Archivi categoria: Lavoro

Il percorso formativo per diventare traduttore professionale

20

Il percorso formativo che è necessario seguire per diventare traduttore professionale può variare a seconda del corso di studi che si è intenzionati a frequentare. Si può optare, per esempio, per una laurea in lingue e letterature straniere o moderne, scegliendo gli idiomi a cui ci si vuole dedicare oltre all’inglese; in alternativa, si può fare riferimento alle scuole e ai corsi per traduttori e interpreti, con lezioni che nella maggior parte dei casi vengono messe a disposizione da parte di strutture private e che, in linea di massima, si concentrano in modo particolare sulle tecniche di traduzione e su quelle di interpretariato. Imparare a distinguere la qualità è l’utilità di tali corsi è molto importante, tenendo anche conto del fatto che ve ne sono alcuni equipollenti rispetto alle lauree triennali.

Naturalmente, una volta che si è ottenuta la laurea a conclusione di un percorso triennale non è detto che ci si debba immettere per forza nel mondo del lavoro: se lo si desidera, si può proseguire con gli studi, arrivando a una laurea in traduzione specializzata, che non è altro che una laurea completa in traduzione di testi tecnici o scientifici, di testi letterari o di testi giuridici. Ciò non toglie che la conoscenza di una o più lingue si possa introiettare e acquisire senza che sia obbligatorio frequentare un corso di laurea: a volte le esperienze in loco – di studio o di lavoro – sono molto più redditizie rispetto a quel che insegnano i libri

Eppure diventare un traduttore professionale non vuol dire solo conoscere una lingua straniera nel miglior modo possibile, ma anche e soprattutto essere in grado di padroneggiarla in tutte le sue sfaccettature: il che significa, per esempio, essere capaci di analizzare un testo e comprendere il contesto in cui è inserito e in cui è stato realizzato. Oltre a questo, è opportuno saper maneggiare e conoscere molteplici tecniche di ricerca, in relazione al trattamento delle fonti e della documentazione. Infine, un’ultima ma non meno importante capacità ha a che fare con la conoscenza e la comprensione della cultura da cui proviene la lingua.

Il percorso formativo che è necessario seguire per diventare traduttore professionale può variare a seconda del corso di studi che si è intenzionati a frequentare. Si può optare, per esempio, per una laurea in lingue e letterature straniere o moderne, scegliendo gli idiomi a cui ci si vuole dedicare oltre all’inglese; in alternativa, si può fare riferimento alle scuole e ai corsi per traduttori e interpreti, con lezioni che nella maggior parte dei casi vengono messe a disposizione da parte di strutture private e che, in linea di massima, si concentrano in modo particolare sulle tecniche di traduzione e su quelle di interpretariato. Imparare a distinguere la qualità è l’utilità di tali corsi è molto importante, tenendo anche conto del fatto che ve ne sono alcuni equipollenti rispetto alle lauree triennali.

Naturalmente, una volta che si è ottenuta la laurea a conclusione di un percorso triennale non è detto che ci si debba immettere per forza nel mondo del lavoro: se lo si desidera, si può proseguire con gli studi, arrivando a una laurea in traduzione specializzata, che non è altro che una laurea completa in traduzione di testi tecnici o scientifici, di testi letterari o di testi giuridici. Ciò non toglie che la conoscenza di una o più lingue si possa introiettare e acquisire senza che sia obbligatorio frequentare un corso di laurea: a volte le esperienze in loco – di studio o di lavoro – sono molto più redditizie rispetto a quel che insegnano i libri

Eppure diventare un traduttore professionale non vuol dire solo conoscere una lingua straniera nel miglior modo possibile, ma anche e soprattutto essere in grado di padroneggiarla in tutte le sue sfaccettature: il che significa, per esempio, essere capaci di analizzare un testo e comprendere il contesto in cui è inserito e in cui è stato realizzato. Oltre a questo, è opportuno saper maneggiare e conoscere molteplici tecniche di ricerca, in relazione al trattamento delle fonti e della documentazione. Infine, un’ultima ma non meno importante capacità ha a che fare con la conoscenza e la comprensione della cultura da cui proviene la lingua.

