Archivio mensile:agosto 2016

Corso antincendio rischio medio: prevenzione incendi e gestione emergenze

Il corso antincendio di rischio medio è uno dei tre tipi di corsi antincendio contemplati dalla legge italiana. Rappresenta un valore aggiunto per l’azienda, in quanto riduce notevolmente il rischio di incendi e prepara il personale alle modalità di azione necessarie durante un simile evento.

A cosa servono i corsi antincendio?

I corsi antincendio sono necessari alla formazione dei lavoratori delegati a ricoprire il ruolo squadra di emergenza antincendio. Seguire un corso antincendio di rischio medio è obbligatorio per i dipendenti designati o eletti a ricoprire questo particolare ruolo, la dicitura “rischio medio” distingue tra i tre tipi di rischio a cui sono soggette le varie tipologie di aziende, rischio di incendio elevato, medio e basso. Ogni azienda deve curarsi di capire a che settore di rischio appartiene il lavoro svolto, generalmente il rischio medio è assegnato a cantieri temporanei o mobili con sostanze infiammabili e utilizzo di fiamme libere, esclusi quelli interamente a cielo aperto o detenenti esplosivi, tuttavia non è questa l’unica tipologia di attività per la quale è necessario un corso antincendio di rischio medio; la lista completa è presentata nel D.M. 16/02 /82.

Come si svolge il corso

Un corso antincendio di rischio medio ha la durata di otto ore, generalmente può essere svolto in due modalità, in aula o tramite corso online “misto” (blended), in quanto coinvolge comunque una parte pratica da seguire in aula. Il programma del corso prevede un’introduzione generale ai principi di incendio e combustione, passando poi alla prevenzione degli incendi. Nell’ambito del corso è prevista una trattazione generale delle principali protezioni e procedure antincendio. Il corso termina con la già citata parte pratica relativa alle procedure per l’evacuazione e all’uso di attrezzature specifiche. La parte relativa ai principi e alla prevenzione dura 2 ore, la seconda (protezione antincendio e procedure d’emergenza) dura 3 ore, le ultime 3 sono dedicate alle esercitazioni pratiche. Chiunque frequenti il corso e ottenga l’attestato è tenuto all’aggiornamento triennale con corso di cinque or e per mantenerne la validità.

Sicurezza nelle scuole in caso di terremoti

Il terremoto avvenuto stanotte fra Lazio e Marche riporta alla ribalta il tema sicurezza nel patrimonio edilizio italiano e in particolar modo nel plessi scolastici. Il sisma essendo avvenuto di notte ha investito gli edifici scolastici vuoti. In passato invece la scossa aveva creato molte vittime, ci riferiamo in un caso particolare dove morirono numerosi bambini.

Si discute da molti anni sul livello di sicurezza delle nostre scuole e i governi che si sono succeduti hanno sempre fatto grandi proclami in merito. Il problema maggiore è che il patrimonio edilizio scolastico è posto spesso in edifici storici e alcune volte è già un’impresa mettere gli edifici a norma.

Ripensare al luogo scuola nel contesto sociale

Forse bisognerebbe ripensare proprio allo spazio scuola ed iniziare a pensarlo più come spazio sociale che può essere adibito, in varie ore a più funzioni. Sarebbe ora inoltre di ripensare a nuove strutture che utilizzino più legno e vetro che cemento. Strutture più leggere e a basso impatto ambientale. Magari energeticamente autonome, a consumo zero. Utopia? Non credo, già in molte pari del mondo ci sono strutture simili, dove gli studenti contribuiscono tutti i giorni, con idee ma anche fattivamente alla vita della scuola.

La scuola intesa quindi come luogo da far vivere, con attività a tempo pieno ma anche con corsi serali, iniziative, conferenze. Addirittura iniziative autogestite il fine settimana. Magari anche spazi da affittare, quando non utilizzati, per eventi business di aziende.

Insomma, più che rendere “solo sicuri” i luoghi scolatici non è tempo proprio di ripensarli e di strutturare luoghi adeguati, sia socialmente, sia fisicamente, per far sì che diventino luoghi ideali dove far stare ragazzi ed adulti?

Lasciamo a voi la risposta. Lasciate nei commenti le vostre riflessioni e idee. Come costruireste voi la vostra scuola ideale?

Articolo a cura della redazione di Notizie 360.

Corsi sicurezza sul lavoro: un importante strumento contro gli infortuni

I corsi sicurezza sul lavoro sono fondamentali affinché aziende e lavoratori possano operare con piena legalità: ecco quali sono i più diffusi.

