Archivi categoria: Dizionario della scuola

Supplente

Il supplente è un docente che lavora temporaneamente in sostituzione di un docente assente. La denominazione di supplente si estende anche a coloro che non sostituiscono alcun insegnante, ma semplicemente sono assunti per un determinato periodo (in genere un anno) per coprire necessità contingenti della scuola.

Il supplente è nominato, nel caso di scuole statali, dall’USP (ex csa e ex provveditorato agli studi) o dal dirigente scolastico (ex preside); nel caso di scuole private le modalità di assunzione sono gestite dalla scuola stessa.

Le nomine vengono effettuate in base a delle graduatorie che determinano il diritto alla precedenza della chiamata: agli aspiranti supplenti è assegnato un punteggio determinato in base ai titoli (lauree, dottorati, esami, concorsi…) e al servizio prestato fino a quel momento (supplenze precedenti), un punteggio più alto permette all’aspirante supplente di ottenere una proposta di contratto prima dei docenti con un punteggio più basso.

Le normative che regolano la costituzione delle graduatorie, le modalità delle assegnazioni delle supplenze e le tempistiche, sono regolate di anno in anno da appositi decreti ministeriali, regionali o comunali, e gestiti dagli uffici competenti. Esistono diverse tipi di graduatorie, attraverso le quali si accede a diversi tipi di supplenze: ad esempio supplenze annuali o supplenze brevi. Inoltre i docenti sono, ovviamente, suddivisi in graduatorie diverse per ciascun ordine di scuola (infanzia, primaria, primo grado, secondo grado) e per ciascun tipo di insegnamento (detto classe di concorso: ad esempio lettere, matematica, educazione artistica, etc.).

Scuola dell’infanzia

La scuola dell’infanzia è un’istituzione prescolastica non obbligatoria, caratterizzata dal gioco e della convivenza con i compagni, e dalla preparazione al primo ciclo d’istruzione, cioè la scuola primaria. La durata media è di tre anni: sezione “piccoli” (primo anno), sezione “medi” o “mezzani” (secondo anno) e infine sezione grandi (terzo anno). Con la riforma Gelmini è possibile iscrivere i bambini di 2 anni e mezzo, mentre il precedente prerequisito erano i tre anni.

In Italia era precedentemente nota come “scuola materna”, sino all’introduzione della riforma Moratti nel 2003.

Credito scolastico

Nel gergo della scuola italiana il credito scolastico è un monte punti accumulato con la media del triennio delle scuole superiori che verrà sommato al punteggio del candidato studente all’Esame di Stato del secondo ciclo scolastico (comunemente chiamato esame di maturità).

Il credito scolastico è stato istituito con D.P.R. 323 del 23 luglio 1998.

Il credito scolastico non deve essere confuso con il credito formativo, che a differenza del primo non prende in considerazione il rendimento degli studenti ma le attività che essi svolgono al di fuori dell’orario scolastico. Sono utili alla formazione del credito formativo attività svolte:

« al di fuori della scuola di appartenenza, in ambiti e settori della società civile legati alla formazione della persona ed alla crescita umana, civile e culturale quali quelli relativi, in particolare, alle attività culturali, artistiche e ricreative, alla formazione professionale, al lavoro, all’ambiente, al volontariato, alla solidarietà, alla cooperazione, allo sport. »
(D.M. 452 12 novembre 1998, articolo 1 comma 1.)

Il credito formativo insieme ad altri due fattori, ovvero la frequenza alle lezioni o la presenza/assenza di debiti formativi da recuperare, è decisivo per stabilire se lo studente merita il voto più alto o quello più basso nelle bande di oscillazione. (es. Se uno studente ha una media compresa tra il 7 e l’8 e frequenta il terzo anno, la banda di oscillazione va da un punteggio di 5 a un punteggio di 6. Qualora l’alunno possieda un considerevole credito formativo e/o non abbia debiti da recuperare il punteggio che gli spetterà sarà 6, viceversa il consiglio di classe gli assegnerà il punteggio minimo,5.)

Esami di maturità

Numerose sono state le modifiche apportate nel corso degli anni agli esami, per adeguarli di volta in volta alle istanze socio-culturali di ciascuna diversa epoca e al mutare delle esigenze e degli obiettivi della scuola secondaria; modifiche che hanno riguardato sia la struttura delle prove scritte e orali, sia la composizione delle commissioni giudicatrici, sia le formule per l’assegnazione dei voti finali.

