Archivi categoria: graduatorie

Adida richiede l’inclusione nel decreto Salvaprecari per i Precari che operano nella III fascia delle Graduatorie d’Istituto

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato di ADIDA (*Associazione Docenti Invisibili da Abilitare*).

Oggetto: richiesta di inclusione nelle graduatorie Prioritarie e accesso ai benefici previsti dal DM 134/2009 (Salvaprecari) per il personale docente inserito nelle Graduatorie di Circolo e d’Istituto di II e III fascia.

In riferimento a quanto previsto dalla L. 12 luglio 2011 n.106: conversione in legge del c.d. “DL Sviluppo” (d.l. 13 maggio 2011 n.70), ed in particolare alla riproposizione per l’anno scolastico 2011/2012 delle disposizioni, già contenute nella L. 25 settembre 2009 n. 134,nel D.M. n.80 del 15 settembre 2010 e nel D.M. n. 68 del 30 luglio 2010 destinate al personale della scuola, che nello stesso anno non possa stipulare, per carenza di posti, contratti di supplenza della stessa tipologia di quello dell’anno precedente o, comunque, dell’ultimo anno lavorativo nel triennio precedente, l’ADIDA (Associazione docenti invisibili da abilitare) intende porre alla Vostra cortese attenzione gravi e urgenti obiezioni circa la formulazione di tali norme che ribadiscono una condotta discriminante nella gestione del personale di II e III fascia delle Graduatorie d’Istituto, non priva di ripercussioni per la stessa Amministrazione.

A parità di condizioni lavorative (profilo professionale, mansioni e retribuzioni), determinate dal CCNL del personale docente, sono stati infatti stabiliti negli anni precedenti, e sarannooggi gravemente ribaditi,con l’emanazione del nuovo decreto,alcuni benefici, previsti dai succitati interventi, per il personale docente, riservati però unicamente a coloro che sono presenti in Graduatoria ad Esaurimento (previste dall’art. 1 comma 605 della L. 27 dicembre 2006 n. 296),in palese violazione degli articoli 3 e 97 della Costituzione, principi fondamentali dell’ordinamento democratico.

La creazione di elenchi prioritari, come previsto dalla legge in questione, e l’esclusione da essi dei docenti non inseriti in GAE(Graduatorie ad Esaurimento) incide fortemente, sovvertendolo, sul criterio di assegnazione degli incarichi temporanei previsto dalla disciplina vigente e si pone, creando un sistema di “precedenza assoluta”, in contrasto con numerosi principi costituzionali.

Il personale docente, come i precari di II e III fascia, pur avendo conseguito nell’anno scolastico 2008/2009, attraverso le Graduatorie di Istituto, una supplenza di almeno 180 giorni in una unica istituzione scolastica, anche tramite proroghe o conferme contrattuali, non essendo inseriti nell’anno scolastico 2010/2011 nelle Graduatorie provinciali ad Esaurimento, risulterebbe drasticamente escluso dai benefici del suddetto decreto, diventando così vittima di una palese discriminazione tra pari: i 180 giorni, infatti, sono lo stesso requisito richiesto a chi è inserito in GAE, per iscriversi nelle Graduatorie Prioritarie.

Se l’intento del provvedimento era inoltre quello di salvaguardare i precari della scuola, “salvandoli” dai devastanti effetti venutisi a determinare dall’emanazione della L. 133/2009 e dai tagli, tale intento poteva essere raggiunto solamente salvaguardando TUTTO il personale docente che opera nella scuola, e non una parte, la cui tutela per altro ha finito per andare a discapito di chi non ha potuto beneficiare delle misure introdotte dal decreto in questione. La creazione di una nuova graduatoria per l’assegnazione delle supplenze temporanee, ha finito infatti per ‘rottamare’ le graduatorie d’Istituto, le quali pur continuando ad esistere di fatto sono rimaste del tutto inutilizzate per via dell’illegittimo scavalcamento che si è venuto a creare.

