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Colloquio di lavoro: come prepararsi ad una delle esperienze più stressanti della vita

Il colloquio di lavoro è senza alcun dubbio una delle esperienze più stressanti nella vita di ogni persona. Anche le persone che hanno una maggiore sicurezza in se stesse si sentono infatti sotto pressione; dopotutto infatti si tratta dell’unica occasione per riuscire ad ottenere quell’impiego, un impiego che potrebbe essere quello della vita, quello che da anni si desidera intraprendere. L’ansia nasce dal dover parlare con persone sconosciute, dal riuscire a rispondere con fermezza a mille domande in pochi minuti appena, dal riuscire a dimostrare in questo breve lasso di tempo la propria professionalità, il proprio talento, le proprie competenze.

Questa situazione frustrante può avere conseguenze nefaste. Molte persone infatti non riescono a sostenere l’ansia nel modo adeguato e si trovano a tentennare anche davanti alle domande più semplici, a sudare copiosamente, a muovere le mani in modo eccessivo e a dare risposte superficiali, incapaci di dimostrare davvero professionalità e competenze. Che fare? La cosa migliore da fare è cercare di prepararsi in modo intenso al colloquio di lavoro.

Reperire quante più informazioni possibile sull’azienda con cui state per andare a colloquio è davvero molto importante, sia che il colloquio venga realizzato direttamente dal servizio risorse umane interno o persino dal direttore dell’azienda sia che invece venga condotto da un’agenzia interinale. Anche cercare di limitare l’ansia è importante, cercando di non parlare al mondo intero del colloquio, cercando di preparare qualche discorso ad alta voce che permetta di sentirsi più forti, coraggiosi, determinati, cercando di praticare qualche attività rilassante che elimini lo stress. Tutto questo però, per quanto importante, non vi porterà al successo. Per riuscire davvero a superare brillantemente un colloquio di lavoro è assolutamente necessario essere preparati ad affrontare ogni tipo di domanda e questo oggi è possibile grazie ad un innovativo servizio.

Stiamo parlando del servizio di preparazione al colloquio di lavoro offerto dalla startup JoJump. Coloro che devono sostenere il colloquio possono chiedere l’aiuto di un professionista delle risorse umane che permette di scoprire quali sono le domande più diffuse ad ogni colloquio, che permette di migliorare le risposte e il proprio atteggiamento, che aiuta ad eliminare ogni fonte di ansia e di stress. Potete persino chiedere un consulto con una persona specializzata nel settore di lavoro per cui state cercando un impiego, in modo da scoprire anche le domande specifiche che potrebbero esservi rivolte e in modo da imparare come riuscire a far comprendere al selezionatore quali siano tutte le tue competenze e perché quindi tu sia perfetto per quell’impegno. Non solo, è persino possibile chiedere una preparazione al colloquio in lingua inglese, oggi sempre più diffuso.

Vedrai che dopo aver ottenuto una preparazione di questa tipologia ti sentirai più che pronto ad affrontare il colloquio e questa volta finalmente non avrai ansia né stress e riuscirai quindi ad impressionare in modo intenso il tuo selezionatore. Non ti resta altro da fare che scegliere allora l’abito adatto e andare subito ad impossessarti dell’impiego che da tempo stai cercando! Con un po’ di preparazione potrà davvero diventare tuo.

Il percorso formativo per diventare traduttore professionale

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Il percorso formativo che è necessario seguire per diventare traduttore professionale può variare a seconda del corso di studi che si è intenzionati a frequentare. Si può optare, per esempio, per una laurea in lingue e letterature straniere o moderne, scegliendo gli idiomi a cui ci si vuole dedicare oltre all’inglese; in alternativa, si può fare riferimento alle scuole e ai corsi per traduttori e interpreti, con lezioni che nella maggior parte dei casi vengono messe a disposizione da parte di strutture private e che, in linea di massima, si concentrano in modo particolare sulle tecniche di traduzione e su quelle di interpretariato. Imparare a distinguere la qualità è l’utilità di tali corsi è molto importante, tenendo anche conto del fatto che ve ne sono alcuni equipollenti rispetto alle lauree triennali.

