Archivio mensile:novembre 2013

L’utilizzo dei fotolibri nell’insegnamento e nella formazione

L’apprendimento parte prima di tutto dalla percezione e quindi ovviamente dalle immagini. Proprio per questo motivo i libri scolastici per bambini e i primi libri di lettura sono sempre corredati da numerosi disegni ed illustrazioni, fotografie e realizzazioni grafiche ricche di colori, tutti elementi questi che rimangono anche nei libri per i bambini e i ragazzini un po’ più grandicelli. Le immagini permettono ai bambini infatti di formarsi delle percezioni quanto più reali possibile del mondo che li circonda, di organizzare le idee, di classificare, di rendere giustizia ad un concetto astratto.
Gli insegnanti devono tenere bene in mente tutte queste osservazioni, è importante infatti che portino avanti un lavoro sulle immagini che sia quanto più intenso possibile durante tutti gli anni della scuola dell’obbligo, un lavoro sulle immagini che dovrebbe però andare al di là dei testi scolastici e dei libri di lettura. Non sempre infatti le immagini presenti in questi testi sono sufficienti. Prendiamo ad esempio l’eruzione vulcanica che distrusse Pompei, un argomento questo che viene trattato in tutte le scuole in modo piuttosto approfondito e per il quale ci sono sempre disegni che rappresentano le vicende accadute. Può darsi che i bambini chiedano all’insegnante com’è adesso Pompei, ecco che qui alcune fotografie della Pompei di oggi possono essere allora di aiuto. Non solo, ci sono alcune immagini che non sono ovviamente presenti nei testi scolastici in quanto sono dell’ultimo minuto, le immagini cioè che arrivano ogni giorno sulle pagine delle maggiori testate giornalistiche. Gli insegnanti devono imparare a portare a scuola anche queste immagini perché è importante che i bambini scoprano anche il loro presente oltre che il loro passato.
Come possono gli insegnanti far entrare nelle aule queste immagini nel miglior modo possibile? L’ album foto nella moderna versione del fotolibro è una soluzione, in questo modo è possibile racchiudere tutte le immagini in un solo volume rilegato da portare in aula. L’insegnante può far passare quell’album di mano in mano agli alunni mentre descrive le immagini in modo dettagliato, album da lasciare poi in classe in modo che possa essere consultato in ogni momento. Il preside della scuola sarà sicuramente d’accordo ad inserire una piccola libreria in aula per contenere tutti questi preziosi volumi, in alternativa possono sempre essere messi in biblioteca in modo che possano essere fruiti liberamente anche da tutti gli altri insegnanti e da tutte le altre classi. Il fotolibro non è la scelta ideale solo nelle aule scolastiche ma anche nei corsi di formazione. è proprio questa infatti la forma che gli insegnanti possono dare alle eventuali dispense da consegnare agli alunni, un mix di testi e di immagini per fare in modo che l’apprendimento sia più semplice per tutti. è infatti importante sottolineare che le immagini non sono la scelta ideale solo per i bambini, ma anche per gli adulti.
Ma creare album foto non sarà un po’ troppo complicato? Assolutamente no, è anzi davvero molto semplice e veloce. Gli insegnanti che desiderano realizzarne uno hanno online infatti degli strumenti davvero molto semplici che permettono loro in pochi minuti di inserire immagini, didascalie, testi e anche ovviamente di scegliere gli sfondi più adatti e una copertina ad hoc. C’è ad esempio il software offerto da Cewe che risulta davvero di semplice utilizzo. Un’azienda questa che vi consigliamo caldamente visto che si tratta di un’azienda leader nel mondo della fotografia e della realizzazione dei fotolibri, fotolibri di alta qualità che arrivano a casa vostra in poco tempo e che sono resistenti e capaci di durare a lungo nel tempo. Proprio quello che ci vuole da dare in mano ai nostri bambini non vi pare?

Scuola digitalizzazione futura?

La scuola negli ultimi anni è stata oggetto di continui tagli che hanno di fatto seriamente ipotecato il proprio futuro, se non ci sono fondi per finanziare eventuali investimenti strutturali nella scuola diventa un problema notevole.

La mancanza effettiva di una politica specifica che metta nuovamente al centro il problema dell’istruzione tutto diventa fumoso, infatti dal mondo della scuola poi si va verso il mondo del lavoro, un problema collegato.

