Storia di un ritratto: il progetto di arte dispersa di Giuseppe Piro

C’era una volta un ritratto, talmente tanto bello e carico di emozioni da essere messo in esposizione in una galleria. Su quelle pareti e sotto le luci dei riflettori, quel ritratto riuscì a diventare ancora più bello, magnifico, destando l’attenzione di molte persone. Alla fine divenne così tanto famoso, da essere inserito nella collezione permanente di un museo. E lì la sua corsa finì, un ritratto che divenne ahimè spento, grigio, incapace di continuare ad emozionare davvero. Un destino infausto il suo, molto simile alla nostra vecchiaia, quando per colpa del tempo che passa e della staticità è come se la polvere prendere possesso della bellezza, rendendola più scialba. Non c’era più niente da fare per quel povero ritratto, ma molti artisti che operano nell’arte contemporanea hanno deciso di assumere sulle loro spalle come missione l’eliminazione di questo infausto destino che le opere d’arte sembravano avere.

Gli artisti contemporanei sono riusciti infatti a modificare il concetto di arte, creando performance e installazioni cariche di movimento, che non possono in alcun modo invecchiare, che non sono destinate a restare coperte dalla polvere. Inoltre sono andati alla ricerca di luoghi espositivi del tutto diversi dalle mere gallerie o dai musei, luoghi-non-luoghi dove il concetto di tempo e di spazio non hanno alcun senso, dove l’opera d’arte può quindi essere davvero valorizzata al meglio. C’è anche chi ha deciso di evitare del tutto gallerie e musei, creando un rapporto diretto con gli amanti dell’arte, e creando un’installazione dispera nel mondo. Chi è riuscito in questa ultima impresa è Giuseppe Piro.

Diecimila ritratti e nessuna galleria che possa contendersi l’acquisizione di tutta l’’opera, che nasce infatti per essere dispersa nel mondo, nelle case, negli uffici, nelle aziende, nelle scuole, nei luoghi pubblici, negli appartamenti per le vacanze, persino su un camper in continuo movimento. Ogni ritratto ha un luogo, ma l’installazione nel suo complesso no, è dispersa, volatile, capace di cambiare conformazione, restando sempre sospesa nello spazio e nel tempo. Ogni ritratto è un singolo in connessione con tutti gli altri frammenti dell’opera, che mette in comunicazione le persone, i luoghi, il mondo intero, che mette in connessione linguaggi diversi, culture diverse, razze, popoli, paesi. Le barriere vengono rotte e gli orizzonti diventano più aperti, con la possibilità per ogni persona del mondo intero di riscoprire la libertà e le bellezza di vivere in questo momento, nell’istante, nell’epoca a cui siamo destinati.

Una storia quella dei ritratti che è cambiata radicalmente grazie all’arte contemporanea e che con Giuseppe Piro viene trasportata su un nuovo livello. È un’impresa incredibile quella che Giuseppe sta riuscendo a mettere in piedi, un’impresa che da sempre ha desiderato compiere, lui che ha amato profondamente l’arte sin dai suoi primi passi nel mondo, lui che è esperto di comunicazione e che è un grande conoscitore della nostra epoca contemporanea e delle sue esigenze. Dobbiamo ammettere che questa non è la prima impresa complessa che ha deciso di affrontare. Vi basti pensare che è rimasto in una grotta per ben 35 giorni per testare alcuni apparecchi di telemedicina o che ha all’attivo un network di oltre 350 blog, tra i più grandi del mondo intero, per capire che le grandi imprese fanno parte del suo modo d’essere e di vivere il mondo. Questa però è un’impresa speciale, che a nostro avviso merita assolutamente di essere conosciuta, perché si basa sulle emozioni, sulla sensibilità artistica, sulla voglia di sentirsi tutti quanti parte di qualcosa di grande, tutti interconnessi anche nella distanza.

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