Naturalmente, una volta che si è ottenuta la laurea a conclusione di un percorso triennale non è detto che ci si debba immettere per forza nel mondo del lavoro: se lo si desidera, si può proseguire con gli studi, arrivando a una laurea in traduzione specializzata, che non è altro che una laurea completa in traduzione di testi tecnici o scientifici, di testi letterari o di testi giuridici. Ciò non toglie che la conoscenza di una o più lingue si possa introiettare e acquisire senza che sia obbligatorio frequentare un corso di laurea: a volte le esperienze in loco – di studio o di lavoro – sono molto più redditizie rispetto a quel che insegnano i libri

Eppure diventare un traduttore professionale non vuol dire solo conoscere una lingua straniera nel miglior modo possibile, ma anche e soprattutto essere in grado di padroneggiarla in tutte le sue sfaccettature: il che significa, per esempio, essere capaci di analizzare un testo e comprendere il contesto in cui è inserito e in cui è stato realizzato. Oltre a questo, è opportuno saper maneggiare e conoscere molteplici tecniche di ricerca, in relazione al trattamento delle fonti e della documentazione. Infine, un’ultima ma non meno importante capacità ha a che fare con la conoscenza e la comprensione della cultura da cui proviene la lingua.

Il percorso formativo che è necessario seguire per diventare traduttore professionale può variare a seconda del corso di studi che si è intenzionati a frequentare. Si può optare, per esempio, per una laurea in lingue e letterature straniere o moderne, scegliendo gli idiomi a cui ci si vuole dedicare oltre all’inglese; in alternativa, si può fare riferimento alle scuole e ai corsi per traduttori e interpreti, con lezioni che nella maggior parte dei casi vengono messe a disposizione da parte di strutture private e che, in linea di massima, si concentrano in modo particolare sulle tecniche di traduzione e su quelle di interpretariato. Imparare a distinguere la qualità è l’utilità di tali corsi è molto importante, tenendo anche conto del fatto che ve ne sono alcuni equipollenti rispetto alle lauree triennali.

Naturalmente, una volta che si è ottenuta la laurea a conclusione di un percorso triennale non è detto che ci si debba immettere per forza nel mondo del lavoro: se lo si desidera, si può proseguire con gli studi, arrivando a una laurea in traduzione specializzata, che non è altro che una laurea completa in traduzione di testi tecnici o scientifici, di testi letterari o di testi giuridici. Ciò non toglie che la conoscenza di una o più lingue si possa introiettare e acquisire senza che sia obbligatorio frequentare un corso di laurea: a volte le esperienze in loco – di studio o di lavoro – sono molto più redditizie rispetto a quel che insegnano i libri

Eppure diventare un traduttore professionale non vuol dire solo conoscere una lingua straniera nel miglior modo possibile, ma anche e soprattutto essere in grado di padroneggiarla in tutte le sue sfaccettature: il che significa, per esempio, essere capaci di analizzare un testo e comprendere il contesto in cui è inserito e in cui è stato realizzato. Oltre a questo, è opportuno saper maneggiare e conoscere molteplici tecniche di ricerca, in relazione al trattamento delle fonti e della documentazione. Infine, un’ultima ma non meno importante capacità ha a che fare con la conoscenza e la comprensione della cultura da cui proviene la lingua.

