Archivio mensile:giugno 2013

Scuola e università: l’OCSE accusa l’Italia

L’OCSE ancora una volta sgrida l’Italia e gli assegna la maglia nera. Sono molti i fattori per cui il nostro paese vede un calo vertiginoso degli iscritti alle università e di coloro che riescono a terminare gli studi superiori.
L’Italia è il paese con gli insegnanti peggio pagati e anziani, i quali nonostante tutto cercano di portare avanti il loro mestiere con serietà e costanza.
Secondo l’Istituto di Parigi siamo noi l’unico paese a non aver aumentato dal 1995 ad oggi le spese d’investimento per ogni studente che frequenta la scuola primaria e secondaria, mentre, i paesi esteri l’hanno già portata ad un 60% in più.
Anche nei confronti degli studi universitari la situazione non è migliore, quasi 5.000 dollari in meno degli altri stati vengono investiti per i giovani che vogliono proseguire gli studi.

Ma non è solo questo a far vedere di cattivo occhio l’istruzione italiana. Tra il 2005 e il 2011 gli insegnati si sono visti aumentare le ore di lavoro, molti sono stati licenziati e la durata dell’insegnamento giornaliero e calata drasticamente.


Sembra che il governo abbia fatto il possibile per risparmiare a spese dell’istruzione? Forse si, ma i giovani non ne hanno risentito e sembra addirittura ci sia stato un miglioramento generale in molte materie.

La situazione resta comunque drammatica. Solo il 15% delle persone con un età compresa tra 25 e 64 anni sono laureati e l’interesse generale verso l’il proseguimento degli studi è calato di un brutto 11%.

A tutte queste accuse è il sottosegretario all’istruzione Marco Rossi Doria a rispondere: “I dati dell’Ocse evidenziano criticità del nostro sistema di istruzione di medio e lungo periodo ormai da tempo. Proprio per questo esse sono non solo citate ma anche affrontate con una strategia di medio periodo già dalle recenti audizioni “


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Scuola storia dell’arte: il Barocco italiano

Analisi e approfondimento sul Barocco per quanto riguarda la pittura e la storia dell’arte.

Il dibattito aperto dal protestantesimo su alcuni aspetti della religiosità cristiana trascurati dalla Chiesa del Rinascimento provocò vivaci interventi anche all’interno dell’ortodossia cattolica.

La cosiddetta Controriforma nacque dall’esigenza largamente diffusa di una più intima e profonda vita religiosa, che recuperasse i valori dell’interiorità, della trascendenza, del rigore morale, e in un primo tempo, a Roma come a Venezia, ebbe più il carattere di un movimento di opinione, che trovava seguito in alcuni circoli di intellettuali, che di intervento autoritario e repressivo della Chiesa in materia di religione e di fede.

Ma quando nel 1545 ebbero inizio i lavori del Concilio di Trento, le caratteristiche del movimento cattolico riformatore erano già profondamente mutate: l’istituzione del Tribunale dell’Inquisizione romana nel 1542 e della censura sulla stampa nel 1543 indicavano già la fine del clima di tolleranza del Rinascimento e l’inizio della restaurazione del potere ecclesiastico.


Per quanto riguarda l’arte e in particolare la pittura, il Concilio ne riconobbe l’importanza dal punto di vista didascalico e propagandistico, ma proprio per questo ne definì le forme, i fini e gli ambiti, assegnando ai teologi il compito di sorvegliare la produzione artistica, soprattutto quella destinata al culto, di stabilire dei canoni, sia architettonici sia iconografici, di riprovare severamente ogni manifestazione che, come il nudo, potesse in qualche modo suggerire una concezione pagana o materialistica della vita. La parabola della Controriforma si compie parallelamente allo sviluppo dell’arte manieristica, che ne esprime l’influenza nella componente spiritualistica o mistica dell’opera di alcuni artisti e pittori.

Ma è solo nell’arte barocca che trova pieno successo il programma culturale della Chiesa, relativo alla diffusione del cattolicesimo mediante un’arte e dei dipinti più vicini al gusto delle masse di quanto non lo fossero le opere troppo intellettualistiche dei manieristi e capace di rendere attraenti, aperte e sfarzose le forme di un culto in sé legato a una religiosità cupa e intransigente.