Scuola, un disagio che diventa eccellenza

Quante volte abbiamo sentito parlare della scuola in Italia, spesso si afferma che proprio da questa si riparte per fare in modo che un paese abbia nuovamente una spinta a crescere, belle parole spesso accompagnate da un nulla di fatto, non sempre le istituzioni si sono dimostrate sensibili.
La scuola in Italia da alcuni anni è stato oggetto di una riforma radicale che ne ha di fatto cambiato il volto, riforme e contro riforme si sono susseguite in un crescendo altalenante, un problema che da molto tempo di trascina, come sempre in Italia la realtà è divisa a metà.
Ci sono scuole che presentano grandi problemi, sia in termini di organizzazione, sia per quanto riguarda le reali possibilità che hanno, infatti spesso non sono in grado di erogare quel servizio di qualità che dovrebbero dare ai bambini.
Tuttavia esiste anche un risvolto della medaglia differente, infatti esistono insegnati e capacità in grado di trasformare un problema, in una reale possibilità di crescita per tutto il paese, alla base di questo esiste una reale volontà di migliorare le cose.
Cosa fare se dei bambini che vogliono imparare si trovano magari nella condizione di non avere una scuola nel loro paese? La tecnologia, il web possono venire incontro a questi problemi, dando una spinta a trasformare una scuola in una istituzione innovativa che è in grado di rispondere a problemi concreti.
Questa è la storia di Marettimo, un piccolo paese delle Egadi dove non esisteva una scuola media, la figlia del panettiere e della guardia forestale, avevano un grande desiderio, quello di avere la scuola media nel proprio paese, senza doversi spostare verso altri luoghi.
Grazie a qualche istituzione più sensibile e a degli insegnanti aperti che hanno scovato dei fondi europei, hanno potuto frequentare le medie utilizzando la rete, il canale più forte in assoluto, un’esperienza di insegnamento a distanza che ancora una volta testimonia come la scuola possa fare tanto con le persone giuste.
Un esempio di eccellenza italiana applicata, basta solo volerlo realizzare.

Lavorare negli hotel con la nuova stagione alle porte

La stagione estiva è l’occasione, per tutti coloro i quali vogliono iniziare una brillante carriera nel settore dell’ospitalità, di mettersi alla prova per verificare reali attitudini o per attuare a livello pratico quello che di teorico vieni insegnato nelle varie scuole alberghiere d’Italia ma anche semplicemente per lavorare e guadagnare qualche soldo.
Possedere una buona conoscenza del settore turistico, infatti, potrebbe non bastare vanno testate quelle che sono le attitudini personali, dinanzi al reale contatto con il pubblico si potrebbe capre meglio di qualunque altra esperienza la vera propensione personale, scoprendo skill e peculiarità che nemmeno ci si immagina di avere.

Durante la stagione estiva è facile che le strutture ricettive italiane e estere (hotel, motel, pensioni, resort, B&B, villaggi, ecc. ecc.) siano aperte a nuove assunzioni, magari stagionali, forse in ampi progetti di stage formativi o per semplice rafforzamento del proprio personale in vista di un cospiquo incremento delle prenotazioni, comunque tutte necessiteranno di personale per offrire ai clienti il miglior servizio di accoglienza possibile.
In ogni caso la formula stagionale è la soluzione più scelta soprattutto dai giovani che ne apprezzano la chance di riuscire ad ottenere un impiego per un lasso temporale di qualche mese, che spesso coincide con le vacanze estive, sia dalla scuola ma anche dall’università.

Saranno disponibili anche opportunità lavorative in molteplici città d’Europa, come Dublino o Londra o le spagnole Barcellona o Madrid, per tutti coloro i quali sono disposti a trasferirsi.
Il nostro consiglio è quello di iniziare da subito ad inviare Curricula con tanto di foto, di livello di istruzione e conoscenza di almeno una lingua, verso il maggior numero possibile di strutture, di qualunque tipologia e natura esse siano, le soluzioni migliori per farlo sono quelle di iscriversi a quei siti di recruiting o andare su portali come le Pagine Gialle oppure l’italianissimo ProntoHotel.it, uno dei migliori comparatori di prezzo italiani, che ospita al suo interno più di 400.000 strutture in Italia e nel mondo, quale modo migliore per trovare i contatti per inviare le vostre candidature?