Scuola, un disagio che diventa eccellenza

Quante volte abbiamo sentito parlare della scuola in Italia, spesso si afferma che proprio da questa si riparte per fare in modo che un paese abbia nuovamente una spinta a crescere, belle parole spesso accompagnate da un nulla di fatto, non sempre le istituzioni si sono dimostrate sensibili.
La scuola in Italia da alcuni anni è stato oggetto di una riforma radicale che ne ha di fatto cambiato il volto, riforme e contro riforme si sono susseguite in un crescendo altalenante, un problema che da molto tempo di trascina, come sempre in Italia la realtà è divisa a metà.
Ci sono scuole che presentano grandi problemi, sia in termini di organizzazione, sia per quanto riguarda le reali possibilità che hanno, infatti spesso non sono in grado di erogare quel servizio di qualità che dovrebbero dare ai bambini.
Tuttavia esiste anche un risvolto della medaglia differente, infatti esistono insegnati e capacità in grado di trasformare un problema, in una reale possibilità di crescita per tutto il paese, alla base di questo esiste una reale volontà di migliorare le cose.
Cosa fare se dei bambini che vogliono imparare si trovano magari nella condizione di non avere una scuola nel loro paese? La tecnologia, il web possono venire incontro a questi problemi, dando una spinta a trasformare una scuola in una istituzione innovativa che è in grado di rispondere a problemi concreti.
Questa è la storia di Marettimo, un piccolo paese delle Egadi dove non esisteva una scuola media, la figlia del panettiere e della guardia forestale, avevano un grande desiderio, quello di avere la scuola media nel proprio paese, senza doversi spostare verso altri luoghi.
Grazie a qualche istituzione più sensibile e a degli insegnanti aperti che hanno scovato dei fondi europei, hanno potuto frequentare le medie utilizzando la rete, il canale più forte in assoluto, un’esperienza di insegnamento a distanza che ancora una volta testimonia come la scuola possa fare tanto con le persone giuste.
Un esempio di eccellenza italiana applicata, basta solo volerlo realizzare.

Lavorare negli hotel con la nuova stagione alle porte

La stagione estiva è l’occasione, per tutti coloro i quali vogliono iniziare una brillante carriera nel settore dell’ospitalità, di mettersi alla prova per verificare reali attitudini o per attuare a livello pratico quello che di teorico vieni insegnato nelle varie scuole alberghiere d’Italia ma anche semplicemente per lavorare e guadagnare qualche soldo.
Possedere una buona conoscenza del settore turistico, infatti, potrebbe non bastare vanno testate quelle che sono le attitudini personali, dinanzi al reale contatto con il pubblico si potrebbe capre meglio di qualunque altra esperienza la vera propensione personale, scoprendo skill e peculiarità che nemmeno ci si immagina di avere.

Durante la stagione estiva è facile che le strutture ricettive italiane e estere (hotel, motel, pensioni, resort, B&B, villaggi, ecc. ecc.) siano aperte a nuove assunzioni, magari stagionali, forse in ampi progetti di stage formativi o per semplice rafforzamento del proprio personale in vista di un cospiquo incremento delle prenotazioni, comunque tutte necessiteranno di personale per offrire ai clienti il miglior servizio di accoglienza possibile.
In ogni caso la formula stagionale è la soluzione più scelta soprattutto dai giovani che ne apprezzano la chance di riuscire ad ottenere un impiego per un lasso temporale di qualche mese, che spesso coincide con le vacanze estive, sia dalla scuola ma anche dall’università.

Saranno disponibili anche opportunità lavorative in molteplici città d’Europa, come Dublino o Londra o le spagnole Barcellona o Madrid, per tutti coloro i quali sono disposti a trasferirsi.
Il nostro consiglio è quello di iniziare da subito ad inviare Curricula con tanto di foto, di livello di istruzione e conoscenza di almeno una lingua, verso il maggior numero possibile di strutture, di qualunque tipologia e natura esse siano, le soluzioni migliori per farlo sono quelle di iscriversi a quei siti di recruiting o andare su portali come le Pagine Gialle oppure l’italianissimo ProntoHotel.it, uno dei migliori comparatori di prezzo italiani, che ospita al suo interno più di 400.000 strutture in Italia e nel mondo, quale modo migliore per trovare i contatti per inviare le vostre candidature?

Senza dimenticarsi che l’Italia è un paese che vive di turismo, quindi non risulterà difficile trovare delle offerte di lavoro, che vi daranno la possibilità di imparare, capire, mettervi alla prova e fondamentale di guadagnare denaro.

Arriva il Video Curriculum!