 

I corsi di sicurezza sul lavoro hanno un’importanza cruciale nelle aziende operanti nei settori più disparati: seguire questi percorsi formativi è obbligatorio per legge, certo, ma al di là di questo tali percorsi formativi hanno una grandissima importanza nell’ottica dell’efficienza aziendale e soprattutto della sicurezza dei lavoratori.

In Italia sono previsti diversi tipi di corsi di sicurezza sul lavoro, e spetta all’imprenditore, ovviamente, badare che le varie figure dell’azienda siano adeguatamente formate e riescano a conseguire gli attestati necessari.

 

L’elenco riguardante questi corsi è dunque lungo, e non può che iniziare con i corsi antincendio: l’eventualità che in azienda possa svilupparsi un incendio deve essere scongiurata in modo molto attento, per tale motivo sono stati istituiti dei corsi di formazione specifici. I corsi antincendio sono suddivisi in base al livello di rischio che contraddistingue una determinata azienda, ovvero rischio basso, rischio medio e rischio alto, i quali hanno una durata rispettiva di 4, 8 e 16 ore. In azienda alcuni lavoratori vengono designati all’incarico di intervenire personalmente nel caso in cui dovesse manifestarsi un incendio, e questa figura può essere indistintamente ricoperta da datori di lavoro, dipendenti, dirigenti e preposti.

 

Nell’ambito dei corsi sicurezza sul lavoro vanno menzionati anche i corsi cosiddetti di Primo Soccorso, i quali formano alcuni lavoratori dell’azienda offrendo loro tutte le conoscenze e le competenze necessarie per eseguire un primo soccorso in caso di necessità.

Grazie a questi percorsi di formazione, dunque, i lavoratori apprendono le varie metodologie di intervento di carattere basilare, come ad esempio il posizionamento della persona infortunata e tecniche per eseguire massaggi cardiaci e interventi di respirazione artificiale.

 

Tra i corsi di sicurezza sul lavoro hanno inoltre una notevole importanza i corsi RSPP, i quali designano il cosiddetto Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione.

Il Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione è una figura che deve necessariamente essere nominata in azienda, e può corrispondere a un lavoratore dell’azienda stessa, di norma al medesimo datore di lavoro, oppure a un consulente esterno, tecnicamente definito RSPP Nominato.

I corsi RSPP prevedono durate differenti sulla base del livello di rischio che contraddistingue la singola azienda: per le aziende con rischio basso la figura di cui si è parlato deve formarsi con un corso della durata di 16 ore, nelle aziende di rischio medio è necessario che venga seguito un corso di 32 ore, mentre per le aziende considerate a rischio alto la durata del corso è pari a 48 ore.

 

Altro corso di formazione importantissimo per quel che riguarda i corsi sicurezza sul lavoro è inoltre il corso RLS. L’acronimo RLS identifica il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza, un lavoratore che viene designato direttamente dai colleghi e a cui spettano delle mansioni molto importanti, ovvero quelle di rappresentare tutti i lavoratori dell’azienda per quel che riguarda qualsiasi questione inerente la sicurezza sul lavoro.

Il corso RLS ha una durata di 32 ore e prevede un aggiornamento da eseguirsi con cadenza annuale.

 

Il panorama di corsi di sicurezza sul lavoro, dunque, è piuttosto vasto, e come accennato in precedenza deve essere premura dell’imprenditore quella di provvedere in modo attento e completo a tutti questi adempimenti formativi stabiliti dalla legge.

In tutti i casi è sempre importantissimo che il corsista si accerti di affidarsi a un ente formativo accreditato: l’azienda che eroga il corso, a prescindere da quale sia il percorso formativo di interesse, deve rilasciare degli attestati regolarmente riconosciuti su tutto il territorio nazionale.

Alcuni dei corsi sulla sicurezza sul lavoro possono essere seguiti anche online, e ciò rappresenta davvero una grande comodità per l’allievo.

Se un corso è disponibile in rete è da considerarsi a tutti gli effetti equivalente al corso erogato in modalità classica, ovvero in aula, dunque non può essere fatta alcuna differenza dal punto di vista della validità legale tra la validità dei relativi attestati.

Per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la formazione del personale è assolutamente fondamentale, in tutti i contesti aziendali.