Tuttavia per quanto si sia parlato in questi ultimi anni di digitalizzazione di evoluzione nell’ambito della scuola, tutto è rimasto fermo, tagli strutturali che sono la conseguenza di politiche di contenimento dei costi.

La scuola deve essere nuovamente rimessa al centro, per poterlo fare però è necessario che siano previsti dei fondi che rimettano in moto il meccanismo dell’istruzione, la scuola nuovamente come tema centrale della vita di ogni persona.

Con 150 si e 15 no è stato approvato un decreto che riguarda il mondo dell’istruzione, della ricerca e dell’università, questo prevede di rimettere al centro la scuola da tutti i punti di vista, ovviamente la centralità del tema deve essere coniugato da fondi.

Nel decreto che prevede anche l’assunzione della tecnologia wi-fi, pare siano già pronti fondi per 15 milioni di euro subito utilizzabili, per questo motivo bisogna dire che forse per la prima volta la scuola viene rimessa al centro.

Si sottolinea in modo particolare il fatto che per la prima volta la scuola viene rimessa al centro non solo in termini virtuali, finalmente dopo una serie di anni bui nei quali la scuola ha subito tagli sostanziali, il tema recupera centralità.

Per questo motivo finalmente dopo tanti anni la scuola pare abbia i fondi per poter nuovamente competere, nuova tecnologia, reti wi-fi e una visione maggiormente moderna assicurano sicuramente un nuovo periodo.

Ci auspichiamo che tutto questo non rimangano solo parole ma diventino anche dei fatti.

L’ultima moda degli studenti: il piercing Monroe

I tempi sono cambiati, e anche tra gli studenti più giovani del liceo spopolano mode che solo qualche anno fa erano a appannaggio dei più grandi. Una delle ultime è quella del piercing, un foro applicato non più tradizionalmente sui lobi delle orecchie, ma in altre parti del corpo.

La moda del piercing, abbinata ad un’ostinata ricerca della sensualità anche per le ragazze più giovani, trova la sua sintesi nel piercing Monroe, un piercing che porta il nome della diva Marilyn Monroe perché crea una sorta di neo finto sull’angolo superiore della bocca.

Accattivante, sensuale, segno di una volontà di crescere prima del tempo: ma cosa si nasconde dietro il piercing, cosa dovremmo dire ai nostri studenti e dovremmo davvero farli desistere dal farsi condizionare da una moda sempre più popolare?

Dietro il piercing si nascondono diversi rischi, alcuni reali altri invece frutto della paura, generalmente creata da qualcosa che è nuovo e che facciamo difficoltà a capire. Il piercing Monroe è, stando a quanto dicono gli specialisti, uno dei piercing più sicuri, a patto che ci si rivolga ad un professionista che segua tutte le procedure necessarie.

Il foro si applica con un ago cavo, subito dopo il quale viene fatta strada al gioiello, che in questo caso sarà una piccola pallina in genere di colore scuro a ricordare proprio il neo della immortale Marilyn Monroe.

Non c’è molto che possiamo dire ai nostri studenti, soprattutto perché queste decisioni sono decisione d’appannaggio esclusivo della famiglia, anche se il ruolo nostro ruolo di educatori ovviamente non può disinteressarsene.

Così come per ogni cosa, dobbiamo indirizzare i nostri studenti verso percorsi percorribili senza alcun tipo di rischio. Nel caso dei piercing questo vuol dire recarsi nello studio di un piercer (così si chiamano i professionisti del foro) e certificarsi che non ci siano pratiche lontane dagli standard di igiene richiesti a questo tipo di attività.

Spesso è difficile opporsi alle mode degli studenti, quello che possiamo fare è essere, come avviene per l’istruzione, la loro guida in un mondo pieno di insidie e che non conoscono ancora sufficientemente bene per camminarvi da soli.