Ciò è tanto più grave se si considera che le misure introdotte hanno agito retroattivamente, cancellando di fatto graduatorie preesistenti e facendo tabula rasa dei diritti acquisiti dai precari di II e III fascia. Ancor più grave e discriminante si ritiene sia l’aver permesso ai soli docenti iscritti nelle Graduatorie Prioritarie di maturare punteggio anche in caso di disoccupazione, negando questa opportunità ai docenti precari inseriti nelle Graduatorie d’Istituto. Tale comportamento appare del tutto discriminante e palesemente illegittimo. Come è possibile affermare che i precari in GAE maturino meriti e punteggi pur non lavorando, e che i precari inseriti nelle Graduatorie d’Istituto invece non siano in grado di fare altrettanto? Si può forse affermare che un lavoratore sia più bravo di un altro a lavorare, ma su quale base si può affermare che i docenti in GAE siano “più competenti e valenti” dei precari inseriti nelle Graduatorie d’Istituto nel “non lavorare”?

Si ricorda inoltre che da anni non esistono percorsi abilitanti all’insegnamento nella quasi totalità delle varie classi di concorso e, in alcuni casi mancano percorsi abilitanti ordinari da addirittura 10/15 anni. Si fa inoltre presente che anche quando le SSIS erano attive, gli alti costi e gli obblighi di frequenza a corsi in alcuni casi situati a diverse centinaia di chilometri dalla propria abitazione ha difatti impedito la frequenza a molti precari già impegnati a prestare la propria opera e il proprio lavoro nelle scuole Statali[1].

Dall’istituzione delle Ssisil Ministero anno dopo anno ha violato il fondamentale principio di uguaglianza, poiché la possibilità di potersi abilitare era legata a fattori contingenti e discriminanti, quali la regione di appartenenza, le disponibilità economiche del candidato, la possibilità di sospendere o di ridurre l’attività lavorativa per un periodo di almeno due anni; e ancora, la disponibilità a spostarsi con regolarità per assolvere gli obblighi di frequenza, il titolo di studio posseduto e la disciplina insegnata. L’obbligo di frequenza, imposto a chiunque, non teneva inoltre conto del diritto alla salute del lavoratore (non era infatti concesso assentarsi nemmeno se ammalati), alla maternità e all’assistenza per l’assistenza di parenti ammalati, poiché non era prevista nessuna deroga a quest’obbligo. Infine, l’impossibilità di per tale personale di completare la propria formazione viola il diritto alla formazione per il lavoratore sancito dall’art. 36 della Costituzione e ribadito nell’art. 1, co. 1, lettera c), art. 7 co. 4 del dlgs. 165/01, nonché dalle vigenti norme in fatto di diritto alla formazione contenute nel CAPO VI del vigente CCNL relativo al personale del comparto scuola. Ciò nonostante, l’abilitazione all’insegnamento continua a costituire nel nostro ordinamento presupposto imprescindibile per ambire alla stabilizzazione e accedere alle GAE, ma le possibilità di conseguimento del relativo titolo sono attualmente inesistenti!

L’art. 51 comma 1 della Costituzione stabilisce che l’accesso ai pubblici uffici deve avvenire in condizioni di uguaglianza. Tuttavia a fronte di quanto esposto appare evidente come tale titolo sia stato invece conseguito in condizioni di assoluta diseguaglianza. Non è pertanto accettabile che lo spartiacque tra chi debba o meno essere “salvato”, debba fondarsi sul possesso di un titolo, l’abilitazione, acquisito in tali condizioni.

E’ inoltre utile a tale scopo sottolineare che ai sensi del DM 201/2000, del DM 131/2007, del DM 56/09, del DM 64/2011, del DM 53/2007 e della CM 20/2007, i docenti precari inseriti nelle Graduatorie di III fascia sono definiti possessori di titoli validi all’insegnamento ed idonei alla professione docente. Ai sensi del DM 27/07 costituisce titolo abilitante di accesso in GAE il possesso di una idoneità acquisita a seguito di esame. Sono inoltre certamente abilitati all’insegnamento tutti i possessori di Diploma Magistraleche operano nelle scuole Primarie e dell’Infanzia (rif. Dlgs n. 297 del 16 aprile art. 197 e 334, art. 2 c. 1 D.I. 10 Marzo 1997, Circolare Ministeriale 15.07.1997 n. 434, DPR 23 luglio 1998, n. 323 Art. 15 co. 7, Legge n. 239 del 30/07/1991, nota del 3 marzo 1997 Prot 12588/BL sottoscritta dal Ministro Berlinguer, Vista la C.M. n. 31 del 18.3.2003). Tale personale si pone pertanto sullo stesso identico piano giuridico dei precari inseriti nelle GAE e qualsiasi discriminazione risulta in ogni caso inaccettabile.