Senza dimenticarsi che l’Italia è un paese che vive di turismo, quindi non risulterà difficile trovare delle offerte di lavoro, che vi daranno la possibilità di imparare, capire, mettervi alla prova e fondamentale di guadagnare denaro.

Arriva il Video Curriculum!

Cari professionisti in cerca di lavoro, dite addio al famigerato curriculum vitae con tanto di lettera di presentazione cartacea o formato e-mail . Da oggi c’è il video curriculum!
Siete curiosi di sapere cos’è e come funziona? Leggete di seguito.
Non è poi così diverso da quello che già conosciamo. Una presentazione di sé, delle proprie competenze ed esperienze lavorative, dei propri obiettivi e punti di forza. Insomma, tutto quello che elencavate nel tradizionale cv ora potete direttamente filmarlo e condividerlo sul Web. Numerosi i vantaggi.
Primo fra tutti, l’immediatezza intrinseca di un filmato. Tramite un video potrete sfruttare l’impatto comunicativo per conquistare l’ipotetico datore di lavoro. Si sa che buona parte di ciò che comunichiamo lo trasmettiamo tramite il linguaggio non verbale. Dunque, il video vi dà la possibilità di sfruttare la gestualità, la comunicatività della voce, del corpo, delle espressioni del viso. Magari la vostra risorsa sta proprio lì e avrebbe maggiori difficoltà ad emergere da un semplice curriculum tradizionale.
Poi c’è la facilità di diffusione. Ormai le esperienze di tutti noi sono sempre più internettizzate, cioè gran parte delle informazioni che inviamo o recepiamo ci arriva proprio attraverso Internet. Passiamo al computer una quantità infinita di ore e pertanto è molto più facile che qualcuno si imbatta in un video curriculum piuttosto che andare a leggere un curriculum arrivato per posta. Internet ha una capacità di diffondere in modo rapido e capillare qualsiasi informazione. Per questo, il video curriculum moltiplicherà le vostre possibilità di carriera.
Libero sfogo alla fantasia. Creatività e fantasia sono doti molto sfruttabili in questa nuova frontiera del video curriculum. Non siate timidi, mettetecela tutta per impressionare positivamente quanti si imbatteranno nelle vostre proposte.
Gli esempi si moltiplicano sul Web. Potete trovarne moltissimi su YouTube o simili.
Ricordate sempre che un punto centrale del video curriculum, esattamente come in un cv tradizionale, è quello di mettere in evidenza tutte le vostre esperienze, presentandole nella maniera più accattivante possibile.  Se avete un’ottima padronanza delle lingue straniere, non sottovalutate l’idea di dimostrarlo all’interno del video esprimendovi in queste lingue. E’ senza ombra di dubbio un’ottima presentazione per dimostrare la familiarità con inglese, spagnolo, francese e quant’altro.
Se avete già un’idea precisa, provate a montare il vostro video con Windows Movie Marker, Video Pad Video Editor o VideoSpin.

INGV: l’Amministrazione dell’Ente minaccia la dignità dei lavoratori. Valeria Bruccola sempre dalla parte dei precari.