Quando la timidezza sfocia in fobia sociale

Come si manifesta la fobia sociale? Comunemente i primi sintomi di questa malattia compaiono in maniera lenta e progressiva, manifestandosi durante l’infanzia e l’adolescenza, a volte causati da problemi di insicurezza e timidezza che con il passare degli anni non si è riusciti a superare.
Sono diverse le forme con le quali questa patologia può manifestarsi: in alcuni casi può comparire improvvisamente durante un periodo particolarmente duro e sfortunato oppure cominciare in relazione ad avvenimenti, quali ad esempio il rapporto con i coetanei o con i professori, che hanno fortemente segnato l’individuo e nei quali il suo comportamento è stato ridicolo ed inadeguato a causa della paura di sbagliare. Se, in quei momenti, si è cominciato ad avvertire tremori, palpitazioni e sudorazione, sentendosi ridicoli può accadere che quando queste situazioni si ripeteranno soffriremo le stesse ansie, che saranno causate proprio dall’essere malati di fobia sociale.
Nei casi più fortunati, come è capitato a diverse persone, la timidezza non sfocia in malattia e, sebbene si provino sensazioni di estremo disagio in determinate situazioni, il tutto resta confinato nell’ambito di un carattere troppo schivo e riservato. Ma non per tutti è così. In ogni caso è consigliabile agire all’origine del problema ed informandosi in modo adeguato. Al riguardo il sito FobiaSociale.org offre dei validi spunti di riflessione sul tema.
Sono diverse le cause che scatenano la fobia sociale che è originata da una serie di fattori che possono dare luogo al suo sorgere.  In primo luogo, bisogna dare la giusta importanza alla vulnerabilità biologica che si configura come una tendenza a reagire in maniera eccessiva di fronte a situazioni stressanti o a problemi esistenziali negativi.

Questa tendenza è genetica ed appartiene al sistema nervoso di un individuo, ma ha grande importanza anche la vulnerabilità psicologica di una persona con la sua maniera di reagire e di affrontare i problemi, aspetti tutti legati a fattori della personalità e causati anche dall’educazione che abbiamo ricevuto e dalle esperienze vissute. L’insieme di questi fattori stabilisce una serie di convinzioni basilari attraverso le quali vediamo ed interpretiamo il mondo circostante che in chi soffre di questa malattia è visto con diffidenza e vissuto con pessimismo, senza stima di sé stessi e con una sensazione di inadeguatezza e disorientamento, che pregiudica fortemente l’interazione sociale.

Scuola: troppa carta!

Nel panorama delle innovazioni mancate dobbiamo per forza parlare della scuola italiana, ricordandoci che nelle intenzioni delle varie riforme c’era quella che prevedeva la progressiva sostituzione della modalità cartacea.

La scuola italiana è decisamente indietro in termini di innovazione di utilizzo di tecnologia, bisogna però in questo senso cercare di capire come mai in generale la scuola italiana presenta un ritardo tecnologico così accentuato.

In primo luogo le riforme e in modo particolare la legge 135/2012 prevede l’introduzione del registro elettronico al posto di quello cartaceo, molti dirigenti se non quasi tutti sono al corrente di questa legge.

In molti istituti scolastici questa stessa legge non viene applicata, il motivo è presto detto, l’innovazione è rimasta sulla carta e il motivo è prettamente economico, mancano i fondi di tipo strutturale che consentano il balzo di qualità che tutti vorremmo.

Una scuola che partendo dai docenti insegni l’utilizzo dell’informatica e faccia in modo tale che gli alunni abbiano un tasso di alfabetizzazione informatica adeguato, i fondi che scarseggiano non consentono di innovare in tal senso.

La situazione come sempre è a macchia di leopardo, infatti alcune scuole rispetto ad altre hanno saputo innovare, dotando le proprie strutture di computer che consentono agli alunni un approccio innovativo e intelligente.

Tuttavia facendo una analisi più approfondita dei motivi che mettono in luce questo ritardo nell’adeguare gli istituti alle nuove circolari, emergono anche fattori legati al corpo docente, spesso scettico e con un atteggiamento poco costruttivo.

Gli insegnanti tendono a mettere in luce solo gli aspetti negativi di un possibile mutamento in termini di tecnologia, per questo motivo molto spesso la voglia di creare innovazione tende ad incontrare questi ostacoli.

Gli stessi genitori spesso sono poco sensibili a questo problema, sottovalutando a tutti gli effetti l’importanza di un corretto approccio all’utilizzo del personal computer, questo problema emerge in modo particolare nelle famiglie con una istruzione medio bassa.