L’associazione ADIDA, per tutte le ragioni fin qui esposte, ritiene sia urgente un riesame del provvedimento in fase di emanazione, al fine di ristabilire i principi di eguaglianza formale e sostanziale dei cittadini, nel pieno rispetto del diritto al lavoro. Nel ritenere opportuno che le istanze dell’Adida siano valutate e tradotte in modifiche alle misure previste, si chiede la possibilità di essere ascoltati per poter argomentare in modo più approfondito tutte le questioni esposte in questo documento.

ADIDA (*Associazione Docenti Invisibili da Abilitare*)
www.associazioneadida.it
[1] A tal proposito riteniamo utile citare quanto riportato nella sentenza 7121/2002 del TAR Lazio relativa alla diatriba tra Sissini (frequentatori dei corsi abilitanti SSIS attivati dal 2000 al 2009) e Ordinaristi (vincitori di concorso) sulla questione della sopravalutazione del punteggio dei primi. Al punto 8 di detta sentenza il magistrato ritenne necessario precisare che “[…] Per corrispondere allo spirito della normativa comunitaria, la formazione di insegnanti specializzati si configura come un servizio da rendere nell’interesse preminente della comunità (sia statale che europea). Gli oneri [della formazione] devono essere, pertanto, a carico della comunità medesima. […] In mancanza (temporanea o meno) di appositi finanziamenti pubblici, lo Stato deve pure assicurare che siano soddisfatte le elementari esigenze di sopravvivenza del personale che frequenta il corso […]”. Dette affermazioni non solo furono confermate dal Consiglio di Stato, ma fu lo stesso Miur a “rincarare la dose” ribadendo nella Circolare Ministeriale 14 giugno 2002, n. 69 che” la stessa organizzazione dei corsi [SSIS] (in relazione alla loro complessità, all’articolazione oraria e all’obbligo di presenza alle attività collaterali) porta ad escludere la compatibilità di fatto con il contemporaneo svolgimento del servizio di istituto. […] L’Amministrazione, oltre che dell’aspetto suindicato, avrebbe dovuto tener conto della situazione di quegli insegnanti non in grado di conciliare la prestazione di servizio con la frequenza dei corsi S.S.I.S.; fatto questo che concretizza un’evidente disparità di trattamento […]”.

Aggiornamento graduatorie scuola Valle d’Aosta

L’Assessorato dell’istruzione e cultura informa che, con decreto del Presidente della Regione n. 133 del 18.5.2011, sono stati riaperti i termini per la presentazione della domanda di permanenza nelle graduatorie ad esaurimento della Regione Valle d’Aosta e per l’aggiornamento dei punteggi delle graduatorie medesime, per quanto riguarda i ruoli, gli insegnamenti, le classi di abilitazione e di concorso presenti nelle istituzioni scolastiche ed educative della Regione.

La domanda, redatta sull’apposito modulo allegato al decreto ministeriale 12.5.2011, n. 44 (modello 1) deve essere spedita a mezzo raccomandata alla Sovraintendenza agli studi della Valle d’Aosta – Piazza Deffeyes, 1 – Aosta, oppure deve essere consegnata a mano presso l’Ufficio Relazioni con il Pubblico-URP Vallée d’Aoste, sito al piano terra del Palazzo Regionale – Piazza Deffeyes, 1 – Aosta, entro l’8 giugno 2011.

Per ulteriori informazioni gli interessati possono rivolgersi alla Sovraintendenza agli studi di Aosta, telefonando ai seguenti numeri: 0165/273283 – 3335 – 3380.

Bozza decreto riapertura graduatorie ad esaurimento: dove sono gli accordi Miur-Regione?

Riceviamo e pubblichiamo da USB P.I. Palermo Coordinamento Scuola un comunicato stampa sulla bozza decreto riapertura graduatorie ad esaurimento.