Cari professionisti in cerca di lavoro, dite addio al famigerato curriculum vitae con tanto di lettera di presentazione cartacea o formato e-mail . Da oggi c’è il video curriculum!
Siete curiosi di sapere cos’è e come funziona? Leggete di seguito.
Non è poi così diverso da quello che già conosciamo. Una presentazione di sé, delle proprie competenze ed esperienze lavorative, dei propri obiettivi e punti di forza. Insomma, tutto quello che elencavate nel tradizionale cv ora potete direttamente filmarlo e condividerlo sul Web. Numerosi i vantaggi.
Primo fra tutti, l’immediatezza intrinseca di un filmato. Tramite un video potrete sfruttare l’impatto comunicativo per conquistare l’ipotetico datore di lavoro. Si sa che buona parte di ciò che comunichiamo lo trasmettiamo tramite il linguaggio non verbale. Dunque, il video vi dà la possibilità di sfruttare la gestualità, la comunicatività della voce, del corpo, delle espressioni del viso. Magari la vostra risorsa sta proprio lì e avrebbe maggiori difficoltà ad emergere da un semplice curriculum tradizionale.
Poi c’è la facilità di diffusione. Ormai le esperienze di tutti noi sono sempre più internettizzate, cioè gran parte delle informazioni che inviamo o recepiamo ci arriva proprio attraverso Internet. Passiamo al computer una quantità infinita di ore e pertanto è molto più facile che qualcuno si imbatta in un video curriculum piuttosto che andare a leggere un curriculum arrivato per posta. Internet ha una capacità di diffondere in modo rapido e capillare qualsiasi informazione. Per questo, il video curriculum moltiplicherà le vostre possibilità di carriera.
Libero sfogo alla fantasia. Creatività e fantasia sono doti molto sfruttabili in questa nuova frontiera del video curriculum. Non siate timidi, mettetecela tutta per impressionare positivamente quanti si imbatteranno nelle vostre proposte.
Gli esempi si moltiplicano sul Web. Potete trovarne moltissimi su YouTube o simili.
Ricordate sempre che un punto centrale del video curriculum, esattamente come in un cv tradizionale, è quello di mettere in evidenza tutte le vostre esperienze, presentandole nella maniera più accattivante possibile.  Se avete un’ottima padronanza delle lingue straniere, non sottovalutate l’idea di dimostrarlo all’interno del video esprimendovi in queste lingue. E’ senza ombra di dubbio un’ottima presentazione per dimostrare la familiarità con inglese, spagnolo, francese e quant’altro.
Se avete già un’idea precisa, provate a montare il vostro video con Windows Movie Marker, Video Pad Video Editor o VideoSpin.

INGV: l’Amministrazione dell’Ente minaccia la dignità dei lavoratori. Valeria Bruccola sempre dalla parte dei precari.

Valeria Bruccola non è mai stata nella posizione di attendere il corso degli eventi ed anche in questi giorni ha iniziato ad approfondire l’ennesimo caso di sfruttamento del precariato, dalla parte di chi vede i propri diritti calpestati ingiustamente.
Stiamo parlando dei lavoratori, circa 400 precari, tutti ricercatori e tecnici altamente qualificati e con più di un decennio di esperienza, impiegati presso l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV).
Si tratta di un Ente di diritto pubblico vigilato dal MIUR, riconosciuto a livello internazionale quale centro d’eccellenza in termini di produttività, che si occupa sia di ricerca applicata alla prevenzione che di monitoraggio del territorio necessario alla identificazione ed alla gestione delle emergenze sismiche e vulcaniche con il fine di garantire la sicurezza delle popolazioni esposte.
La Bruccola, in visita privata al centro, ha parlato con molti dei precari tra cui il Dott. Stefano Pucci che le ha esposto la situazione di cui trova ad essere vittima ad oggi.
Le ottuse politiche degli ultimi 15 anni hanno visto l’Ente sottoposto a continui tagli lineari sia dei finanziamenti ordinari che del personale strutturato, mettendo in atto un percorso di involuzione proprio laddove è riconosciuta la necessità di maggiori investimenti. Inoltre, il blocco della pianta organica dell’INGV, obsoleta ed inadeguata alle reali esigenze del Paese, e l’impossibilità di assumere personale bandendo concorsi in deroga, ha portato ad integrare la dotazione organica con personale precario, mentre l’Ente, nell’impiego di questi lavoratori, ha un tornaconto non solo per le proprie attività, giacché garantisce qualità nello svolgimento di progetti nazionali ed internazionali, ma anche “attrattiva” e capacità competitive nell’attribuzione di fondi, che costituiscono per l’INGV una delle principali fonti di finanziamento della ricerca e dei servizi forniti.
Il personale predetto vive attualmente nella assurda condizione di non poter ottenere la dovuta stabilizzazione, oltre a temere che venga messo in discussione lo stesso mantenimento del posto di lavoro, a cui avrebbe diritto dato che svolge da anni, insieme al personale di ruolo, attività strettamente legate alle finalità istituzionali dell’INGV. Tra queste, persino quelle di servizio per conto della Protezione Civile effettuate in zone terremotate o vulcaniche e di turnazione “h24” nelle competenti sale di monitoraggio.
Alla luce di questo quadro e dei fatti che le sono stati esposti, Valeria Bruccola, insegnante precaria e candidata di Rivoluzione Civile alle elezioni politiche e regionali a Roma e Viterbo, intende denunciare l’assurda situazione di questa classe lavorativa altamente qualificata, con esperienze decennali, curricula prestigiosi e numerose pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali e afferma a tal riguardo : “Non è possibile che a fare le spese di cieche revisioni e tagli sul costo del lavoro debbano essere sempre coloro che serbano legittime e fondate aspettative, specie in settori delicati quali quelli della sicurezza del Paese”. E prosegue: “I nuovi vertici dirigenziali dell’INGV, supportati da pareri ufficiosi del MIUR, ritenevano persino di non dover rinnovare i contratti ai precari. Ciò, oltre a rappresentare una difficoltà in sé, fa emergere un comportamento dell’Amministrazione dell’Ente non solo lesivo della loro dignità ma di gravità oggettiva, essendo inevitabilmente fonte di pesanti ricadute per il futuro stesso dell’INGV.”


