’istituto che non migliora se non di poco le nostre
condizioni lavorative e i colleghi che ci hanno preceduto sono di
ruolo?? Noi non pretendiamo niente ma abbiamo una dignità ed abbiamo
gli stessi diritti di formazione dei colleghi che ci hanno preceduto e
soprattutto lo stesso diritto di lavorare…uno stato “sordo”… deve
porre rimedio a questo scempio!!

Lorena Fiorito

Un genitore critico della scuola pubblica scrive, un professore precario risponde

Messaggio ricevuto da un genitore il 20/09/2010

E’ possibile che sono due anni che non c’è un insegnante che sia onesto con il proprio lavoro e verso i propri doveri.L’ultima volta che ho visto l’insegnate di matematica di mia figlia è stato due anni fà, da allora il susseguirsi di supplenti è infinito e i dirigenti sbattono i bambini dovunque pur di togliersele dai piedi.E’ possibile che la scuola statale siglifica fare quello che si pare senza avere rispetto dei bambini e del proprio lavoro. Se la scuola pubblica deve essere questa, allora resta solo quella privata. E smettetela di lamentarvi se vi lasciano a casa, prendetevela con i vostri colleghi e con voi stessi che non riuscite a creare una scuola degna di essere chiamata scuola.

Cordiali saluti Andrea

Messaggio di risposta di Matteo Vescovi, professore precario (Assemblea delle scuole di Bologna e provincia)

Gentile genitore,

mi sento in obbligo di rispondere alla sua lettera che credo esprima le difficoltà e le perplessità di molti altri genitori come lei. Devo dire che lei ha le sue ragioni, non posso darle torto quando lamenta la mancanza di insegnanti stabili e addirittura denuncia una prassi, quella di smembrare le classi e distribuirle in altre per evitare di chiamare supplenti, che in questo momento si sta diffondendo sempre di più. Lei ha tutte le ragioni di indignarsi perché a sua figlia viene negato il diritto all’istruzione. Le dirò di più, teoricamente se questa prassi fosse portata avanti per molti giorni, si potrebbe trovare nella condizione di non validità dell’intero anno scolastico. Per questo motivo la invito a denunciare pubblicamente questa prassi anche con esposti all’Ufficio Scolastico Provinciale e alla Procura della Repubblica, coinvolgendo gli altri genitori e gli insegnanti di suo figlio. Ma non se la prenda con noi che da anni appunto stiamo lottando strenuamente per difendere questo ed altri diritti riconosciuti dallo Stato, ma negati nei fatti da questo e altri governi, nonché da molti che non hanno il coraggio di opporsi.

Se ha la pazienza di leggere ancora vorrei spiegarle, però, per quale motivo la scuola di suo figlio si trova in questa condizione. Innanzitutto le scuole statali sono ormai senza fondi, il Ministero deve risarcire alle scuole della provincia di Bologna un debito di 22 milioni di euro. Soldi che le scuole hanno utilizzato per pagare i supplenti e per altre necessità di gestione (carta, materiali didattici, carta igienica, eccetera) e che sono stati presi in buona parte dai contributi che voi genitori versate ogni anno, ma che non verranno restituiti (altro motivo per indignarsi). A questo punto, i Presidi con le casse vuote stanno cercando in tutti i modi di portare avanti un barcone con sempre più buchi.

In secondo luogo, saprà benissimo che il Ministero con una circolare ha ridotto l’orario di scuola, ha aumentato il numero minimo di ragazzi per classe, ha di fatto eliminato le compresenze. Penso che saprà fare da solo la somma di questi dati e comprendere in quale situazione ci troviamo a vivere tutti i giorni, sapendo che siamo obbligati a non fare ciò che di bello facevamo e vorremmo ancora fare.

Di fronte a tutto ciò lei ha ancora tutto il diritto (qualora avesse la possibilità economica di pagare almeno 3000 euro all’anno) di cancellare l’iscrizione di suo figlio alla scuola pubblica statale e di iscriverlo in una scuola privata. Non ci nascondiamo, infatti, che queste scuole stanno sempre più avvicinandosi al modello della scuola elementare statale pre-Gelmini (tempo pieno o modulo) visto che, in quanto privati, sono liberi di progettare la propria offerta formativa. Si ricordi, però, che se lei dovesse iscrivere sua figlia in una di queste scuole, innanzitutto starebbe di fatto sottraendo fondi a tutti quei bimbi che la privata non se la possono permettere (le ricordo, infatti, che i governi e gli enti locali finanziano queste scuole in barba all’articolo 33 della Costituzione che recita che le scuole private possono esistere ma “senza oneri per lo Stato”). Inoltre, starebbe negando a sua figlia il diritto di frequentare la scuola del suo quartiere, di conoscere e di crescere con i bambini che vivono intorno a voi (belli o brutti che siano al nostro giudizio di adulti). Sua figlia si chiuderà in una realtà che ha tanti specchi per non vedere quel mondo nel quale, invece, sta crescendo.

Oppure, lei ha un’altra possibilità. Può cominciare a prendere contatti con i genitori della classe di suo figlio e con gli insegnanti. Può informarsi su quali sono i diritti di sua figlia che vengono lesi e contattare il Presidente del Consiglio d’Istituto della sua scuola per avere spiegazioni, inoltre può rivolgersi al Preside se non sono stati nominati insegnanti o supplenti. E poi può cominciare a costruire nella scuola di sua figlia un’assemblea di genitori-insegnanti che diffonda l’informazione per cominciare a pretendere quei diritti che ci vengono negati dal Ministero e nella fattispecie dall’Ufficio Scolastico Provinciale. Se riuscisse nell’impresa di coalizzare l’intera scuola potrebbe cominciare a diffondere la notizia delle vostre iniziative in modo da fornire un esempio positivo anche per altre scuole, così da costruire un’assemblea che coinvolga tutte le scuole di Bologna e della provincia, perché i problemi che lei ci segnalava non sono risolvibili né dalla singola buona volontà degli insegnanti, né dalle sacrosante richieste dei singoli genitori. Solo se sapremo, ancora una volta, trasformare queste energie in coscienza comune e in azioni condivise, potremo cominciare a riconquistare pezzo per pezzo quel diritto ad una istruzione di qualità che oggi sua figlia si vede negata. In caso contrario ognuno si salverà come potrà.

In ogni caso, queste sono libere scelte. Noi, come genitori e come insegnanti, non possiamo che continuare a credere con Don Milani che “il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia. (Da Lettera a una professoressa)

Nella speranza di ritrovarla in futuro insieme a noi, le porgo i più cordiali saluti

Un prof precario.

Matteo Vescovi