Dalla lettura delle varie sintesi della “bozza del decreto di aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento” non sembra comparire alcun riferimento ai lavoratori della scuola che negli anni scolastici 2009/2010 e 2010/2011 hanno lavorato in base agli accordi Miur-Regione e che solo grazie a questi (essendo fuori dal salva-precari, ammazza-precari?) possono maturare i punti di servizio relativi al biennio 2009-2011. Non vorremmo che nel caos governativo tra pettine e non-pettine, trasferimento e congelamento, nonchè nella pantomima sindacale concertativa pronta a rivendicare “ora” immissioni in ruolo dopo aver consentito a questo governo di abbattere la scuola pubblica statale, siano stati dimenticati centinaia di lavoratori della scuola che, a causa della mannaia rigorista del Ministro Tremonti, sono riusciti ad entrare in una scuola solo in base agli accordi Miur-Regione, anche se con estremo ritardo a causa della scandalosa gestione degli stessi da parte delle regioni e con contratti para-subordinati a progetto o di prestazione d’opera. Noi dell’USB Scuola Palermo siamo stati gli unici a seguire il calvario di questi lavoratori pluriabilitati costretti, dopo anni di contratti a tempo determinato, a questa nuova forma di “precarietà scolastica”. Di conseguenza chiediamo con forza al Miur che ai suddetti lavoratori, che nel biennio 2009-2011 hanno lavorato in virtù dei “progetti por”, siano assegnati i 24 punti spettanti per i due anni di servizio senza procedere con “bizzarre” tabelle di valutazione dei punteggi che creerebbero solo caos ed ulteriori discriminazioni.

Graduatorie della scuola e ricorsi: interviene Francesco Scrima di Cisl

 

Sulle graduatorie della scuola e su tutti i ricorsi che possono arrivare dai contenziosi arriva l’intervento di Francesco Scrima di Cisl Scuola. In questo PDF troverete il suo pensiero sulle graduatorie scolastiche.
Inserite nei commenti le vostre esperienze sulle graduatorie scolastiche.

Scuola: il pasticcio delle code e del pettine

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dei Cobas Scuola.

“CODE” E “PETTINE”: EVITARE LA GUERRA TRA PRECARI FOMENTATA NEGLI ANNI DA CENTRODESTRA E CENTROSINISTRA
UNO SPETTRO S’AGGIRA TRA I PRECARI DELLA SCUOLA


E’ lo spettro del pasticcio delle “code” e del “pettine” …

La sentenza della Corte Costituzionale n.41/2011, che ha abrogato le “code” nelle Graduatorie ad Esaurimento, sta facendo scoppiare, tra i precari della scuola, una vera e propria “guerra tra poveri”: – precari che stanno lavorando con contratti a tempo determinato nelle province del Nord, contro precari delle province del Sud rimasti disoccupati per effetto dei tagli della legge 133/’08;
– precari delle province più piccole e con meno disponibilità di posti, contro precari delle grandi province e delle aree metropolitane.
Come i polli di Renzo, i docenti a termine, si stanno beccando tra loro, in attesa, tra l’altro, di essere scannati dalla mannaia della terza trance di tagli previsti dalla Tremonti/Gelmini (altre 19.700 cattedre e 14.167 posti coperti da personale Ata, completando così il taglio di 132 mila posti di lavoro nel triennio, secondo quanto previsto dall’articolo 64 della legge 133).

Tutto nasce dall’ex ministro della P.I. G. Fioroni che, nella legge Finanziaria del 2007, trasformò le Graduatorie Permanente Provinciali in Graduatorie ad Esaurimento.
Le GaE sono state “blindate”, vietato trasferirsi di provincia, a differenza di quanto – e giustamente – si poteva fare fino ad ora.
In poche settimane decine di migliaia di precari dovettero decidere in quale provincia inscriversi.
Fioroni giustificò il tutto con il fatto che, nella stessa legge finanziaria, era previsto un piano di fattibilità – una promessa quindi – per l’assunzione di 150.000 docenti e 20.000 ATA in tre anni.
All’epoca i Cobas denunciarono subito l’inganno.
Il piano non avrebbe risolto il problema del precariato nella scuola, avrebbe semmai garantito solo il ripristino del turn-over; inoltre andare a toccare un’altra volta le graduatorie, chiudendole e prevedendo che chi si fosse trasferito di provincia sarebbe stato messo in coda, avrebbe scatenato appunto la guerra tra poveri.
Come sappiamo poi il piano non è stato attuato, sono state effettuate solo in parte le assunzioni; con il governo Berlusconi sono continuati e sono stati moltiplicati i tagli che anche il governo Prodi aveva effettuato nella scuola e pure la Gelmini ci ha messo del suo nel manomettere le GaE, dando la possibilità di iscriversi in altre tre province, oltre la propria, sempre però in coda.
Come era prevedibile furono migliaia i ricorsi al TAR del Lazio contro la disposizione, palesemente anticostituzionale tra l’altro, che chi si fosse spostato di provincia sarebbe stato messo in coda e non “a pettine” con il proprio punteggio.
Come altrettante migliaia furono i controricorsi di chi, se fossero state abolite le “code”, si sarebbe trovato scavalcato in graduatoria dai ricorrenti.