Oggi si ricorre al termine barocco per definire tutta l’arte del Seicento, dalla musica alle arti figurative come la pittura, quadri e dipinti, fino ad arrivare dall’artigianato alla letteratura, e ciò non impedisce la formulazione di giudizi qualitativi diversi e l’individuazione di tendenze e manifestazioni differenziate da artista ad artista e da paese a paese.

Il termine è nato però nel Settecento all’interno di un’estetica classicistica che, in una sommaria operazione di rigetto, accomuna in un giudizio negativo quegli aspetti dell’arte secentesca che erano inconciliabili con il gusto neoclassico. Apparivano pertanto come bizzarri la manifestazione, nell’architettura, di una tendenza “naturalistica”, che ricorre alla torsione ed alla curva, con straordinari effetti scenografici e spaziali, l’uso decorativo di pilastri e colonne, sottratti ad una qualsiasi funzione di sostegno, l’illusionismo e il pittoricismo della scultura, le soluzioni insolite e “artificiali” dei problemi di luce e di illuminazione nella pittura.

La grandezza di alcuni artisti dell’epoca risiede però proprio nella trattazione geniale di questi aspetti del gusto barocco, caratteristiche che verranno espresse soprattutto dai pittori e quadri più famosi del periodo.

In proposito è da ricordare in primo luogo Francesco Castelli detto Borromini (1599-1667), attivo ininterrottamente a Roma dal 1619 all’anno della morte. Ammiratore di Michelangelo, che studiò accuratamente, fu però avverso agli ideali formali rinascimentali. Valendosi di un repertorio figurativo di straordinaria ampiezza, immaginò soluzioni spaziali inedite, nelle quali preponderanti sono l’incidenza e la diffusione delle luci e delle ombre.

Un posto di primo piano nell’ambito della pittura barocca occupa poi Michelangelo Merisi detto Caravaggio (1573-1610) che, sottraendosi alla convenzionale pittura edificante proposta dalla Chiesa di Roma, ricorse ad una tecnica e ad una poetica assolutamente originali. Sono invece più vicini alle intenzioni della propaganda ecclesiastica Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) e Pietro Berrettini da Cortona (1596-1669), che trova modo di recuperare al trionfalismo cattolico elementi tratti dalla mitologia e dal classicismo.

Al barocco italiano, fortemente influenzato dalla Chiesa di Roma, fanno riscontro tendenze diverse fuori d’Italia, a seconda che vi siano presenti corti potenti, come in Spagna o in Francia, o vi domini una borghesia intraprendente legata agli ideali del protestantesimo, come in Olanda.

Scuole di inglese all’estero, un’esperienza unica per i ragazzi di tutte le età

Le scuole di inglese all’estero sono un’esperienza che i ragazzi dovrebbero fare almeno una volta nella vita, un’esperienza che permette loro infatti di scoprire tutti i segreti della lingua inglese e di vivere così in modo molto più tranquillo e rilassato sia gli anni di studio che l’ingresso nel mondo del lavoro.

Oggi come oggi la lingua inglese è infatti di fondamentale importanza, una lingua che permette agli studenti che la conoscono alla perfezione di studiare anche sui libri che non sono ancora stati tradotti in italiano, libri che spesso sono davvero molto utili per gli approfondimenti, di andare alla ricerca sul web e sulle riviste online specializzate di tutte le informazioni di cui hanno bisogno per le loro ricerche nonché ovviamente di seguire al meglio i congressi internazionali che sono fonte di grande ispirazione per tutti coloro che provano nella studio una vera e propria passione. E questo ovviamente vale sia per i ragazzi molto giovani che ancora vanno alle scuole medie sia per i ragazzi un po’ più grandi delle scuole superiori e dell’università. Non dobbiamo dimenticare poi che l’ottima conoscenza della lingua inglese è un punto a favore per il curriculum di un giovane alla ricerca del suo primo impiego, per molte tipologie di lavori è anzi oggi un elemento assolutamente indispensabile.

Le scuole di inglese all’estero sono per i ragazzi più giovani anche un modo per fare la loro prima vera esperienza di viaggio senza i genitori, un’esperienza che li rende indipendenti e che li mette a confronto con una cultura diversa dalla loro, un’esperienza in cui però hanno sempre l’appoggio di persone adulte pronte a consigliarli e ad aiutarli. Vedrete che con un’esperienza di questo genere i ragazzi cresceranno nel giro di poco tempo e diventeranno molto più maturi, pronti quindi ad affrontare il mondo che li circonda.