Queste le riforme succedutesi in Italia a partire da quella del 1923[3]:

1923 – Ministro Giovanni Gentile: Introduzione dell’esame di maturità, svolto al termine degli studi liceali, unici a permettere l’accesso a tutti i corsi di laurea. Quattro prove scritte e orale su tutte le materie del corso e sui programmi nazionali degli ultimi tre anni. La Commissione era costituita esclusivamente da docenti esterni, in gran parte professori universitari. La votazione non prevedeva un punteggio unico, ma tanti voti quante erano le materie. Era prevista la sessione di esami di riparazione.
1940 – Ministro Giuseppe Bottai: A causa della guerra, vennero apportate molte semplificazioni nelle procedure dell’esame di maturità di Gentile fino alla sostituzione, negli anni del conflitto, con lo scrutinio finale.
1951 – Ministro Guido Gonella: Viene ripristinato l’esame di maturità di Gentile sia per il numero delle prove scritte e per l’orale che per la formazione della Commissione. Uniche novità: introduzione dei membri interni (prima due e poi soltanto uno) e limitazione dei programmi ai due anni precedenti l’ultimo, per i quali venivano richiesti soltanto “cenni”.
1969 – Ministro Fiorentino Sullo: Solo due prove scritte e due materie per il colloquio (di cui una a scelta del candidato). Punteggio finale espresso in sessantesimi. Soppressione degli esami di riparazione e liberalizzazione degli accessi agli studi universitari. Il decreto, convertito nella legge n.146 del 1971, avrebbe dovuto avere una validità sperimentale di soli 2 anni (ne durò invece quasi 30).
1995 – Ministro Francesco D’Onofrio: Non cambia la formula dell’esame, vengono unicamente introdotti nuovi criteri per la nomina di presidenti e membri esterni della commissione che, al fine di limitare le spese di trasferta, devono essere preferibilmente selezionati fra quelli disponibili nello stesso comune della commissione o, in subordine, dalla stessa provincia o regione, e solo come ultima possibilità dalle altre regioni.
1997 – Ministro Luigi Berlinguer (Legge 425 del 10 dicembre 1997): Cambia la denominazione: da maturità a esame di Stato, basato sulla verifica e certificazione delle conoscenze, competenze e capacità. Tre le prove scritte, di cui la terza predisposta dalla Commissione e colloquio su tutte le discipline dell’ultimo anno. Introduzione del credito scolastico e del credito formativo. La Commissione è composta da 6 o 8 commissari, di cui metà interni e metà esterni, più il Presidente esterno all’Istituto. Votazione espressa in centesimi: 45 punti alle prove scritte, 35 al colloquio e 20 punti al credito scolastico. Viene valorizzata la presenza nell’esame della lingua straniera.
2001 – Ministro Letizia Moratti (Legge 28 dicembre 2001, n. 448 – finanziaria del 2002): Le Commissioni sono costituite da soli membri interni e da un Presidente esterno nominato per tutte le Commissioni operanti in ciascun istituto.
2006 – Ministro Giuseppe Fioroni (Legge 11 gennaio 2007, n. 1): Ritorno alle Commissioni miste, reintroduzione dell’ammissione all’esame, credito scolastico da 20 a 25 punti, da 35 a 30 punti per il colloquio.

Orale esame di stato

La sessione orale è un colloquio con tutti i professori quanto concerne l’ultimo anno del corso di studi. Nel caso in cui la commissione d’esame abbia stabilito un percorso interdisciplinare scelto dallo studente stesso (realizzato in forma cartacea o multimediale, chiamato comunemente tesina), l’esame si apre con una breve discussione sull’argomento trattato oppure su un argomento iniziale a scelta del candidato.

L’ordine di interrogazione (che nella maggior parte dei casi si articola in diversi giorni, o al massimo in un paio di settimane) parte dalla lettera estratta durante il primo giorno d’esame; solamente in casi eccezionali e motivati è possibile modificare l’ordine dei candidati.

I docenti della commissione interrogano il candidato su ogni materia prevista dal programma. Al termine, lo studente a volte può essere tenuto a controfirmare un modulo in cui vengono riportati gli argomenti trattati durante il suo esame.

Terza prova esame di stato

L’ultima prova scritta verte su quattro o cinque materie scelte tra quelle previste nel programma didattico dell’ultimo anno. La prova può consistere in diverse tipologie di esaminazione:

trattazione sintetica di argomenti;
quesiti a risposta singola;
quesiti a opzione di risposta;
problemi a soluzione rapida;
casi pratici e professionali;
sviluppo di progetti.
In ogni caso è prevista la conoscenza della lingua straniera, inserita obbligatoriamente fra le materie della prova. Le materie della terza prova e le modalità vengono scelte a giugno di comune accordo dai docenti del consiglio di classe (materie diverse per ogni istituto).

Il tempo massimo previsto per questa prova è di sei ore scolastiche, salvo le dovute eccezioni diversificate in base alle prove previste.