Archivio mensile:aprile 2017

Il lato oscuro del digitale: il fenomeno del cyberbullismo e l’azione delle scuole

La tecnologia avanza in maniera incredibilmente rapida; ciò che oggi è nuovo, già domani potrebbe essere obsoleto.

Le relazioni sono sempre più digitalizzate e spesso, specie tra i più giovani, una chat su Messanger ha sostituito altre forme di comunicazione.

Internet è una occasione straordinaria per i giovani di imparare, formarsi, trovare occasioni di crescita personale, conoscere. Ma presenta anche qualche lato “oscuro”. E’ fondamentale per i giovani un percorso di educazione ai media che, a partire dalle istituzioni scolastiche “formi” opportunamente i ragazzi a leggere la modernità tecnologica (e i luoghi di questa modernità: internet, motori di ricerca, social media) in maniera consapevole e critica (per arginare ad esempio il fenomeno delle fake news è necessario un approccio vigile e critico)

Viviamo infatti in un mondo in cui tutto è connesso e le relazioni fra le persone non implicano più la presenza fisica degli individui, ma tutto si svolge con la rapidità e l’immediatezza delle connessioni internet. In questo mondo sempre più veloce, tuttavia, si sono sviluppati nuovi problemi che vent’anni fa nessuno avrebbe mai potuto pensare; uno di questi è il cyberbullismo.

Il cyberbullismo, fenomeno che colpisce soprattutto le generazioni dei cosiddetti “nativi digitali”, consiste in un attacco reiterato e offensivo che il cyberbullo rivolge nei confronti di un’altra persona. Atti di cyberbullismo si possono esercitare attraverso messaggi scritti in rete, postati pubblicamente o anche con la divulgazioni di foto della vittima. Uno dei luoghi che riunisce tanti cyberbulli e tante vittime è la scuola, il “cyberbullismo” a differenza del “bullismo” non ha confini, la vittima è schiacciata e raggiunta OVUNQUE perchè i nuovi media digitali sono ovunque. È dunque opportuno che questa agisca in prima linea al fine di combattere questo fenomeno sociale, ma come? In primo luogo pensiamo che sia fondamentale conoscere il fenomeno nella sua totalità, segnaliamo a questo proposito

Come la scuola dovrebbe muoversi per contrastare il cyberbullismo

Il cyberbullismo è difficile da combattere. Il web dà a tutti la possibilità di dire ciò che vogliono e molti, sentendosi protetti e anonimi perché dietro lo schermo del proprio PC o del proprio smartphone, non si fanno scrupoli a offendere e inveire contro altre persone alle quali mai oserebbero rivolgere la parola nella “vita reale”.

Il dialogo in classe sugli strumenti digitali

La scuola, che deve essere in costante aggiornamento e al passo con i tempi, dovrebbe dedicare alcune ore al dialogo con e tra gli studenti su queste nuove tecnologie che permettono al mondo di essere in costante relazione.

Una buona strategia sarebbe quella di spendere del tempo in classe per parlare dei nuovi strumenti digitali e del loro corretto utilizzo. Bisogna infatti far capire agli alunni che le parole possono ferire davvero tanto e che dietro uno schermo o un nickname di un social network c’è una persona reale che, come loro, prova delle emozioni e può restarci veramente male per degli insulti gratuiti che le si indirizzano. Il cyberbullismo è forse peggio dell’ormai noto bullismo proprio perché la vittima è esposta a un pubblico ben più ampio di quello che assiste alle bravate di un classico bullo. L’essere derisi, seppur virtualmente, da centinaia se non migliaia di persone rappresenta uno shock emotivo di notevole importanza. Le scuole dovrebbero proprio cercare di far capire questo ai propri alunni, insegnando loro che i nuovi strumenti digitali rappresentano una grandissima opportunità per ricavare informazioni e velocizzare le azioni quotidiane, ma devono essere usati correttamente e non per ferire gli altri.

La formazione sugli strumenti digitali è fondamentale e resta una priorità! Formare a conoscere in modo pieno (non solo e non tanto da un punto di vista tecnico): social network, motori di ricerca, internet.

L’importanza della privacy

La privacy è un valore che, oggigiorno, sta perdendo sempre più importanza.

Sembra quasi che nel web la privacy sia un optional, qualcosa di superfluo che non serve. Le scuole dovrebbero invece insegnare ai propri studenti l’importanza della privacy, focalizzandosi sul fatto che un’azione compiuta pubblicamente sul web può potenzialmente essere vista, osservata e quindi criticata dal mondo intero. Troppi giovani si riprendono con il proprio smartphone e pubblicano il loro video in rete senza pensarci e senza avere la più pallida idea di chi vedrà il loro video e dei commenti che queste persone potranno indirizzare agli autori del filmato. Le scuole dovrebbero dunque sensibilizzare gli studenti sull’importanza della loro privacy personale al fine di evitare che gli alunni siano esposti ai potenziali cyberbulli che popolano la rete.