Del resto questo sport dell’Amministrazione (indipendentemente da chi ci sta al Governo), di toccare e ritoccare le graduatorie dei precari, utilizzate per le immissioni in ruolo e per il conferimento delle supplenze annuali, non è assolutamente una novità.
Ricordiamo tutti le trovate di Berlinguer che trasformò i vecchi Concorsi per Titoli in Graduatorie Permanenti, divise in tre fasce – indipendentemente tra l’altro dal punteggio – proprio per mettere i precari di una fascia contro i precari dell’altra; oppure il suo successore T. De Mauro che regalò ai docenti specializzati con le SSIS un bonus, tanto per metterli contro i precari storici, abilitatisi con i concorsi ordinari o riservati; oppure la Moratti, che si inventò il raddoppio del punteggio per il servizio nelle scuole di montagna.
Di sicuro, a fronte di un nuovo sistema di reclutamento sul quale stanno discutendo (DDL Pittoni ad esempio) che prevederà presumibilmente nuovi concorsi a cattedra, troveranno pure il modo di mettere i nuovi docenti contro i vecchi precari.
Insomma il motto del “divide et impera” è sempre stato usato per mettere gli uni contro gli altri ed impedire invece la ricomposizione di tutti i precari della scuola, all’interno di un forte movimento contro la precarietà e l’uso spregiudicato che lo Stato fa di essa.
Ricordiamo che l’essenza della precarietà nel mondo della scuola (uno su cinque dei docenti è precario, e uno su due del personale Ata ha un contratto a termine) è dovuta al fatto che un precario costa allo Stato 8/9 mila euro in meno di un lavoratore a tempo indeterminato.
Quindi non è assolutamente una questione di sistema di formazione dei docenti o di reclutamento degli stessi inefficiente, oppure di graduatorie che non funzionano, è solo una questione di sfruttamento.
I 15.000 circa ricorrenti contro le code – e solo loro – saranno inseriti a “pettine” e – pare – pure in tutte e tre le province in cui erano in “coda”, mentre tutti gli altri staranno in un’unica provincia senza la possibilità né di spostarsi, né di aggiornare il proprio punteggio.
Di fronte ad un’altra e sconsiderata “guerra tra poveri” che si è aperta sulla questione delle “code” e del “pettine” i COBAS – COMITATI DI BASE DELLA SCUOLA – intendono lanciare un forte appello ai precari e a tutti i lavoratori della scuola:
NO AI CONFLITTI TRA PRECARI
APRIAMO INVECE UNA FORTE CONFLITTUALITA’ CONTRO TREMONTI/GELMINI, CONTRO LA PRECARIETA’ E I TAGLI DEI POSTI DI LAVORO CHE STANNO AFFONDANDO LA SCUOLA PUBBLICA

Il problema evidentemente è imporre con la lotta il superamento della condizione precaria, andare all’origine della questione, abolire con la lotta le cause della precarietà, cioè il costo del lavoro più basso dei precari rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato.