Valeria Bruccola non è mai stata nella posizione di attendere il corso degli eventi ed anche in questi giorni ha iniziato ad approfondire l’ennesimo caso di sfruttamento del precariato, dalla parte di chi vede i propri diritti calpestati ingiustamente.
Stiamo parlando dei lavoratori, circa 400 precari, tutti ricercatori e tecnici altamente qualificati e con più di un decennio di esperienza, impiegati presso l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).
Si tratta di un Ente di diritto pubblico vigilato dal MIUR, riconosciuto a livello internazionale quale centro d’eccellenza in termini di produttività, che si occupa sia di ricerca applicata alla prevenzione che di monitoraggio del territorio necessario alla identificazione ed alla gestione delle emergenze sismiche e vulcaniche con il fine di garantire la sicurezza delle popolazioni esposte.
La Bruccola, in visita privata al centro, ha parlato con molti dei precari tra cui il Dott. Stefano Pucci che le ha esposto la situazione di cui trova ad essere vittima ad oggi.
Le ottuse politiche degli ultimi 15 anni hanno visto l’Ente sottoposto a continui tagli lineari sia dei finanziamenti ordinari che del personale strutturato, mettendo in atto un percorso di involuzione proprio laddove è riconosciuta la necessità di maggiori investimenti. Inoltre, il blocco della pianta organica dell’INGV, obsoleta ed inadeguata alle reali esigenze del Paese, e l’impossibilità di assumere personale bandendo concorsi in deroga, ha portato ad integrare la dotazione organica con personale precario, mentre l’Ente, nell’impiego di questi lavoratori, ha un tornaconto non solo per le proprie attività, giacché garantisce qualità nello svolgimento di progetti nazionali ed internazionali, ma anche “attrattiva” e capacità competitive nell’attribuzione di fondi, che costituiscono per l’INGV una delle principali fonti di finanziamento della ricerca e dei servizi forniti.
Il personale predetto vive attualmente nella assurda condizione di non poter ottenere la dovuta stabilizzazione, oltre a temere che venga messo in discussione lo stesso mantenimento del posto di lavoro, a cui avrebbe diritto dato che svolge da anni, insieme al personale di ruolo, attività strettamente legate alle finalità istituzionali dell’INGV. Tra queste, persino quelle di servizio per conto della Protezione Civile effettuate in zone terremotate o vulcaniche e di turnazione “h24” nelle competenti sale di monitoraggio.
Alla luce di questo quadro e dei fatti che le sono stati esposti, Valeria Bruccola, insegnante precaria e candidata di Rivoluzione Civile alle elezioni politiche e regionali a Roma e Viterbo, intende denunciare l’assurda situazione di questa classe lavorativa altamente qualificata, con esperienze decennali, curricula prestigiosi e numerose pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali e afferma a tal riguardo : “Non è possibile che a fare le spese di cieche revisioni e tagli sul costo del lavoro debbano essere sempre coloro che serbano legittime e fondate aspettative, specie in settori delicati quali quelli della sicurezza del Paese”. E prosegue: “I nuovi vertici dirigenziali dell’INGV, supportati da pareri ufficiosi del MIUR, ritenevano persino di non dover rinnovare i contratti ai precari. Ciò, oltre a rappresentare una difficoltà in sé, fa emergere un comportamento dell’Amministrazione dell’Ente non solo lesivo della loro dignità ma di gravità oggettiva, essendo inevitabilmente fonte di pesanti ricadute per il futuro stesso dell’INGV.”


Difatti, il CdA spinto dal nuovo Direttore Generale dell’INGV, a due mesi dalla scadenza dei contratti aveva deciso di rescindere unilateralmente l’accordo decentrato di ente, firmato dai sindacati e dal precedente Direttore Generale lo scorso 18 luglio, per una discutibile interpretazione legislativa ed in attesa di una imminente fantomatica legge quadro in materia. Tale accordo decentrato di ente sanciva il proseguimento degli stessi contratti per altri 4 anni senza interruzione ed assicurava una continuità contrattuale ai lavoratori che è condizione necessaria per conservare e riconoscere l’anzianità di carriera.
Come soluzione, i nuovi vertici dirigenziali dell’Ente avevano proposto di bandire 250 posti a concorso per i profili lavorativi di questo personale precario. Così facendo, si sarebbe interrotta la continuità contrattuale, negando il riconoscimento dell’anzianità di carriera, e al contempo, visti i tempi tecnici necessari all’espletamento dei concorsi, avrebbe lasciato 250 lavoratori senza stipendio per almeno quattro mesi. Attualmente l’allarme sembra rientrato e sono stati temporaneamente rinnovati i contratti. Tuttavia, la Bruccola è consapevole che appellarsi al buon senso non coincide con la soluzione in questo genere di dinamiche e conclude: “L’INGV sembra essere lo specchio di un Paese, l’Italia, in profonda crisi istituzionale e pertanto non bisogna sottovalutare il rischio del caso in questione. Non si tratta solo di lasciare senza impiego i lavoratori precari che, secondo quanto prospettato dall’Ente, dovrebbero soggiacere alle direttive dirigenziali e che forse, non potendo sopportare economicamente e moralmente un tale trattamento, saranno costretti anche a spendere le proprie elevate qualifiche professionali all’estero, impoverendo ulteriormente il nostro Paese. C’è di più: la fuoriuscita di personale indispensabile per lo svolgimento delle attività istituzionali dell’INGV provocherebbe gravi disservizi, persino la paralisi di attività necessarie e la stessa puntualità ed efficienza con cui oggi si garantisce il controllo dei rischi a cui è sottoposto il nostro territorio. Il monitoraggio sismico e vulcanico, in un territorio come il nostro, non è un vezzo ed è da considerare, come accade nel resto dei Paesi socialmente e tecnologicamente avanzati il necessario strumento per poter mitigare il rischio stesso e poter garantire una corretta prevenzione”.