La scienza del liquido per sigarette elettroniche: ecco come funziona

Liquidi per sigaretta elettronica: funzionamento, composizione e aromi. Come si produce l’effetto fumo dei liquidi per sigaretta elettronica, come variano le proporzioni tra i componenti ed i tipi di aroma in base ai gusti

 

Le sigarette elettroniche utilizzano una soluzione acquosa di glicole propilenico e glicerolo. Rappresentano una valida alternativa al consumo del tabacco lavorato, fumato sotto forma di sigaretta, sigaro e pipa, ma sono prive dei suoi pericolosi effetti collaterali sulla salute. Questi dispositivi, chiamati anche e-cigarette ed e-cig, riproducono in modo molto simile la gestualità e le sensazioni olfattive e gustative delle sigarette tradizionali. I liquidi per sigaretta elettronica vengono vaporizzati da una resistenza elettrica, l’atomizzatore, alimentato da batterie ricaricabili. La tecnologia dell’apparecchio è studiata per fornire una serie di effetti:

– la densità e la quantità di vapore prodotto dal dispositivo, parametri influenzati anche dal contenuto di glicerolo;

– la temperatura del vapore aspirato;

– il rendimento aromatico del liquido una volta vaporizzato e inalato;

– il cosiddetto “colpo in gola” cioè la sensazione di passaggio per la gola del vapore, dipendente anche dalla percentuale di nicotina contenuta.

 

Sul mercato sono presenti numerose versioni di sigaretta elettronica, con diversa struttura e design, ma generalmente sono tutte accomunate dagli stessi elementi costitutivi: i circuiti interni, il vaporizzatore, o cartomizzatore, il filtro con cartuccia di liquido e la batteria ricaricabile. Nel momento in cui l’utilizzatore comincia ad aspirare dall’apparecchio, un sensore percepisce lo spostamento d’aria ed accende la batteria, la quale fornisce l’energia necessaria all’atomizzatore per riscaldare il liquido all’interno della cartuccia del filtro. Viene quindi prodotto del vapore simile al fumo delle sigarette tradizionali, sia nell’aspetto che nell’aroma e nel gusto. Per riprodurre ulteriormente le sensazioni del fumo di tabacco, nel dispositivo è anche presente una luce LED di colore rosso che simula la brace e si attiva durante l’aspirazione.

 

Il filtro è composto di plastica anallergica ed in esso vengono inserite le cartucce di liquidi per sigaretta elettronica con glicerolo, glicole propilenico e nicotina in proporzioni variabili in base alle preferenze dell’utilizzatore. La cartuccia esaurita può essere sostituita da un’altra nuova o, in alternativa, è possibile ricaricarla con dell’altro liquido. Alcuni modelli sono dotati di un serbatoio specifico per la ricarica manuale, chiamato “tank”. In commercio si trovano soluzioni pronte con diversi tipi di aromi e con nicotina in percentuale variabile oppure anche senza. Un’altra opzione prevede di comprare i singoli componenti fondamentali, glicole propilenico, glicerolo, nicotina ed aromi e combinarli secondo il gusto personale e la necessità di nicotina. Se un fumatore di sigarette di tabacco decide di passare a quella elettronica per evitare danni alla salute, l’assenza totale di nicotina o una sua molto ridotta percentuale potrebbe indurlo a tornare alle precedenti abitudini a causa della dipendenza. Per questo è molto utile poter controllare il contenuto di nicotina dei liquidi per sigaretta elettronica.

 

L’effetto fumo prodotto dal dispositivo è dato dal surriscaldamento del glicole propilenico e del glicerolo. Il “colpo in gola” tipico del fumo di tabacco è simulato in maniera leggera dai due elementi e molto di più dalla nicotina, i maniera direttamente proporzionale alla sua quantità. La concentrazione della sostanza nel liquido può essere elevata, media o bassa. L’aggiunta di specifici liquidi contenenti degli aromi alimentari accuratamente miscelati contribuisce ad ottenere l’effetto “colpo in gola” anche senza la nicotina. Il vaporizzatore riscalda la soluzione, contenuta nella cartuccia o nel serbatoio, che si trasforma in una sospensione aeriforme nella quale sono presenti gli aromi che restano pressoché intatti perché non si verifica una combustione, come avviene con il tabacco.

 

Alcuni liquidi per sigaretta elettronica hanno un aroma che ricorda quello delle diverse case produttrici di tabacco in commercio. Altri prodotti contengono aromi di tipo alimentare come: liquirizia, menta, caffè, vaniglia, liquori, fragola ma anche sigaro, pipa e molti altri. Gli aromi possono essere suddivisi in categorie: fruttati, al tabacco, a base neutra, concentrati da aggiungere ai precedenti e altri tipi caratterizzati da ogni fragranza esistente, tra cui erbe aromatiche, gusti freschi e combinazioni ispirate ai dolci, cioccolato e biscotti. Insomma, ce n’è davvero per tutti i gusti!