Sino a qualche anno fa riuscire a fare un viaggio studio in una scuola di inglese all’estero era davvero molto complicato, viaggi questi che avevano infatti dei prezzi davvero molto elevati. Oggi per fortuna i viaggi all’estero di questa tipologia sono disponibili anche in versioni a basso costo che permettono a tutti i giovani di accedere a questa eccezionale formula di viaggio e apprendimento. Non solo, grazie alle offerte di Skyskanner che potete scovare su CupoNation anche i voli aerei diventano low cost, un modo insomma per risparmiare anche sul trasporto senza per questo rinunciare alla comodità e al comfort.

CupoNation nasce proprio per aiutare i giovani e le loro famiglie ad affrontare in modo più leggero e senza pensieri ogni spesa, non solo le spese dei voli e delle vacanze studio ma anche ogni altra tipologia di spesa quotidiana. Sono disponibili codici sconto e promozioni sempre aggiornate, in modo da non perdere più neanche una promozione e vivere finalmente una vita semplicemente eccezionale ma economica.

Bene alcune linee programmatiche sull’Istruzione, ma Carrozza ascolti la voce degli studenti

Oggi, dalle ore 14, in VII commissione Cultura di Camera e Senato, il Ministro dell’Istruzione Carrozza ha delineato le linee programmatiche del suo Dicastero.
La Rete della Conoscenza esprime positività rispetto a molte priorità definite dal Ministro, ma ritiene altresì che manchino alcune questioni emergenziali e di prospettiva di lungo periodo.


Il Ministro tra le varie indicazioni definisce tra le varie priorità quelle di investire sull’Istruzione per garantire una scuola di qualità, portare la dispersione scolastica al 10% entro il 2020, combattere il digital divide, sostenere l’autonomia scolastica, tenere le scuole aperte il pomeriggio, incentivare i percorsi di alternanza studio-lavoro, rilanciare la formazione permanente, deburocratizzare scuola e università, rifinanziare il DSU e combattere la disoccupazione con la qualità della formazione.

“Il Ministro si è concentrato moltissimo sulle questioni emergenziali, come l’edilizia scolastica e la dispersione scolastica, eludendone tante altre parimenti impellenti”, dichiara la Rete della Conoscenza.
“Riteniamo, inoltre, che siano gravi le puntualizzazioni riguardanti la volontà di continuare a finanziare le scuole paritarie. Invitiamo il Ministro a riflettere sull’importante risultato del referendum consultivo di Bologna e ad agire di conseguenza, destinando tutti i fondi alle scuole pubbliche ed avviando una seria riflessione sulla necessaria ripubblicizzazione effettiva di scuole e università che in questi anni hanno subito un progressivo processo di definanziamento e dequalificazione”
La Rete della Conoscenza continua: “Pensiamo che dalle linee programmatiche manchi completamente una parte riguardante il diritto allo studio e il welfare studentesco. Giorno dopo giorno studiare diventa sempre più un lusso per la maggioranza degli studenti del nostro paese. Da anni rivendichiamo una Legge Quadro Nazionale sul Diritto allo Studio per scuole e università che stabilisca i LEP che le regioni dovrebbero rispettare, un reddito di formazione e misure per tutelare un’effettiva cittadinanza studentesca nei termini di accesso ai saperi, partecipazione, salute e diritto alla casa”
“Pensiamo purtroppo che dal discorso si evinca una volontà di continuare a foraggiare un modello di valutazione di scuole e università escludente e sanzionatorio, mortificante per la didattica e assolutamente non oggettivo. Invitiamo il Ministro a confrontarsi con gli studenti che da anni rivendicano scuole e università pubbliche, di massa e totalmente aperte, senza numero chiuso e veramente includenti. L’11 giugno presenteremo alla Camera i risultati del referendum studentesco nazionale che abbiamo somministrato dal 15 aprile al 4 maggio. Dai dati si evincono una serie di priorità alle quali dare immediatamente delle risposte concrete: precarietà, reddito, diritto allo studio, diritti per tirocini e stage, libero accesso all’istruzione, modello di valutazione e di autonomia scolastica e universitaria. Si riparta da questi risultati”

Rete della Conoscenza


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Gli esami si preparano a tavola

Giugno e Luglio sono mesi impegnativi per chi è alle prese con lo studio. Tra lunghe giornate alla scrivania e notti insonni, molti ragazzi si preparano ad affrontare un faticoso periodo di esami. Per mantenere in forma corpo e mente, che si tratti della maturità o della prova di analisi 1, la prima regola da seguire è uguale per tutti: la full immersion sui libri va accompagnata da una corretta alimentazione.