Attivare il futuro, al femminile

In Italia cresce la disoccupazione del 21,07% pari a +507 unità; la disoccupazione riguarda la sola componente femminile (dati Istat su base annua – 8 gennaio 2013).

Il caso italiano di Vasi Comunicanti è un modello utile di intervento, come emerge dalla ricerca “Attivare il futuro, al femminile” di Future Concept Lab che mette a confronto interventi in diversi Paesi europei nel quadro del cambiamento epocale della società.

Accanto alla politica attiva, la riduzione delle tasse per le donne può favorire nel lungo periodo il riequilibrio nei rapporti di forza in famiglia come emerge dalla ricerca “Un dito tra moglie e marito: quanto incide la famiglia nelle scelte professionali.”

A fronte della crisi occupazionale che investe maggiormente le donne in Italia, studi, ricerche, interventi di successo di politica attiva indicano, nell’incremento dell’occupazione femminile, una leva fondamentale per favorire il miglioramento del benessere complessivo della collettività. In Italia come in tanti altri Paesi Europei.

Il richiamo forte viene dalle esperienze e dalle ricerche presentate all’incontro di oggi “ATTIVARE IL FUTURO, AL FEMMINILE. Vasi Comunicanti, un modello di politica attiva del lavoro replicabile sul territorio nazionale.”

In Italia, il progetto Vasi Comunicanti, che ha avuto l’obiettivo primario di supportare la creazione di nuovi posti di lavoro, e’ stato sperimentato in 24 Comuni delle province di Roma e Latina. Realizzato con il cofinanziamento dell’Unione Europea – Fondo Sociale Europeo – POR Lazio 2007/2013 con uno stanziamento di 1.030.000 euro sul territorio, ha generato possibilità reali di nuova occupazione e sviluppo economico, soprattutto per donne disoccupate e inoccupate, in situazioni di difficoltà nella gestione dei tempi vita-lavoro.

Tra gli elementi di innovazione del progetto Vasi Comunicanti, che ne fanno un modello trasferibile su altri territori nazionali, Roberto Martinelli, Presidente di Eyes capofila dell’ATS di progetto, indica gli interventi per la piena partecipazione delle donne alle attività lavorative e formative, attraverso figure di supporto quali tutor e mentor. La portata innovativa del progetto deriva dall’impiego sinergico di strumenti di welfare: orientamento al lavoro e tirocini in azienda, formazione professionale continua, creazione di nuova impresa femminile e soprattutto l’uso trasversale dei servizi di conciliazione dei tempi vita-lavoro. In tre parole chiave: occupabilità, flessibilità, professionalità.

Questi i dati salienti del progetto Vasi Comunicanti: 76 tirocini attivati in 53 aziende ospitanti con voucher di indennità dai 1.500 ai 3.000 euro per ogni tirocinante; 154 voucher di formazione per occupati e tirocinanti di 2.000 euro dati a ogni partecipante; 25 voucher di conciliazione del valore di 3.000 euro cadauno; creazione di 8 nuove imprese femminili mediante finanziamenti a fondo perduto.