Difatti, il CdA spinto dal nuovo Direttore Generale dell’INGV, a due mesi dalla scadenza dei contratti aveva deciso di rescindere unilateralmente l’accordo decentrato di ente, firmato dai sindacati e dal precedente Direttore Generale lo scorso 18 luglio, per una discutibile interpretazione legislativa ed in attesa di una imminente fantomatica legge quadro in materia. Tale accordo decentrato di ente sanciva il proseguimento degli stessi contratti per altri 4 anni senza interruzione ed assicurava una continuità contrattuale ai lavoratori che è condizione necessaria per conservare e riconoscere l’anzianità di carriera.
Come soluzione, i nuovi vertici dirigenziali dell’Ente avevano proposto di bandire 250 posti a concorso per i profili lavorativi di questo personale precario. Così facendo, si sarebbe interrotta la continuità contrattuale, negando il riconoscimento dell’anzianità di carriera, e al contempo, visti i tempi tecnici necessari all’espletamento dei concorsi, avrebbe lasciato 250 lavoratori senza stipendio per almeno quattro mesi. Attualmente l’allarme sembra rientrato e sono stati temporaneamente rinnovati i contratti. Tuttavia, la Bruccola è consapevole che appellarsi al buon senso non coincide con la soluzione in questo genere di dinamiche e conclude: “L’INGV sembra essere lo specchio di un Paese, l’Italia, in profonda crisi istituzionale e pertanto non bisogna sottovalutare il rischio del caso in questione. Non si tratta solo di lasciare senza impiego i lavoratori precari che, secondo quanto prospettato dall’Ente, dovrebbero soggiacere alle direttive dirigenziali e che forse, non potendo sopportare economicamente e moralmente un tale trattamento, saranno costretti anche a spendere le proprie elevate qualifiche professionali all’estero, impoverendo ulteriormente il nostro Paese. C’è di più: la fuoriuscita di personale indispensabile per lo svolgimento delle attività istituzionali dell’INGV provocherebbe gravi disservizi, persino la paralisi di attività necessarie e la stessa puntualità ed efficienza con cui oggi si garantisce il controllo dei rischi a cui è sottoposto il nostro territorio. Il monitoraggio sismico e vulcanico, in un territorio come il nostro, non è un vezzo ed è da considerare, come accade nel resto dei Paesi socialmente e tecnologicamente avanzati il necessario strumento per poter mitigare il rischio stesso e poter garantire una corretta prevenzione”.