“L’importante è mangiare un po’ di tutto, seguendo però una dieta sana, possibilmente povera di grassi saturi, che impegnano a lungo la digestione e sottraggono sangue al cervello” – spiega il prof. Antonello Sannia, Presidente della Società di Medicina Naturale. “L’ideale è calibrare l’apporto di carboidrati, proteine e (pochi) grassi, preferendo cibi che abbiano un elevato contenuto di vitamine e minerali” – aggiunge l’esperto.

A questo proposito, l’Osservatorio AIIPA (Associazione Italiana Industrie Prodotti Alimentari – Area Integratori Alimentari), segnala alcuni validi alleati per aiutare a mantenere il benessere psico-fisico in periodi particolarmente intensi, come possono essere quelli di preparazione agli esami; tra questi, viene sottolineato il prezioso apporto delle vitamine del Gruppo B e alcuni minerali come ferro, magnesio e potassio.
Il complesso B è centrale per il metabolismo cellulare e per trasformare i macronutrienti in energia indispensabile per le funzioni vitali. In particolare, le vitamine B2 (detta anche Riboflavina) e B6 contribuiscono alla riduzione della stanchezza e del senso di affaticamento e sono utili per regolare la normale funzione psicologica. La vitamina B12 coadiuva la formazione dei globuli rossi e contribuisce alla normale funzione del sistema immunitario. Di queste elementi sono particolarmente ricchi cibi come la carne, le uova, i cereali, i latticini e le verdure a foglia verde.
Anche la vitamina A gioca un ruolo importante: oltre, infatti, a mantenere la regolare capacità visiva e ad intervenire nel processo di specializzazione delle cellule, fondamentale per ottimizzare il corretto funzionamento di tutto l’organismo, questa vitamina di cui è particolarmente ricco il pesce azzurro, contribuisce al normale metabolismo del ferro.

Quest’ultimo è un minerale prezioso per chi si sottopone a stress importanti, poiché salvaguarda la funzione cognitiva, riducendo gli stati di stanchezza. Come il ferro anche il magnesio rappresenta una risorsa efficace nei periodi di tensione. “Lo stress infatti – commenta il Prof. Sannia – tende ad esaurire le riserve di magnesio dell’organismo. Una carenza di magnesio induce nervosismo, ansietà, insonnia e frequenti risvegli notturni, per cui ci si sveglia stanchi anche dopo diverse ore di sonno”. Infine, il potassio: un elemento importante che contribuisce al normale funzionamento del sistema nervoso e a mantenere equilibrata la pressione sanguigna.

Per fare il carico di questi minerali basta arricchire la propria tavola di legumi e vegetali come broccoli e spinaci nel caso del ferro; di cereali e frutta secca per il magnesio; di frutta fresca come banane, pesche e melone per bilanciare il potassio.

Per coadiuvare il benessere dell’organismo o in caso di carenze, anche l’utilizzo di integratori alimentari può essere utile per mantenere il giusto equilibrio. “Particolarmente indicati quelli a base di Gingseng o di Rodiola, che hanno funzione di tonico adattogeno in grado di normalizzare il tono dell’umore” – afferma l’esperto.

Infine, qualche consiglio per affrontare energicamente questo duro periodo di studio, a partire da semplici ‘esercizi’ a tavola. “Lo schema migliore sarebbe cominciare con una buona colazione, a base di yogurt o latte e con 5-6 fette biscottate su cui spalmare un po’ di miele. Poi, a pranzo, pasta o riso condita con salsa di pomodoro, un bel piatto di verdura, un panino da 50 g e un frutto.
Terminare con una cena dando preferenza alle proteine animali: carne rossa o bianca o pesce, l’immancabile verdura, il solito panino e un frutto” – spiega Sannia, che conclude: “Ottime anche le mandorle: una decina, mangiate sia a pranzo sia a cena, con l’intera pellicina, hanno una notevole azione pro energetica e antiossidante”.