1. Immissione in ruolo su tutti i posti vacanti

– Automatica immissione in ruolo sui posti vacanti ad ogni inizio d’anno scolastico, abrogando quella norma, inserita nella Legge Finanziaria del 1997 (da un governo di centrosinistra), che prevede la preventiva autorizzazione mediante un Decreto Interministeriale, su parere del Ministero dell’Economia.
I posti vacanti devono essere occupati da personale stabile e non con contratti a termine; ogni governo – in questi anni – ha preferito autorizzare le immissioni in ruolo con il contagocce, proprio per l’estrema convenienza a sfruttare i precari.
Anche ora, nonostante i tagli epocali che stanno avvenendo, per il progressivo pensionamento del personale, solo i posti vacanti di organico di diritto del personale docente e ATA sono decine di migliaia (61mila docenti e 38mila e trecento ATA).
Non serve nessun piano straordinario.
All’attuale opposizione, o alle forze sindacali che sproloquiano su piani straordinari di 100.000 assunzioni, rispondiamo che basterebbe ripristinare la normalità – intanto – delle automatiche assunzioni quando i posti si rendono vacanti.

2. A parità di lavoro parità di trattamento: basta con lo sfruttamento dei precari

– parità di trattamento economico e normativo per quanto riguarda ferie, malattia, permessi tra il personale a tempo determinato e indeterminato.
– progressione di carriera (scatti di anzianità) anche per il personale a tempo determinato, almeno dopo quattro anni di servizio, com’era per gli insegnanti di Religione Cattolica prima che una sanatoria li immettesse scandalosamente in ruolo, lasciando gli altri supplenti a vita; è ora di finirla con il fatto che un precario, anche dopo quindici o vent’anni di servizio, abbia sempre lo stipendio a livello zero.
Già sono innumerevoli le sentenze di Giudici del Lavoro di tutti i Tribunali del paese che hanno riconosciuto il diritto agli scatti di anzianità anche per i lavoratori a tempo determinato. Migliaia sono i precari che hanno impugnato i propri contratti entro il 23 gennaio scorso e che stanno ricorrendo per ottenere gli scatti di anzianità – supportati, tra altro, anche dai quei sindacati concertativi che in tutti questi anni hanno accettato di firmare contratti di lavoro che discriminano i precari.
La marea di ricorsi al Giudice del lavoro, finalmente di precari contro l’Amministrazione che li sfrutta e non contro altri precari, devono però essere sostenuti con la lotta, seria ed efficace, e assieme a tutti gli altri lavoratori della scuola.

3. Basta con i tagli agli organici e alle risorse che stanno impoverendo la scuola

Definizione degli organici in base alle esigenze dell’istituzione scolastica e del servizio, degli spazi a disposizione (no alle classi sovraffollate illegalmente), della necessità di sconfiggere la dispersione scolastica di migliaia e migliaia di ragazzi.
Superamento della divisione forzosa tra organico di diritto e organico di fatto, stabilendo un organico funzionale d’istituto, in base alle esigenze del servizio scolastico da erogare e non in base ai numeri dettati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

4. Libertà di movimento, libertà di graduatoria

– Aprire alla sua naturale scadenza (marzo/aprile 2011) le Graduatorie ad Esaurimento per l’aggiornamento con i nuovi titoli, a “pettine” con il proprio punteggio.

5. Nessun nuovo sistema di reclutamento che non tenga conto dei diritti acquisiti dai precari in anni ed anni di sfruttamento e che non sia stato discusso con i precari

Su questi cinque punti irrinunciabili, volti alla fine del precariato nella scuola, per l’oggi e pure per il futuro, non alla stabilizzazione – pur sacrosanta – di qualche migliaio di precari, dobbiamo sviluppare la lotta.
Su questi cinque punti volti non alla riforma del reclutamento dei docenti – sul quale comunque vogliamo discutere – ma alla rimozione delle cause e delle convenienze per uno Stato sfruttatore ad usare la precarietà, dobbiamo trovare alleanze, forme di ricomposizione e di lotta efficaci.

“PRECARI A CASA PROPRIA” … O A CASA CHI CI HA COSTRETTO E CI COSTRINGE ALLA PRECARIETA’ A VITA?
QUESTA E’ LA SCELTA CHE QUI ED ORA OGNI PRECARIO DEVE FARE.

COBAS-Scuola
sede provinciale di Reggio Emilia
via Martiri della Bettola n.6
apertura: martedì dalle 17 alle 19,30
tel. 331/8826698 – 339/3479848 – fax 0522/282701
cobasre@yahoo.it  www.cobas-scuola.it