Infine è importante conoscere il fenomeno indagandolo sotto tutti i punti di vista. La prima arma è sempre la conoscenza

Omega 3 e i benefici sui bambini e donne in gravidanza

Omega 3 e bambini. Quali effetti?

Il problema più grande dei nostri bambini è l’alimentazione. Mangiano troppo e male: lo dicono i dati. Si calcola che sia in sovrappeso un bambino su quattro e che uno su dieci sia addirittura obeso. Sono i numeri allarmanti emersi da una recente ricerca condotta da INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca Alimentare e Nutrizione). Lo studio ha evidenziato che sovrappeso e obesità derivano da abitudini e stili di vita sbagliati. Solo il 2 per cento dei nostri figli mangia ogni giorno quattro porzioni di frutta e di verdura e addirittura il 10 per cento di loro salta la colazione, che è uno dei pasti più importanti della giornata. Pertanto è fondamentale insegnare ai ragazzi, fin da quando sono piccoli, l’importanza di seguire un’alimentazione equilibrata abbinata a uno stile di vita sano e all’utilizzo di supplementi alimentari che forniscano al loro organismo il giusto apporto dei nutrienti fondamentali. Uno su tutti gli integratori di omega 3, i cui benefici sulla salute dei bambini sono molteplici.

 

Mai più questi sbagli


Gli errori più frequenti nell’alimentazione dei bambini, quelli che portano a imboccare la strada del sovrappeso e alla successiva obesità, sono:

  • mancata prima colazione, che fornisce l’energia per affrontare la giornata;
  • consumo frequente di snack e merendine, ricche di grassi saturi e zuccheri;
  • consumo di bibite gassate al posto dell’acqua, ricche di zuccheri;
  • scarsa assunzione di fibre, che tengono pulite arterie e intestino;
  • eccesso di salumi e formaggi, ricchi di grassi, sale e conservanti;
  • scarso consumo di pesce, ricco di proteine leggere e omega 3.

 

Si comincia fin da piccoli


L’assunzione di integratori di olio di pesce in gravidanza riesce a ridurre del 32 per cento il rischio di obesità infantile. Lo dicono i risultati di un studio della Harvard Medical School pubblicato sull’ American Journal of Clinical Nutrition. La ricerca ha esaminato la relazione fra la qualità dei grassi assunti in gravidanza dalle mamme e l’obesità dei loro figli all’età di 3 anni. Dalle misurazioni, effettuate sia attraverso l’indice di massa corporea sia con la plicometria, è emerso che più era alto il livello degli acidi grassi omega 3 minore era il rischio di obesità infantile. Gli scienziati coinvolti nello studio hanno spiegato che un consumo esiguo di acidi grassi omega 3, soprattutto quelli presenti nel pesce, è un fattore di rischio per lo sviluppo dell’obesità. E questi dati confermano quanto emerso già in ricerche precedenti: la carenza di acidi grassi favorisce l’aumento del tessuto adiposo.

 

Più attenti a scuola


Una grande quantità di omega 3 trasferiti da mamma a nascituro attraverso la placenta, non azzera solo il rischio di bambini in sovrappeso. Secondo gli studi, elevati livelli di EPA e DHA, i due acidi grassi presenti nell’olio di pesce, potenziano le capacità intellettive e cognitive dei bambini, e sono in grado di influire positivamente sui piccoli con difficoltà di apprendimento. Soprattutto si è visto che l’EPA è molto efficace nel contrastare problemi di dislessia, di disprassia e di deficit di attenzione legato all’iperattività, ovvero ADHD. Sembra infatti che i bambini affetti da ADHD abbiano livelli bassi di alcuni acidi grassi. Uno studio clinico condotti su 100 ragazzini, ha appurato che quelli con livelli di omega 3 bassi mostravano problemi comportamentali (come scatti di ira e di disturbi del sonno) maggiori rispetto ai coetanei con i livelli di acidi grassi nel sangue da considerarsi nella norma.

La buona notizia arriva dai risultati di un altro studio clinico pubblicato sulla rivista British Journal of Nutrition. L’indagine effettuata dai ricercatori dell’Università di Oxford, nel Regno Unito, sostiene che già dopo le prime 12 settimane, ovvero tre mesi, di assunzione di supplementi di omega 3 si riescono a vedere miglioramenti nel comportamento scolastico dei ragazzini e nelle cattive abitudini cosiddette antisociali. Del resto non c’è da stupirsi se gli omega 3, indispensabili fin dalla gestazione per lo sviluppo del cervello e del sistema nervoso, continuino a rivelarsi essenziali per le attività cognitive di bambini e adulti.