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Scuola: quale sorte per i diplomati magistrali; il chiarimento di Adida

La breve nota di Adida  tratta della questione dei diplomati magistrali sulla quale si sta addensando una nube di preoccupazione infondata, da parte dei diretti interessanti.

Sentiamo l’esigenza di intervenire nel dibattito che si è innescato a seguito della circolazione di alcune notizie relative alle sorti dei diplomati magistrali, in quanto rileviamo imprecisioni e gravi dichiarazioni che stanno allarmando molti insegnanti di questa categoria.
Poiché abbiamo seguito fin dalle prime battute queste vicende, avendo contatti diretti con la persone coinvolte, crediamo sia doveroso spiegare con più precisione a tutti, in particolar modo agli aderenti Adida, esattamente cosa sia il documento europeo al quale si fa continua allusione nei forum e su facebook, di cui qui si vorrebbe parlare ma di cui non si forniscono le informazioni più salienti, e quali siano le implicazioni che esso può determinare nei confronti dei diplomati Magistrali. Si tratta di un documento molto importante in quanto si tratta di una risposta da parte della Commissione Europea alla quale si sono rivolti alcuni docenti diplomati magistrali, ai quali il MIUR ha negato l’idoneità ad insegnare all’estero, quindi negando implicitamente il riconoscimento del valore abilitante del loro titolo di studi. Con questo documento, di cui il Miur è già a conoscenza poiché inviato in copia all’Amministrazione stessa, la Commissione rileva che, secondo la normativa vigente italiana, il diploma di maturità Magistrale è un titolo che consente di svolgere la professione docente. Il MIUR quindi è sollecitato a provvedere al rilascio della dichiarazione di conformità secondo la direttiva 36/2005/CE che certifica la piena qualifica professionale in Italia ai fini dell’insegnamento in uno dei Paesi dell’U.E.
Se vogliamo poi essere più dettagliati, non solo si cita la legge 62/2000 a giustificazione del fatto che il diploma è titolo di insegnamento per le scuole paritarie, ma si precisa che il concorso è solamente una forma di reclutamento che non va a delegittimare il titolo abilitante del diploma. E anche laddove la commissione Europea avesse rilevato un unico dubbio, invitando lo Stato Italiano a far chiarezza sull’articolo 3, comma 2, della legge 19 novembre 1990, n. 341 che recita “i concorsi hanno funzione abilitante”, ricordiamo a chi conosce bene la materia che con l’art. 5, comma 3, della legge 53/2003 le parole: «I concorsi hanno funzione
abilitante» sono state soppresse”.
Tutto ciò è importante per chi vuole andare ad insegnare all’estero, e sicuramente è documento che coadiuva nella battaglia che abbiamo intrapreso per il riconoscimento del valore abilitante del diploma. Adida non sta dormendo, benché qualcuno sostenga il contrario delegittimando e vanificando gli sforzi di chi in silenzio e con dedizione è attivo e lavora.
Nella sezione notizie avete potuto leggere che il M5S ha presentato un’interpellanza relativa al documento della commissione Europea, nella persona di Maria Marzana. Oggi la commissione Istruzione cultura, sentirà in udienza il Ministro Carrozza. Attendiamo e speriamo di avere qualche novità. Sappiamo che il percorso è ancora lungo perché, attualmente avremmo bisogno di un riconoscimento formale dal MIUR.
Chiediamo a quanti ci hanno seguito finora, nonostante leggano alcuni post che invece di rassicurare disinformano, di non allarmarsi. Possiamo affermare infatti che quanto si legge in contesti informali è di diverso rispetto alla realtà dei fatti ed è certamente frutto di singole riflessioni personali che interpretano in modo parziale, quando non arbitrario.
L’associazione Adida è sempre disponibile a fornire a riguardo informazioni più dettagliate a chi le si rivolgerà per chiarimenti. In ultimo, vorremmo precisare che non possiamo sempre rendere pubblica ogni circostanza, cosa questa che non vuole essere motivo per tenere all’oscuro i colleghi aderenti. Sono fasi delicate e, come speriamo possiate capire, è nell’interesse comune renderle note quando è più opportuno.

Associazione Adida


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