La Regione Lazio è stata la prima, fra le 315 Regioni d’Europa, a recepire le linee guida di Bruxelles, Europa 2020, nell’ottica di uno sviluppo economico sostenibile che generi “buon lavoro”, innalzi i tassi di occupazione, rispetti l’ambiente e rafforzi la coesione sociale” ha spiegato Mariella Zezza, Assessore alla Formazione e al Lavoro della Regione Lazio, ricordando come all’interno di questo scenario sono state sviluppate politiche per favorire l’ingresso e la permanenza delle donne nel mondo del lavoro e sostenere la loro ascesa professionale, andando di fatto ad intervenire sulla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro delle lavoratrici e sul superamento degli stereotipi di genere. “Il progetto Vasi Comunicanti è stato in questo senso uno dei migliori progetti che sono stati realizzati in questi 3 anni di governo regionale.”

Stiamo assistendo a un proprio cambiamento d’epoca, una trasformazione che modifica il comportamento delle persone nelle scelte quotidiane, dal consumo fino all’organizzazione della propria vita. Assistiamo a una evoluzione dei valori verso esperienza che non si possono comprare; l’amicizia, la serenità, la convivialità e tutti quei valori che sono patrimonio privilegiato del mondo femminile. Francesco Morace, sociologo e Presidente dell’istituto di ricerca Future Concept Lab, individua le quattro direzioni paradigmatiche che faranno le differenza in futuro: il Trust & Sharing, fare rete, con credibilità e condivisione, il valore del fare insieme; il Quick & Deep, capacità tempestiva e felice di rispondere alle nuove sfide del quotidiano; il Crucial & Sustainable, ricerca di nuovi equilibri tra tempi di vita e di lavoro, dando ordine alle priorità; lo Unique & Universal, nuova creatività lavorando sulla capacità di creare nuovi immaginari e percorsi.

Forse per la prima volta nella storia, la dimensione femminile sembra maggiormente attrezzata e molto più compatibile di quella maschile per affrontare le nuove sfide della contemporaneità.” Sostiene Morace, ribadendo che “per le considerazioni emerse dal progetto Vasi Comunicanti e dai casi esemplari a impronta femminile nei diversi Paesi europei, è possibile ritenere che la valorizzazione delle differenze di genere siano un dovere fondamentale per la civile convivenza e per un futuro più felice. Di questo movimento, non più sotto traccia, di azioni e progetti di conciliazione per un mondo più equo – spesso non sufficientemente raccontato e condiviso – dobbiamo diffondere le sue ambizioni, per rilanciare la sfida del cambiamento.”

“Un dito tra moglie e marito”: dalla ricerca condotta, per la prima volta con interviste rivolte alle coppie, da Andrea Ichino, Professore Ordinario di Economia Politica all’Università di Bologna, emerge il dato significativo che le differenze di genere nascono nelle famiglie e non nelle imprese. Da qui una proposta innovativa: “Occorre una detassazione selettiva del reddito da lavoro delle donne”, per attivare davvero il futuro al femminile. “Sappiamo molto su quello che accade nei posti di lavoro, sappiamo meno su quello che accade in famiglia. Con questa ricerca abbiamo voluto rispondere ad alcune domande proprio partendo da questa prospettiva inusuale.” Ichino sintetizza i risultati in quattro macro punti: 1) I compiti familiari sono allocati in modo ancora sorprendentemente squilibrato. 2) Entrambi i partner concordano sul fatto che le donne sono per questo meno soddisfatte. 3) Questa situazione incide sulla propensione delle donne ad accettare nuove offerte di lavoro 4.) … che fatica a realizzarsi se richiede disponibilità degli uomini a sostituire la loro partner in casa. Emerge quindi uno squilibrio nell’allocazione dei lavori domestici, che non genera né benessere né soddisfazione per le donne.

Per Ichino, la detassazione dei redditi da lavoro femminile rappresenta un intervento auspicabile: nel breve periodo concentra la riduzione delle tasse dove è più efficace a parità di gettito, nel lungo periodo favorisce un cambiamento dei rapporti di forza in famiglia accelerando il riequilibrio tra i sessi attraverso l’investimento in formazione (dei figli) per il lavoro in casa e nell’allocazione futura di lavoro e carriere dentro e fuori casa, con un guadagno complessivo di benessere per la collettività.”